Le "Vite" di Giorgio Vasari

Le "Vite" di Giorgio Vasari

a cura di Tobia Fracchia

Buongiorno a tutti!

Ci troviamo oggi ad analizzare il tema delle interpretazioni e delle fonti. Devo però contestualizzare: noi siamo spesso abituati a pensare l'arte come opere figurative sulle quali qualcuno ci trasmette delle analisi, delle chiavi di lettura che consideriamo vere. Questa metodologia, sebbene molto lineare e semplice, rischia di non considerare tutte le ricerche e gli studi avvenuti nei secoli successivi ad un autore le quali sono continuamente in cambiamento. Ed è questo mettersi in gioco da parte dei critici, ingegnandosi per trovare la soluzione ad un problema, che permette a noi uomini e donne del XXI secolo di avere un'interpretazione di fronte ad un quadro. Quest'ultima rappresenta la conclusione di quel percorso di discussione che porta all'affermazione di un concetto condiviso, ritenuto dai più veritiero o perlomeno il più verosimile. Spesso ci vengono fornite riguardo ad un'opera semplicemente delle nozioni, dimenticando che queste stesse conoscenze hanno una lunga storia, e che nel corso degli studi e con il passare delle epoche storiche potrebbero modificarsi. E' chiaro che non è possibile, per una questione di tempo, fornire sempre e per tutti i mutevoli orizzonti culturali che influenzano anche l'arte tutta la storia di interpretazioni dietro le quinte di un'opera, ma mi sembra personalmente necessario tenere a mente questo discorso. Come le stesse concezioni artistiche si modificano, così anche il modo di leggere arte di età più lontana muta nel corso dei secoli. E secondo me è da fissare nella testa per non avere tanti piccoli scompartimenti limitati, ma un unico orizzonte che ammette di non poter vedere tutto, ma consapevole di ciò prova a darsi delle risposte. Entro subito nel concreto: abbiamo già avuto modo di affrontare il discorso della "Flagellazione di Cristo" di Piero della Francesca. In quell'opera già analizzata ancora restano nel mistero i tre personaggi, peraltro in primo piano e più vicini a noi fruitori dell'opera. Semplicemente, dobbiamo rassegnarci al fatto che per adesso non abbiamo mezzi per interpretare questi soggetti e che in ogni caso, anche quando arriveremo ad una probabile conclusione del dubbio in un ipotetico futuro, qualunque posizione verrà presa sarà in qualche modo contestabile e comunque non certamente vera. Ci dobbiamo rassegnare quindi alla consapevolezza di non avere sotto controllo (né oggi né mai) tutto quello che la storia ci ha tramandato nel tempo. Questa è una consapevolezza che c'è per gli studiosi e per tutti gli esperti, ma che ritengo indispensabile sia compresa profondamente anche da chi si approccia proprio all'inizio nello studio di tutte queste discipline.

E la cosa interessante è che alla fine se andiamo ad analizzare anche altri centri di interesse al di fuori dell'arte tutto si rispecchia in modo analogo: si pensi alle innovazione della scienza che sono continuamente in via di scoperta e di progresso a cui tanto ci appelliamo in questo periodo di pandemia globale, la matematica, la fisica e anche la storia. Infatti, anche in questa disciplina, non possiamo avere in nessun modo una certezza anche banalmente sull'esistenza di alcuni (anche tra i più celebri) personaggi. Oppure si pensi alla questione omerica, discussione che fin dai filologi di Alessandra d'Egitto si è aperta e per adesso (e sicuramente mai) una soluzione non ha. E a questo punto sorge il dubbio: ma allora perché studiamo tante materie come queste che non hanno, oltre che una applicazione pratica, neanche una sicurezza e veridicità? Io mi sono dato questa risposta: noi studiamo dati, avvenimenti che però servono in realtà per allenare competenze trasversali alla materia di studio e che sono molto (ma veramente molto) più utili di milioni di conoscenze. Infatti, secondo me, l'esercizio della creatività e la coltivazione dell'apertura a punti di vista differenti e alla conseguente messa in discussione di ogni aspetto della realtà potrebbe avere una valenza positiva in quanto stimolazione a crescere ed ad affrontare ogni situazione del mondo concreto secondo un metodo. E questo metodo si allena attraverso la ginnastica mentale in questo tipo di conoscenze.

Tornando però alla consapevolezza della relatività del passato, interpretato in una visione propria delle diverse epoche storiche in cui si studia, abbiamo un supporto su cui pochi dubbi vengono parzialmente risolti: le testimonianze scritte. Analogamente forse a quanto avviene nello studio almeno scolastico della filosofia - in cui la maggior parte dei ragionamenti su un autore viene fatto con l'ausilio di un manuale, non scritto dallo stesso e senza l'incontro diretto con i testi arrivatici - nello studio della storia dell'arte abbiamo una serie di opere letterarie che troppo spesso non vengono considerate quanto dovrebbero e che però fungono da fondamenta per tutti gli studi di età successive. E anche la validità delle stesse vengono interpretate e messe in discussione in base agli studi attuati da una data epoca storica, secondo il percorso di ragionamento precedentemente adottato.

Tutta questa forse esagerata introduzione per l'opera di cui ci occupiamo oggi: le Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori di Giorgio Vasari.

Jacopo Zucchi: "Ritratto di Giorgio Vasari", olio su tela (101|80 cm), 1571-1574, Galleria degli Uffizi, Firenze

Prima di tutto, l'autore. Giorgio Vasari fu un pittore aretino che viaggiò anche nelle capitali culturali dell'epoca: da un lato la Firenze medicea e dall'altro la Roma papale (peraltro sotto papi ancora della famiglia dei Medici). È con Cosimo de’ Medici che compie la sua più grande opera, quella che tutto il mondo conosce e che pochi sanno essere di Giorgio Vasari: gli Uffizi. Artista cortigiano, Vasari progetta la più importante impresa architettonica fiorentina del tempo creando un polo edilizio dove accogliere gli uffici (Uffizi, appunto) amministrativi e giudiziari di Firenze. A Roma ancor di più si approcciò all'architettura, esortato da un certo Michelangelo che proprio in quegli anni era presente nella capitale e che diventerà un vero e proprio idolo per Giorgio.

Giorgio Vasari: "La conquista di Siena", affresco (76|130 cm), 1563, Salone del Cinquecento di Palazzo Vecchio, Firenze

Ma prima che pittore e architetto, Vasari è inscindibilmente legato alla celebre opera delle Vite, almeno per la nostra storiografia. Di che cosa si tratta? Le Vite sono una raccolta articolata delle biografie dei principali artisti tra il XIV e il XVI secolo. La raccolta di biografie era una tradizione letteraria già consolidata e quindi assolutamente non di innovazione ma Vasari lascia alla storia questo manuale in qualità di vera e propria opera di storia dell'arte, la prima probabilmente, o almeno la prima delle più importanti.

Prima pagina dell'edizione 1550 delle "Vite"

Nel 1550 pubblicò a Firenze, per Lorenzo Torrentino, la prima versione di quest'opera, con il titolo di Vite de' più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri. Nella seconda edizione del 1568 il titolo venne modificato come lo possiamo leggere adesso, il contenuto venne ampliato e rivisto anche dal punto di vista linguistico assumendo un tono più raffinato e letterario, nonostante utilizzi la lingua volgare. Quest'ultimo non è un aspetto da sottovalutare, in quanto lui per primo e per la prima volta nella storia dell'arte compone un'opera in una lingua considerata 'bassa' e così facendo eleva il volgare anche a discussioni di ordine artistico e tecnico, canonizzando il lessico specifico anche a questa nuova lingua. Aspetto di assoluta e sorprendente novità.

Prima pagina dell'edizione 1568 delle "Vite"

Le Vite sono divise in tre parti, ciascuna delle quali è riferita ad una delle tre età, corrispondenti ai secoli XIV, XV e XVI. In questi tre secoli, a partire da Cimabue e passando per i più grandi artisti della storia, egli nota un progressivo progresso delle tre arti (pittura, scultura e architettura) che culmina in modo ineguagliabile nell'arte di Michelangelo, dopo il quale il Vasari crede ci possa essere solamente un declino. Ad ogni età si associa uno stile, particolare caratteristica con la quale l'arte si manifesta. Delle tre età Vasari scrive questo, tratto dal Proemio della Seconda Parte:

Conciò sia che nella prima e più antica [età] si sia veduto queste tre arti essere state molto lontane da la loro perfezzione, e come che elle abbiano avuto qualcosa di buono, essere stato accompagnato da tanta imperfezzione, che e’ non merita per certo troppa gran lode. [...]
Nella seconda poi si veggono manifesto esser le cose migliorate assai e nell’invenzioni e nel condurle con più disegno e con miglior maniere e con maggior diligenza, e così tolto via quella ruggine della vecchiaia e quella goffezza e sproporzione che la grossezza di quel tempo le aveva recata adosso. Ma chi ardirà di dire, in quel tempo essersi trovato uno in ogni cosa perfetto? E che abbia ridotto le cose al termine di oggi e d’invenzione e di disegno e di colorito? [...]
Questa lode certo è tòcca alla terza età; nella quale mi par potere dir sicuramente che l’arte abbia fatto quello che ad una imitatrice della natura è lecito poter fare, e che ella sia salita tanto alto, che più presto si abbia a temere del calare a basso, che sperare oggimai più augumento. Queste cose considerando io meco medesimo attentamente, giudico ch’e’ sia una proprietà et una particolare natura di queste arti, le quali da uno umile principio vadino appoco appoco migliorando, e finalmente pervenghino al colmo della perfezzione.

Ma andando con ordine, analizzo l'organizzazione delle Vite. Prima di iniziare con le tre parti di cui abbiamo già parlato sono presenti altre aggiunte. Le riassumo in questo modo:

  1. Dedica a Cosimo de' Medici (la seconda, che scrive per l'edizione del 1568)
  2. Dedica a Cosimo de' Medici (la prima, che scrive per l'edizione del 1550, ma che trattiene anche nella successiva versione)
  3. Dedica agli artisti
  4. Proemio all'intera opera
  5. Introduzione sulle tre arti (pittura, scultura e architettura)

In particolar modo vorrei riportare un breve tratto della prima dedica a Cosimo, se le ordiniamo per data di scrittura. Il passo su cui intendo lavorare è questo:

E perciò che questi tali sono stati quasi tutti Toscani e la più parte Suoi Fiorentini e molti d'essi dagli Illustrissimi Antichi Suoi con ogni sorte di premii e di onori incitati et aiutati a mettere in opera, si può dire che nel Suo stato, anzi nella Sua felicissima casa siano rinate, e per benefizio de' Suoi medesimi abbia il mondo queste bellissime arti ricuperate, e che per esse nobilitato e rimbellito si sia.

Evidente qui è un particolare che nel corso dei secoli diverrà importantissimo. Giorgio Vasari scrive da fiorentino, per fiorentini ed è inevitabile una visione che non è assolutamente imparziale, ma al contrario è estremamente fiorentino-centrica. Questa è la prima delle tante spie che hanno portato gli storici dell'arte attuali ad invitare i fruitori a non leggere l'opera in maniera integralistica ma a confrontare i contenuti con altre fonti. Indispensabile per non cadere nella trappola di affidarsi a tutti i dati e a tutte le valutazioni che compie tra le righe. In concreto Vasari tende ad attribuire ai fiorentini scoperte tecniche che solo in quest'opera vengono citate. Tese infatti ad attribuire a essi tutte le nuove invenzioni dell'arte rinascimentale, come ad esempio quella dell'incisione. A volte lodò artisti non toscani attribuendo però loro un fantomatico discepolato presso un fiorentino, come nel caso del veronese Pisanello riferito come alunno di Andrea del Castagno. Di questi errori noi oggi abbiamo consapevolezza, e sappiamo quindi (ritornando al discorso introduttivo) di dover tenere a mente queste questioni confrontando testi diversi.

Ancora inserisco la parte conclusiva della dedica agli artisti:

Accettate dunque con animo grato queste mie fatiche, e qualunque le sieno, da me amorevolmente, per gloria dell’arte ed onor degli artefici, condotte al suo fine, e pigliatele per uno indizio e pegno certo dell’animo mio, di niuna altra cosa più desideroso, che della grandezza e della gloria vostra, della quale, essendo ancor io ricevuto da voi nella compagnia vostra (di che e voi ringrazio e per mio conto me ne compiaccio non poco) mi parrà sempre in un certo modo partecipare.

e del Proemio generale:

A onore, dunque, di coloro che già sono morti, e benefizio di tutti gli studiosi principalmente di queste tre arti eccellentissime Architettura, Scultura e Pittura, scriverò le vite delli artefici di ciascuna, secondo i tempi che ei sono stati, di mano in mano da Cimabue insino a oggi; non toccando altro degli antichi, se non quanto facesse al proposito nostro, per non se ne poter dire più che se ne abbino detto quei tanti scrittori che sono pervenuti alla età nostra.

Si vede quindi un Vasari estremamente umile, che sempre quando può ricorda di aver imparato dagli autori di cui descrive la vita e le opere.

Prima di concludere, voglio ancora evidenziare qualche particolare delle Vite del Vasari che non le rende esattamente e in ogni sua parte storicamente corrette, e sono tutte le pagine riservate a Filippo Brunelleschi. Egli è descritto da Giorgio come un uomo terribilmente astuto, scaltro che ardisce dei trucchi per un proprio compenso personale, tutto questo mascherato ovviamente sotto una perfetta forma espressiva. E' secondo il Vasari che Brunelleschi avrebbe fatto lavorare tanto gli operai della cupola che questi si sarebbero ribellati, chiedendo un aumento del salario. Per risolvere questa situazione avrebbe deciso di licenziarli tutti e avviare un nuovo reclutamento pagandoli ancor meno. Questi però, disoccupati e senza anche la più bassa ricompensa, avrebbero accettato obbligatoriamente. Ma si capisce bene che in questi aneddoti l'uso del condizionale è d'obbligo.

Ancora sempre nei confronti di Filippo raccontò questo buffo avvenimento:

Ma propose questo a’ maestri e forestieri e terrazzani, che chi fermasse in sur un marmo piano un uovo ritto, quello facesse la cupola, che quivi si vedrebbe l’ingegno loro. Tolto dunque un uovo, tutti qu’ maestri si provarono per farlo star ritto, ma nessuno trovò il modo. Onde, essendo detto a Filippo ch’e’ lo fermasse, egli con grazia lo prese e datoli un colpo del culo in sul piano del marmo, lo fece star ritto. Rumoreggiando gl’artefici che similmente arebbono saputo fare essi, rispose loro Filippo ridendo che gli arebbono ancora saputo voltare la cupola, vedendo il modello o il disegno. E così fu risoluto ch’egli avesse carico di condurre questa opera, e dettoli che ne informasse meglio i Consoli e gli Operai.

che assomiglia troppo (a pensarci è proprio uguale) all'aneddoto attribuito a Cristoforo Colombo per dimostrare la differenza di pensiero tra lui e gli altri, che lo sminuivano per l'impresa della scoperta del Nuovo Continente. Questa particolare (quasi buffa) somiglianza può far dire che lo stesso Giorgio avesse inserito una diceria popolare che di storico aveva ben poco in una biografia. E d'altronde anche in molti altri passi egli si ferma a descrivere pettegolezzi che poco hanno a che fare con una storia biografica. Queste e moltissime altre discrepanze (spesso anche di severi e freddi dati, ad esempio il definire maestro di Mantegna Iacopo Squarcione, mentre si sa con certezza che fu Francesco) rendono l'opera di Vasari non in tutto affidabile.

In conclusione, intendo ripetere che i numerosi errori di Giorgio Vasari nel contesto delle Vite non minano al suo essere autore in ogni caso di un'opera centrale della storiografia dell'arte rinascimentale, ma semplicemente rimandano alla presa delle distanze da parte del lettore del 2020, per evitare di prendere tutto quello che narra come incontestabilmente corretto. Una volta che ne si è a conoscenza, si devono avere le dovute precauzioni da una lettura integralistica, continuando però a ritenerla necessaria per l'apprendimento di questo lasso temporale in cui l'arte si formò nella sua concezione più moderna.

Insomma, come dicevano i latini, est modus in rebus, e questa moderazione bisogna trovarla, in questo contesto come in tantissimi altri.


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:


Sperando che possa essere stato utile, vi ringrazio per l'attenzione.

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