Piero della Francesca (2 di 2)
a cura di Tobia FracchiaBuongiorno a tutti!
Vi presento oggi la seconda e ultima scheda su Piero della Francesca riprendendo dalle scene presenti nella chiesa di San Francesco ad Arezzo affrescata dal nostro Piero.
5. Sogno di Costantino

Un angelo porta in sogno a Costantino, addormentato nella sua tenda di notte, la rivelazione della Croce e della vittoria su Massenzio a patto della sua conversione. Molto realistica è la tenda che si apre per far vedere il sonno di Costantino, ma straordinaria è la resa grazie alla tecnica del chiaro-scuro di questa luce che dall'alto (simbolo di Dio che arriva in visione) illumina i personaggi per esempio rendendo estremamente in ombra il soldato in primo piano.
6. Vittoria di Costantino su Massenzio

Vi è a questo punto il racconto della battaglia di Ponte Milvio (312). Costantino, grazie alla sua conversione, riesce a trionfare sulle truppe di Massenzio. Evidente è in questo caso il rimando a Paolo Uccello nella disposizione delle lance. Anche se, in questa rappresentazione, a sinistra dalla parte di Costantino le armi sono ordinate e pronte a combattere, al contrario a destra da Massenzio sono poche e disordinate in un gesto di ritirata dal campo di battaglia. Ancora una volta gli scorci sul paesaggio sono estremamente lunghi.
7. Tortura dell'ebreo

La Croce, dopo la morte di Cristo, è stata sepolta e solo un ebreo di nome Giuda è a conoscenza di dove si trovi. Per obbligarlo a parlare Elena lo fa calare in un pozzo, lasciandolo lì dentro fino a quando sarà disposto a parlare. La scena mostra i funzionari che lo tirano fuori in malo modo. Si noti la cura delle espressioni facciali dei vari personaggi.
8. Ritrovamento delle tre croci e verifica della Croce di Cristo

Elena ha ritrovato la croce di Gesù e quelle dei due ladroni. Non riuscendo a capire quale possa essere quella su cui fu inchiodato Cristo, Elena le fa esporre tutte e tre sopra il cadavere di un giovane appena defunto, che risorge miracolosamente allorché viene a contatto con la sacra reliquia. A quel punto Elena e il suo seguito si inginocchiano in adorazione. Interessante è ancora la disposizione temporale da sinistra a destra della storia narrata: la prima su uno sfondo di una città fortificata, la seconda davanti ad una chiesa all'interno delle mura. Ancora la prospettiva è rappresentata nelle case sulla destra.
9. Battaglia di Eraclio e Cosroé

Nel 615 l'Imperatore persiano Cosroe II conquista Gerusalemme, impossessandosi anche della reliquia della Vera Croce. Con questa egli si fa adorare in maniera blasfema come dio vivente. L'imperatore bizantino Eraclio lo sfida quindi in battaglia (627), vincendolo e, in seguito, giustiziandolo mediante decapitazione. La scena risulta come un insieme di più scene l'una successiva rispetto all'altra. Probabilmente Piero affresca quest'opera dopo il suo soggiorno a Roma nel quale vede la Colonna Traiana e i Sarcofagi riccamente decorati e potrebbe aver preso ispirazione anche da queste opere. Altra fonte di ispirazione potrebbe anche essere stata la Battaglia di Anghiari, avvenuta intorno al 1440 nei pressi della sua città natale, Borgo San Sepolcro.
10. Esaltazione della Croce

Eraclio, dopo la riconquista della Croce, la riporta a Gerusalemme in un pellegrinaggio che fa scalzo come Cristo sulla strada del Golgota. Fedeli accorrono dalla città e si inginocchiano davanti alla sacra reliquia. La divisione tra i pellegrini verso la Città Santa e i fedeli è netta (evidenziata anche dai due alberi sullo sfondo) ma la Croce in prospettiva sembra poter aprire ad un dialogo imminente tra i due gruppi di persone. Singolari sono i volti dei personaggi della scena, alcuni sulla sinistra chiaramente bizantini e che probabilmente Piero ed altri artisti videro in occasione del concilio di Ferrara-Firenze del 1438-1439.
Proseguiamo nel nostro percorso biografico di Piero della Francesca. Sicuramente, come già accennato, l'artista compie un viaggio a Roma intorno al 1458-9. In città, oltre che ammirare le opere dei più grandi artisti del passato, gli vengono commissionate delle opere di cui però ora non abbiamo testimonianza o solo esigui frammenti.
Ritornato nelle sue terre, si occupa di un'opera che diventerà molto importante per la sua produzione: la Madonna del Parto.

Evidente è la correlazione con il "Sogno di Costantino" prima analizzato nell'apertura dei due lati della tenda sostenuta dai due angeli che in modo molto naturalistico fanno una torsione per compiere questo movimento. Dal punto di vista cromatico sono disposti a chiasmo: il verde e il rosso sono invertiti nei vari indumenti per i due angeli. Inoltre, quello sulla destra risulta meno luminoso in quanto oscurato dalla Madonna. Quest'ultima figura in primo piano è rappresentata di tre quarti in modo tale da rendere ancora più evidente la gravidanza in corso, sottolineata anche dalla posizione delle mani a sorreggere il peso del ventre.
Andiamo adesso ad un'opera celeberrima del nostro artista, la "Resurrezione".

Bisogna ricordare che la resurrezione era sì una rappresentazione religiosa, ma anche civile. Infatti già da prima della nascita di Piero la città di San Sepolcro era simboleggiata su tutti gli stendardi e su tutti gli stemmi da questo avvenimento. Ma Piero cambia il modo di rappresentare questo tema. Infatti l'affresco è diviso in due parti orizzontalmente e in altre due parti in modo verticale. Nella prima divisione sono presenti nella parte inferiore uomini che dormono, alludendo al fare imperfetto dell'uomo mortale in contrasto con la rinascita del Cristo molto slanciato in una netta linea verticale. L'altra divisione avviene attraverso la figura del Cristo che trasforma una vegetazione di sfondo scarna e spoglia in una primaverile e amena sulla destra. Il Cristo è in una posa estremamente possente, mentre appoggia un piede sul sarcofago. La sua figura è al vertice di un triangolo immaginario, che va dalla base del sarcofago alla sua aureola, suggerito anche dalle linee di forza delle pose dei soldati (ricordando la visione matematica propria di Piero).
Quest'opera fu molto studiata nel corso dei secoli, anche con gli ultimi restauri. Innanzitutto si scoprì che probabilmente non era stata dipinta sul muro sul quale ora si trova. Si tratta infatti di uno dei primi spostamenti a massello della storia dell'arte. L'opera divenne per tutte le sue straordinarietà ben presto emblema della città tanto che Sansepolcro nella Seconda Guerra Mondiale fu risparmiata proprio per la presenza del capolavoro descritto.
Passiamo ora ad un altro capolavoro di Piero della Francesca nel suo soggiorno ad Urbino: la "Flagellazione di Cristo".

Un'opera composta nettamente da due diverse parti. A sinistra in uno spazio chiuso e segnato da una prospettiva rigida la scena che costituisce il titolo dell'opera: la flagellazione del Cristo. L'edificio è formato da un portico marmoreo bianco con colonne d'ordine composito dal fusto scanalato e rudentato che reggono una trabeazione. Per rendere ancor meglio l'unicità dello spazio non sono presenti colonne intermedie e agli incroci degli architravi sono solamente presenti dei pendentif (quegli elementi pendenti). Disegni complessi definiscono il pavimento e ad una colonna ionica sopra la quale è presente un idolo aureo è legato Cristo flagellato. A parte, seduto, sta Ponzio Pilato. Ma forse i veri protagonisti dell'opera sono in realtà i tre misteriosi personaggi presentati su un cotto esterno rispetto all'edificio prima analizzato. Questi sono fermati, come spesso avviene in Piero della Francesca, in una vitalità congelata. Proprio per la presenza di questi tre uomini che non si ricambiano neanche lo sguardo sono state tantissime le interpretazioni, ma ancora nessuna è così verosimile e sicuramente quella originaria non si potrà trovare mai. Una delle letture più sostenute è quella di un'allusione alla crociata propugnata da papa Pio II Piccolomini nel 1459 e quindi la volontà di Piero di convincere il duca di Montefeltro a parteciparvi. Ma forse non ha neanche troppo senso ingegnarsi troppo per proporre interpretazioni che avranno sempre qualche punto di debolezza.
Sempre più Piero stringerà buoni rapporti con i Montefeltro di Urbino ed in particolare con Federico e la moglie. Testimonianza di questo è un dittico famosissimo nella storia dell'arte.

Pensando al ritratto di Federico, il duca è rappresentato non indugiando sui difetti fisici che lui conservava. La carnagione è olivastra, con una serie di nei a inserirsi sul volto, il naso è aquilino con una prominente gobba ad evidenziare l'avvenimento dell'adolescenza in cui il personaggio perse l'occhio destro in un incidente. Il rosso dell'abito domina e si erge in maniera evidente sullo sfondo. La duchessa, Battista Sforza, viene rappresentata con un volto dalla carnagione molto chiara e riccamente decorata. Sullo sfondo di entrambi i personaggi è presente un paesaggio alla fiamminga e una vista di cui effettivamente la città di Urbino aveva l'onore di poter godere.

Anche il retro di entrambi i ritratti è dipinto con i trionfi allegorici dei due. Nella parte inferiore del retro, infatti, sono dipinte delle scritte in latino realizzate come fosse su marmo. Queste inneggiano sia a Federico che alla consorte. Per quest'ultima però viene utilizzato il verbo al passato, segno che la contessa era già morta nel momento di realizzazione del quadro. Bisogna immaginare le due opere unite da una cerniera e apribili a libretto. I ritratti perciò avevano una funzione strettamente intima e privata.
Andiamo adesso ad una pala d'altare molto importante nella storia dell'arte moderna dai tre nomi: "Pala di Brera" (con il nome del museo in cui ora è ospitata), "Pala Montefeltro" (con il nome della famiglia urbinate che la commissiona) o semplicemente "Sacra Conversazione" per il soggetto trattato.

Questa è forse una delle più rappresentative tavole di Piero della Francesca, nonché una delle ultime da lui eseguite. Aveva funzione di commemorazione della nascita a Gubbio dell'erede di Federico, Guidobaldo, la conseguente morte della madre per complicanze in seguito al parto e la conquista di Volterra di Federico. Di fronte alla Vergine contornata da santi ed angeli c'è lo stesso duca di Montefeltro, in una posa di profonda umiltà ma allo stesso momento di mascheramento dell'occhio destro perso. Le mani in preghiera del signore di Urbino sono la continuazione del bambin Gesù se si segue la linea retta che i due personaggi definiscono. Tutta la scena si svolge all'interno di un fastoso edificio classicheggiante in una posizione del fruitore dell'opera che sembra essere in una navata centrale quasi all'incrocio con il transetto i cui spigoli sono rappresentati. Inoltre sullo sfondo, sotto un'abside perfetta dal punto di vista prospettico si staglia una conchiglia con appeso un uovo di struzzo, simbolo di vita e rinascita. Il tutto è eseguito con perfette regole matematiche evidenziate in questa possibile ricostruzione architettonica:

Gli ultimi anni sono anni bui, nei quali il pittore si muove sempre di meno nel panorama culturale italiano e si dedica nella sua Sansepolcro a trattati di ordine matematico, come già analizzato. Inoltre si dice che gli ultimi anni furono anche di forte perdita della vista e di conseguente allontanamento dalla pittura.
Nel libro dei morti di Borgo San Sepolcro viene scritto:
"addì 12 octobre 1492 maestro Pier dei Franceschi, famoso pittore, sepolto in Badìa"
La sua morte avverrà proprio in questa data: 12 ottobre 1492, mentre Cristoforo Colombo sbarcava con le due caravelle e la nau sulle coste dell'America, di un nuovo continente. Ed è secondo la storia occidentale che convenzionalmente a partire da questa data comincia una nuova epoca.
Per oltre 400 anni, Piero della Francesca venne dimenticato perché considerato banale in quanto rappresentasse figure estremamente statiche. Venne considerato pittore di un'arte passata, di impronta medioevale e ormai superato e solamente riscoperto nel corso del Novecento da storici come Roberto Longhi nel suo libro "Piero della Francesca" nel quale analizza il linguaggio dell'arte di questo autore riscoprendone gli infiniti pregi e rendendolo un vero e proprio emblema dell'arte rinascimentale.
E così Piero fece grande scuola anche per tutta l'arte del XX secolo.
E non solo.
Perché la fa ancora persino a noi.
Ringrazio per l'attenzione.
Bibliografia e sitografia:
- Giorgio Vasari, Le vite de' più grandi pittori, scultori et architettori
- E. H. Gombrich, La storia dell'arte, Phaidon 1995, New York
- AA. VV., Dizionario enciclopedico dell'arte, Rizzoli 1982, Parigi
- Philippe Daverio, Guardar lontano Veder vicino, Rizzoli 2013, Milano
- http://www.pierodellafrancesca.it/95/ITA/
- https://www.youtube.com/watch?v=fBOw_4uyC_4