Andrea Mantegna

Andrea Mantegna

a cura di Tobia Fracchia

Buongiorno a tutti! Credo che, per distoglierci un po' dell'attualità formata da numeri che crescono, l'arte sia un buonissimo modo per occupare il tempo e donarci conforto e sicurezza. Partiamo subito: Andrea Mantegna.

Intendo cominciare con due semplici (quasi infantili) domande le cui risposte poi si riveleranno importantissime per il proseguo del nostro discorso: quando e dove.


QUANDO?

Mantegna vive in un lasso temporale che è compreso tra il 1430/31 e il 1506. Sicuro dal punto di vista storico è infatti il suo anno di morte (anche il suo giorno: 13 settembre), ma invece assolutamente non testimoniato è il suo anno di nascita. Riguardo a questo abbiamo un solo ausilio che è costituito da una firma di un'opera. Infatti firma un'opera all'età di 17 anni, dando esplicitamente quest'ultima informazione che ci permette di risalire all'anno di nascita. Essendo però quest'opera conclusa nell'estate, ci è difficile capire se fosse nato proprio nel 1431 (come i calcoli suggeriscono) o negli ultimi mesi del 1430. In ogni caso, questo è il periodo.


DOVE?

Padova medioevale

Mantegna nasce da un'umile famiglia di un falegname nella periferia di Padova (o meglio: sull'isola di Carturo, dal 1963 denominata Isola Mantegna chiaramente in onore al pittore che qui vi visse). Padova in quegli anni non era sicuramente una città secondaria nel panorama culturalmente ricco dell'Italia. Infatti in questo contesto, nel Duecento, erano nati prima S. Antonio principale seguace di S. Francesco e presto patrono della città e dopo un'università neo-aristotelica che nel giro di pochi anni farà grande concorrenza a Bologna. Ma poi a Padova arrivano personalità di grande spicco dalla Toscana dell'epoca, vero fornaio di menti geniali.

Cappella degli Scrovegni, Padova; affreschi di Giotto

In primo luogo nel 1304 Giotto conclude il suo capolavoro della Cappella degli Scrovegni in cui instaura novità assolute come la prospettiva induttiva e l'attenzione all'uomo che troverà grande seguito per gli artisti successivi e tra questi anche per Mantegna. Sempre nei primi anni del Trecento a Padova è anche presente il poeta umanista Giovanni Petrarca (il rapporto tra arte e letteratura in questi anni è sicuramente stretto). All'interno del contesto sociale padovano troviamo ancora Donatello che qui si trasferì dal 1443 al 1453, vero esempio per il pittore che stiamo analizzando.


I PRIMI ANNI IN BOTTEGA

Mantegna: Martirio e trasporto di San Cristoforo, cappella Ovetari della Chiesa degli Eremitani, Padova

Avendo contestualizzato l'artista dal punto di vista geografico e temporale, procediamo con la storia che ruota intorno a lui. Mantegna dimostra già dai primi anni della sua vita un grande genio in relazione all'arte. Farà una carriera rapidissima già da quando, all'età di dieci anni, viene inserito nella bottega di Francesco Squarcione. Quest'ultimo è un eccellente collezionista di anticaglie e legato profondamente alla cultura antiquaria di quegli anni, ma ci è stato tramandato dalla storia come un personaggio estremamente ambiguo con cui Andrea ebbe un rapporto tempestoso. Il maestro costringeva il suo apprendista e quasi "figlio adottivo" ad una dura disciplina e a lavori umilianti. Inoltre, lo Squarcione pretendeva che tutti i proventi dell'attività artistica degli allievi andassero nelle sue mani. Questo ad un giovanissimo ma molto energico Mantegna diede subito fastidio quando, all'età di 17 anni, stipulò un compromesso con il patrigno per riacquistare la propria libertà. Andrea sostenne che lo Squarcione si fosse fatto ricco con il duro lavoro di altri. Il maestro rispose denigrando la sua produzione artistica, ritenuta più vicina alla scultura che alla pittura. Per finire in bellezza, la querelle giudiziaria: Mantegna intraprese una serie di cause legali (una delle prime nella storia dell'arte) per il mancato pagamento di alcune opere; il tutto si sarebbe concluso solamente due anni dopo. Ma in ogni caso è da questo percorso di studi in bottega apparentemente ambiguo che proviene la sua nuova lingua visiva, autonoma ed incisiva. Contemporaneamente popolare e coltissima.


MANTEGNA INDIPENDENTE

Mantegna: "San Cristoforo", tempera a colla su tela (257|142 cm), 1475 ca., Museo del Louvre (Parigi)

Caratteristica fondamentale della produzione del Mantegna ormai liberato dal suo maestro è una accurata citazione del mondo classico, che porta a definirlo sicuramente basato sul concetto di archeologismo, in un'ottica umanista che ci collega anche a Petrarca e a questo stretto rapporto tra letteratura e arte. E se ci si ferma a pensare tutto è chiaro con le contestualizzazioni prima descritte e con le precisazioni d'obbligo per comprendere i momenti della storia.

Donatello: Crocifisso, bronzo (180|166 cm), 1444-1447, Basilica di Sant'Antonio, Padova

Mantegna ha due esempi principali: Donatello e lo Squarcione. Donatello lascia a Padova come prima opera già un capolavoro: il celebre Crocifisso del 1444-1447, che tra l'altro gli valse le commissioni successive per la basilica di S. Antonio. L'architettura della stessa basilica la ritroveremo in una celebre opera di Andrea che analizzeremo durante la settimana. Nello Squarcione, invece, è visibile quel gusto fumettistico bizzarro che è presente anche in Mantegna e in altri allievi meno famosi della bottega, come Giorgio Schiavone.

Giovanni Bellini: "Madonna del Prato", olio su tavola trasportato su tela (67|86 cm), 1505 ca. , National Gallery, Londra

Importante nel nostro excursus è anche il viaggio compiuto a Venezia. Quando Mantegna arriva nella città della laguna compie il primo salto di classe sociale: passa da artigiano colto ad artista colto. Entra in un circolo di artisti molto influenti e di grande nobiltà, i Bellini, di cui sposa nel 1453 la figlia del capo bottega Jacopo, Nicolosia, sorella di Giovanni e Gentile. Scopre qui un mondo dove l'intellettuale parla con l'artista. All'età di 19 anni si merita già la definizione di "il maestro che sa scolpire in pittura" da parte del letterato Ulisse degli Aleotti.


MANTOVA

Mantova, centro storico

La successiva tappa del nostro percorso di scoperta del personaggio è a Mantova, altra città molto prolifica del tempo. Giusto per fare un nome: Vittorino da Feltre, sul quale occorre parlare in modo più approfondito. Nato negli anni settanta del Trecento compì gli studi di cui era assetato sebbene povero fra la nativa Feltre, Padova e Venezia. Cominciò ad insegnare e presto grazie alla sua fama venne richiesto a Mantova presso Gianfrancesco I Gonzaga che gli diede un luogo dove poter istruire la sua prole: la Ca' Zoiosa ("gioiosa", siccome prima era un edificio dedicato a danze e svago). In questo contesto si metteva in atto il precetto latino mens sana in corpore sano e senza ausilio di metodi di punizione corporale si allenavano allo stesso modo il fisico e la mente. È quindi in questo contesto che Andrea si trova, nel momento in cui arriva a Mantova. E ci arriva sì per invito dei Gonzaga ma anche per semplice necessità. Infatti Padova nel 1459 fu colpita da una epidemia di peste che convince il pittore a trasferirsi. È obbligato un corto excursus storico sui Gonzaga.

Mantegna: "Famiglia e corte di Ludovico Gonzaga", particolari, affresco e tempera a secco, 1465-1474, Camera degli Sposi (Picta), Palazzo Ducale, Mantova

Questa famiglia, spodestando dal trono i Bonacolsi, si presenta come "capitani del popolo". Solo successivamente acquisiranno il titolo prima di marchesi e poi di duchi. Intorno a questa sempre maggiore importanza che acquisiscono con il passare degli anni, si opta per un'alleanza strategica con il papato. Infatti papa Pio II Piccolomini indisse un concilio proprio a Mantova per la possibilità di una nuova crociata contro i Turchi. Questa idea era maturata negli ultimi mesi in seguito alla caduta di Costantinopoli per mano degli Ottomani. In questa crociata i Gonzaga vedevano la possibilità di arricchimento e di fortuna anche al di fuori del contesto italiano. Nel momento in cui ingrandiscono il loro potere e il loro territorio, decidono di spostare la sede della corte dalla Corte Vecchia, priva di un grande apparato difensivo, al Castello San Giorgio, per definizione molto protetto. Ed a questo punto calza a pennello l'arrivo di Mantegna a cui viene affidato il compito di risistemare il Castello alla nuova esigenza e affrescare le sale. Tra queste è celebre la Camera picta (semplicemente "dipinta"), detta anche successivamente 'degli Sposi', di cui ci occuperemo nel corso della settimana.


ULTIMI ANNI

Mantegna: "Trionfi di Cesare" - I tela, tempera su tavola (268|278 cm), 1485, Hapton Court, Londra

Gli ultimi anni della sua vita sono segnati finalmente dal viaggio a Roma. "Finalmente" perché tanto spesso si era impegnato nel dipingere viste della città centro della cultura antica durante la sua produzione artistica. Ma sembra che vedere il tanto sperato patrimonio culturale degli antichi non abbia corrisposto alle alte attese del pittore, siccome pochi sono i documenti in cui cita questo viaggio. Ritornato a Mantova, lavora in modo molto impegnato in tante opere a lui commissionate. Ed è qui che l'artista morirà il 13 settembre 1506, all'età di 75 anni.


OPERE PRINCIPALI (ce ne sarebbero tante altre di indubbia eccezionale fattura, mi soffermo su opere di cui tratterò nella settimana)

- 1448-1457: affreschi della cappella Ovetari, Chiesa degli Eremitani, Padova

- 1453: Pala di San Luca, tempera su tavola (177|230 cm)

- 1455: "Presentazione al tempio", tempera su tela (68,9|86,3 cm)

- 1456-1459: "Crocifissione", tempera su tavola (76|96 cm)

- 1457-1458: "San Sebastiano", tempera su tavola (68|30 cm)

- 1457-1459: "Orazione nell' orto", tempera su tavola (63|80 cm) [quella conservata alla National Gallery di Londra. Un'altra 'orazione' fa parte della Pala di San Zeno ed è conservata a Tours]

- 1457-1459: Pala di San Zeno, tempera su tavola (480|450 cm)

- 1462 ca.: "Morte della Vergine", tempera su tavola (66|32 cm)

- 1465-1474: affreschi della Camera degli Sposi (Camera Picta), Palazzo Ducale, Mantova

- 1475-1478: "Cristo morto", tempera su tela (68|81 cm)

- 1485-1505: "Trionfi di Cesare", tempera su tavola (268|278 cm ciascuno)

Mantegna: "Parnaso", tempera su tavola (150|192 cm), 1497 ca. , Museo del Louvre, Parigi
"Fu Andrea di sì gentili e lodevoli costumi in tutte le sue azioni, che sarà sempre di lui memoria, non solo nella sua patria, ma in tutto il mondo onde meritò esser dall'Ariosto celebrato non meno per i suoi gentilissimi costumi che per l'eccellenza della pittura. [...] Mostrò costui con miglior modo, come nella pittura si potesse fare gli scorti delle figure al di sotto in su, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa; e si dilettò ancora, come si è detto, d'intagliare in rame le stampe delle figure, che è commodità veramente singularissima, e mediante la quale ha potuto vedere il mondo non solamente la baccaneria, la battaglia de' mostri marini, il Deposto di croce, il sepelimento di Cristo, la Ressuressione con Longino e con S. Andrea, opere di esso Mantegna, ma le maniere ancora di tutti gl'artefici che sono stati." G. Vasari


Grazie dell'attenzione e a presto.


Report Page