World War I (Part Two)
ShadyyL'entrata in guerra dell'ultima grande potenza
Oramai la situazione era ferma, e prima di avanzare di qualche kilometro passavano settimane se non mesi, la situazione era chiara il tempo delle guerre di conquista era finito, era l'inizio delle guerre di trincea basate sullo sfinimento (morale e non) del nemico.
L'Italia verso la grande guerra.
Le tre figure che decisero il destino del l'Italia.
Il primo, Antonio Salandra Presidente del consiglio da circa tre mesi, è una figura molto controversa, una di quelle figure che se non fosse stata lì in quel momento non sarebbe mai passato alla storia.
Il marchese di San Giuliano il ministro degli esteri, una figura politica molto conosciuta, soffriva di un malessere che non molto tempo dopo lo portò alla morte.
Il re Vittorio Emanuele III, il piccolo re molto popolare all'epoca, cauto e poco ambizioso.
Furono loro tre a scegliere il destino dell'Italia, il motivo era semplice da marzo a maggio il parlamento era in vacanza e non c'era l'intenzione di richiamarlo. Quando l'attentato di Sarajevo il marchese Giuliano va a comunicarlo al presidente del consiglio Salandra commenta l'accaduto "Così ci siamo liberi di quella scocciatura di villa d'Este" villa d'Este a Tivoli, capolavoro di architettura occidentale era di proprietà dell'arciduca e voleva venderlo allo stato italiano, per decenza non poteva tirarsi indietro ma l'arciduca chiedeva troppo, 2 milioni di lire, lo stato italiano non le aveva.
Tutte e tre queste figure erano contrarie alla guerra, ci sono vari motivi per cui si tentennava dall'entrare in guerra uno era la grande debolezza dell'Italia, per dare un senso a questa frase basta pensare che per ogni tonnellata di acciaio che l'Italia produceva, la Germania ne produceva 19, l'Inghilterra 9, la Francia 5 e l'Austria 3, solo l'Austria ne produceva il triplo, l'Italia era carente di elmetti, proiettili, cannoni, artiglieria, armi. Un altro motivo è che tutte e tre avevano paura della Germania, si era affermata la paura che anche se la guerra fosse scoppiata per una casualità, forse la Germania l'aspettava, forse la voleva e vuole sfruttare questa guerra per imporsi in Europa. Una frase molto in voga nei salotti romani dell'epoca "se uno si butta dalla finestra non c'è ragione che un suo amico gli vada dietro", si auguravano che gli imperi centrali non vincessero la guerra, Salandra "Gli imperi centrali non devono uscire da questa guerra vittoriosi, perché poi si vendicherebbero su di noi, e poi guardate l'ambasciatore tedesco a Roma che si comporta come se fosse il re del mondo, figuriamoci se la Germania vincesse la guerra!" così che iniziarono a nascere i primi interventisti in Italia, se l'obbiettivo era quello di non far vincere gli imperi centrali si inizio a pensare che non bastasse rimanere neutrali ma bensì si dovesse aiutare gli alleati a vincere la guerra, il comandante del esercito Cadorna, in una lettera privata scrive "Certo che se Germania ed Austria saranno disfatte sarebbe un bene per noi [...] E poiché il nostro interesse è che siano schiacciate, dobbiamo aiutare gli alleati a schiacciarle" far questo genere di discorsi a dicembre è molto più facile che farli a settembre ad inizio guerra, a settembre sembrava davvero che la Germania stesse per arrivare a Parigi ma poi tutto si blocca iniziano le guerre di trincee ed finiscono quelle di conquista, questo però fu diverso sul fronte orientale dove l'Austria era nettamente in svantaggio, sembrava che in realtà stesse per avvenire l'invasione della Ungheria.
Le guerre e la vita nelle trincee
Per spiegare le guerre di trincee dobbiamo immaginare un terreno con alle estremità due linee, esse saranno le nostre trincee nel esempio. Un lato cerca di indebolire l'altro con migliaia di pezzi di artiglieria, a volte per più giorni consecutivi (un enorme effetto psicologico sui soldati che lascio molti in shell-shock) e poi le truppe attaccanti lasciano la propria posizione e corrono attraverso la terra di nessuno. Un enorme ammasso fangoso, pieno di crateri da artiglieria e filo spinato (e cadaveri), la trincea che difende rilascia il fuoco di mitragliatrici sugli attaccanti infliggendo migliaia di perdite. Così finché o lasciano perdere o la trincea viene occupata e si passa a quella successiva. Una vita abbastanza dura quella di chi viveva in trincea, il vango poteva inghiottirti, acqua velenosa, ratti, cadaveri, malattie, la puzza (è folle pensare che milioni di soldati accettassero quelle condizioni imposte dai comandati, per anni).
L'interventismo ed il neutralismo e le sue forme
In un'epoca senza internet il mezzo di informazione più importante erano i giornali ed anche essi si schieravano, tra questi il più importante di tutti era il Corriera della sera che tra tutti si schiero per l'intervento in guerra del Italia contro l'Austria. L'interventismo è un fenomeno complesso, ci sono tante voci.
L'interventismo democratico che vedeva Germania ed Austria come imperi militaristi e dittatoriali ed gli imperi alleati come democratiche che si battono per la libertà e la democrazia, inoltre credevano che si dovesse liberare Trento e Trieste dalla tirannia, la Germania d'altronde non aveva fatto nulla per impedire questa visione con molte atrocità commesse in Belgio ed in Francia, stupri, furti e fucilazioni.
L'interventismo futurista, loro sognano la velocità, la potenza, la tecnologia e pensano che la guerra deve svecchiare questo paese, il capo e Marinetti, Filippo Tommaso Marinetti sentite cosa pensa Marinetti "noi vogliamo glorificare la guerra sola igiene del mondo il militarismo il patriottismo le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna" ancora Marinetti "La guerra è l'unico timone di profondità della nuova vita aeroplanica che prepariamo la guerra, futurismo intensificato ucciderà il passatismo la guerra e la sintesi culminante perfetta del progresso la guerra ringiovanirà l'Italia l'ha arricchirà di uomini d'azione la costringerà a vivere non più del passato delle rovine e del dolce clima ma delle proprie forze nazionali" e qui il futurismo si collega con l'altra corrente dell’interventismo quella nazionalista imperialista c'è tutta una corrente che pubblica sui giornali che è influenzata dalla teoria di Darwin che all'epoca era dominante vince il più forte sopravvive solo il più adatto. Ci sono articoli sui giornali nazionalisti che dicono tutte queste chiacchiere sulla libertà dei popoli la lotta all'imperialismo son tutte motivazioni fittizie cito "la guerra che si combatte oggi in Europa non è la guerra della democrazia pacifista contro l'imperialismo militare e guerra di Popoli e di razze per l'esistenza per la ricchezza per il dominio e il predominio e noi cosa vogliamo entrando in questa guerra noi vogliamo la guerra per il compimento dell'Unità nazionale va bene questo sono le chiacchiere dei democratici Trento Trieste non diremo certo di no ma anche specialmente per; la nostra padronanza dell'Adriatico per il nostro incremento nel Mediterraneo per la nostra influenza nei Balcani per la nostra espansione nel Levante per l'eredità della Turchia in Asia minore e soprattutto perché l'Italia partecipa oggi alla storia del mondo" in altre parole il pensiero dei nazionalisti era che se stiamo fuori non conteremo niente dobbiamo entrare e essere tra quelli che vinceranno schiacceranno il nemico e si impadroniranno del mondo.
La Germania compra e paga giornali e giornalisti
Il ministro degli esteri Il Marchese di San Giuliano è malato e il 16 ottobre 1914 muore e quasi subito tocca a Salandra nominare un ministro degli esteri entra in scena l'ultimo personaggio che deciderà le sorti dell'Italia il barone Sonnino è convinto che in guerra bisogna andarci lui si è fatto la sua idea che il popolo lo chiede. Poi quando gli chiedono "ma il popolo tutto?" Sonnino risponde "lo so anch'io che il grosso del popolo in realtà è contrario ma non sono gli ignoranti gli analfabeti che importano la maggioranza è per pacifismo così per la vita comoda ma ma se noi crederemo che la guerra sia necessaria per l'Italia dovremo e sapremo decidere al di sopra delle opinioni della folla" e Sonnino è convinto che la guerra bisogna farla perché questa occasione di riprendere Trento e Trieste non la possiamo perdere che se c'era perdiamo il paese rimarrà sconvolto e ci sarà la rivoluzione e cadrà la monarchia, neanche il re Vittorio Emanuele ci crede dice "Sonnino ha i paraocchi come i cavalli vede una cosa sola davanti a sé" ma Sonnino è deciso e spinge Salandra alla entrata in guerra contro l'Austria e la Germania il movimento interventista impazzisce nel paese si aprono nuovi giornali politici famosi cambiano idea all'improvviso il più famoso di quelli che cambiano idea all'improvviso e Mussolini naturalmente esponente di punta del partito socialista che di colpo cambia idea viene espulso dal partito fonda il suo giornale Il popolo d'Italia e comincia una propaganda per spingere l'Italia in guerra al fianco della Francia e dell'Inghilterra.
Un vecchio pettegolezzo diceva che fosse pagato dai francesi, ed era assolutamente pagato dai francesi Mussolini ma la cosa è meno insolita di quello che potremmo pensare perché andando a leggere le cronache dell'epoca viene fuori che nell'Italia nel 1914-15 era perfettamente normale che le ambasciate straniere pagavano i giornalisti e anche i politici e non solo pagavano i giornalisti ma compravano proprio i giornali sotto gli occhi di tutti quei mesi l'ambasciata tedesca compra La nazione di Firenze e progetta di comprare il Messaggero si fa alla luce del sole e solo pochi giornali di estrema sinistra pubblicano articoli in cui si dice "stiamo dando uno spettacolo indecoroso c'è un fiume d'oro che arriva su Roma per comprare i nostri giornali i nostri giornalisti siamo in vendita al miglior offerente"
Il complotto del governo
Il patto di Londra
Siam0 a Gennaio quando il governo prende una decisione, decide che l'Italia non rimarrà neutrale ma bensì inizierà i negoziati a Londra, Il governo convoca i giornalisti, dando direttive per tenere l'opinione pubblica a "mezza cottura" intanto da Roma è arrivato una lista di richieste "per entrare in guerra insieme a voi vogliamo il Trentino ma non solo anche sul Tirolo, non solo Trento ma anche Bolzano fino al Brennero Trieste La Venezia Giulia l'Istria la Dalmazia con le sue isole Valona in Albania il bacino carbonifero di Adria in Turchia". Uno dei principali politici inglesi dell'epoca Lloyd George nelle sue memorie scriverà "nessuno di noi si preoccupa di sapere con precisione cosa voleva l'Italia l'importanza era di dire sì su tutto"
26 aprile viene firmato il trattato, il trattato aveva due condizione particolari che ci interessano per capire cosa successe dopo, la prima che dovesse rimanere segreto e la seconda che l'Italia si impegnava entro un mese dalla fine del contratto ad entrare in guerra. Il parlamento è ancora tutt'ora in vacanza e cosi ad Salandra ed al re Vittorio iniziano a venir alcuni dubbi se effettivamente potessero o meno stringere tale accordo senza consultare prima il parlamento e quando vanno a controllare lo statuto tirano un leggero sospiro di sollievo ma duro poco dato che si dice che effettivamente avevano il potere di stringere tale accordo ma dice anche che poi sarà il parlamento a decidere se dare o meno pieni poteri al governo, e qui che entra in scena l'oppositore per eccellenza, Giolitti
La figura di Giolitti
La figura di Giolitti è molto odiata, ma per un personaggio politico che è stato al governo per così tanto tempo è normalissimo, odiato dai conservatori e dalla fascia borghese, perché aveva stretto accordi con i sindacati al nord ed odiato dai progressisti perché al sud governava con squadroni e violenza. Giolitti si era dimesso dal governo per una crisi minore, una di quelle crisi in cui ci si dimette per dar l'aria del cambiamento ma nonostante si fosse dimesso lui continuava ad aver il controllo del parlamento, la maggioranza era neutralista e non voleva in nessun modo entrare in guerra. Anche se il patto è segreto i preparativi iniziano a vedersi. La camera apre il 12 di Maggio
Il 7 maggio il governo proroga l'apertura al 20 Maggio, Giolitti capisce che lo stanno prendendo in giro perché a lui continuano a dir che ancora nessuna decisone era stata presa. Giolitti si precipita a Roma, il 9 maggio ed il governo fa organizzare manifestazioni "spontanee" alla sua partenza da Torino ed al suo arrivo a Roma. Una dichiarazione di Giolitti ai giornalisti "la gente che al governo meriterebbe di essere fucilata vogliono portare l'Italia da guerra senza nessun motivo" uno dei suoi argomenti molto interessanti dice "io ho governato tutti questi anni e abbiamo fatto la guerra in Libia, solo io so cos'è il nostro esercito, ho dovuto sempre falsificare i bollettini degli scontri in Libia per non mostrare che non si vinceva se non si era in dieci contro uno" sempre Giolitti a un giornalista "I generali valgono poco sono usciti dai ranghi quando si mandavano nell'esercito i figli di famiglia più stupidi dei quali non si sapeva cosa fare finalmente".
Il 10 maggio 300 deputati e più di 100 senatori passano da casa sua a lasciare il loro biglietto da visita che vuol dire che son d'accordo con lui e quindi la maggioranza della camera è contro la guerra a questo punto scoppia il panico perché si scopre che il governo ha già firmato il trattato e cerca di contenere i danni Salandra diceva "bene io mi dimetto è l'unica cosa che posso fare" il re dice "sì e io devo abdicare". Il re Vittorio Emanuele III in quei giorni al suo presidente del consiglio e anche a Giolitti dice le seguenti cose "sì io mi sono compromesso ho mandato in telegrammi ai miei colleghi il re d'Inghilterra lo zar mi sono compromesso devo abdicare e va benissimo così il re lo farà mio cugino Il duca d'Aosta a lui piacciono tutte queste cerimonie che a me mi seccano profondamente" poi dice che è pronto ad andarsene che ha sempre pensato che gli piacerebbe vivere alle Baleari o ad Antibes che non gliene importava proprio niente ancora dice il re ai suoi ministri "io forse non sarei venuto qui al Quirinale cioè a Palazzo Reale e volevo parlarne a mio padre ma egli morì in quel modo e io fu costretto a venire" Umberto I assassinato a Monza e Vittorio Emanuele salì al trono.
L'ultimo atto.
Nel giro di qualche giorno, Roma è travolta da grandi manifestazioni per la guerra, quelle neutralista vengono disperse e quelle a favore della guerra vengono lasciate correre, le violenze di queste manifestazioni sono di una grande ferocia, vengono incitate dai discorsi di Gabriele D'Annunzio e molto parlamentari e senatori giolittiani subiscono violenze, anche la casa di Giolitti viene vandalizzata ed i manifestanti entrano con la forza a Montecitorio. In questo condizioni il re chiede a qualcuno di prendere l'incarico, chiede a Giolitti e forse sbagliando Giolitti dice di no, nessuno vuole prendersi questa responsabilità ed il 16 maggio il re ridà l'incarico a Salandra ed il 10 maggio si aveva una maggioranza per non entrare in guerra il 20 maggio la maggioranza è per entrare in guerra e così da i pieni poteri al governo.
Questo sono le vicende che hanno portato l'Italia ad entrare in guerra il 24 maggio del 1915, e questa è anche la storia che portò alle 11 grandi vittorie, che svanirono dopo Caporetto.
La Storia delle 11 battaglie, la sofferenza di Caporetto e l'altra faccia del Piave.
Timelampse map, giorno per giorno; Link
Credit; Shadyy