Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti

Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti

Manlio Amelio

Continua da... Origine Meticcia Radice Mista Anfibia – Telegraph

Reichsbevoll Reichsbevoll Reichsbevoll Reichsbevoll

11. Paul Klee, " Questioni Familiari. Disegno 1927. Collezione. Mrs. Jane Wade. New York

queste signorine si danno alle opere serie, mica tempo da perdere… guardate per aria! un cuscino ricamato prende un anno… anch'io non son un tipo inutile, il turista mangiamarroni, stordito, no e no! accanito sin nel mio più piccolo penso… remunerato da Achille? irrisorio! fichi secchi! che importa! fini arazzi, ricamerie d’astuzie, lo stile, ne faccio parte!… rari amatori, mi direte e così fortemente astiosi! tanto meglio! che Diavolo, loro lì mi saranno fedeli! gelosi? alla follia!… parleranno ancora di me, dei miei orrori di libri, che i Francesi non esisteranno più… tradotto in malese sarò, quell'angolino d’Asia nascosto! la gente di quelle parti, un tempo bianchi… biondi, bruni, neri, inverosimili!… beffa della Storia!… decifrato tra le lingue morte, avrò la mia piccola sorte… finalmente!

In attesa vi faccio languire, vi ho lasciato a Zornhof, Harras e il “Reichsbevoll” ci avevano appena lasciati… io vi pianto in asso, e i miei “comics!”… presto, presto i cavoli miei, che vi ritrovo!… per di qua, Signore e Signori!… ancora duemila pagine almeno! l’Achille che mi vorrebbe deceduto! solo erede, di tutto! “gratis pro Deo!” nato apposta, s'inntende volpone! che si metta in coda e segua la guida! state a vedere almeno un poco… questa lanterna magica, dico magica! d’epoca e tutto! 

Rigodon
Melusina accompagnata da un piccolo drago dirige la costruzione della fortezza dei Lusignano: La Noble Histoire de Lusegnan, manoscritto del xv secolo, folio 22 v.
"Deo gratis" : usata in genere come esclamazione di sollievo per l’avverarsi di un fatto atteso, per la fine di cosa noiosa e simili...

come se ci foste!

Ce lo dice Bergson! riempite una scatola di legno, una scatola grande, di finissima limatura di ferro, e imprimetevi il vostro pugno con forza… che cosa osservate? avete scavato un piccolo cratere… proprio della forma del vostro pugno!… per capire che cosa è successo, il fenomeno, due intelligenze, due spiegazioni… l’intelligenza della formica tutta sbalordita, che si chiede per quale miracolo un altro insetto, formica come lei, ha potuto far tenere tanta limatura, briciolo su briciolo, in un tale equilibrio, a forma di cratere… e l’altra intelligenza, geniale, la vostra, la mia, una spiegazione, che è bastato un semplice pugno io poi cronista mi trovo a scegliere, il genere formica, posso farvi divertire… andare e venire nella limatura… con la spiegazione pugno posso ancora farvi divertire, ma molto meno… i Cinesi a Brest… tutte le Chiese nello stesso PAIOLO… Annientanti C… Ebraica, Roma, Riforma, “tutti frutti!” «Lega degli Incroci»!

12 Picasso, Lo Struzzo da Eaux-fortes originales de textes de Buffon, 1942 - il regime Nazista definì Arte “degenerata”,

Per quel poco che mi resta da vivere, meglio che non vi urti troppo… non vi tratti da barcollanti ubriachi… Bisanzio ha resistito molto bene dieci secoli a gabbare il mondo… il mondo ci ha visto solo che congiure, doppie e triple corse di carri e inculerie, e poi i Turchi… e poi sipario… che tutto accadrà uguale qui? possibile! chiedete mica di meglio… e io cronista dei Grands Guignols, posso molto onestamente farvi vedere il grande spettacolo che ci fu, la messa a fuoco dei forti bastioni… le contorsioni e mimiche… che molti ci sono scampati!

«Ohi! Bisanzio! mille anni! bizantino lei proprio lei! Bisanzio non aveva i mezzi che grazie a Dio possediamo noi!… il progresso, signore! atomico! mille anni! i suoi mille anni: un minuto!… un quarto di giro di ciclotrone! la scienza, signore! lei ha una bella faccia, la sua Bisanzio!… ritardato minorato primate! un minuto, signore, tutt’al più! la sua Decadenza!

8. Illustrazioni da The Berlin Gallery the Borghese Gallery di Giovanni Morelli

- Arcaico!… fuoco greco!»

Un altro insultatore… non vi dico di dove né chi… non rispondo niente… li conosco io…

«Andiamo Céline!… i suoi lettori hanno almeno un po’ il diritto che lei la smetta di fare il buffone… anche lei! le sue storie di Cinesi a Brest possono divertire un momento… mica di più! tutte le sue Chiese, da meticciamento, anti bianchi,

Meticciamento... Ah ah... ha ah ah...

ehm! ehm! facezie così equivoche il suo pubblico vuole altro!… non lo sa?… operazioni ‘cranio aperto’, vivisezioni a colori, sgravidanze a tre forcipi, e fabbricazioni di ‘geni’ nei laboratori cromoplastici della Cordigliera, a 4000 metri di altezza… - Porca! ‘pelle bianca’ che sono, signore! e cocciuto come tale!

- I ‘pellerossa’ sono ben scomparsi

- L’alcool li ha parecchio aiutati, io non bevo che acqua… i ‘pellerossa’ hanno avuto le loro ‘riserve’ e i loro privilegi… il loro conquistatore li proteggeva… io qua ‘pelle bianca’ il conquistatore non pensa che una cosa, avvilirmi ancora sempre di più! rubarmi tutto, umiliarmi a morte… che a fondo di fogna, un qualche sbirro del ‘grande autolisato’ si accorga, mi scopra, Fréjus è niente a petto di quanto mi tocca, i torrenti d’acido solforico! Buffalo Bill aveva il cuore western, bene collocato!… molto razzista certo, ma leale… il Sioux aveva la sua carta!… al galoppo! “ptaff!”… noi qua alle fogne, zero!… non passeremo mai allo Châtelet… razza da cancellare, vergogne è tutto… scolatoi di letame…» Che fatica che faccio a mettermi sotto!… ho promesso, bisogna!… l’età? domani non può essere che peggio maceria, riflettuto abbastanza!

Eccoci qui!… omaggio al lettore!… inchino!… ci ritroviamo allo stesso punto… Harras è appena partito… agire adesso o mai più!… abbiamo l’essenziale, il permesso firmato, timbrato “Rechsbevoll”… e l’idea, la stessa, la Danimarca… e traversata, la costa di fronte, Nordport… sempre un certo traffico, hanno detto, può darsi… si vedrà!… il tutto d’andare presto… il nostro permesso non varrà più niente tra due… tre giorni… «Che ne dici la Vigue?» Mi lascia decidere… ecco, La Vigue lui, resterà qui… con Bébert… noi si andrà a Warnemünde, a vedere… lui ci aspetterà, non più di due, tre giorni… se veramente il ferry va ancora?… se è possibile imbarcarsi?… e da clandestini? mi scaldo mica, La Vigue neppure… lo siamo così già abbastanza, clandestini… insomma si saprà se di fronte, Danimarca, non sono peggio che da questa parte?… possibile!… «Baderai alla roba e al felino… e andrai mica in giro troppo lontano!» Niente fantasie! «Puoi fidarti di me!… ma il castello un po’ lo conosco!

- Andrai alla fattoria di fronte!

- Oh, certo che no!… dappertutto ma non lì!» Impossibile farlo ragionare… lo lasciamo… «Arrivederci La Vigue!… a presto Bébert!» La strada per Moorsburg la si conosce… abbiamo il «permesso»… a ogni modo… s’incontra nessuno… non devono fidarsi… mi strascino… ma abbastanza spedito… so servirmi dei miei due bastoni, mica tempo da perdere… difilato alla stazione! ecco troviamo… pieno di gente alla porta… e pieno dentro, militari, civili, contadini, operai, tutto, come nel metrò… e tutte le lingue… è arrivato nessun treno da sei giorni… il Berlino-Rostock… c’è solo che da aspettare… credo che siamo piuttosto abituati… si sta lì, in piedi… poi ci si va a sedere fuori, la panchina di ferro, di fronte… sta tradotta la si vedrà bene arrivare!… se arriva… ah, ma qualcuno!… a proposito di tradotta!… La Vigue!… sì, lui! mica si è gingillato a Zornhof! … ci raggiunge, non ha resistito… arriva con un «rimorchio». «Ti sei sbrigato! di’! che cosa ti porti?

- La roba!» Vado a guardare… un fagotto di camicie, sporche… e dei sacchi di barbabietole, vuoti… «Credi, valeva la pena?… e Bébert?…» L’ha messo nel suo tascapane, a bandoliera… Bébert fa “miaou!”… lo si accarezza… «Hai da sbafare?…» Mi fa vedere… nel suo montgomery, pieno di “butterbrot”… «Li hai fregati?

- Sì!… dai Kretzer, non c’erano più!

- Il rimorchio?

- Sempre da loro!… avevano di tutto!» Vedo che se la sbroglia… «Di’, me la mia tana, mica si sono disturbati!… era almeno un poco più fornito!… di’, quattro bici!… ti figuri! … e quel che c’era negli armadi!… è la moda! buono!… bene!» Vedo, è più per niente nel sogno… è realista… è fiero… «Vuoi restare nella stazione?

- Avresti voluto che mi ci ammazzino?

- Credi?

- Eccome!

- Stai ad aspettarci?

- C’è della compagnia, sarò mica solo!… della gente! molta gente!… nessuno mi noterà!… c’è solo che questo, le stazioni!… tutti quanti aspettano, ti aspetterò!… io e Bébert!

DUE LESBICHE UCRAINE Ah ah... ha ah ah...

Come vuoi!… non ci vorrà molto!… - Se ci mettete troppo ci ritroverete più! oh mica tornati a Zornhof!… tranquilli!… mai!» Ecco una cosa chiara… ha ancora una riflessione… «Ho Bébert! per fortuna! Per me tornerete mai! ascolta!… ascolta!…» Sente qualcosa… è vero! “sciutt! sciutt!” un treno… ansimante… lontano ancora e pieno di fumo… “sciutt!”… questo deve essere il Berlino-Rostock… da otto giorni che è annunziato… ma i biglietti? chiedo intorno… c’è più biglietti, più sportelli, si sale su così… si pagherà più tardi, che dicono… ma si sale su in che modo? qua adesso lo si vede sto accelerato… è tutto di legno… cinque… sei vagoni… così irti direste da tutto quello che spunta dai finestrini… dei bruchi sono a questo modo, ispidi, irti… qua vedete tutto quello che spunta… cento braccia, cento gambe… e delle teste!… e dei fucili!… conosco dei metrò da scoppiare, dei treni così strapieni che ci introdurresti manco un dito, ma qua sto verme di accelerato è così imbottito, così irto di gambe, di braccia, di teste, che sei forzato a ridere… tutto quello che gli spunta dai vetri… si avvicina… “psciutt! psciutt!” ma è mica tutto lì!… subito appresso la locomotiva, un pianale, un cannone e degli artiglieri… «La Vigue, ti giuro! aspettaci! hai Bébert!» “Sciutt!“ sciutt!” la tradotta è al binario… sta per ripartire… dico è piena… mica solo che braccia gambe… delle teste, vi ho detto… ancora una… e poi un’altra… come addormentate… un’altra gli occhi tutti spalancati, fissi… sto treno aveva dovuto essere crivellato, credo da su per aria… là dentro, ci si lamentava forte, ma da dove? mica solo che teste, degli stivali… dei marmittoni sicuro… e dei civili… c’era mica da trovare un posto… forse provare il tender, l’avevo visto vuoto… si parlamenta… sono due fritz, macchinisti… ci mostro il nostro permesso per Rostock… ma devono caricare proprio qui tutto il loro tender, sei tonnellate di coke… ci fanno vedere adesso in fondo in coda un altro pianale, che hanno appena agganciato… «l’antiaerea» pare… loro chissà vorranno prenderci?… ci precipitiamo!… cinque sono su questo pianale, cinque artiglieri “Luftwaffe”, parecchie centinaia di donne, bambini, e militari, si aggrappano ai bordi e alle ruote… all’assalto!… ci hanno tutti dei documenti e timbri e li agitano… e dei poppatoi e dei poppanti… di questi assalitori ce n’è che hanno visto passare quattro tradotte, un mese al binario, si sono fatti spezzare dieci volte le dita… nessuno ha mai tentato di aprire un vagone… troppo imbottiti di tutto, feriti, viaggiatori e cadaveri impossibile distaccarli, troppo incollati, immischiati… dalpianale i cinque artificeri si difendono… a colpi di picchetto di mina… “flach!”… e “brang!”… su tutte le mani che si fanno avanti… “ouach!”… se si urla!… i serventi sono ben piazzati per difendersi!… da sopra! “brang!” gli assalitori possono supplicare!… “bitte!”… “bitte!”… “Luftwaffe hier!” aeronautica, a me!… bracciale croce rossa… Protezione antiaerea di Bezons… io ci grido, ci mostro, bracciale, timbro, “papier”… “Reichsbevoll”… questi bruti non sanno leggere!… sì! uno sa! “da!”… “da!”… insisto… che si renda conto… gli sbatto sotto il naso, l’aquila… vede… è mica un permesso normale… mi fa… «Tutti e tre?… “alle drei?”» Lui che comanda il pianale… «“Nein!… nun uns zwei!” soltanto noi due!» Gli indico, Lili, me… lui guarda ancora… questo timbro, l’aquila, la croce uncinata...

, “papier”… “Reichsbevoll

Reichsbevoll “Reichsbevoll Ah ah... ha ah ah


...

«“Gut!”» Che si salga sopra… accetta ma dall’altra parte, l’altro terrapieno… ci sono già tre sconosciuti, l’altro lato, che devono essere anche loro degli «speciali»… oh, issa!… d’un colpo ci si arrampica tutti e cinque!… adesso succeda quel che succeda!… ci si è quasi sbrogliati!… proprio per la mia iniziativa!… e il bracciale! e il timbro!… doveva essere sottufficiale quello che ha letto? mi sembra… niente galloni in mostra… tutto imbrattato come gli altri, grasso e fuliggine… inevitabile! tutto il fumo gli ricasca addosso!… hanno accettato di prenderci… ci si è imposti… gli altri… “bitte! bitte!” mica finito di farsi maciullare!… saliranno su mai! mai!… quelli dei vagoni è uguale, hanno dovuto farsi prendere tra le porte o tra i vetri rotti, o schiacciare contro una massicciata… si vedono solo che gambe nude dai finestrini, si sono sicuramente prese le scarpe, da una stazione all’altra… o sono dei morti? comunque non si muovono più… sto accelerato ha proprio sei vagoni di legno, più i pianali, l’ultima classe, sicuro… dovevano essere al deposito di scarto da qualche parte… l’hanno rimesso sulle ruote… chiedo agli altri da dove arriva?… da Berlino diretto!… con i feriti degli ultimi bombardamenti… si evacua!… si evacua!… naturale ne muoiano per strada, se ne lasciano a ogni stazione… a malapena li strappano fuori… la prova sto accelerato fa uno strano effetto, tutto irto di polpe nude, di teste e di braccia morte… e anche di fucili incastrati tra i vetri e gli sportelli… questo tutto per Rostock!… hanno di tutto lì, pare… soprattutto per la chirurgia… questo treno è già più che zeppo, non si fermerà più da nessuna parte… Rostock diretto!… ne sanno delle cose!… l’ospedale là ci credevo mica molto… un modo di sbarazzarsi… di mandare a marcire più lontano… proprio lo stile tedesco… niente infermieri, niente medici… io ero lì, io il mio bracciale, potevo forse aiutare un poco?… “ach, kein sinn!” ah! mica la pena!… sto sergente doveva sapere che cosa valeva mica la pena… gli artiglieri avevano spezzato almeno cento mani… e forza! coraggio!… ancora altri ad aggrapparsi!… a ogni stazione… col picchetto di mina!… c’era stato un vagone preso, e squartato! sventrato!… pieno di vivi ne erano venuti fuori… che erano sdraiati sotto gli altri, sotto l’amalgama… il sergente m’informa che questo accelerato è pieno di finti morti, scrocconi e scroccone che hanno inteso di approfittare dell’occasione… lasciare Berlino!… che se la vedrebbero poi su a Rostock!…

che ci metteranno ordine a Rostock!… sono d’accordo ma perché non si parte? il coke da prendere, perdio!… tutto un tender!… e l’acqua!… più capostazione né ferrovieri… il macchinista fa tutto da solo… che cos’è che è successo?… i Russi?… il sergente non sa… sa che il telegrafo funziona più, né il telefono né la piattaforma girevole… la città sembra è vuota… i Russi, nessuno li ha visti… allora? una cosa, Rostock diretto, senza fermate!… dal momento che tutti i vagoni sono pieni, che non si può sicuramente prendere nessuno, meglio bruciare le sette… otto stazioni… bruciare per modo di dire, venti all’ora!… si vedrà arrivando quelli che possono uscire… gli altri si farà quel che si potrà… pare hanno degli infermieri là e dei barellieri… andando piano, le piattaforme girevoli e i segnali, a mano, ci metteranno cinque ore… non si può di più col coke… c’è appena un poco di neve, eppure siamo in novembre, un’infarinata… uno strano inverno… fa freddo, ma giusto «meno 5»… sembra che verrà tutto d’un colpo… là, ecco, il macchinista ci fa segno… ha tutto il suo coke!… siamo pronti anche noi! nessuno ha potuto arrampicarsi fuor che i tre lì, che erano piazzati prima di noi… a riflettere, l’altro pianale, quello immediatamente dopo il tender, era meno affumicato del nostro… la fine del treno che prende più fuliggine… ma nemmeno più pensarci di cambiare! i respinti del pianale piangono ancora, gemono, implorano… hanno mica finito!… aspettano il prossimo convoglio… “sciutt! sciutt!” si parte!… «Arrivederci La Vigue! non muoverti!… se si può passare si torna! subito!» Piange di vederci partire, non ha fiducia… anche noi piangiamo! … eppure io sono sincero, ragionevole, lo inganno mica in niente!… si va a cercare di vedere il modo di passare di fronte… una piccola probabilità?… in questo gli animali hanno un vantaggio, sanno subito che cos’è possibile, no… noi si esita, ondeggia, vacilla, l’ubriachezza ci va a pennello… viviamo quasi sette vite di gatto, qui si vede, sette volte più stronzi di loro… là, riguardo Rostock e sti vagoni di accelerato, bisognava anzitutto, essenziale, che non ci si sbagli di scambio… che non ci si butti nella natura… il sergente aveva paura anche lui… “sciutt! sciutt!” specie col fumo… uno spessore, avreste detto sotto una galleria… ma la direzione a ogni modo! mica il diritto di sbagliarci!… Rostock era Nord-Nord-est… il sergente aveva una bussola… e anch’io… guarda prima alla sua… con la “torch”… e poi alla mia… sì! sì! bravo! Nord-Nord-est!… il macchinista ha mica sgarrato… è un campione!… fa tutto da solo, coke, caricamento, piattaforme girevoli, segnali… fortuna che non ci si chiede di scendere giù a spingere… vedo niente d’impossibile!… e che cosa viene su come pennacchio! vi dicevo fumo, ma anche le faville!… di che far bruciare tutti i pagliai… e che è pieno di Raf su per aria, se non ci imbombano è che ci disprezzano… si sarà arrivati per mezzanotte, a meno di un deragliamento… ci stritolassero, la Raf, che sarebbe mica un danno… si farebbe mica cento franchi ai rottami, vagoni, i cannoni, la locomotiva… ci vogliono delle condizioni speciali, proprio straordinarie, per fare andare un treno del genere… succeda quel che succeda!… il caso di dirlo… adesso fa notte… gli artiglieri sono riuniti, accovacciati attorno al cannone… i quattro abusivi che sono saliti prima di noi se ne stanno in disparte, non ci parlano, si procede… “sciutt! sciutt!”… bruciamo parecchie stazioni… scambi azzeccati dal momento che le nostre bussole restano ferme… Nord-Nord-est…


Ah ah... ha ah ah... bazy gay ah ah questi sono ebrei meticci gay che fingono di essere fascisti o nazisti

ma che cos’è che si manda giù come pennacchio! lo fanno apposta, c’è da credere… ecco quattr’ore buone che ci si straballa… spintona e via così!… “brang!”… sicuro, ci sono state delle rotaie troncate… giuntate!… ah!… il sergente mi fa vedere una luce, un fanale… lontano davanti a noi… sulla sinistra un fanale rosso… deve aspettarselo… si rallenta… gli chiedo che cos’è?… Rostock?… no!… ma fermata però!… si vanno ad aprire i vagoni, si va tutti a scendere, mi chiede se posso aiutarlo?… ma certamente!… anche Lili!… e gli altri tre lì che non parlano!… oh, ma c’è già della gente!… in piena campagna… strana idea di farci fermare lì… intanto chi ci ha fatto il segnale?… chiedo al sergente… ma lui, lì!… non lo vede?… vedevo male sto «lui»… sto «lui» s’avvicinava al nostro carro… mi sporgo… «Doktor Erbert Haupt!» Si presenta… scomodo nell’oscurità… ripete… «Oberartz Haupt!… Rostock!…» Lui il medico primario di Rostock… dobbiamo mica essere lontano… comunque in piena campagna… e nella notte… non fa caldo… non gela forte, ma abbastanza… a mia volta!… gli mostro il mio documento, le firme, il timbro “bevoll”… guarda il tutto con la sua “torch”… la sua “torch” che fa fanale rosso… o bianco… una “torch” delle ferrovie… perché questa fermata in piena notte?… posso mica vederlo lui, ma mi indica… capisco il suo tedesco… «Quella gente deve svuotare il treno… - “Wo?”… dove?» Chiedo… ha delle squadre?… della gente per questo?… là, nella pianura?… degli infermieri?… non so… «Domani si vedrà!» Precisa… «Domani!… dopodomani!… vedremo!… quelli che si muovono!… quelli che sono morti!…» Ecco qui! semplice!… non vuole manco per niente che lo aiutiamo… «“Ach! nein!… nein!”» Adesso ci porta all’albergo!… bene!… come vuole!… avanti! arrivederci ai quattro artiglieri, e anche ai tre compari… eccoci su questa scarpata… seguiamo l’Oberartz! conosce la strada!… va di buon passo… faccio fatica a seguirlo… quest’albergo non deve essere molto lontano… passiamo davanti a uno scambio, una lunga baracca… nessuna luce, niente deviatori… devono essere andati via anche loro… niente riflessioni!… ah, una via!… siamo usciti dalla strada ferrata… «Ecco il vostro albergo!» In effetti, era subito lì… un vero albergo… niente di crollato… insomma quanto credo di vedere… sicuro, Rostock è stata toccata, ma qui no, non ancora… guardo il mio orologio… sono le due del mattino… cade sempre una neve leggera, un’infarinata… penso a quella gente là giù al treno… a tirar fuori tutti quei corpi dai vagoni… si è proprio corso il rischio anche noi… da dove viene intanto tutta quella gente?… degli evacuati di Berlino, so… ma quanti?… si è mai saputo… quelli che li sradicano dai vagoni sono per squadre, credo uomini e donne… un dato momento, in certe condizioni troppo bestiali, fai più molta attenzione se sono degli uomini o delle donne… soprattutto come noi li avevamo visti, in groppi di stracci… alla fine è lì che mi fa vedere la sua testa, sto Oberartz Haupt… c’è una lampadina illuminata… per tutta la hall…. Un uomo pressappoco della mia età, ma molto sicuro di sé… mica conciliante… uniforme kaki… ricamature d’oro, stivali, bracciale «croce uncinata»… ci guarda appena… «“Papier!”» Le nostre carte che vuole vedere ancora… ecco!… dove vogliamo andare? chiede… «“Wo wollen sie?” - Warnemünde!» Bene!… gli va bene!… ma dobbiamo aspettare… bisogna che avverta Warnemünde… «Per quanti giorni?… - Un giorno!

- “Gut!” buono!… domani mattina!… “Stadthaus!” Municipio!…» Vuole rivederci…d’accordo! ci saremo, al suo municipio!… se ne va ci lascia… deve averci prenotato una camera… vedo è mica l’albergo sconquassato tutto in crepacci come lo “Zenith” a Berlino… ma nessuno neppure qui… giusto una donna anziana alla cassa, mi sembra, in parrucca… ci fa riempire le nostre schede… né gentile né ostile… «buona notte!»… il collega Haupt se ne va… ecco qua una parola che prova niente: buona notte!… in reclusione, l’addetto che ti inchiava dentro, doppia mandata, ti manda anche lui il suo: buona notte!… “god nat!” la signora del burò ci accompagna al secondo piano… qua la nostra camera… due letti molto duri e una coperta molto sottile… insomma, mica da lamentarsi… lui il sergente voleva metterci ai vagoni, allo scaricamento… sto Haupt non ha l’aria affabile ma però mica troppo astiosa, mica l’ostinato antifranzose… lo si rivede poi domani: alle dieci!… dico a Lili: «è meglio restare come stiamo!…» voglio dire: vestiti… si sentono ancora delle sirene… molto lontano… ma possono farsi tanto vicine! … un minuto, l’altro!… conosciamo il gioco delle sirene… nel dormiveglia parlo di Bébert… e di La Vigue… di che cosa possono stare a fare in questo momento?… Lili mi risponde… vagamente… devo continuare a farfugliare… oh non dormo mica!… dobbiamo essere pronti in caso di allarme!… soprattutto qui, in un posto sconosciuto… chissà se è molto distrutta Rostock? vedremo domani… «“Toc! toc!”» Alla porta… qualcuno… molto piano… ho fatto bene a restare vestito… apro uno spiraglio… «Lei mi scuserà caro collega!… a quest’ora!… ma è bene che le parli, la avverta! domani non sarò forse più qui… non si sa mai…» Questo caro collega sussurra… ha un accento… ma mica l’accento “schleu”… da dove viene? Adesso ci domando… «Aspetti, ho una candela!» E’ vero… ne ho parecchie anch’io… e dei fiammiferi… strofino… ecco qua!… prego questo sconosciuto di entrare… «Tutte le mie scuse!… ci siamo stesi, è tutto!… aspettiamo un allarme!…» Mi spiega… «Non ci sono stati che due allarmi da quando sono qui io…» E’ sei mesi che è qui… «Molte bombe?

- No!… tre volte!… quattro grappoli!… ma torneranno!… non mi sono presentato!…scusatemi!… Proseidon… greco, medico della Facoltà di Montpellier!… Proseidon!

- Onorato, caro collega!

- Mia moglie anche è medico!… di Montpellier!… non so dove si trovi in questo momento… credo che cerchi di raggiungermi… noi siamo scappati dalla Russia… io attraverso la Polonia… lei però dalla frontiera rumena…» E ci racconta, sono stati ai Soviet, lui e la moglie, per convinzione politica… ma non si sono intesi coi Soviet… mica per un giorno! hanno abitato e lavorato con loro!… dieci anni!… mai però membri del partito!… hanno rifiutato… semplicemente negli ospedali… «Io, vero, sono patologo, mia moglie mi aiutava… medici di laboratorio insomma… mi hanno destinato ai lebbrosi… ho fatto tutte le loro repubbliche… in Mongolia, molte lebbre… la nostra pratica, cinque anni e mezzo in Mongolia esterna… un anno alla peste in Arabidjan… ci volevano nel partito… io non volevo… loro vanno mica tutti nel partito… otto su cento… otto su cento… abbiamo dovuto svignarcela… eppure l’avvenire è loro… tutta l’Europa… tutta l’Asia… sa?…» Lo ascolto… parla a voce bassa… in piedi, senza muoversi… Io sono che interrogo: «Allora? qui caro collega?

- Qui sono pazzi! pazzi proprio come i Soviet, ma i Soviet sono molto più forti, più enormi… possono permettersi… la loro favola qui: razza, suolo, sangue, non interessa che una piccola famiglia… snobismo di paese… loro i Soviet non hanno bisogno… vogliono prendere tutto, prenderanno tutti

Comunque… una riserva… «A meno che Hitler tenga un anno… due anni!… ma non credo… perde troppi uomini!…

- Allora?

- Ecco!… volevo avvertirla… lei permette?

- Davvero riconoscente, collega!

- Che sappia dove si trova…» Deve sapere il che del come… questa venuta in piena campagna? e in piena notte?… «Non le ha spiegato? tecnica nietzschiana… l’Oberartz Haupt è nietzschiano… la selezione naturale!… sopravvivono i forti! il freddo, la neve, la nudità li fortificano… soprattutto i feriti!… i deboli soccombono, li si sotterra… tecnica dell’Oberartz Haupt, si svuotano i vagoni, tutti, si mettono tutti i corpi in terra sui prati… così come stanno… li si lascia lì… due giorni… tre giorni… al freddo, alla neve, tutti nudi… quelli che possono alzarsi fanno lo sforzo… li vediamo, anche su una gamba… vanno verso Rostock… là li si separa!… quelli che vanno all’ospedale, in chirurgia… e quelli che restano agli sterramenti… che scavano le fosse… per i morti, quelli che non si muovono più dopo due… tre giorni…» Proseidon era stato medico di servizio… ai prati elle fosse… «Adesso forse la mette lì?» Capivo perché c’era tanta mano d’opera, perché avevo visto tanti cenciosi attorno ai vagoni… il metodo non era mica stupido… ma a me la Danimarca il mio interesse! mica la selezione nietzschiana… io avevo uno scopo… che lui mi parli di Haupt, delle sue manie… e soprattutto se avevamo il diritto di andare a vedere il mare? «Sì!… ma una sola volta!… e dodici ore… dodici ore soltanto… di più non può. Warnemünde non dipende da lui… Warnemünde è l’Ammiragliato… la spiaggia, le difese, la costa…» Mi spiega ancora che tutto quello che volevano a Berlino era svuotare i loro ospedali… su qualsiasi posto!… Hannover… Wiesbaden… Rostock… Lubecca… il punto, era ovunque uguale!… più un letto!… non potevano più prendere nessuno… un particolare buffo: i lebbrosi di Berlino… il Comitato Croce Rossa ne aveva messi insieme dodici… dodici che vagavano tra le macerie… che dovevano venire dai rifugiati dell’Est… glieli aveva indirizzati a lui, a Rostock… Proseidon, specialista… e dodici fiale di “chaulmoogra”… e poi più niente… l’ospedale qui li aveva rifiutati, sti lebbrosi!… allora aveva potuto solo una cosa, mescolarli agli altri, ai lavoratori dei prati… a scaricare i vagoni e scavare delle fosse… la cosa funzionava… non si parlava più dei lebbrosi, né di lebbra… l’Oberartz Haupt non chiedeva notizie… basta che i vagoni fossero vuoti e i morti fossero sepolti giù nel profondo!… Nietzsche che lo appassionava, lui… potevo aspettarmi che m’interroghi… mi giudicherebbe secondo Nietzsche… a questo riguardo, Proseidon, pure così prudente, aveva spropositato… gli aveva detto quello che pensava, che Nietzsche era solo che un romantico, cavillatore tutto sbruffonate e astruserieda allora non si erano parlati, mica tanto… «Le chiedo proprio scusa, signora!… così loquace!… così indiscreto!… potrei parlare tutta la notte!… sa da quelle parti là non ho parlato a nessuno per degli anni… dieci anni!… né ai colleghi né ai malati… - Andiamo, via! siamo tanto felici!

- Bisogna dormire!… abbiamo ancora…» Guarda il suo orologio… «Sono le tre!… scappo via!… ancora scusa!…» Ecco un collega ben educato… e certamente molto frugale… vive di pane nero e mai di burro… io penso a lui… ho solo che questo da fare, steso, tutto vestito… veramente ha il profilo greco!… c’è altre bellezze, si capisce, ma mica tante di così riuscite… definitive… vedo me, la mia grossa testa… ci penso, mi faccio ridere… «Che cos’è che hai?

- Penso alla mia testa!

- Faresti meglio a dormire!» Presto detto, dormire!… perdo mica coscienza… e poi di quegli ululi verso l’Est… sempre… deboli ma sempre… vedremo l’alba al lucernaio… l’ora a proposito!… la “torch”… il mio orologio… prima le quattro… e poi le cinque… in dormiveglia… sono le sei… le sette, in piedi!… bisogna trovare dell’acqua per lavarsi la faccia e forse una sottospecie di caffè? Proseidon è davanti alla nostra porta… biascica il suo pezzo di pane nero, sempre lo stesso mi sembra… ci si dice buongiorno, mi domanda se è andata bene?… «stupendamente, collega!…» mi informa che non ci sono più domestici… né cuochi… che se ne sono andati via tutti, è ormai un mese… tutti, non si sa dove!… evidente più caffè!… né ersatz… lui vive di pane nero… dei suoi bollini… non mangia altro che questo… in più, qualche cosa, sa dove si trovano dei bollini!… ne voglio anch’io?… eccome!… sempre, là, subito, va a cercarci quello che ci vuole! una pagnotta di pane di trincea e una brocca d’acqua… ma dal momento che devo vedere l’Oberartz vorrei un poco d’acqua calda, lavarmi la faccia… l’impiastro del pianale, l’appiccicaticcio, se ne andrà mica via con l’acqua fredda… il collega va a trovarci dell’acqua calda!… dice… all’ospedale! si sta ad aspettarlo… lo si aspetta!… è mica lungo… ecco qui l’acqua calda… ci si scrosta… a noi adesso di andare a vedere!… è qui accanto!… e allora vedo! c’era mica bisogno di preoccuparsi! veramente? sin dalle scale! … l’Oberartz Haupt poteva essere nietzschiano d’assalto, ci puliva mica i suoi piani!… né i corridoi!… tutte le fasciature sparse in terra… non spazzate da mesi… sparadrappi, filaccia, coliche… sicuro, aveva bisogno di manodopera! ma la chirurgia, la vedevo mica… il Greco mi aveva detto: ne elimina molti!… mi chiedevo come? e lui poi?… il suo ambulatorio? cerco… ah, una vecchia malata!… scende giù gradino per gradino… aggrappata… «più su! più su!» lei mi fa… io salgo più su… vedo una porta… nessun nome scritto, ma una croce rossa… forse lì?… busso… si risponde… ma aprono mica… «Che cosa vuole?» Credo che è la sua voce… «Un permesso per Warnemünde!» Si è lui, ’Oberartz… «Può andarci! mica bisogno di permesso… sanno!…» Ma il biglietto?… mica bisogno di biglietto, è gratuito!… pagheremo più tardi!… c’è mica stazione neppure… c’è la massicciata!… come treno ci sarà quello «del pesce»… il loro «treno di pescheria»… si va insieme, si torna insieme… permesso di restare a Warnemünde il tempo che caricano… due ore tutt’al più!… si andrà mica in escursione! insomma, volevamo vedere il mare! «“Warten sie!”» Mi tocca ascoltarlo attraverso la porta… «Andrete a prendere la vostra roba!… non tornerete più all’albergo!… più albergo!… proibito!… finito l’albergo! … anche le fabbriche chiuse!… Heinkel!… ordine di Berlino!… tornerete diretto Warnemünde Berlino!… Proseidon sa anche lui, partirà con voi, e i suoi malati, diretto Berlino!… vi aspetterà… mi capite?… «Sì! Sì! andiamo!» Non una parola di più… mica il momento di discutere… sto strambo d’Haupt ci nasa già piuttosto male… l’albergo!…ah ci siamo!… trovo la scritta… l’avevo mica vista arrivando… «Phenix Hotel»… non si deve pagare nemmeno?… sembra… così tutte le fini di regime: Incubo, Gratuità… Vichy, Berlino, Sigmaringen… vedrete domani dove sarà… Londra?… Praga?… Mosca?…andrete a vedere… qui, adesso, c’è la paura di che cosa?… uno sbarco degli Inglesi?… dei Russi?… chiederemo a Warnemünde… presto alla nostra camera! un piccolo pacco delle nostre robe!… Proseidon è nel corridoio… era esatto, aveva ricevuto l’ordine… io gli dico: allora svuotano Rostock?… lui non sa… forse?… aspetterà che ripassiamo… lui e i suoi lebbrosi… tutti nello stesso scompartimento… fino a Moorsburg con noi… e poi loro allora prendono un’altra linea… Stettino!… ma guarda! guarda! le nostre signore sono lì a quelle parti!… o forse molto più lontano?… lo saprò se si rivede Harras, cristo iddio d’un buffone! Proseidon crede di sapere che hanno messo su un lebbrosario a Stettino…

Legittima difesa :

Saturnali erano un ciclo di festività della religione romana, dedicate all'insediamento nel tempio del titano Saturno e alla mitica età dell'oro....

E allora il diritto di difesa non va negato a nessuno, bisogna far parlare tutti i Morti Cadaverici... allitterati !.... questi due lo sono di sicuro.... aspetto singolare di come venivano celebrati, questi festeggiamenti in cui veniva, praticamente, rovesciato l'ordine sociale, Nietzsche si chiede come l'uomo possa trovar piacere nell'assurdo. Ed argomenta: Il rovesciare l'esperienza nel contrario... il necessario nell'arbitrario.... allieta perché ci libera momentaneamente dai nostri inesorabili padroni. ... È la gioia dello schiavo dei Saturnalia...

To be Continua in...

By Manlio Amelio in Exquisite-Cadavre avec Louis Ferdinand Celine... Rigodoni...

Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti -Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti -Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti

Reichsbevoll : Lega dei Meticciamenti

To be Cotinua...

By Manlio Amelio in Exiqusite-Cadavre avec Louis Ferdinad Celine e gli Ucraini di Putenaziti di Reichsbevoll