La mia storia
Luciano GaribboHo sempre avuto difficoltà ad aprirmi e raccontarmi agli altri.
Forse per questo motivo, scrivere è diventato un modo per me di esprimere i miei pensieri e sentimenti in modo terapeutico.
Tuttavia, non è solo un modo per sfogarmi: spero che le mie parole possano anche aiutare chi ha avuto esperienze simili alle mie, e magari ispirare un cambiamento positivo nella loro vita.
Ricordo che in gioventù ero tormentato dai sensi di colpa e da un profondo senso di inadeguatezza.
Avevo difficoltà a stare da solo con me stesso e per questo cercavo costantemente la compagnia degli altri.
Nonostante ciò, non riuscivo a superare quella sensazione di solitudine.
Inoltre, avevo delle abitudini poco salutari, dalle scelte alimentari alla tendenza alla pigrizia.
Mi sentivo come se fossi la persona sbagliata nel posto sbagliato.
Ero un giovane ragazzo e speravo di evadere da questa situazione cercando distrazione nei locali notturni, nella compagnia di amici, nella musica e in qualche atteggiamento narcisista, anche se poco giustificato
A quell'età, la mia eterna curiosità sulle domande della vita - chi siamo e da dove veniamo - sembrava fuori luogo ovunque, a causa della completa mancanza di interesse delle persone che avevo intorno.
Avevo sedici anni quando ho incontrato la ragazza che sarebbe presto diventata mia moglie e l'unica persona con cui avrei potuto parlare apertamente di certi argomenti ed aprirmi a quelli che sono i diversi stati della coscienza.
Durante quei tempi, l'ambizione dei genitori era guidata dalle convenzioni sociali che prevedevano che un figlio realizzasse il suo destino solo attraverso il matrimonio, un lavoro fisso e sicuro, che lo portasse alla pensione, e possibilmente avendo figli per diventare nonni.
Così, a soli 23 anni, mi trovai sposato, pronto a lasciare il lavoro che mi appassionava per diventare un impiegato bancario con giacca, cravatta e cartellino sempre in mano.
Questo lavoro non l'avrei mai scelto se non fosse stato per le convinzioni imposte dalle convenzioni sociali che si tramandano di generazione in generazione.
La voglia di non deludere le aspettative degli altri, l'angoscia di fare un lavoro insoddisfacente, il rifiuto di una chiesa che mi aveva fatto sentire in colpa e il senso di inadeguatezza di chi crede di non potersi più reinventare, mi hanno portato a decidere di non sentirmi pronto per diventare genitore.
Quando mia moglie ha perso il nostro primo figlio al terzo mese di gravidanza, ho scelto di non voler ripetere l'esperienza.
Sapendo quanto fosse importante per mia moglie diventare madre, ho scelto di separarmi da lei quando avevo trent'anni, lasciandole la possibilità di realizzare il suo desiderio in futuro.
E infatti ciò è avvenuto, anche se purtroppo è morta giovane solo tre anni dopo.
Dato che eravamo in ottimi rapporti e ci sentivamo quasi ogni giorno, la sua perdita è stata un colpo difficile per me e ho impiegato almeno 15 anni per elaborare quel dolore.
Mi sono risposato tre anni dopo con una ragazza fantastica che ha avuto molta pazienza.
Da qui è iniziato un nuovo, lungo e non semplice percorso.
Anche lei aveva vissuto esperienze difficili, uniche e diverse da quelle degli altri, ma con alcune analogie con le mie.
Nel suo caso, queste esperienze l'hanno portata ad affrontare disturbi alimentari di vario tipo, che vanno dal rifiuto del cibo alle intolleranze e altro ancora, e dove ovviamente la componente psicologica ed emotiva ha una grande importanza.
Per aiutare lei, dovevo necessariamente aiutare me stesso e aiutando me, anche lei trovò aiuto.
Dovemmo risalire dal pozzo aiutandoci reciprocamente: chi per primo saliva un gradino, doveva tendere la mano all'altro.
Arrivati in cima, ci siamo sentiti come persone nuove, cambiate e decisamente più consapevoli e sicure di noi stesse.
Non c'era rimasto alcun condizionamento del passato e nessuna convenzione sociale poteva scalfire il nostro sentire.
Il percorso spirituale che avevamo intrapreso per farci riconoscere come anime incarnate aveva dato un senso a ogni prova affrontata, conferendoci la fiducia di possedere incredibili potenzialità.
Siamo certi che abbiamo tutte le risorse necessarie per raggiungere i nostri obiettivi e, in caso contrario, siamo pronti ad apprenderne di nuove.
Tutto ciò ci ha fornito la necessaria autostima per prendere il controllo della nostra vita e non lasciarci più vivere addosso.
Ricordo come sia stato importante interrompere molte brutte abitudini: ad esempio, quella di fumare (fumavo 40 sigarette al giorno), iniziare a mangiare in modo più sano (ho abbandonato le bibite dolci e il cibo spazzatura di cui ero goloso), sperimentare piccoli digiuni (al massimo 5 giorni), superare la pigrizia (faccio attività fisica con regolarità) e fare sia la doccia fredda che altre piccole routine al mattino.
Così come ricordo il mio percorso di autoguarigione da un problema invalidante alla schiena, giudicato inoperabile e progressivamente sempre più invalidante ma fortunatamente risolto con le risorse interne che tutti noi possediamo.
In pratica a seguito di una caduta avevo spezzato il cocige e il dolore per i successivi fu anni andò aumentando. Per sedermi e alzarmi l'utilizzo della braccia era sempre più necessario e il medico guardando le lastre mi disse che non era operabile e sarebbe diventato man mano più invalidante e in effetti era quello che stava accadendo.
Per non farmi mancare nulla avevo anche 2 ernie con protusione e, dal sedere alla punta dei piedi, mi capitava spesso in vari momenti della giornata di perdere completamente la sensibilità di una o entrambe le gambe.
La diagnosi del medico, più simile ad una sentenza, invece di preoccuparmi mi accese una lampadina, mi sentii estremamente tranquillo e sicuro che sarebbe bastato chiedere al mio corpo di ritornare allo stato di salute affinché accadesse e iniziai un dialogo interno con il mio inconscio, il mio Se superiore.
Furono sufficienti un paio di settimane e ritornai a sentirmi quello che ero e solo alcuni anni più tardi scoprii che avevo fatto qualcosa che era noto e che altri facevano in modo più consapevole.
Decisi così di approfondire queste informazioni e non feci mai più lastre,non mi interessò, mi bastò star bene e ad oggi, passati anni, sto ancora benissimo.
Il 4 maggio 2023 ho avuto un grave incidente in bici che ha colpito di nuovo la colonna spinale e si è risolto bene in modalità è tempi che hanno dell'incredibile.
Tuttavia, la cosa più importante nel mio percorso, prima di ogni altra, è stata quella di non sentirmi dipendente dal giudizio degli altri e di non dare troppa importanza a stimoli esterni che potrebbero influenzare la mia percezione di me stesso.
L'evento più significativo, recente e inaspettato della mia vita lavorativa è stata la decisione di abbandonare il lavoro bancario.
Nonostante avessi imparato a gestirlo con facilità, fosse redditizio e non rappresentasse più un peso emotivo, non mi dava più soddisfazione e sentivo il bisogno di cambiare direzione.
Sentivo la necessità di fare qualcosa di più significativo per il mio percorso di vita.
Così, senza alcuna garanzia di reddito o pensione, ho deciso di licenziarmi e intraprendere una nuova avventura.
Questa scelta è stata difficile, soprattutto perché mi trovavo a pochi anni dalla pensione, ma sentivo che era la decisione giusta per me.
Fu così che, con lo spirito di un ragazzino colmo di aspettative ed entusiasmo, mi licenziai e affrontai un percorso formativo importante che riguardava più ambiti.
I casi della via: la mia prima esperienza lavorativa riguardava la PROGRAMMAZIONE, adesso mi occupo di DEPROGRAMMAZIONE, ora come allora mi occupo di ALGORITMI.
Oggi offro la possibilità, a chi desidera davvero prendere il controllo della propria vita, di effettuare il cambiamento che cerca.