Via Fani, prima o dopo?

Via Fani, prima o dopo?

Fausto di Biase

Le lettere di Aldo Moro dalla prigionia presentano vistosissime anomalie

 

La prima è contenuta nella prima lettera a Cossiga, del 29 marzo 1978, dove Aldo Moro scrive una frase che contiene enormi stranezze.

 

Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento, è fuori discussione---mi è stato detto con tutta chiarezza---che sono considerato un prigioniero politico [...].

(enfasi mia)

 

A parte il lieve scollamento sintattico (che potrebbe essere un modo sottile per attirare l'attenzione del lettore) la prima vistosa stranezza è questa: dopo aver assistito alla strage della sua scorta, cosa ci sarebbe da chiarire sul modo del suo prelevamento? E a cosa si riferisce quando parla di ''quanto accaduto dopo il [suo] prelevamento'' ?

 

La seconda è questa: perché chiamare prelevamento (parola quanto mai anodina, come se si fosse trattato di un evento che potrebbe passare quasi inosservato) quello che sarebbe stato un ferocissimo, violentissimo rapimento?

 

La terza stranezza (che non si trova solo in questa, ma è diffusa in tutte le sue lettere) consiste nella vistosissima omissione di ogni riferimento alla morte violenta degli uomini della sua scorta. Aldo Moro era molto affezionato al Maresciallo Oreste Leonardi, capo della sua scorta, che conosceva da anni. Appare difficile immaginare che non abbia voluto spendere una parola di umana pietà per uomini che erano morti sotto i suoi occhi per lui.

 

La più recente Commissione Moro, che ha recentemente depositato la sua relazione finale, ha preso in considerazione una ipotesi degna di attenzione, perché spiega con semplicità sia queste che altre anomalie, altrimenti inspiegabili:

 

l'ipotesi è che Moro sarebbe stato ''prelevato'', per usare il verbo che lui stesso usa nella sua prima lettera a Cossiga, prima della strage di Via Fani.

 

Questa ipotesi


1. spiega perché Moro, nella prima lettera a Cossiga, usa il verbo ''prelevare'' come se si fosse appunto trattato di un ''prelevamento'' senza drammi, e non di un violentissimo rapimento.

 

2. spiega perché Moro non ha mai nominato, nelle lettere, la sua scorta, che, secondo la versione corrente, sarebbe morta per lui davanti ai suoi occhi: non la nomina perché non sa che erano morti tutti: se non lo sa, vuol dire, inevitabilmente, che lui non era lì.

 

Ammettiamo per un momento questa ipotesi, e vediamo quali sono le sue inevitabili conseguenze immediate e necessarie.

 

Il prelevamento poteva avvenire senza destare l'attenzione degli eventuali testimoni, e senza che si generasse un conflitto tra la sua scorta e coloro che lo hanno prelevato, solo ammettendo che sia avvenuto in modo pacifico, cioè immaginando che la scorta poteva pacificamente lasciare, per qualche motivo, che fossero altri a prelevare Aldo Moro. Questo scenario poteva verificarsi solo a una condizione: coloro che lo hanno prelevato si sono credibilmente presentati agli uomini della scorta come uomini delle istituzioni. 

 

Questo corollario immediato della ipotesi di lavoro non deve apparire sacrilego, visto che ora noi sappiamo che il comitato di crisi al Viminale, e gli stessi vertici dei servizi segreti, erano composti in larga parte da piduisti, e sappiamo anche che quella mattina a Via Fani era presente Camillo Guglielmi, colonnello del Sismi, esperto di tecniche di imboscata, che insegnava nella base sarda di Gladio, e vi erano anche due uomini del Sismi su una moto (con il compito di eliminare qualsiasi ostacolo alla operazione, e che hanno sparato a un passante, l'ingegner Marini).

 

Questo corollario spiega perché Moro fa riferimento al modo del suo prelevamento. Con il suo riferimento al modo, dicendo che lui non sa del modo del suo prelevamento, sta cercando di dirci, e di fatto ci dice, che è stato prelevato in un modo che lui non conosce e non riconosce, come doveva appunto apparire ai suoi occhi il prelevamento da parte di uomini che hanno stranamente aggirato le resistenze della sua scorta.

 

Questo corollario spiega anche perché gli autori della strage di Via Fani si sono attardati a dare il colpo di grazia a chi era ancora in vita: non era ammissibile che ci fossero eventuali superstiti, perché avrebbero potuto rivelare particolari imbarazzanti sulle modalità del ''prelevamento'' (cioè, non dovevano rivelare che a ''prelevare'' Aldo Moro erano stati individui che si sono credibilmente presentati come uomini delle istituzioni).

 

Infine, questa ipotesi spiega anche perché i killer professionisti presenti in Via Fani non hanno avuto scrupoli a sparare un centinaio di colpi senza temere di ucciderlo: lui non era in Via Fani. Ricordiamo che i killer professionisti autori della strage sono rimasti finora ignoti: le armi di tutti i brigatisti ivi presenti si sono provvidenzialmente inceppate. In altre parole, il rischio di ucciderlo sarebbe comunque stato un rischio troppo grande, da poterlo ammettere in fase di progettazione del delitto: bisognava evitare quel rischio alla radice, prelevando Moro prima di Via Fani, per non correre il rischio che venisse ucciso.

 

La strage di Via Fani e il rapimento di Aldo Moro sarebbero dunque un atto a bandiera simulata, simile a quella di Portella della Ginestra, dove a sparare sulla folla indifesa furono gli uomini di Junio Valerio Borghese, ma la colpa venne data al bandito Giuliano. Più precisamente, si tratterebbe di un atto a bandiera simulata e interiorizzata, dove cioè l'operazione viene compiuta da Zeta e attribuita a Alfa, ma in modo tale che lo stesso Alfa crede in buona sostanza di averla compiuta da solo, anche se può nutrire qualche sospetto (e infatti alcuni brigatisti affermano apertamente di nutrire qualche sospetto). Per contro, un atto a bandiera posticcia è, ad esempio, quello che ha segnato l'inizio della invasione della Polonia, quando soldati tedeschi si sono travestiti da soldati polacchi e hanno attaccato il confine tedesco dal lato polacco: in quel caso Alfa sapeva benissimo di non essere l'autore dell'attacco. Un altro esempio di atto ostile a bandiera posticcia è dato dalla strage di Piazza Fontana, attribuito maldestramente agli anarchici ma compiuto dall'estrema destra con l'appoggio dei servizi segreti militari e sotto la protezione della opera di depistaggio dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale.

Cavour aveva ideato un piano simile, che però non si è compiutamente realizzato, riguardante la presa di Napoli. Il 9 agosto 1860 egli scriveva infatti a Persano:

Appunto perché Napoli è un osso duro, sta a lei, che ha buoni denti, a masticarlo. [...] Il problema che dobbiamo sciogliere è questo: aiutare la rivoluzione, ma far sì che al cospetto d'Europa appaia come atto spontaneo. Ciò accadendo, la Francia e l'Europa sono con noi. Altrimenti, non so cosa faranno.

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