inseguendo il treno

inseguendo il treno

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inseguendo il treno di fianco alla ferrovia scansando le erbacce e i ferri arrugginiti e le ortiche e l’odore di metallo al sole e le ringhiere rotte io corro e mi affanno e il fiato quasi mi muore in gola e mi muovo freneticamente e muovo le cosce e muovo i piedi e poi c’è il sudore che scorre volgare sulle mie tempie e un po’ dentro le tempie scorrono i ricordi quelli dei dodici anni e quelli dei diciotto e poi quelli dei venticinque e dei ventisette e quelli dei trentatrè anni e dei trentasei e dei trentanove scorrono le esperienze e i rimpianti e i rimorsi e il treno che lo sento ma è lontano e io lo inseguo come un forsennato assolo di coltrane in una rara formazione in trio di basso batteria e sax in cui tutto si mischia pedali e corde grasse e bacchette e ance e piatti e bocchini e ottone e saliva e sudore che scorre volgare sulle mie tempie mentre inseguo il treno e inseguo Trane e io ci ho provato in tanti modo a buttare fuori quello che sento io ci ho provato con le parole e con le immagini e con i suoni e poi con i movimenti e con l’immobilità e ci ho provato di getto e ci ho provato con calma poi ci ho provato con l’istinto e ci ho provato con la ragione e sto ancora qui ad inseguire il treno con il fiato che muore in gola mentre muovo le cosce e scanso le erbacce io che ho il cuore pieno di un’amore infinito corro e inseguo il treno come un tossico in crisi di astinenza artistica e poi un cartello mi si para davanti con scritto novanta novantacinque cento come quello vicino la ferrovia vicino casa mia vicino alla mia infanzia e c’è la ruggine e dietro un cielo pieno di nuvole bianche e gonfie e corro e inseguo il treno senza soste e il fiato quasi mi muore in gola e il sudore scorre volgare sulle mie tempie e la progressione armonica dei pensieri è veloce e sconnessa e sincera e davanti a me non vedo il treno ma il mare e per un attimo impreco dentro e mi stupisco perché i binari finiscono nell’acqua e scompaiono tra le onde e io non mi fermo e corro e il mare è sempre più vicino e i binari davvero si immergono nella spuma delle piccole onde che sbattono sulla battigia e io continuo a muovere le cosce e i piedi e sono sereno e senza paura perché lo capisco che è proprio qui che il treno voleva portarmi quel treno che mi ha fatto scorrere il sudore sulle tempie e ricordare e scrivere e amare e morire il fiato in gola e gioire io lo sento questo mare mentre i piedi si bagnano e poi si bagnano i polpacci e le ginocchia e le cosce e poi tutto il resto fino alla gola e le labbra e il naso e gli occhi e però non gli chiudo gli occhi li lascio aperti e lì in fondo al mare lo vedo il treno che ho inseguito lo vedo nel suo splendore bagnato e arrugginito e il fiato in gola non muore più e faccio un meraviglioso respiro e mi siedo dentro la locomotiva di quello che a prima vista sembra essere un regionale