«Vuoi guarire?»
Ieromonaco Giovanni GuaitaMeditazione dello ieromonaco Giovanni Guaita sulla Domenica del paralitico, 3 maggio 2026.

Buongiorno, amici. Oggi è la quarta domenica di Pasqua. Qui bisogna spiegare che si tratta solo della terza domenica dopo la data della Pasqua, ma in realtà, secondo l’uso antico, si conta anche il giorno stesso di Pasqua. Per questo motivo, la giornata di oggi è chiamata "quarta domenica di Pasqua". E leggiamo il Vangelo odierno, tratto dal quinto capitolo del Vangelo secondo Giovanni.
“Vi era una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Ora, a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, che ha cinque portici. Sotto di essi giaceva una grande moltitudine di malati, ciechi, zoppi e paralitici, in attesa del movimento dell’acqua. Poiché un angelo del Signore, di tanto in tanto, scendeva nella piscina e agitava l’acqua; e il primo che vi entrava dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.
Si trovava lì un uomo che era malato da trentotto anni. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quel modo da molto tempo, gli disse: «Vuoi guarire?». Il malato gli rispose: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E all’istante quell’uomo guarì, prese il suo lettuccio e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito portare il tuo lettuccio». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». Gli chiesero allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"?». Ma l’uomo guarito non sapeva chi fosse, poiché Gesù si era allontanato tra la folla che si trovava in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Che cosa ci dice questo racconto sulla guarigione di quest’uomo paralitico? Prima di tutto, ci parla della condizione penosa di quest’uomo. È paralizzato e attende la guarigione da ben trentotto anni. Ma la guarigione non avviene mai. Trentotto anni, considerando la durata media della vita a quel tempo, rappresentano un periodo lunghissimo. È gran parte della vita, senza ombra di dubbio. Ma qui colpisce qualcos’altro, non solo il fatto che sia paralizzato fisicamente.
Colpisce il fatto che non abbia nessuno che possa aiutarlo. La tragedia di quest’uomo risiede innanzitutto in questa tristissima assenza di amici. In un altro passo del Vangelo leggiamo di quattro amici che portarono il loro compagno da Gesù affinché lo guarisse; e per aiutare il loro amico arrivarono a scoperchiare il tetto della casa dove si trovava Gesù. Quelli erano veri amici. Invece il nostro protagonista di oggi, il paralitico, non ha nessuno. E questa è la cosa più terribile, perché si tratta di una paralisi non solo del corpo, ma anche dell’anima.

Non ha speranza. O almeno, così pensa. Ne è convinto, proprio perché non ha nessuno intorno a sé.
Quante persone sole e abbandonate ci sono nelle nostre città, specialmente in quelle grandi? Persone che non hanno parenti, né amici, né conoscenti. Quante persone sole non sanno a chi rivolgersi in caso di bisogno, proprio come questo paralitico. È molto triste. E per noi cristiani questa è una questione molto seria. Le nostre comunità dovrebbero essere prima di tutto una casa per queste persone, per coloro che non hanno nessuno. Ecco ciò a cui dovremmo pensare prima di ogni altra cosa.
Gesù rivolge al paralitico una domanda apparentemente strana: «Vuoi guarire?». Provate a immaginare: quell’uomo è malato da trentotto anni. Certo che vuole guarire! Lo sogna ogni giorno, è ben per questo che resta buttato lì accanto a quella piscina, nella speranza che qualcuno prima o poi lo aiuti a raggiungere l'acqua prima degli altri.
Eppure, questa domanda non è così strana, né la risposta così ovvia. Il fatto è che molto spesso, quando una persona soffre, finisce per identificarsi con la propria sofferenza. Vede solo il proprio dolore e nient'altro. Perché Maria Maddalena non riconobbe Cristo risorto? Perché soffriva a tal punto, da non vedere nient’altro. Perché i discepoli di Emmaus non lo riconobbero? Come scrive l’evangelista Luca con un’espressione sorprendente, "i loro occhi erano impediti", perché erano molto tristi e scoraggiati. E una persona scoraggiata vede solo la propria sofferenza. Questo è ciò che accade a questo paralitico. Perciò la domanda di Gesù, «vuoi guarire?», è piuttosto provocatoria e molto importante, perché risveglia di nuovo una speranza in quest’uomo.
Quando l’uomo spiega a Gesù che non ha nessuno che lo aiuti, e che per questo non riesce a scendere per primo quando l’acqua si agita, Gesù gli dice: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E accade l'inconcepibile: quell'uomo trova davvero in sé la forza di alzarsi e camminare. È guarito. Ciò che è molto importante, a mio avviso, è il fatto che Gesù non lo abbia aiutato a scendere in acqua, perché l'acqua non c'entrava assolutamente nulla. Serviva solo la fede. Ed è per questo che Gesù lo guarisce senza bisogno dell'acqua.

Credo ci sia un punto molto interessante: quest'acqua... La gente era convinta che grazie a quell'acqua avvenissero delle guarigioni. Era una tradizione pia, una credenza popolare. La gente ci credeva. Ma il punto è che evidentemente qualcuno (incluso questo paralitico) non capiva che la cosa più importante era proprio la fede. E quando Gesù dice: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina», in quell'uomo si risveglia la fede stessa. A quel punto l'acqua non gli serve più a nulla.
Mi sembra che l'acqua sia estremamente importante in questo racconto perché gioca il ruolo di una "condizione". Tutti erano convinti, compreso il malato, che scendere in acqua fosse indispensabile per guarire. Era una condizione posta alla guarigione; invece si scopre che non ci sono condizioni, perché la fede può darci qualcosa in modo assoluto. Perciò l'acqua non serve più. Bastano la fede e la fiducia. Il Signore gli ha detto: «Alzati, prendi il tuo lettuccio», ed egli si è alzato e ha preso il giaciglio. Ha trovato in sé la forza.
Quanto spesso poniamo delle condizioni alla nostra felicità! Diciamo: "Non appena avrò questo e quello, sarò finalmente felice. Non appena guarirò, starò davvero bene. Non appena potrò comprare la macchina o la casa...". Ci sono sempre delle condizioni per essere felici. Ma il racconto di oggi ci dice che non servono condizioni. La felicità esiste, e risiede proprio nella fede. Basta la fede, la fiducia in Cristo.
Per il paralitico, il lettuccio simboleggia la sua malattia e la sua infermità, ma è anche il suo mezzo di trasporto, per così dire. Poteva spostarsi solo se qualcuno lo aiutava trasportandolo su quel lettuccio. Da quel momento in poi, non sarà più lui a essere portato, ma sarà lui a portare il lettuccio. Tutto cambia, tutto diventa completamente diverso. Questo simbolicamente significa che le nostre infermità possono talvolta aiutarci nella vita, se le accogliamo con cuore sereno e con fede.
Oggi il Signore guarda anche noi e rivolge a noi la stessa domanda che fece al paralitico: «Vuoi guarire?». Non ci impone nulla, non ci dà ricette. Non è come la pubblicità che ci assilla costantemente. Il Signore, con estrema delicatezza, ci chiede: «Vuoi guarire?», che significa: «Vuoi stare con me? Vuoi liberarti da tutte le tue debolezze e infermità fisiche, psichiche e spirituali?». Forse dobbiamo solo imparare a fidarci di Lui. Questa è la fede: trovare in noi la forza di alzarci e camminare.

Qui sono molto importanti questi due verbi: "alzati" e "prendi il tuo lettuccio". Ma è altrettanto importante il terzo verbo: "cammina". Che cos'è la vita e che cos'è la fede per noi? È proprio camminare. È un camminare dietro al Signore. In una persona che cammina è in atto un processo vitale. Allo stesso modo noi camminiamo nella vita. Se accettiamo tutto ciò che ci capita — gioie, problemi, salute e infermità — l'importante è camminare, non fermarsi, non aspettare ciò che non dobbiamo aspettare, come il paralitico che attendeva di poter scendere in acqua. Si è scoperto che non era necessario, perché la cosa più importante era solo la fede nel suo cuore. Di questo ci parla questa meravigliosa festa di oggi.
Cristo è risorto, amici!