Visages Villages

Visages Villages

Simbad Il Marinaio
La corsa nei corridoi del Louvre

Il documentario di Agnes Varda e JR "Visages, Villages" è bellissimo!

L'incontro tra l'anticipatrice del femminismo nel cinema francese della nouvelle vague e il Bansky francese è curioso, intelligente, fresco e ha generato un prodotto davvero raffinato: leggero e profondo, ironico e struggente. Poesia e memoria, eleganza e sentimento, ironia e profonda serietà.

Una caricatura

Mi sono molto affezionato a questo lavoro anche perché è la cosa che arriverà ad un grande pubblico (certamente di nicchia, ma in tutto il mondo) che somiglia di più all'esperienza di Cinemovel.


Il film è un road movie: con un furgone a forma di macchina fotografica i due improbabili amici vanno a cercare la Francia profonda, quella che sta per essere dimenticata e definitivamente superata dall'innovazione tecnologica e dalla globalizzazione, quella dei lavori più umili e faticosi, quella dimenticata della memoria.

  • Ho trovato davvero poetica la visita al micro cimitero in Provenza dove riposano Henry Cartier - Bresson e sua moglie. (Nei siti italiani ho trovato questa visita un po' sghemba ma che descrive come arrivarci).

Ma il film è soprattutto una cronaca su questa improbabilità dell'amicizia tra due artisti: una novantenne e un trentenne. In Italia, qualcosa di paragonabile è avvenuto tra Pif e Ettore Scola. Qui, complice la condizione più vispa della Varda, si tratta di un vero viaggio e di una scoperta della sua personalità più profonda da parte del giovane verso la vecchia maestra. C'è un soggetto più complesso e un'energia legata ai luoghi: sia quelli conosciuti, che quelli da esplorare insieme per la prima volta.

La chiusa del documentario
Visages Villages è l'avventura di due generazioni di artisti i cui sogni finiscono per essere gli stessi. Un viaggio di passione per l'arte, di ricerca della bellezza nelle storie attraverso il cinema. È un fardello di ispirazione sul passato, presente e futuro, dell'apprendimento e dell'evoluzione. Un documentario potente che finisce per essere un dono commovente, saggio ed estremamente prezioso per tutti i gusti dell'arte e del cinema.
Il manifesto italiano


La parola chiave è certamente CURIOSITA'

Per nutrire la curiosità, il senso della scoperta, la conoscenza della realtà il viaggio è necessario.

La poesia io l'ho trovata scintillante nella parte dedicata al ritorno sulle spiagge e il mare di Les plages d’Agnès. "Con la marea che ha spazzato via le immagini. E la tempesta di vento e sabbia sembrava eliminare dall’inquadratura anche corpi" dei due protagonisti.


Poi, struggente, la preparazione e l'attesa dell'incontro con Il Cinema (basta spoiler). Il capostipite, convitato di pietra, Jean-Luc Godard.

Anche su questo si intreccia la mia sconfinata ammirazione per questo complesso maestro del cinema e con la mia esperienza personale.

Racconterò qui un episodio.

Era il 1984 - forse il 4 o 5 gennaio di quell'anno cruciale per la mia vita - Eravamo a Parigi con Paolo Calabrò, Raffaele Tassoni, Edoardo Pederzoli ed Emiliano Montanari. La sera, visto che era una visione impossibile in Italia, vedemmo per la prima volta Ultimo Tango a Parigi.

Il post sul mio facebook che riprende una recente intervista di Bertolucci

Il giorno dopo perseguimmo insieme uno degli obiettivi del viaggio: incontrare Godard - naturalmente ciò era prioritario per Emiliano, che aveva in mente di lavorare con il cinema già da diversi anni, e allora non ne aveva ancora 20 - Eravamo determinati ad andare fino in fondo.

Non avevamo preso alcun appuntamento, ma avevamo il suo indirizzo di casa: Rue Vavin 28. Andammo in quella strada la mattina presto. Entrammo in un bar pieno di studentesse di una bellezza mozzafiato. Almeno nel mio ricordo.

Uscimmo e cercammo il numero civico. La prima cosa, sorprendente, era che la casa dove dovevamo andare era la stessa dove era ambientata l'ultima scena del film di Bertolucci. Questa a gradoni:

La casa di Ultimo Tango dove è collocata la casa della famiglia di Jeanne, la protagonista.

Negli anni, poi, ho scoperto che la casa coperta di mattonelle bianche e azzurre, smaltate, era un monumento storico, tutelato fin dal 1975, opera degli architetti Henry Sauvage e Charles Sarazin.

Io ero già ebbro di felicità per quella scoperta.

Poi, sempre nello stesso stabile, c'era la più bella cartoleria che avevessi mai visto in vita mia e che tale è rimasta: Marie Papier. Un posto dove tutti i sensi erano stimolati: l'odore della carta, i colori dei blocchi per appunti e dei quaderni di tutte le dimensioni, il piacere della carta fine al tatto, da quanto erano belli me li sarei mangiati e la voce della proprietaria - che infondeva calma e famigliarità - rendevano quello un posto da favola.

Dopo tanti anni oggi ho scoperto che ha chiuso: quasi sempre durante le decine di viaggi che ho fatto nella mia città europea preferita, sono passato di lì, poche volte ho comprato (era una vera gioielleria) ma come i bambini guardavo tutto con un desiderio assoluto... che non essendo mai appagato fino in fondo, rimaneva ancora più forte.

La vetrina di Marie Papier, come la ricordo anch'io.

Ci decidemmo. Qualcuno usciva dalla casa e ne approfittammo per entrare.

Salimmo le scale. Emiliano aveva anche il numero dell'interno. E tutte le indicazioni erano precise... Arrivammo all'ultimo piano. C'era il campanello con la scritta in stampatello, ma a mano: "Godard - Karina".

L'emozione era a 1000.

Suonai, perché ero quello che masticava il francese più degli altri. Da dietro la porta ci rispose una voce femminile un po' sgarbata.

"Chi è?"

Imbarazzato risposi:

"Stiamo cercando il Maestro Godard..."

La voce femminile divenne ancora più agitata e il tono si trasformò in urlo:

"Non è qui! L'ho cacciato via quello stronzo! Non si deve fare più vedere... Diteglielo. Bastardo!"

Dire che fossi in imbarazzo era poco:

"Ci scusi... ci perdoni..."

"Non si deve fare mai più vedere!... Mai più!"

Mi pare di ricordare che qualcuno mi suggerì di chiedere dove lo potevamo trovare... "Sei scemo?" replicai.

Ce ne andammo... Ma io mi ero fatto l'idea che dall'altra parte della porta ci fosse proprio la sua musa (o, viste le circostanze, ex musa): Anna Karina... e che non fosse proprio il momento per chiederle di conoscerla...