VOLKSWAGEN, L’ECONOMIA DELLA GUERRA
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ La storica fabbrica Volkswagen di Osnabrück, per decenni simbolo dell’industria automobilistica tedesca, cesserà di produrre automobili nell’estate del 2027 per essere riconvertita in un polo destinato alla produzione di sistemi militari.
🔸️ L’accordo siglato tra Volkswagen, il “Land” della Bassa Sassonia e il fondo israeliano Aurelius Capital apre le porte all’ingresso del colosso bellico statale israeliano Rafael Advanced Defense Systems.
🔸️ Questo accordo segna un passaggio senza precedenti nella riconversione di un intero impianto civile tedesco verso l’industria degli armamenti, quindi l’operazione va ben oltre una semplice ristrutturazione industriale.
🔸️ Arriva nel pieno della crisi dell’automotive tedesco, mentre Berlino accelera il riarmo, aumenta le spese militari e rafforza il sostegno alla macchina da guerra israeliana.
🔸️ La vicenda di Osnabrück diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia: l’integrazione crescente tra grande industria, governo e complesso militare in una Germania che sembra orientare parte della propria economia verso una produzione sempre più legata alla guerra.
🔸️ L’intesa annunciata il 7 settembre prevede la vendita dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück a una nuova società controllata dal fondo Aurelius Capital, con una partecipazione di minoranza del “Land” della Bassa Sassonia.
🔸️ Volkswagen uscirà completamente dall’operazione, cedendo fabbrica, terreni e infrastrutture. Il sito sarà trasformato in quello che il gruppo automobilistico definisce un “centro di competenza per soluzioni di sicurezza e difesa”.
🔸️ Dietro questa formula, tuttavia, c’è un programma preciso: Rafael utilizzerà l’impianto come primo grande partner industriale per produrre in Germania sistemi di lancio pesanti, veicoli militari, generatori e componenti destinati ai sistemi di difesa aerea Iron Dome e ad altri programmi militari rivolti sia a Israele sia ai clienti europei.
🔸️ Rafael non è un’azienda privata qualsiasi. È il principale produttore di armamenti dello stato ebraico, direttamente controllato dal ministero della Difesa di Tel Aviv e protagonista nello sviluppo dell’Iron Dome, oltre che di numerosi sistemi missilistici utilizzati dall’esercito israeliano nel genocidio a Gaza, in Libano e in altri teatri regionali.
🔸️ La struttura dell’operazione risponde anche a un preciso obiettivo politico. Nei mesi scorsi il fondo sovrano del Qatar (Qatar Investment Authority), che controlla circa il 17% dei diritti di voto di Volkswagen, aveva espresso contrarietà all’ingresso diretto di Rafael nella governance del gruppo.
🔸️ La soluzione trovata consiste nell’estromettere Volkswagen dalla partnership militare. Saranno Aurelius e il governo della Bassa Sassonia, a stipulare gli accordi industriali con Rafael, aggirando di fatto la possibilità di un veto da parte dell’azionista qatariota....
🔸️.... La riconversione viene presentata dal management Volkswagen, dal sindacato IG Metall e dal consiglio di fabbrica come una garanzia occupazionale. I numeri raccontano però una realtà diversa.
🔸️ Dei circa 1.800 lavoratori attuali, soltanto circa 1.200 resteranno nella nuova azienda. Quattrocento posti saranno eliminati immediatamente e altri duecento sono destinati a scomparire successivamente. Inoltre, la tutela occupazionale per chi rimarrà è garantita solo fino alla fine del 2029.
🔸️ Nonostante questo ridimensionamento, la presidente del consiglio di fabbrica Volkswagen, Daniela Cavallo, ha definito l’accordo “una pietra miliare” per il futuro del sito, mentre la leadership di IG Metall parla di “nuovo futuro industriale” per Osnabrück.
🔸️ La vendita dello stabilimento si inserisce nella più grave crisi attraversata da Volkswagen dalla Seconda guerra mondiale. Il gruppo ha di recente annunciato un piano di ristrutturazione che prevede circa 50.000 tagli occupazionali in Germania e la progressiva uscita dalla produzione automobilistica in diversi impianti entro il prossimo decennio.
🔸️ Alla base della crisi ci sono il calo della domanda europea, la concorrenza cinese, le tariffe commerciali statunitensi ma soprattutto il drastico aumento dei costi energetici seguito alla rottura dei rapporti economici con la Russia.
🔸️ La rinuncia al gas russo a basso costo, accelerata dopo il conflitto in Ucraina e aggravata dalla distruzione dei gasdotti Nord Stream, ha colpito uno dei principali vantaggi competitivi dell’industria tedesca.
🔸️ Molti settori manifatturieri hanno visto aumentare drasticamente i costi di produzione, contribuendo alla perdita di competitività internazionale....
🔸️.... Il caso Osnabrück rischia di non restare isolato. Fondi d’investimento e industria della difesa guardano già allo stabilimento come a un laboratorio per future riconversioni di altri siti Volkswagen in difficoltà.
🔸️ Tra gli impianti citati nel dibattito figurano Emden, Hannover, Neckarsulm e Zwickau, dove la produzione automobilistica è destinata a ridursi nei prossimi anni.
🔸️ La prospettiva è che la crisi dell’automobile venga affrontata non attraverso un rilancio della manifattura civile e il ritorno a politiche razionali, ma tramite l’espansione della produzione militare.
🔸️ La trasformazione di Osnabrück diventa così il simbolo di una Germania che, di fronte alla perdita di competitività del proprio modello economico, sembra individuare nel riarmo una nuova politica industriale.
🔸️ Una scelta destinata ad avere conseguenze non solo economiche e occupazionali, ma anche geopolitiche e morali, perché lega sempre più strettamente una parte dell’apparato produttivo europeo alle guerre in corso e alla crescente militarizzazione del continente.... ⤵️
Mario Lombardo
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