VERSO IL DECOUPLING. IN FRETTA, SE POSSIBILE
Giubbe Rosse
Siete sicuri, vero, che una sana apartheid non sarebbe a questo punto la soluzione migliore, la più democratica, incruenta, rispettosa della libertà e dei diritti fondamentali di tutti, per non dire l'unica possibile? Che non sarebbe meglio ufficializzare il decoupling, come lo definimmo giorni fa in un nostro articolo, ossia il progressivo distacco (peraltro già in atto in molti campi) di una parte della società dalla maggioranza che oggi sembra voler sostenere una simile visione ascientifica, incostituzionale, ortodossa, oltranzista (per non dire fascista) della società e delle istituzioni ed è disposta a convivere esclusivamente con chi la condivide o si piega ad accettarla? Siete sicuri, vero, di non poter vivere accanto o vicino a individui simili, che da settimane discettano sulle colonne dei mainstream su quali punizioni infliggervi a causa della vostra ostinazione a non confermare il loro assioma? Che sono disposti a tollerarvi solo a condizione della vostra resa alla loro pretesa superiorità antropologica? Non sarebbe meglio, piuttosto, iniziare a pensare fin d'ora a creare una sacca di resistenza autonoma, sempre più indipendente, all'interno della quale applicare regole diverse, senza al contempo ledere i diritti e le libertà di chi, invece, ritiene quelle regole giuste e imprescindibili? Come dicono gli anglosassoni, good fences make good neighbours.
Guardate che l'alternativa è la guerra civile. Pensateci.
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