Ontologia delle esperienze di entità psichedeliche nella psicologia evolutiva e nella neurofenomenologia - parte 1

Ontologia delle esperienze di entità psichedeliche nella psicologia evolutiva e nella neurofenomenologia - parte 1

Winkelman Michael James - Traduzione: Benway

1) Introduzione:

Cosa dobbiamo farne delle segnalazioni di entità psichedeliche e delle esperienze di esseri autonomi spesso sperimentate con sostanze psichedeliche? Molti sostengono che non sono un'allucinazione o semplicemente fenomeni legati all'esperienza con la sostanza, ma sono piuttosto una manifestazione di qualche noumena reale trascendente che coinvolge il contatto comunicativo con un altro essere senziente (ad esempio, vedi Luke, 2011; Meyer, 1994, 2010; St John, 2015).  Qual è la realtà di queste esperienze? Come possiamo comprendere l'ontologia e l'origine delle esperienze di entità se non accettiamo il fatto che sono i riflessi di una realtà trascendente?


Se liquidiamo queste esperienze come allucinazioni irrilevanti senza sostanza o significato, escludiamo informazioni significative riguardo alla natura della mente umana. Tuttavia, se accettiamo semplicemente le esperienze fenomenologiche delle entità come realtà trascendenti, commettiamo un errore di ingenuità epistemologica. La distinzione kantiana tra fenomeni e noumeni ci torna utile. Queste entità psichedeliche rappresentano noumena, manifestazioni di una realtà reale trascendente o sono semplicemente fenomeni prodotti dai nostri cervelli complessi? Sono da considerare esperienze allucinatorie oniriche?


L'esperienza di un'entità non significa che ciò che vediamo sia una realtà reale. La tendenza per la mente di fare scherzi è facilmente illustrata nelle illusioni visive e con figure distorte che usano orientamenti di linee irregolari per forzare l'occhio alla percezione del movimento. Le illusioni visive non si muovono come le percepiamo, ma piuttosto sono distorsioni prodotte dal nostro cervello e dal nostro sistema visivo. Nondimeno, la distinzione dei fenomeni giustifica l'accettazione della realtà delle esperienze per la persona. Accettare i contenuti fenomenici dell'esperienza come dati per l'esplorazione scientifica dei fenomeni della mente umana fornisce un fondamento empirico per caratterizzare la natura di queste esperienze. L'analisi di queste descrizioni può fornire dati per determinare se esiste una realtà oggettiva (intersoggettiva) per queste esperienze; esaminare la loro natura come entità concettuali; e identificare i meccanismi che producono queste esperienze in termini di effetti noti delle sostanze psichedeliche sulla funzione cerebrale, potenzialmente spiegando i processi che producono queste manifestazioni spesso così convincenti.


2) Le realtà ontologiche delle entità psichedeliche:

Le entità psichedeliche sono ovviamente esperienze che possono verificarsi. Come possiamo concettualizzare questi dati rispetto all'ontologia che riguarda la natura della realtà, le somiglianze e le differenze tra le categorie fondamentali degli esseri che possono esistere (Encyclopedia of Philosophy)? Le definizioni delle entità del Merriam-Webster Dictionary (2017) aiutano a chiarire almeno tre tipi di entità psichedeliche: entità trascendenti (noumeno, "1: un essere, esistenza, in particolare: esistenza indipendente, separata o autonoma"), oggettive (fenomeno intersoggettivo) ed entità concettuali ("2: qualcosa che ha esistenza separata e distinta e realtà oggettiva o concettuale").


Il significato della definizione 1:"esistenza indipendente, separata o autonoma" implica un'entità empirica con stato trascendente. I veri credenti che sostengono che le esperienze di entità psichedeliche sono reali rappresentano la nozione di un'esistenza separata ed indipendente, al di là della nostra immaginazione, di un'entità trascendente che implica un noumeno.  A mio parere, tali affermazioni non sono state suffragate da metodologie rigorose (cioè ricerca parapsicologica). Lascerò la valutazione di questa realtà trascendente degli esseri psichedelici per gli altri e indirizzerò la mia ricerca verso i concetti di entità oggettiva (esperienza intersoggettivamente validata) ed entità concettuale (una spiegazione per tali esperienze).


I concetti di un'entità psichedelica oggettiva possono essere derivati da somiglianze nelle esperienze individuali che puntano ad una realtà intersoggettiva condivisa che sta alla base delle esperienze - ci sono ridondanti caratteristiche negli incontri di entità psichedeliche? La questione di un'entità psichedelica oggettiva prende in considerazione il fatto che tra gli osservatori ci siano caratteristiche comuni. Possiamo concordare oggettivamente - interpersonalmente e intersoggettivamente, e in definitiva scientificamente - ci sono caratteristiche regolari che si manifestano in queste esperienze?


Se gli incontri con entità psichedeliche producono un modello ripetibile di esperienze attraverso le persone, questi schemi stabiliscono un'entità psichedelica oggettiva, nonché un fenomeno che deve essere spiegato come un'entità concettuale. Proprio come spieghiamo l'esperienza dell'arcobaleno come la luce del sole che si riflette nelle gocce d'acqua in aria, possiamo cercare spiegazioni naturali sulla natura delle esperienze con le entità che non richiedono di evocare la nozione di un noumena trascendente. Non c'è davvero un arcobaleno dove se ne percepisce uno, ma possiamo spiegare questa osservazione ripetibile intersoggettivamente convalidata attraverso una spiegazione concettuale che implica una comprensione della fisica della luce e della percezione.


Credo che le prove disponibili ci consentano di fornire una spiegazione materialista simile per le esperienze di entità psichedeliche all'interno delle strutture note degli effetti psichedelici sul cervello. Ma lo sviluppo di un discorso razionale ed empirico sulle entità psichedeliche affronta sfide dovute alla mancanza di tentativi formalizzati di un rigoroso esame comparativo. Come hanno osservato Gallimore e Luke (2016 e 2011), abbiamo bisogno di uno studio accademico degli incontri di entità che offra un esame approfondito delle somiglianze nelle relazioni indipendenti identificando le caratteristiche ricorrenti comuni di queste esperienze.


Questo articolo propone uno studio interculturale e interdisciplinare delle caratteristiche delle entità ed utilizza i materiali del caso ed i profili delle esperienze di entità psichedeliche per offrire ipotesi su ciò che potrebbe essere rivelato da tali prove sistematiche. Questo documento delinea una metodologia per affrontare empiricamente la questione delle entità psichedeliche oggettive e propone una serie di ipotesi riguardanti le qualità di queste esperienze basate sui principi della psicologia evolutiva e della neurofenomenologia delle esperienze psichedeliche. Queste prospettive derivate dalla psicologia evolutiva forniscono ipotesi riguardanti le qualità delle entità psichedeliche oggettive attraverso una definizione concettuale di entità psichedelica e facendo riferimento a processi cerebrali che coinvolgono strutture modulari innate e le loro funzioni. Propongo spiegazioni sul motivo per cui le entità psichedeliche oggettive dovrebbero riflettere le strutture modulari del cervello e presento una serie di ipotesi derivate dalla psicologia evolutiva riguardanti le caratteristiche di base delle esperienze oggettive di entità.


Le possibili qualità delle entità psichedeliche oggettive sono suggerite dai confronti di relazioni di queste esperienze; ciò rivela anche un'ampia diversità tra varie esperienze di entità, compreso fra quelle di individui che usano lo stesso farmaco. Tali confronti mettono in dubbio l'assunzione di un unico concetto oggettivo non ambiguo di un'esperienza di un'entità, con un insieme comune di caratteristiche manifestate in tutte le esperienze. Ma solo attraverso un'analisi sistematica e comparativa delle esperienze di entità possiamo determinare se le esperienze di entità indotte da uno psichedelico costituiscono un'entità oggettiva singolare, una chiara classe di esperienze che sono associate in modo univoco ed affidabile alle esperienze psichedeliche, o se sono solo un altro esempio di un'esperienza ampiamente distribuita di varie forme di incontro con un'altro essere, ma alieno.


Nondimeno, in entrambi i casi, l'esistenza di una base naturalistica per le esperienze di entità psichedeliche è suggerita da rapporti di incontri con entità che assomigliano ad altri tipi di esseri soprannaturali ben conosciuti, come elfi, spiriti ed extraterrestri.


Queste somiglianze indicano la necessità di una spiegazione più ampia delle entità psichedeliche nel contesto di altri tipi di entità mitologiche, spirituali, religiose e soprannaturali, una spiegazione che si trova nella loro base comune nella biologia umana. Le apparenti somiglianze delle entità psichedeliche ai vari altri tipi di esperienze di entità rilevate attraverso le culture, il tempo e le diverse condizioni per alterare la coscienza suggeriscono che si debba cercare una spiegazione all'interno delle funzioni innate del cervello umano.


Queste somiglianze interculturali sono esaminate nel contesto degli operatori innati e delle intelligenze innate degli esseri umani (vedi Gardner, 2000), antichi adattamenti umani che forniscono aspetti basilari dei nostri moduli di elaborazione funzionale inconscia. Queste coinvolgono funzioni innate per operazioni specifiche, come la rilevazione di un agente, il riconoscimento di specie animali, la percezione dei pensieri sociali degli altri, l'interpretazione imitativa degli altri (inferenza del neurone specchio) e altre capacità di elaborazione automatica adattativa delle informazioni acquisite nel corso dell'evoluzione umana.


Queste caratteristiche delle entità psichedeliche che coinvolgono intelligenze innate sono state evocate come spiegazioni per l'universalità delle credenze spirituali. Questi riflettono il funzionamento di intelligenze, moduli ed operatori innati per l'elaborazione inconscia delle caratteristiche più significative dell'ambiente - animali e altri esseri umani (vedi Gardner, 2000). La nostra psicologia evoluta innata comporta un numero di predisposizioni e strutture interpretative fornite dalla biologia per rilevare le caratteristiche di entità simili a quelle umane. Questa tendenza è una conseguenza di milioni di anni di adattamenti ai più importanti fattori che influenzano la sopravvivenza umana - altre entità simili a quelle umane. Queste strutture innate hanno coltivato una disposizione verso l'interpretazione del mondo esterno in termini di presenza degli altri e dei loro desideri, intenzioni, temperamento, ecc. Queste tendenze riflettono la necessità di adattarsi ad un mondo sociale in cui la capacità di comprendere le disposizioni interne degli altri i membri della nostra specie - le loro percezioni, pensieri, intenzioni, ruoli, personalità, valutazioni ed emozioni - ha svolto un ruolo cruciale nell'adattamento e nella sopravvivenza.


L'inevitabile proiezione di qualità simili a quelle umane nella nostra percezione del mondo richiede di valutare l'esperienza delle entità psichedeliche in riferimento alla nostra predisposizione evoluta a proiettare entità umane con determinate caratteristiche. Il documento propone ipotesi verificabili derivate dalla psicologia evolutiva che collegano le caratteristiche delle esperienze di entità psichedeliche a funzioni di strutture modulari innate del cervello.


3) Le immagini entopiche psichedeliche come moduli innati:

Una giustificazione per valutare la struttura delle esperienze di entità psichedeliche in relazione a strutture cerebrali innate si trova nei fenomeni di entoptici, cioè i fenomeni visivi prodotti dalle funzioni innate del cervello. La conoscenza che le sostanze psichedeliche stimolano i sistemi di rappresentazione innati risale a quasi un secolo fa (vedi Carr, 1995). Nei suoi studi sugli effetti soggettivi della mescalina, Kluver (1928) trovò che i suoi soggetti riportavano schemi geometrici ricorrenti. Ha usato questi dati soggettivi per fornire la caratterizzazione delle caratteristiche ricorrenti di queste immagini entoptiche, che ha etichettato come "costanti di forma". I tipi principali che ha riconosciuto includevano forme geometriche di base; una struttura reticolare manifestata come grata, nido d'ape e ragnatele; e aperture come tunnel, imbuti e coni.


La manifestazione diffusa di queste forme innate include le loro apparizioni naturali in esperienze non farmacologiche ed in condizioni mediche (cioè, epilessia, ipoglicemia da insulina, delirio da febbre o infezioni ed episodi psicotici); durante esperienze di pre-morte e stati ipnagogici; ed in condizioni di luci tremolanti, deprivazione sensoriale e percussioni ritmiche (Siegel, 1977). Le forme elementali delle immagini entoptiche sono anche integrate in modelli geometrici più grandi che caratterizzano il complesso immaginario delle esperienze psichedeliche.


Il quadro esplicativo centrale proposto per la contabilità delle caratteristiche delle entità psichedeliche coinvolge effetti psichedelici simili che stimolano (o liberano) aspetti innati della neurotrasmissione, funzioni cerebrali e le funzioni modulari innate del cervello. Queste spiegazioni neurofenomenologiche hanno il potenziale per evidenziare come le esperienze di entità psichedeliche possano portare all'apparizione irresistibile di una realtà oggettiva, piena di una forza esperienziale che si traduce in un significato epistemologico e ontologico ben percepito.


4) Metodi: un esame comparativo delle esperienze di entità:

Sappiamo quali sono le caratteristiche essenziali e necessarie dell'esperienza di un'entità psichedelica - oltre al fatto che sono coinvolti una sostanza psichedelica ed un'entità? Esiste un profilo specifico per le esperienze di entità psichedeliche, un insieme comune di caratteristiche di queste esperienze di entità che si verificano regolarmente sotto influenze psichedeliche? Non vi sono prove sistematiche che stabiliscano similitudini forti in un'esperienza così singolare; al contrario, i vari casi dimostrano che le esperienze di entità psichedeliche assumono una notevole varietà di forme. Questo articolo utilizza i materiali dei casi per identificare le possibili qualità delle entità e come base per ipotesi su ciò che potrebbe essere rivelato da uno studio formale interculturale e interdisciplinare di tali prove sistematiche .


5) La prova riguardante le esperienze di entità psichedeliche oggettive:

I dipinti di Pablo Amaringo (vedi Luna e Amaringo, 1999) rappresentano le esperienze con entità psichedeliche. Il lavoro di Amaringo evidenzia elementi che suggeriscono più di un singolo profilo per tali entità. Nondimeno, generalmente appaiono come umanoidi, ma riflettono una varietà di temi culturali e religiosi, tra cui amerindi, spiritisti, asiatici e cristiani. Le raffigurazioni di Amaringo coprono la gamma di temi riportati da Shanon (2010) nella sua analisi di una vasta gamma di esseri soprannaturali vissuti sotto l'influenza dell'ayahuasca. Shanon ha specificato che questi diversi tipi coinvolgono esseri mitologici; divinità e semi-divinità; ibridi umani e mezzi animali mutanti; extraterrestri - angeli ed esseri celesti; demoni ed altre entità della morte.


Queste figure prevalentemente antropomorfe si rispecchiano nel riassunto di Luke (2011) di vari studi sulle esperienze di entità apparse usando la dimetiltriptamina (DMT) che riportavano entità caratterizzate come gnomi, nane, elfi, folletti, goblin ed altri esseri appartenenti al "piccolo popolo", così come angeli, spiriti e Dei. La forma umanoide è superata nelle caratterizzazioni di esperienze delle entità DMT in contesti clinici moderni; I partecipanti di Strassman (2000) hanno sperimentato vari tipi di "esseri", tra cui "entità", "guide" e "alieni", ma appaiono simili a insetti, api, cactus, clown, mantidi, rettili, ragni e figure stilizzate.


Queste valutazioni, certamente non sistematiche, delle entità psichedeliche suggeriscono che non esiste un singolo profilo per un'entità psichedelica, ma una diversità di aspetti manifestati in queste esperienze. Nondimeno, se condividono proprietà o caratteristiche funzionali nelle loro manifestazioni nell'esperienza umana non è stato determinato attraverso uno studio sistematico. Le entità psichedeliche che appaiono come api, rettili e ragni fanno le stesse cose di quelle che appaiono come elfi, angeli ed ET?


I dati sui casi dimostrano che ciò che è riportato sulle entità psichedeliche si trova anche in molte esperienze mistiche e tradizioni culturali, che sono spesso evocate nel descrivere la natura delle esperienze con le droghe. I confronti casuali mostrano similitudini complessive di esperienze di entità psichedeliche con esperienze di entità in altri contesti, come visioni religiose e spirituali, sciamanesimo, esperienze di possessione, alleati spirituali, guardiani e trasformazione animale; esperienze extracorporee ed una serie di altri fenomeni anomali del corpo; esperienze di ossessione, fantasmi e apparizioni; incontri con varie entità concettualizzate nelle tradizioni folcloristiche e mitologiche come nani, elfi, "piccole persone", demoni, ecc .; esperienze di incontri di oggetti volanti non identificati (UFO); il contenuto fenomenologico delle esperienze oniriche; e la fenomenologia e la neurofisiologia di molte condizioni psichiatriche, compresi gli stati allucinatori.


Qualunque siano le loro proprietà uniche ci sono comunque notevoli paralleli fra molte esperienze di entità psichedeliche con altre esperienze di incontri con entità. Ad esempio le esperienze che derivano da estese pratiche meditative possono includere incontri con entità simili a quelle trovate nei rapporti di esperienze indotte da sostanze psichedeliche. Le tradizioni meditative hanno numerose relazioni di esperienze di entità che si incontrano durante profondi stati di meditazione o anche nella vita di tutti i giorni!


Hancock (2000) ha notato somiglianze sostanziali tra le esperienze di entità DMT con esperienze di fate, contatti con gli UFO e pratiche sciamaniche. Tali somiglianze hanno profonde implicazioni per le domande riguardanti la possibile natura delle entità psichedeliche oggettive.


Dobbiamo verificare se alcuni tipi di esperienze di entità sono uniche per le sostanze psichedeliche. Ci sono caratteristiche coerenti di esperienze di entità che si trovano solo con le sostanze psichedeliche o le esperienze di entità psichedeliche riflettono le stesse proprietà di base trovate in entità esperite in altri contesti? Se non esiste un tipo di esperienza di entità psichedelica ma una varietà di sottotipi, allora abbiamo diversi fenomeni oggettivi da spiegare. Se le principali caratteristiche dell'esperienza di un'entità psichedelica riflettono quelle di altri tipi di esperienze di entità, allora le nostre domande riguardano più ampiamente la spiegazione delle esperienze di entità in generale, e anche il motivo per cui le sostanze psichedeliche sono così potenti nell'indurre queste esperienze che si verificano anche in altri contesti.


6) Entitiologia:

Propongo che per determinare se vi siano caratteristiche coerenti e uniche delle esperienze di entità abbiamo bisogno di una valutazione inter-culturale e interdisciplinare di resoconti fenomenologici di diversi tipi di esperienze di entità (ad esempio, vedi Winkelman, 1992). Confronti quantitativi formali delle caratteristiche riportate di esperienze di entità diverse sono necessari per scoprire eventuali elementi comuni alle esperienze con le entità psichedeliche e alla loro unicità rispetto ad altri tipi di esperienze di entità. Abbiamo bisogno di un nuovo campo di indagine scientifica, l'entitiologia, cioè lo studio delle entità, per affrontare le domande sulla natura psichedelica e altri tipi di esperienze di entità. L'entitiologia potrebbe essere vista come parzialmente assunta nel campo della filosofia chiamata ontologia [The Encyclopedia of Philosophy (2017) ha caratterizzato l'ontologia come interessata allo studio degli esseri e della loro natura. L'ontologia è preoccupata in primo luogo della natura dell'essere e della realtà, di ciò che esiste ed è ciò di cui è fatta, quali sono le caratteristiche generali di queste cose; l'ontologia include la preoccupazione di identificare le categorie fondamentali dell'essere, la determinazione delle prove riguardo a quali entità possono esistere e come tali entità possono essere correlate all'interno di una gerarchia e suddivise in base a somiglianze e differenze (vedi anche Kenny, 2012)].


Per determinare le caratteristiche significative dell'esperienza delle entità, psichedeliche e non, dobbiamo essere in grado di codificare le variabili dai resoconti dettagliati di queste esperienze personali e sottoporre i dati empirici ad un'analisi sistematica per determinare i modelli di caratteristiche. Questa valutazione delle caratteristiche significative delle esperienze di entità richiede prima, una sollecitazione strutturata e la codifica delle descrizioni di queste esperienze; in secondo luogo, un'analisi delle somiglianze e delle differenze tra le esperienze delle entità, attraverso procedure come l'analisi dei cluster che definiscono gruppi simili; ed infine un confronto tra quei gruppi derivati empiricamente e le loro caratteristiche comuni con altri dati, comprese le etichette a priori per le esperienze; gli effetti noti delle sostanze psichedeliche sul cervello e sulla percezione; e le funzioni dei moduli innati ipotizzate per spiegare le loro caratteristiche.


Questa indagine sulle esperienze delle entità psichedeliche deve includere esperienze di entità oltre quelle direttamente collegate alle sostanze psichedeliche (per quanto importante possa essere una chiara delineazione della categoria "entità", non penso che sia necessario avere una definizione a priori. Bisogna includere tutti i possibili tipi di esperienze e relazioni nel nostro pool di dati di entità. Dovremmo essere dissuasi da una determinazione o definizione a priori di entità, consentendo di caratterizzare empiricamente, derivata dai dati piuttosto che utilizzata per definire i dati da raccogliere. Mentre si potrebbe obiettare che alcuni tipi di esperienze potrebbero non essere validi per l'inclusione nel campo delle entità le analisi empiriche dovrebbero essere in grado di dimostrare che l'inclusione di specifici tipi di dati distorce o aumenta significativamente la dimensione o la variabilità nei modelli. L'inclusione dei dati relativi alle non-entità potrebbero anche essere utili per mostrare la relazione tra tipi; entità e non entità, fornendo ponti nel regno dei normali fenomeni di coscienza). Se vogliamo stabilire che ci sono caratteristiche uniche nelle esperienze di entità psichedeliche che richiedono spiegazioni è possibile farlo attraverso il confronto di un profilo coerente di esperienze di entità psichedeliche con esperienze di entità che si verificano in altre condizioni. La possibile natura unica delle entità psichedeliche non può essere valutata in modo efficace a parte i confronti più ampi con tutti i tipi di entità, con le loro somiglianze e differenze che forniscono dati cruciali per rivelare la possibilità di un'esperienza oggettiva dell'entità psichedelica e della sua natura.


I nostri dati sulle entità devono essere inclusivi in molti sensi. Le esperienze di entità richiedono un senso di presenza al di fuori di se stessi, esterno al corpo? Oppure le entità possono anche essere vissute all'interno del corpo o anche solo nella mente, come nelle esperienze interdimensionali o nei fenomeni di possessione? Riconoscere che la nostra esperienza del mondo esterno è un modello prodotto nella mente mina qualsiasi rigida distinzione tra percezione di entità interne ed esterne, ma tali differenze nelle esperienze dovrebbero essere parte dei dati che raccogliamo dai rapporti di entità. Inoltre, le esperienze di entità psichedeliche sono tipicamente concettualizzate come interne alla mente, piuttosto che nel mondo esterno, richiedendo che tutte le forme di esperienze di entità interne siano considerate a fini comparativi.


Poiché le entità possono essere esperienze puramente mentali anche le esperienze nei sogni possono coinvolgere entità, in particolare esperienze di incubi o di succubi, in cui vi è un chiaro senso di essere attaccati da un'entità nel sonno. Le esperienze di altri esseri che si verificano durante i sogni forniscono un prototipo dell'esperienza dell'entità, ed i sogni forniscono una struttura normale e naturale per valutare le possibili qualità uniche delle esperienze di entità psichedeliche. In effetti, le qualità delle entità nei sogni possono essere molte, se non tutte, le principali qualità delle esperienze con le entità psichedeliche. D'altra parte, se ci sono differenze tra le esperienze di entità indotte da psichedelici e dal sogno, può rivelare ciò che è speciale nelle esperienze con le entità psichedeliche.


Di conseguenza, l'entitiologia deve comprendere una serie di aree di indagine e per necessità incorporerà almeno una parte del dominio delle entità riportate nelle seguenti aree di studio:


  • Angelologia,
  • Demonologia,
  • Spiritologia, ( Spiritology..ndt. )
  • UFOlogia,
  • Studi di folclore e mitologia su elfi, fate, nani, folletti, gnomi, goblin, leprecani, piccolo popolo e fenomeni simili riportati nelle culture di tutto il mondo,
  • Possessione, medianità e sciamanesimo,
  • Fantasmi, apparizioni e fenomeni di poltergeist,
  • Sindromi psichiatriche, in particolare sindromi corporee anormali ed esperienze come "Old Hag" ed altri sogni terrorizzanti.


Una codifica ed un'analisi sistematica delle caratteristiche di questi diversi account può determinare se si verificano o meno un singolo tipo o più tipi di esperienze di entità psichedeliche. Solo attraverso il confronto con i profili ottenuti per le relazioni di ciò che è concettualizzato come angeli, fate, extraterrestri e spiriti sciamanici possiamo determinare, se ci sono caratteristiche uniche appartenenti ad entità psichedeliche.


I dati codificati possono includere delle etichette (es. Elfo, extraterrestre, mostro, ecc.), ma devono enfatizzare descrizioni, caratteristiche viste o dedotte come: caratteristiche fisiche, comportamenti, intenzioni, attività, così come set e setting, il soggetto e l'entità.


Alcune delle aree generali per la codifica dei dati descrittivi riguardanti le entità includono:


  • Presenza (forma, colore, caratteristiche, dimensioni relative all'uomo e altri oggetti presenti);
  • Umanoide vs. forme non umanoidi, animali o macchine;
  • Comportamenti del soggetto e dell'entità;
  • Intenzioni dedotte;
  • Forme di comunicazione;
  • Contenuto dei messaggi ricevuti;
  • Significati personali per il soggetto;
  • Emozioni espresse dall'entità ed evocate dal soggetto;
  • Agency versus mechanical; ( non tradotto - ndt. )
  • Aspetti fisici e non fisici;
  • Tipo di condizioni che alterano la coscienza presenti per il soggetto;
  • Tipi di farmaci e dosaggio;
  • Alterazioni non farmacologiche della coscienza - notte, isolamento, canto, preghiera, digiuno, ecc .;
  • Manifestazioni di intelligenze modulari innate, funzioni cerebrali o operazioni - per entità e soggetto.


La lista delle variabili utilizzate dovrebbe essere derivata da ricerche fondate e teoria. Idealmente, la letteratura proveniente dalle numerose aree che hanno già valutato le qualità e le caratteristiche specifiche di vari tipi di entità (vale a dire, elfi, folletti, angeli, extraterrestri, ecc.) verrebbe estratta e utilizzata come base delle variabili descrittive codificate. Abbiamo bisogno di sapere in che modo le entità psichedeliche appaiono e sono vissute, così come ciò che non sono. Il riassunto delle caratteristiche di Angelologia (Fox & Sheldrake, 2014) è un esempio di aree variabili preesistenti ideali per una tale indagine.


La sequenza delle funzionalità nelle esperienze dovrebbe essere una parte dei dati. Idealmente, alcune delle caratteristiche personali degli intervistati sono anche valutate considerando la tendenza personale all'esperienza di alterazioni della coscienza.


7) Ipotesi relative alle esperienze di entità psichedeliche:

Un rapido esame delle relazioni di diversi tipi di entità suggerisce le seguenti ipotesi:


  • Ipotesi 1: Non esiste un singolo tipo di esperienza di entità psichedelica, ma un numero di sottotipi diversi di esperienze di entità psichedeliche.


  • Ipotesi 2: Le caratteristiche distintive dei diversi sottotipi di esperienze di entità indotta da psichedelici riflettono le caratteristiche centrali dei profili di esperienze riportate per altri tipi di entità.


  • Ipotesi 3: le persone che riferiscono esperienze di entità psichedeliche avranno punteggi superiori alla media su misure standard [questo può impiegare strumenti, come la  Phenomenology of Consciousness Inventory (Pekala, Steinberg e Kumar, 1986); the Five Dimensions of Altered States of Consciousness (Studerus, Gamma e Vollenweider, 2010); e The Abnormer Psychischer Zustaende (Dittrich, 1998; Dittrich, Von Arx, & Staub, 1981, 1985)] di suscettibilità alle alterazioni di coscienza, dissociazione, suscettibilità ipnotica, ecc.


Determinare un fenomeno oggettivo dell'entità psichedelica rivela le qualità da spiegare, fornendo una base per determinare ciò che è coinvolto nell'entità psichedelica concettuale. Se i dati convergenti di diverse culture e tipi di entità puntano a caratteristiche comuni di un'entità oggettiva, ciò indicherebbe qualcosa che trascende la situazione culturale umana. Questo si trova nelle relazioni che manifestano qualcosa oltre l'apparenza che percepiamo, quali che siano i principi comuni delle entità psichedeliche al di là della loro evidente diversità.


8) Un esempio di "studi sulle entità": il censimento delle allucinazioni:

Queste relazioni tra le caratteristiche che lo studio sistematico delle qualità delle esperienze delle entità psichedeliche potrebbe rivelare sono illuminate dai risultati del classico Censimento delle allucinazioni del XIX secolo (Sidgwick, Johnson, Myers, Podmore e Sidgwick, 1894). Questo studio ha chiesto alla gente: "Hai mai, quando sei completamente sveglio, una vivida impressione di vedere o di essere toccato da un essere vivente o oggetto inanimato, o di sentire una voce non dovuta a cause fisiche esterne?". Sembra una possibile esperienza di entità!


Le loro scoperte possono contribuire alla nostra comprensione delle esperienze delle entità. Anche le caratteristiche principali di quelle esperienze con entità che coinvolgono i morti sono generalmente caratterizzate dalla loro presenza dopo il risveglio dal sonno; una visione di un membro della famiglia; informazioni riguardo all'evento della morte di un parente, che è stato successivamente verificato. Questo sembra dirci qualcosa sulla natura causale di queste specifiche esperienze di entità - la precedente condizione di essere in un'alterazione del conscio indotta dal sonno, l'immagine di un familiare stretto che emerge dall'inconscio e la sua morte, che è stata successivamente confermata . Benvenuti nel mondo delle entità soprannaturali!


9) Intelligenze, moduli ed operatori innati:

Perché dovremmo valutare le esperienze delle entità psichedeliche all'interno delle strutture della psicologia evolutiva? Semplicemente perché la psicologia evolutiva e la scienza cognitiva della religione (vedi Atran, 2006; Barrett, 2000; Boyer, 2001, 2017; Clements, 2017; Pyysiäinen, 2009) hanno dimostrato che le operazioni dei meccanismi cerebrali innati possono spiegare la distribuzione virtuale universale delle credenze ed esperienze dello spirito. Di particolare rilevanza sono le prospettive su come le caratteristiche tipiche delle esperienze e delle credenze spirituali possono essere spiegate in termini delle funzioni degli operatori innati del cervello o dei moduli innati. Le somiglianze delle caratteristiche dell'entità con le funzioni delle caratteristiche cognitive umane innate supportano l'ipotesi che queste funzioni innate siano la fonte delle esperienze di entità.


L'operazione degli operatori innati ( The operation of innate operators - ndt. ) è rivelata nei comportamenti complessi dei neonati in un certo numero di aree, ad esempio la risposta di neonati a facce e configurazioni facciali. Otsuka (2014) ha esaminato gli studi sul riconoscimento facciale nei bambini che mostrano la loro attenzione selettiva per discriminare i volti umani. Il riconoscimento facciale è uno dei casi meglio studiati di un sistema cognitivo innato specializzato (Barrett, 2000), un sistema altamente sviluppato che Barrett ha notato potrebbe riflettere la necessità del riconoscimento dei parenti [Barrett (p. 176) cita la ricerca che stabilisce le specifiche regioni del cervello per il riconoscimento facciale come "il giro fusiforme nel lobo temporale destro inferiore". "Gli studi di neuroimaging nei partecipanti adulti hanno identificato in modo coerente aree corticali legate all'elaborazione del volto compreso il giro occipitale inferiore (area facciale occipitale), il giro fusiforme medio (fusiform face area) e il solco temporale superiore "(Otsuka, 2014, p.81)]. Ma il sistema di riconoscimento facciale è molto più basilare, esibendo sensibilità per la disposizione complessiva delle caratteristiche facciali separate (ad es. occhi, bocca, orecchie, ecc.), oltre a prove che indicano una varietà di meccanismi specializzati per rilevare lo sguardo e il espressione di emozioni. La prominenza degli occhi nell'arte psichedelica (ad es., Alex Gray) illustra l'importante operazione di questo modulo innato nelle esperienze psichedeliche (vedi anche oltre 24 milioni di visite per "psychedelic eye art" su Google).


La psicologia evolutiva (cioè Barkow, Leda e Tooby, 1992; Carruthers & Chamberlain, 2000; Confer et al., 2010) ha delle spiegazioni sul perché viviamo le entità soprannaturali in modo così naturale. La psicologia evolutiva spiega una varietà di fenomeni psicologici come il risultato di adattamenti biologici e delle loro funzioni comportamentali, psicologiche, cognitive e sociali. Gli approcci evolutivi alla psicologia umana hanno scoperto che la mente umana esibisce la modularità, il risultato dell'acquisizione di moduli o operatori innati separati che forniscono specifiche funzioni cognitive (Gardner, 1983, 2000). Il funzionamento di questi moduli riflette le capacità acquisite nel corso dell'evoluzione umana attraverso la selezione naturale, in particolare le soluzioni alle sfide affrontate dai nostri antenati e il loro stile di vita di caccia e raccolta.


L'evoluzione della mente umana [Mithen (1996) ha mostrato come il concetto di moduli innati spiega l'evoluzione umana cognitiva e sociale. Le capacità modulari disposte internamente sono fondamentali per comprendere l'emergere dell'unicità cognitiva umana che implica capacità di rappresentazione attraverso l'imitazione (mimesi), comportamento fisico altamente controllato (uso degli strumenti), conoscenza della storia naturale (comportamento animale), psicologia sociale (relazioni sociali e mente), e comunicazione (musica e lingua). Mithen propone che fosse l'integrazione di queste varie funzioni modulari la causa finale delle maggiori espansioni nell'evoluzione cognitiva umana, con il linguaggio che fungeva da meccanismo attraverso il quale le informazioni venivano scambiate tra i moduli. Winkelman (2002, 2010) ha mostrato come gli effetti delle alterazioni rituali della coscienza guidassero questi processi integrativi attraverso le loro manifestazioni in una modalità visiva della coscienza] coinvolge l'acquisizione di programmi specializzati, sistemi di input cablati che forniscono l'elaborazione automatica delle informazioni. Questi adattamenti psicologici rispondono a forme delimitate di informazioni e producono un risultato funzionale progettato per fornire una soluzione ad un problema specifico regolarmente riscontrato nell'adattamento, in particolare nelle relazioni sociali. Questa evoluzione degli operatori di pensiero modulare specializzato si riflette nelle capacità di ragionamento specializzate nei primati superiori che forniscono funzioni cognitive per la gestione delle relazioni sociali (Cummings & Allen, 1998). Prominenti tra queste abilità sono il ragionamento su gerarchie e coalizioni e strategie per manipolare le credenze ed i comportamenti degli altri, usando una "teoria della mente" per dedurre i motivi e il ragionamento degli altri nella società.


Una serie di scoperte supporta la visione della mente umana che manifesta una varietà di funzioni inconsce che operano attraverso un assemblaggio integrato di molti adattamenti psicologici modulari funzionalmente specializzati [questi adattamenti non sono entità anatomiche discrete ma sono riconosciuti a causa di una serie di fattori. Questi includono la complessità del comportamento, l'economia della funzione e l'efficienza del design e la loro precisione nel raggiungere risultati specifici (Confer et al., 2010)]. L'evidenza che Gardner (2000) cita come l'istituzione di intelligenze innate include una spiegazione per la loro esistenza basata sulla plausibilità evolutiva; il loro ruolo come operazioni cognitive centrali per la vita sociale; la loro disfunzione isolata come risultato di danni a specifiche regioni del cervello; la loro manifestazione in "idioti saggi" e bambini prodigio con capacità cognitive altrimenti limitate; una struttura elevata per la loro codifica in sistemi di simboli; e supporto per la loro esistenza da studi sperimentali e psicometrici.


Omologie interculturali in forme o funzioni di cognizione coinvolgono ciò che Laughlin, McManus e d'Aquili (1992) chiamano strutture neurognostiche, le strutture neurobiologiche del sapere che forniscono gli aspetti universali del cervello/mente umana. Queste relazioni neurofenomenologiche coinvolgono strutture cognitive intrinseche dell'organismo che mediano l'organizzazione dell'esperienza in certe forme; queste strutture intrinseche sono alla base di concetti come gli archetipi, che sono concettualizzati come un'antica modalità di organizzazione delle esperienze dell'inconscio collettivo. Somiglianze interculturali nei racconti mitici hanno portato lo psicologo Carl Jung a proporre il termine archetipo per rappresentare i modi innati in cui il nostro hardware mentale percepisce la realtà come una conseguenza delle strutture acquisite per rappresentare aspetti universali delle esperienze umane. Queste disposizioni innate di tutte le menti umane, il nostro inconscio collettivo, forniscono gli impulsi che sono rappresentati in simboli e miti (riassunti da Winkelman & Baker, 2016).


Altre strutture innate di percezione sono discusse da Gardner (2000, p 57), che identifica 10 intelligenze innate di base (Tabella 1). Queste capacità sono inerenti ai potenziali della nostra specie, ma sono sviluppate in funzione delle differenze individuali, delle influenze della socializzazione e delle esposizioni ambientali. D'Aquili e Newberg (1999) caratterizzano questi potenziali come sistemi innati che funzionano non come moduli fisici incapsulati, ma come operatori concettuali che collegano componenti funzionali attraverso aree del cervello che forniscono funzioni specifiche. Propongono un numero di sistemi modulari innati che costituiscono le tipiche capacità di elaborazione predefinite della mente (d'Aquili & Newberg, 1999; Tabella 2).




  • Intelligenza intrapersonale per guardare nella propria mente e la capacità di usare la consapevolezza delle proprie capacità, desideri, bisogni e conoscenze nel raggiungimento degli obiettivi e nella regolazione della propria vita emotiva e delle relazioni con gli altri.


  • Intelligenza interpersonale che determina la capacità di lavorare efficacemente con gli altri attraverso la comprensione delle loro motivazioni e intenzioni, impegnando una "teoria della mente" per capire/interferire con i processi mentali altrui.


  • Intelligenza linguistica (in realtà comporta diverse capacità).


  • Capacità di ragionamento logico-matematico per eseguire calcoli matematici e per risolvere problemi, una capacità che si manifesta in forme estreme nel "saggio idiota" con capacità di elaborazione matematica sovrumane.


  • Intelligenza cinestetica corporea manifestata nella mimesi, nella danza e nella capacità di usare il corpo per risolvere problemi e costruire cose.


  • Intelligenza musicale per creare ed esibirsi con suoni e strumenti.


  • Intelligenza spaziale per la creazione di modelli nello spazio, che vanno dalle abilità di navigazione a scultori.



  • Intelligenza naturalistica che "dimostra l'esperienza nel riconoscimento e nella classificazione delle numerose specie - la flora e la fauna - del suo ambiente" (2000, 36). Ciò fornisce una capacità di riconoscere le specie, differenziare tra le specie e identificare le relazioni tra e tra le specie.


  • Intelligenza spirituale manifestata in "un desiderio di conoscere esperienze ed entità cosmiche che non sono prontamente apprese in senso materiale" (2000, p.40) e di fornire abilità nel meditare, entrare in alterazioni della coscienza e impegnarsi in modo spirituale, noetico e trascendente. All'interno di questa intelligenza spirituale c'è una qualità personale che Gardner chiamò carisma, un'abilità di impegnarsi in un forte contatto emotivo con gli altri che instilla in loro la ricerca di questa consapevolezza spirituale.


  • Intelligenza esistenziale che riflette gli aspetti cognitivi manifestati nell'intelligenza spirituale, "un'abilità di localizzarsi rispetto ai confini più lontani del cosmo, ::: il significato della vita, il significato della morte, ::: una preoccupazione per i problemi cosmici" (pagina 44).



  • Operatore causale che spinge la mente a interpretare le esperienze dell'universo come una sequenza di cause ed effetti specifici, fornendo meccanismi di forze e poteri supersensibili per soddisfare tali spiegazioni quando mancano prove dirette.


  • Operatore olistico che percepisce una "totalità nel mezzo della diversità" (p 190), una visione della realtà come un tutto integrato, dando agli uomini un'esperienza di assoluto e trascendente.


  • Operatore binario che riduce le relazioni complicate a semplici coppie di opposti.


  • Operatore riduzionista che consente alla mente di vedere un intero suddiviso in parti componenti.


  • Operatore quantitativo con la capacità di astrazione della quantità dalla percezione, impegnandosi in operazioni per fornire stime di numero, tempo e distanza.


  • Operatore eureka che fornisce una rapida risoluzione dei problemi, trascina la coscienza all'improvviso attraverso processi inconsci piuttosto che per tentativi ed errori.


  • Diversi operatori linguistici, uno specifico basato su componenti neocorticali che coinvolgono l'area di Broca ed una comprensione dei significati che coinvolgono l'area di Wernicke.


Basato sul lavoro di Maclean (1973, 1990), Ernandes (2013) discute gli operatori rilevanti per la cognizione umana come coinvolgenti un operatore territoriale, un operatore gerarchico, un operatore spaziale, un operatore del tempo, un operatore di sequenza, un significato di visualizzazione o un operatore semiotico per l'interpretazione del comportamento e comunicazione non verbale che opera sia nelle relazioni tra membri della stessa specie sia nell'interazione con specie diverse, compresa la codifica simbolica del comportamento nei primati. Uno degli operatori dei mammiferi coinvolge la cura e altri componenti della cura materna che usano la comunicazione audiovocale e il rilascio di ossitocina per migliorare le dinamiche di attaccamento mediata dalla dopamina per migliorare il contatto e il legame materno-prole. Rilevanti sono entrambi gli operatori di attaccamento per stabilire legami tra madre e prole; e un operatore di "innamoramento" che media la formazione dell'accoppiamento e del legame di coppia.


Ernandes propone che alcuni operatori comportamentali gestiti dal complesso-R dei mammiferi includano "l'operatore nutrizionale/omeostatico, per i bisogni di cibo e acqua"; "l'operatore specifico, che consente l'acquisizione dell'identità di una specie;" "l'operatore sessuale" e "l'operatore del gioco", che fornisce funzioni comportamentali e cognitive; e operatori emotivi, in particolare "operatore di paura" e "operatori di aggressione", tra cui un'aggressione predatoria e operatori di aggressione intraspecifica.


Le emozioni umane universali (tristezza, felicità, paura, rabbia, disgusto e sorpresa) sono anche casi di operatori neurali altamente specializzati che rendono tali esperienze presenti attraverso le culture. Damasio (1999) caratterizza le emozioni come processi biologici fondamentali basati su dispositivi cerebrali innati che svolgono un ruolo regolatore attraverso processi non consci che si manifestano nel corpo. Le emozioni hanno il ruolo biologico di produrre reazioni specifiche a situazioni che richiedono tipi specifici di risposte, che richiedono l'intervento di aspetti della nostra biologia evoluta che aiuta a regolare i comportamenti di sopravvivenza. Questo meccanismo biologico produce modelli di risposta stereotipati - emozioni - vissuti come sentimenti e manifestati nelle immagini. La coscienza emerge quando l'organismo arriva a conoscere e sperimentare le proprie emozioni come informazioni, estendendo la capacità di mantenere l'omeostasi e adattarsi all'ambiente.


CONTINUA NELLA PARTE 2.....


Link all'originale completo: https://akademiai.com/doi/full/10.1556/2054.2018.002