Trasporto e vendita
Il trasporto

Il trasporto del riso è normato per legge (Legge istitutiva dell'Ente Nazionale Risi - R.D.L. 2 ottobre 1931 n. 1237, convertito in Legge 21 dicembre 1931 e successive modifiche) e non può avvenire senza avvisare l'Ente Nazionale Risi che rilascerà un Certificato di trasferimento (conosciuto tra gli addetti come "buono") da utilizzare al posto del documento di trasporto.
Questo vale per ogni trasporto di riso per qualunque motivo (vendita, spostamento, conferimento a enti o società per motivi diversi dalla vendita, ecc.), e ovviamente anche il seme viene trasferito con gli stessi documenti, e oggi questo sistema costituisce il tracciamento del riso.
Questo tracciamento prevede che l'agricoltore possa seminare solo le varietà di riso per cui ha acquistato il seme (con fattura e buono) o di cui ha dichiarato il reimpiego (solo se prodotto dalla stessa azienda e dietro il pagamento di un diritto d'autore a chi detiene il brevetto di quella varietà) e nessun'altra. Allo stesso modo non si potrà vendere nessuna varietà oltre a quelle dichiarate in fase di semina.
Ovviamente è un tracciamento parziale e solo a scopo di prevenire le frodi da parte degli agricoltori (usare seme senza pagare i diritti, comprato o scambiato con i colleghi in nero), ma non da parte dell'industria, perché una volta arrivato all'impianto di trasformazione con buono e dichiarazioni varie da parte del produttore, va a finire insieme al riso di altre decine di produttori, rendendolo di fatto indistinguibile.
La vendita
La vendita e il trasporto sono due momenti distinti e possono avvenire a mesi di distanza, se non anni.
Il riso prodotto dalla maggior parte delle aziende risicole è grezzo (detto risone) e viene venduto come raccolto dalla pianta all'industria di trasformazione che provvederà a sbiancarlo in varie fasi e destinarlo all'alimentazione umana (o animale).
Quindi il mercato (i principali a Vercelli e Mortara) si occupa di compravendite di risone, non di riso commestibile, e il prezzo è definito in base alla resa alla lavorazione industriale (cioè quanta percentuale in peso di riso bianco si ottiene dal risone dopo la lavorazione, scartando quindi tutti i sottoprodotti che vengono comunque inviati all'industria dei mangimi per animali) e alla quantità che il singolo operatore può offrire.
Infatti non sono gli agricoltori ad agire direttamente sul mercato, ma operatori quali i mediatori e le cooperative, che possono rappresentare un certo numero di agricoltori e quindi portare sul mercato grandi quantità di riso.
È una vera e propria borsa, con le contrattazioni tra operatori, solo che invece di sbracciarsi e urlare ai telefoni, i mediatori si spostano da un potenziale compratore ad un altro con i sacchettini di riso di cui dimostrare la qualità, i campioni.

In realtà era così fino a trent'anni fa, ora la resa alla lavorazione del riso è molto più omogenea e non è più così tanto importante nella formazione del prezzo, a meno di casi particolari di rese particolarmente basse o particolarmente alte (la forbice è 55-72%).
Recentemente hanno preso piede i contratti di coltivazione e vendita, che si stipulano tra agricoltore e compratore anche a distanza di mesi dalla raccolta del riso, con il vantaggio di avere già da subito un prezzo sicuro per una quantità sicura di riso e poter fare più tranquillamente una programmazione da entrambe le parti. In pratica dei futures sul riso.
Lo svantaggio è che, ovviamente, i futures sono rischiosi, per cui è possibile che la quantità "acquistata" in anticipo non ci sia (grandine, siccità, avversità di altro genere), o che il prezzo di mercato reale sia molto più basso (perdita del compratore, gioia dell'agricoltore) o molto più alto (gioia del compratore, bestemmie del'agricoltore) di quello dei contratti.
In tutti i modi, una volta venduto il riso si firma comunque un contratto, in cui A si impegna a pagare X per una quantità di risone Y con ritiro e pagamento stabiliti. Infatti questi sono due parametri importanti per stabilire il prezzo del riso: solitamente vengono proposte più soluzioni di pagamento, e quelle a lunga scadenza offrono un prezzo migliore anche di un paio di euro al quintale. Si parla, normalmente, di pagamenti a 60-90-120 giorni, e chi compra è disposto a pagare di più per avere riso assicurato per i prossimi mesi senza dover pagare i costi di stoccaggio.
Il ritiro, ovviamente, avviene quasi sempre a ridosso del pagamento e i tempi possono essere un problema: infatti più a lungo il riso rimane nel silo/magazzino, più è facile che si sviluppino muffe, funghi, insetti dannosi che richiedono un trattamento disinfettante/disinfestante a carico dell'agricoltore. Quindi è necessario valutare se la maggiorazione di prezzo vale la spesa del trattamento oppure no.
Il ritiro è a carico del compratore e viene fatto con autotreni (solitamente di ditte esterne, raramente di proprietà delle riserie) che vengono caricati con sistemi a coclee o elevatori a tazze che prelevano il riso dalla struttura che lo contiene e lo fanno scivolare sul camion, oppure con pale caricatrici (semoventi o collegate ai trattori) dove il riso è stoccato in strutture aperte.
Per prevenire ogni possibile contestazione riguardo la qualità del riso e la presenza di inquinanti di vario genere, per ogni carico di riso che parte dall'azienda è previsto il prelievo di un certo numero di campioni del prodotto che vengono inseriti in sacchetti appositi sigillati e devono rimanere a disposizione fino a tre anni per eventuali controlli anche post vendita del prodotto lavorato.
Per evitare le truffe che ci sono state in passato i camion vengono pesati prima e dopo il carico e prima e dopo lo scarico: ovviamente la differenza dev'essere il solo gasolio consumato nel viaggio. In alcune grandi aziende agricole o cooperative di agricoltori cìè il peso privato, altrimenti si va sul peso pubblico (in zone agricole ci sono praticamente in ogni comune) a gettone (un tempo c'era l'omino addetto) che rilascia lo scontrino con la tara e il lordo da trascrivere sul buono per poter circolare per strada legalmente.