Terrore e delirio occidentale

Terrore e delirio occidentale


La quinta colonna in Russia

Chi si ricorda del Saker quando scriveva della presenza di una quinta colonna in Russia? Alcuni lo deridevano inutilmente ma questo era uno dei suoi argomenti chiave per descrivere il vero pericolo che la Russia doveva superare. Saker evidenziava la presenza di elementi interni alla nazione disposti a sacrificarla in nome di denaro e privilegi. Oggi possiamo con certezza affermare che aveva ragione nel segnalare la presenza di elementi pericolosi per il governo russo e la sua popolazione. Da casi incredibili di corruzione evidenziati dalle indagini e dagli arresti di personale nel Ministero della Difesa, a tentativi di assassinio, alcuni purtroppo riusciti. La sensazione è che parte di questa quinta colonna usi la malavita per portare a termine queste operazioni, specialmente i casi di assassinio. Qualcuno finge di essere ucraino o lo è veramente (sempre strumenti di poteri superiori), contatta su linee sicure immigrati stranieri da regioni limitrofe, procura armi e piani d’attacco, per poi sparire senza lasciare traccia o testimoni. E’ stato il caso di Crocus, è stato il caso dell’assassinio del generale Kirillov dove puntualmente sono usati immigrati clandestini di dubbie origini per perpetrare crimini con ricompensa, spesso misera per gli atti commessi. Dietro questi elementi della malavita possono esserci però solo i soliti ignobili, Ucraina, Stati Uniti, EU e Gran Bretagna. Gli unici che davvero possono “guadagnarci” qualcosa da questi attacchi terroristici, gli unici che hanno bisogno di queste strategie mentre perdono sul campo di battaglia. Oltretutto sono gli unici a gioire per tali azioni, nonostante le dichiarazioni preoccupate di funzionari statunitensi che “è stata oltrepassata una linea che non bisognava oltrepassare”. Quante sono già state oltrepassate? La caccia all’immigrazione illegale è comunque diventata una priorità per il governo russo, che ha cominciato a porvi rimedio con arresti quotidiani e lo smantellamento successivo di reti piuttosto organizzate.

Questo non risolve però il problema completamente. Si, una parte dell’élite liberale ha lasciato la Russia da anni, ma una parte non ha mai lasciato il paese, restando nell’ombra. Appoggiando silenziosamente o rumorosamente, a seconda del loro ruolo, azioni di ogni genere. Questo capitolo resta dunque aperto fino a una soluzione funzionale al problema. Non sappiamo come stiano agendo i servizi di sicurezza e sono sicuro che stiano facendo il loro lavoro, tuttavia casi come quelli del generale Kirillov evidenziano carenze o sopravvalutazioni che gli occidentali sfruttano a loro piacimento con le conseguenze che vediamo.
Nel frattempo il terrorismo, gestito dalla malavita e dall’occidente (che per qualche ragione si assomigliano) resterà una piaga per parecchio tempo.

Siria - La situazione attuale

Dopo l’iniziale successo dei terroristi turco-guidati e sponsorizzati dall’occidente (Francia-Gran Bretagna in primis), questi ultimi si trovano oggi in difficoltà con sacche di resistenza in tutto il paese. Mentre i terroristi si concentrano nella pulizia etnica contro gli alawiti, gruppi come i curdi e i cristiani stanno reagendo sempre di più ad ogni mossa volta al loro sterminio. I curdi sono sostenuti dagli Stati Uniti e sembra che abbiano la meglio nelle loro aree di competenza, costringendo spesso il nemico alla fuga con perdite ingenti.

Il capitolo delle basi russe è il più doloroso ovviamente, oggi sono circondate da terroristi che controllano ogni movimento all’esterno dell’aeroporto di Khmeimim e la base navale di Tartus. Non si può ancora dire che le basi siano perse ma i tentativi di colloquio con le “nuove autorità” non stanno producendo grandi risultati, a parte una pace temporanea che sembra più la famosa “quiete prima della tempesta”. I russi si stanno preparando al combattimento in questi ultimi giorni praticando addestramenti per le truppe di stanza e non indica niente di buono.

L’invio di difese aeree e altri dispositivi dalla Siria verso la Libia sta causando non poco sconcerto tra i giornali italiani. Effettivamente il pericolo che le basi siriane rappresentavano è nullo a paragone di una vera e propria base in Libia equipaggiata di tutto punto con moderni radar e sistemi missilistici. Da questo punto di vista la mossa russa è stata come giocare a scacchi in cinque dimensioni invece che le nostre due dimensioni previste. Vedremo se si materializzerà qualcosa, al momento è bastata questa notizia per fare imbarcare 250 “volontari” siriani per la Libia per preparare il campo opposto. Non è una novità, durante la primavera araba i terroristi venivano imbarcati dalla Libia alla Siria, ora si osserva lo stesso movimento nell’altro senso. La novità è che importare terroristi vicino a casa potrebbe avere delle conseguenze gravissime per il territorio italiano.

I curdi, per quanto sostenuti dagli Stati Uniti rischiano comunque la testa per una promessa che non è detto che venga mantenuta, cioè un Kurdistan che va dalla Turchia all’Iraq. Gli americani inoltre sono famosi per non dare certezze, storicamente parlando. I primi ad aiutare per i loro interessi geopolitici, i primi a lasciare il paese appena le cose si mettono male. La Turchia non può permettersi che questa nuova nazione nemica nasca alle porte di casa sua e farà di tutto per impedirlo.

Israele ha goduto e godrà di queste lotte interne per consolidare le sue posizioni perdendo meno personale possibile, semplicemente guardando la pulizia etnica in corso, alla "Sabra e Shatila" nel 1982.
Quanto avvenuto in Siria quest’anno è una conseguenza diretta dell’annientamento della leadership di Hezbollah. Il nuovo governo iraniano, dopo l’abbattimento dell’elicottero del presidente Ebrahim Raisi, indica tutt’altro che la volontà di continuare la lotta, abbandonando la Siria con una rapidità imprevista. Lascia pensare che lo stesso possa accadere allo Yemen, a seconda degli accordi presi con entità differenti da quelle dell’asse della resistenza. In un certo senso potrebbe giocare a favore della Russia se decidesse di armare gli Houthi con armi moderne, garantendo loro la sicurezza, cosa impossibile da immaginare con una supervisione iraniana anziché russa. I russi hanno oggi seri problemi di fiducia con il governo iraniano, nonostante gli accordi in corso. A meno che… non si tratti di una trappola per attirare i nemici in Siria e poi colpire allungando loro le rotte logistiche e rendendo difficile ogni evacuazione o rifornimento. Tuttavia per dare credito a questa ipotesi bisogna osservare i prossimi mesi o anni per capire se si trattava veramente di una soluzione simile, che ritengo difficilmente credibile, ma piuttosto un prodotto delle scelte attuali che si materializzerà in seguito.

Ancora oggi è difficile capire come l’esercito di Assad composto da 400.000 elementi sia evaporato di fronte all’avanzata di 30.000 terroristi.

Il Libano, dopo la decapitazione di Hezbollah e la caduta della Siria non ha trovato di meglio che schierarsi dalla parte dei tagliagole e di Israele. Lo si nota subito dalle decisioni prese dal governo, consegnando i soldati siriani in fuga dai terroristi di HTS direttamente tra le loro mani, negando asilo. Abbiamo visto lo stesso in Iraq, dove gli stessi autobus verdi usati per condurre i terroristi a Idlib, sono stati usati per consegnare alle nuove “autorità” siriane le centinaia di soldati siriani che avevano raggiunto i confini iracheni.

Il governo di Assad non era perfetto, tutt’altro, eppure permetteva al paese di restare in vita senza patire le conseguenze che vediamo oggi. Bashar non era certamente come suo padre, non è stato in grado di vedere in anticipo il paese disintegrarsi sotto i suoi piedi, dalle strutture di intelligence al suo stesso esercito. Questi eventi hanno solo evidenziato la sua incapacità. A suo favore si può dire che il paese che ha governato è rimasto soffocato sotto le sanzioni occidentali dal 2011 e ha resistito fino a dicembre 2024. Ma non è abbastanza per dargli il diritto di governare, se la sua popolazione è stata comunque affamata e privata dei diritti essenziali. Chiunque sia responsabile delle sanzioni, lui era comunque il presidente. A giudicare dai suoi palazzi, dalle misure intraprese prima della fuga, da ciò che è stato ritrovato e ciò che manca dai suoi palazzi, non viveva certo come i suoi sudditi, anzi. Questa differenza rende la sua partenza meno dolorosa per chi ha dovuto rinunciare a tutto durante il suo governo e spiega in parte la rapidità del collasso. Il costo di questo crollo lo vediamo quotidianamente, è un dramma senza fine che ha il potenziale di creare una polveriera nell’intera area. Sono felice della sua partenza? No, avrebbe dovuto affrontare le sue responsabilità fino alla fine, si governa dando l’esempio. Sono felice per la popolazione locale? Per niente, oggi devono affrontare repressioni disumane, dove basta appartenere a una confessione religiosa o un gruppo politico per rischiare la vita. Lo stesso vale per molti ufficiali siriani che hanno effettivamente tentato di resistere ma sono stati abbandonati dalla loro stessa leadership. Mi auguro invece che alcuni di loro che conosciamo da anni siano riusciti ad abbandonare il paese o riescano a combattere clandestinamente per ripristinarlo.

Tuttavia dopo gli interventi israeliani, turchi e statunitensi, sarà praticamente impossibile organizzare qualcosa che non assomigli a una guerriglia nel deserto. E il costo in vite umane aumenterà, in una regione del Medio Oriente che di tragedie ne ha vissute tante dal 2011 ad oggi.


Affondamento della nave da carico Ursa Major

Questa nave da trasporto con due gru per il carico-scarico di equipaggiamenti è andata persa dopo che tre esplosioni si sono verificate nella sala macchine attorno alle 3 di notte del 24 dicembre. 14 marinai sono stati salvati dalla guardia costiera spagnola, mentre altre navi sul posto sembrerebbe abbiano declinato ogni richiesta di salvataggio. Ci sono varie ipotesi su cosa sia successo, dal sabotaggio a un vero e proprio attacco esterno (utilizzo di mine magnetiche). La nave era presumibilmente diretta in Siria. Precedentemente sono affondate due petroliere nello stretto di Kerch, provocando gravi danni ambientali. In tutti e tre i casi sono state aperte inchieste dal governo russo. Se nello stretto di Kerch si ipotizzano responsabilità degli armatori per la pessima qualità delle navi, per l’Ursa Major le condizioni sembrano essere molto diverse, così come le responsabilità. La nave è affondata convenientemente in una zona piuttosto profonda dove sarà difficile esaminare il relitto. I media occidentali sono stati i primi, come nel prossimo caso che vedremo, a rallegrarsi del suo affondamento.

Incidente dell'Embraer 190 della AZAL

Al momento la sequenza degli eventi pare sia la seguente:

  • 07:55 L'aereo decolla da Baku;
  • 08:16 L'equipaggio dichiara un impatto con un volatile;
  • 08:22 L'equipaggio dichiara la perdita di idraulica, tenta di atterrare in Cecenia ma l'atterraggio non è possibile a causa del maltempo.
    Al terzo tentativo l'aereo scompare dai tracciati ADS-B (non risulta più visibile sui siti di tracking, probabilmente per operazioni di jamming per contrastare gli attacchi dei droni ucraini). Alcuni dei testimoni sopravvissuti nella sezione di coda segnalano un altro impatto, stavolta nella loro sezione.
  • 09:35 L'aereo indica una emergenza a bordo, squawk 7700, ovvero una emergenza tecnica, medica o ambientale.
  • 09:49 Contatto radio d'emergenza tra i piloti e la torre di controllo di Aktau
  • Circa le 10:30, l'aereo si schianta vicino alla pista di Aktau mentre tenta l'atterraggio.

Le spiegazioni a questa serie di eventi possono variare:

  • L'aereo è stato colpito da un volatile, si tratta di un incidente (difficile visti i fori sul piano di coda)
  • L'aereo è stato colpito da un volatile, causando uno strano comportamento del velivolo che è stato mal interpretato dalla difesa aerea russa mentre i piloti tentavano di atterrare a Grozny 3 volte (possibile).
  • L'aereo non ha colpito alcun volatile, la difesa aerea russa ha lanciato un missile per sbaglio al velivolo (errore umano, possibile).
  • L'aereo non ha colpito alcun volatile, la difesa aerea russa ha fatto fuoco deliberatamente sul velivolo perché ritenuto lui stesso un drone nemico, quindi una minaccia (errore umano, possibile).
  • L'aereo è stato colpito da un missile della difesa aerea russa che era destinato ad un altro bersaglio (possibile).
  • L'aereo è stato colpito da un attacco terroristico con Manpads nell'area dell'aeroporto di Grozny (improbabile, altrimenti l'FSB avrebbe già reagito rivoltando l'area come un calzino).

Sembra si tratti di una tragica serie di eventi con conseguenze inevitabili.

Tuttavia riguardo a questo incidente sorgono più dubbi. Il primo riguarda i nostri media, immediatamente a conoscenza dei fatti, come se avessero saputo perfettamente che l’aeroporto di Grozny, assieme ad altri due aeroporti russi, fosse sotto attacco. Ammettendo che siano stati i russi, soverchiati in quel momento da un attacco aereo ucraino, qualcuno nella sfera occidentale comunque era a conoscenza dei fatti e nessuno sembra aver fatto tentativi di avvertire il velivolo e i piloti che la loro destinazione era sotto attacco. L’aereo, dopo essere stato colpito, è riuscito a percorrere parecchi chilometri sul mare, nonostante fosse danneggiato, prima di raggiungere Aktau sulla costa del Kazakistan. Evidentemente la serietà del danno si è rivelata solo durante il volo verso Aktau.

A questo punto dove stanno le vere responsabilità? Chi sapeva poteva avvertire e far cambiare destinazione al volo in questione. Una parte della responsabilità ricadrà inevitabilmente su chi stava facendo il suo lavoro respingendo un attacco (in quel momento parecchi distratti dali droni ucraini) ma un’altra parte di responsabilità spetta necessariamente a chi sapeva quanto stava accadendo ma non ha fatto niente per impedirlo. Se il pilota è stato avvertito (cosa che dubito), ha comunque tentato tre approcci in un aeroporto con conseguenze potenzialmente mortali per i propri passeggeri. In questo caso, e solo in questo, parte della responsabilità ricadrebbe anche sulle loro decisioni.

Questo volo ricorda l’MH-17, un sacrificio voluto in una zona pericolosa dove i media avrebbero ricamato articoli d’oro sulla disumanità russa nel provocare una strage. Scenario già visto purtroppo.

Possiamo discutere anche sul tipo di fori sul velivolo. Sembrano escludere missili a guida radar che solitamente sono di dimensioni medio-grandi. Gli elementi contenuti nella testata avrebbero ridotto l’aereo in coriandoli. Credo si possa escludere la contraerea balistica perché i fori sull’aereo non sono compatibili con dei fori da proiettile. Non si può escludere il missile ottico-infrarossi come i Manpads, o altri sistemi missilistici della stessa classe (Strela, Pantsir ecc). Ovviamente serve un’esperienza particolare per determinare cosa sia successo veramente, le mie sono solo speculazioni su cosa sia potuto accadere in quei minuti. Eppure la posizione dell’impatto sulla coda dell’aereo è incompatibile con la precisione di questi missili, che tecnicamente inseguirebbero la fonte di calore, ovvero i motori, ed esploderebbero in prossimità. Anche ammettendo che si tratti di un missile di questa classe, i danni sarebbero stati maggiori e non avrebbero permesso all’aereo di percorrere altri chilometri fino ad Aktau.

Le scatole nere saranno inviate in Brasile per essere esaminate dalla ditta produttrice del velivolo, invece che studiate dalle sedi competenti del CSI. Questo fatto porta con sé dubbi su come saranno esaminate e sull’imparzialità: potrebbero apportare convenienti modifiche per scaricare delle responsabilità e additarle ad altri. Per questa ragione, prima di chiedere un risarcimento e una punizione esemplare per i colpevoli, il presidente Aliyev avrebbe fatto bene ad aspettare la conclusione delle indagini prima di aprire bocca. Un’altra ragione che mi spinge a pensare che ci sia ben altro dietro questo incidente e che la responsabilità sia scaricata a prescindere sulla Russia. Oltretutto questi velivoli non hanno Radar Warning Receiver: RWR, in dotazione su tutti i velivoli militari moderni, in grado di registrare con i propri sensori da dove è giunta la minaccia e stabilire di che tipo di minaccia si tratti. L’assenza di questi sensori implica che nelle registrazioni delle scatole nere si potrà ascoltare la voce in cabina, vedere che pulsanti e leve sono stati usati, quali operazioni sono state richieste al velivolo e cosa è andato storto durante quegli istanti, ma niente di più.

Dispiace sicuramente per le vittime (una parte di loro era di origine russa), dispiace per i piloti che hanno tentato di portare a terra un aereo in condizioni difficili, fortunatamente una parte del velivolo spezzandosi ha salvato le persone intrappolate nella sezione di coda. Da questo punto di vista i piloti hanno fatto un lavoro esemplare riuscendo a salvare almeno una parte dei passeggeri. Se l’aereo fosse caduto in mare le vittime sarebbero state molte di più, atterrare sulla superficie dell’acqua è molto più difficile e pericoloso di quanto si pensi.

Com’è stato il 2024 e cosa ci aspetta nel 2025

Il 2024 è stato drammatico per la quantità di vittime sul campo di battaglia, per ogni russo deceduto almeno 10 ucraini sono dati per morti. La media giornaliera è di circa 1700-2000 morti ucraini al giorno dall’invasione della regione di Kursk. Dopo i successi iniziali è arrivato velocemente lo stallo delle Forze Armate ucraine. Oggi il territorio controllato è il 50% di quello all’inizio dell’invasione, ed è incomparabile dal punto di vista territoriale ai successi delle Forze Armate russe sui fronti di Zaporozhye, Donetsk e Lugansk, così come il settore di Kharkov. La pressione è decisamente forte e per quanto EU e Stati Uniti inviino materiale e munizioni non riescono a fermare l’avanzata russa. Questa si sta materializzando con più velocità del previsto, nonostante la difficoltà di passare dalla difesa attiva all’attacco delle posizioni occupate. Costa delle vite umane che purtroppo si uniscono a quelle ucraine sul campo.

Gli ucraini ritirandosi fanno terra bruciata e sono stati più volte responsabili di violenze e uccisioni di civili, come a Mariupol anche a Selidovo e altre località nell'area dell'operazione speciale. I tribunali russi stanno raccogliendo prove dall’inizio della SMO e queste indicano che il nemico ha piena consapevolezza dei suoi crimini, perpetrati con noncuranza e precisione nazista. I video e i resoconti che pubblichiamo sul nostro canale comunque mostrano una giustizia superiore che colpisce il nemico dove fa più male, inesorabilmente.

Zelensky oggi è costretto ad elemosinare la corrente elettrica dall’estero mentre minaccia di tagliare gli ungheresi dall’accesso al gas russo. Una situazione che lo vede tra l’incudine e il martello, nonostante gli aiuti occidentali che lo mantengono a galla quanto basta per non affogare, senza dargli abbastanza da giungere a riva.

La SMO sarà conclusa alle condizioni russe, non sono pronto a credere che accettino una tregua senza vantaggi di una certa entità. Dalle concessioni territoriali richieste a nuove regole e garanzie di non-dispiegamento di unità della NATO in Ucraina. Queste ultime a mia opinione sarebbero comunque una farsa e, sempre dal mio punto di vista, inaccettabili. Per questa ragione non intravedo tregue o fine della SMO per il prossimo anno. Potrei sbagliarmi, ma ciò che desidero è essenzialmente la fine del conflitto alle condizioni russe, niente di più, niente di meno. Le vite spese per il raggiungimento di questi obiettivi lo reclamano.

Quest’anno è stato piuttosto difficile ma è dal 2022 che non è facile, non è una passeggiata distruggere tutto l’equipaggiamento della NATO in uno scontro impari, vincendo. Eppure se sono stati anni difficili per noi, raccontandovi giorno per giorno le novità e le notizie, buone o cattive che siano, immaginiamo che sia stato orribile per chiunque l’abbia vissuto nell’area della SMO. L’esempio dei combattenti russi li rende ai nostri occhi eroi instancabili nonostante tutte le difficoltà.

Non ho dubbi che il prossimo anno sarà altrettanto difficile, qualsiasi cosa succeda sul campo in Ucraina, o in Medio Oriente. Il nostro augurio è che le famiglie di questi eroi possano presto ricevere i loro cari a casa e siano sostenute efficacemente dal governo russo. Molti di questi eroi meritano non solo gli allori ma di avere posti di responsabilità tra le élites del governo russo e questo sta già avvenendo in svariate regioni. Coloro che invece non sono riusciti a tornare a casa meritano di essere ricordati, così come i loro nonni prima di loro. La patria deve essere riconoscente e onorata del servizio svolto da questi soldati e ufficiali e il loro esempio tramandato alle generazioni future.

Avrete notato che non ho ancora menzionato Donald Trump, la ragione è semplice, non credo cambierà nulla nella direzione degli eventi in corso.

La pace in questo mondo impazzito non è mai stata così distante come oggi, nonostante le voci di tregue o eventuali capitolazioni. I fronti attuali potrebbero anche chiudersi ma non è detto che non se ne aprano altri. Noi continueremo a lavorare finché ne avremo la possibilità, ma come previsto il nostro paese sta intraprendendo azioni autoritarie per etichettare chiunque non sia formattato dai media nostrani. L’etichetta precedente e attuale è “filo-russo” ma presto immagino che passeranno addirittura a usare termini come “anti-italiano”, a seconda delle preferenze e direttive governative. Potete immaginare in quel caso cosa significherà per noi. Siamo idealisti e sappiamo già quali sono le conseguenze per le nostre opinioni, ma sappiamo anche che per interrompere il nostro lavoro servirà un grande sforzo, dopotutto siamo ancora qui dal 2014. Una bella seccatura per alcuni, un’isola di salvezza per altri.

Ora vi chiedo, e voi cosa avete fatto? Sedersi e leggere le notizie non è abbastanza. Serve partecipazione, qualsiasi siano le vostre capacità mettetele al servizio di un bene superiore, della giustizia (quella reale, non quella dei governi o delle corporazioni) e datevi da fare. E’ troppo facile nascondersi dietro un paravento e aspettare che passi la tempesta per poi tentare di raccogliere frutti marci. Partecipate alla stessa battaglia o in altre, ma non rimanete osservatori passivi.
Questo è il mio augurio per i nostri lettori. Se tutti si impegnassero a perseguire un nobile scopo, la realtà odierna sarebbe molto diversa. 

Arrivederci e buon 2025.

Sascha Picciotto
Direttore SakerItalia

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