Tasse ed evasione

Tasse ed evasione

Enrico Gatto



L'Italia dal 1992 è in avanzo primario (a eccezione di un disavanzo dello 0,9% nel 2009). Questo significa che, al lordo degli interessi sul debito*, le entrate fiscali (tasse) sono superiori alla spesa pubblica (in soldoni a noi cittadini torna indietro meno di quanto paghiamo).

Al contrario di quanto professa la vulgata ideologizzata, allarmista e autorazzista del "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità", perciò, il nostro è un Paese assai virtuoso da quasi 30 anni (nessuno al mondo ha fatto meglio nello stesso periodo).



Fatta questa premessa passiamo ad analizzare le vere funzioni delle tasse (in uno Stato sovrano esse non servono infatti a pagare la spesa pubblica).

Lo Stato impone tasse ai propri cittadini:

1. Per imporre la moneta a corso legale (obbligando di fatto i cittadini ad utilizzarla in quanto l'unica accettata per il pagamento, appunto, degli oneri fiscali);

2. Per controllare l'inflazione (tassando più o meno si riduce/aumenta la massa monetaria e si regolano i prezzi);

3. Per redistribuire la ricchezza.


La spesa pubblica è fatta a monte del prelievo fiscale e si sostiene con l'emissione monetaria (fatta d'imperio dallo Stato**, dal nulla).

Prima si spende e si mette in circolazione la moneta e solo poi si raccoglie tassando.


A questo punto è evidente che evadere le imposte non sottrae soldi alla spesa pubblica (ospedali, scuole, strade, servizi, ecc.) - in quanto le tasse non servono a quello scopo - e anzi l'evasione, mantenendo una maggiore quantità di denaro in circolo nell'economia reale (gli evasori quei soldi li spendono o li investono), contribuisce un po' a ridurre la deflazione e a impedire una più brutale crisi e un ulteriore calo della domanda interna (e, quindi, del PIL). Non suggerisco assolutamente di lodarla (rimane un illecito) ma quantomeno di valutare bene i motivi che spingono a tale pratica e, in parte, a "giustificarla" (nel senso di comprenderla) poiché una pressione fiscale reale che supera il 60%, e spesso costringe a chiudere e spinge a suicidarsi, è immorale (le multinazionali miliardarie, invece, "eludono a norma di legge" pagando meno del 5% - o addirittura zero - di oneri, facendo quindi "concorrenza sleale", costringendo a chiudere migliaia di piccole e medie imprese e riassorbendo molti meno lavoratori - e a condizioni peggiori - rispetto ai posti che distruggono).


La stigmatizzazione e persecuzione del piccolo evasore, ovviamente, non è la soluzione (è una falsa soluzione a un problema distorto) ma fa presa sul senso comune (artatamente confezionato); serve solo a distrarre dalla necessità di altri veri interventi di natura macroeconomica (anticiclici) e ad alimentare la guerra orizzontale tra gli ultimi (il sempiterno divide et impera).



Note:

* Già dal divorzio tra il Tesoro e Banca d'Italia (1981), non avendo più una Banca Centrale "prestatrice illimitata di ultima istanza" e dovendo rendere appetibili i titoli sul mercato, si ebbe un'esplosione degli interessi e un'impennata del debito pubblico (passò in pochi anni dal 60 al 120% del PIL) e tutti i nostri successivi sacrifici, anziché ripagarci, vennero drenati dalla "idrovora" degli interessi passivi composti (da allora, complice il meccanismo d'asta marginale, abbiamo versato 3900 miliardi di €uro in interessi - a speculatori privati - a fronte di un debito che oggi è di quasi 2500 miliardi, senza mai riuscire a ridurlo). Per una questione di matematica finanziaria il debito è inestinguibile (ma questo, in realtà, è solo un altro problema distorto come spiegò, tra i tanti, Paolo Ferrero nel suo La truffa del debito pubblico del 2014).

** Nella scellerata €urozona, per scelta politica, si è demandato questo potere a una Banca Centrale indipendente (di fatto privata) e gli Stati debbono elemosinare a prestito la moneta dalle (privatissime) banche commerciali tramite l'emissione e la vendita di titoli del debito pubblico sul mercato. Così, grazie ai "trattati capestro", si è ingabbiati e "ricattati" (da gruppi bancari e finanziari) in secula seculorum (qualcuno l'ha definita "usurocrazia").

L’attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto. (Maurice Allais, Nobel per l'economia)



A suffragio di quanto esposto:

- un articolo di Barnard;

- un articolo dell'economista Pettifor;

- un articolo di Bracci e Ruggeri;

- un intervento dell'avvocato Mori;

- un intervento del professor Malvezzi.