TRUMP E L’ETEROGENESI DEI FINI
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ All’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti constatarono di avere vinto definitivamente la guerra fredda.
L’oligarchia globalista americana aveva ormai acquisito un potere sulla politica che mai aveva avuto precedentemente.
🔸️ Chiese al governo che fosse estesa ovunque la globalizzazione e la dottrina neoliberista. Con Clinton, puntò ad allargare il controllo della Nato sui territori dell’Europa Orientale, mentre, successivamente, con Bush jr, si preoccupò di consolidare il controllo sui territori del Medio Oriente e dell’Asia Meridionale.
🔸️Vi riuscì mediante la creazione di guerre nei Balcani, in Afganistan e in Iraq, legittimando la propria azione con l’alibi di esportare in quei luoghi la democrazia. Al termine della presidenza Bush jr, però, ci si rese conto che la situazione era sfuggita di mano: mentre gli Usa facevano guerre preventive a garanzia della propria egemonia, stavano emergendo, come temibili rivali, due nuove potenze: la Russia di Putin e, soprattutto, la Cina.
🔸️Il processo di delocalizzazione aveva arricchito le multinazionali, ma aveva anche rafforzato i Paesi periferici più attivi, i quali erano riusciti ad avviare una forte crescita industriale grazie all’esportazione di prodotti low cost, causando una progressiva crisi nelle strutture produttive dei Paesi industrializzati, primi fra tutti gli Stati Uniti.
🔸️ L’oligarchia globalista americana, quando Obama giunse alla Casa Bianca, ritenne che fosse giunto il momento di riconsiderare la propria strategia di dominio. Decise che la sua azione avesse un salto di qualità: occorreva annientare le due potenze rivali emergenti, attaccando prima la Russia e poi, isolata, la Cina. Avrebbe mirato a provocare in quei Paesi un cambio di regime e, se fosse stato possibile, uno smembramento (come era già avvenuto nel caso della Jugoslavia).
🔸️ Le enormi spese militari sarebbero state contenute, sia pure solo in parte, ricorrendo a guerre per procura. Trump, già al suo primo mandato, si era fatto interprete di una parte dell’oligarchia americana, la quale non riteneva più condivisibile la strategia delle amministrazioni globaliste di Clinton, Bush jr e Obama.
🔸️ Da un lato, i costi delle guerre apparivano ormai enormi e, da un altro lato, le importazioni di beni ordinari, diminuite con la Grande Recessione del 2008, avevano ripreso a crescere dopo pochi anni e, così pure, gli investimenti diretti all’estero, soprattutto in Cina. Il dollaro, in quanto moneta di scambio internazionale, appariva sempre meno affidabile.
🔸️Per contro, la Russia e, soprattutto, la Cina continuavano a rafforzarsi economicamente e militarmente. Trump, insieme alla parte di oligarchia dissidente, si convinse che urgesse sostituire la strategia globalista con una strategia nazionalista, realizzata con una politica protezionista.
Marco Canesi
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