Sulle tracce in community dell'amico Mario

Sulle tracce in community dell'amico Mario

Pasquale Gucciardo

Un piccolo riconoscimento per una significativa ed originale impronta.




La scuola ecomostro di Bagnoli su Il Fatto Quotidiano

Ricordate il post sulla scuola di Bagnoli iniziata nel 1976 e mai terminata?

L'*ecomostro* di Bagnoli è finita su Il Fatto Quotidiano con mia somma soddisfazione (e rabbia).

La rubrica RiFatto ricostruisce le assurde vicende di questo scandalo nazionale nell’articolo «Bagnoli e la scuola che non c’è (da quarant’anni)».

Come accade in questi casi, più scavi e più aumenta la vergogna: così leggo che gli studenti del Liceo Scientifico Labriola di Bagnoli sono ospitati presso un edificio di proprietà della FIAT (affitto rinegoziato da un milione e centomila euro all’anno agli attuali quattrocento mila) mentre la mastodontica struttura pubblica resta abbandonata da oltre quattro decenni.

Ho inviato l'articolo a tutte le istituzioni interessate, auguriamoci che questo sperpero inaudito di danaro pubblico termini.

Link di approfondimento: goo.gl/h8bt0L





Tangenziale di Napoli, l’eterna ingiustizia

Vorrei incontrare l'amministratore delegato della tangenziale di Napoli per spiegargli come la Matematica, al contrario di quanto pensi lui, risponda a quesiti di ordine pratico. 

Partiamo dal nome: «tangenziale di Napoli».

Caro il mio altolocato dirigente, tangenziale è riferito alla tangente cioè riferito a un ente geometrico che abbia con un altro ente un solo punto in comune: retta tangente a una circonferenza Il significato più vicino al nostro contesto, indica la strada che corre attorno a un grande centro urbano e fa spesso da raccordo tra diverse autostrade (dal dizionario del corriere) 

Forse nel lontano 1972 - anno di apertura al traffico - la superstrada toccava i confini cittadini senza mai attraversarla, oggi l'interseca praticamente lungo tutto il tragitto. Ogni uscita è un ingresso al centro città, tutti i quartieri sono "bucati" dalla nostra benemerita via di comunicazione. 

Di «tangente», dopo l'abnorme sviluppo metropolitano, non vi è rimasto più nulla: la città oggi ingloba quella che fu una linea "esterna" ai confini urbani.

L'altra anomalia di cui vorrei discutere con Lei, mio caro presidente, la conosce bene: noi, automobilisti napoletani, non ci capacitiamo perchè siamo gli unici in Italia (Europa?) a dover pagare il pedaggio ogni volta che percorriamo la tangenziale. 

La storia di questa imposta temporanea risale al 1972 e fu pensata per recuperare gli ingenti investimenti dell'epoca. La Carta dei Servizi presente sul sito ufficiale della tangenziale riporta il seguente schema riassuntivo per descrivere la variazione del pedaggio negli anni: dal 2003 al 2006, 065€, poi un aumento di cinque centesimi l'anno per giungere agli attuali 0,95€ 

Senza andare sul complicato, un mese in media è composto da venti giorni lavorativi e quotidianamente, solo per recarmi in ufficio, percorro la nostra amata strada due volte (andata/ritorno) per un totale di 1,90€. A fine mese, dunque, avrò speso 1.90€x22=41.80€ 

Caro amministratore delegato, penso (e spero) che dopo più di quarant'anni la società che gestisce questa importante arteria abbia recuperato gli investimenti. In caso contrario, credo debba licenziare immediatamente tutti i dirigenti del consiglio di amministrazione e poi, subito dopo, si deve dimettere anche Lei. 

Il pedaggio della tangenziale di Napoli è un'ingiustizia alla quale non bisogna abituarsi, una prepotenza da denunciare. 

Anche se la storia non cambierà, noi non ci assuefiamo.

MAI




Napoli, il miracolo della discarica trasformata in isola ecologica

Finalmente la metamorfosi, il bruco-discarica si è trasformato in farfalla-isolaecologica. 

Il miracolo è avvenuto a Napoli, a via Giochi del Mediterraneo quartiere Fuorigrotta

A qualsiasi ora del giorno e della notte, nella piazzola antistante l'attuale isola ecologica, si accumulavano rifiuti di ogni genere. Puntualmente rimossi, nemmeno ventiquattro ore e tornava la misera montagna di spazzatura. 

Oggi, quel luogo fatiscente umiliato dalla maleducazione di alcuni delinquenti, è stato restituito alla città. 

Mi piace sottolineare l'idea di aver creato una struttura la cui finalità contrasta il becero passato: da discarica ad isola ecologica, la migliore evoluzione possibile.

Oltre ad una indubbia utilità di questo nuovo centro di raccolta gestito dall'ASIA, è da evidenziare il forte gesto simbolico, l'ennesimo esempio vincente della cultura della legalità: si sottrae ai delinquenti per restituire agli onesti. 

Ulteriore territorio guadagnato, zone di città restituite alla Napoli onesta. 

Avanti così, possiamo farcela.

PS: seguono alcune foto che scattai nel 2012 prima dell'apertura dell'isola : http://goo.gl/dAoXSF Ecco come è ora: http://goo.gl/q5PdTe


Adriano Olivetti, il folle che investì a Pozzuoli (1955)

Un estratto dall'interessante libro Adriano Olivetti. L’utopista concreto di Carlo Mazzei

«Sfida nelle sfide, lo stabilimento di Pozzuoli inaugurato nel 1955 a 15KM da Napoli.

Fece costruire una fabbrica modello in uno scenario splendido con un panorama mozzafiato sul mare tra Capo Miseno e Posillipo.

"Una fabbrica elevata in rispetto alla bellezza dei luoghi e affinché la bellezza fosse di conforto nel lavoro di ogni giorno" con delle terrazze che si affacciavano sul mare, affiancata ad un quartiere per i dipendenti.

E anche quì organizzo una biblioteca e struttura di assistenza per gli operai.

Gli operai, 1300, nello scetticismo generale selezionati tra la gente del posto.

Ben presto, la fabbrica raggiunse la produttività di Ivrea.

Nel discorso inaugurale, Adriano, tra l'altro, pose questa domanda:

"Può l'industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell'indice dei profitti?"

La risposta era davanti a lui, brillava negli occhi di tutti gli operai che lo ascoltavano.»

Adriano Olivetti era un filantropo ed un imprenditore di successo.

Rivoluzionò il modello industriale di allora con benefit per gli operai oggi miraggio anche per grandi realtà come Google.

«… un complesso di abitazioni per gli operai, con tanto di asilo nido e scuola materna condotti con metodi all’avanguardia, villette a schiera per gli impiegati nei pressi della nuova fabbrica, a sua volta costruita ex novo, con le grandi vetrate divenute famose, a testimonianza della vocazione verso l’esterno, a contatto con la natura e la campagna circostante, con i grandi spazi aperti inondati di luce».

« … lo stipendio di un impiegato Olivetti era mediamente il 20% più alto di un metalmeccanico di un’altra industria, orari meno pesanti (45 ore invece di 48), sabato libero, più giorni di ferie, permessi speciali per gli operai che avevano campagne nei tempi delle raccolte, facilitazioni per le operaie in maternità (tre mesi prima e sei mesi dopo il parto retribuiti più un contributo economico straordinario), colonie estive per i figli dei dipendenti, permessi di studio anch’essi retribuiti, mense aziendali rifornite direttamente dal centro agrario di proprietà».


Adriano Olivetti, un uomo eccezionale.

La sua storia dovrebbe essere insegnata a scuola.


Napoli, la fermata-jungla dell’autobus


A Napoli amiamo il verde e l’ennesima conferma giunge da viale Kennedy.

Nessun giardiniere comunale osa toccare le piante cresciute lungo il marciapiede ed il rispetto semidivino verso la natura impedisce qualsiasi opera di manutenzione ordinaria.

L’avanzamento incontrollato dei mega-cespugli invade anche la prima pista ciclabile inaugurata in città offrendo ai coraggiosi ciclisti un’esperienza unica: pedalare a viale Kennedy e sognare di attraversare la savana africana

Per non creare malcontento tra sportivi e semplici cittadini, il Comune garantisce la medesima diffusione del verde anche per chi attende l’autobus

L’esperimento tutela piante e insetti e prevede la creazione di un ecosistema urbano nel quale convivono, in una simbiosi perfetta e cementata nel tempo, l’ assenza di manutenzione , la mancanza di controlli, il menefreghismo delle Istituzioni e l’assuefazione dei cittadini.

Il sottoscritto si impegna a difendere li verde: eventuali potature saranno denunciate senza esitazione.

Il suo post-denuncia la mattina stessa viene divulgato dalla stampa cittadina.


La storia: se l’amore è al muro


La dedica

"A volte mi domando

se vivrei lo stesso senza te ...

se ti saprei dimenticare ..!

Ti amo.

(13.11.10)"

Lo sfogo d’amore

Immagino l'autore (per galanteria definito un lui) della sofferta dedica.

Il cuore infranto e la mano tremante mentre impugna lo spray colorato.

Sul viso addolorato scivola una lacrima di nostalgia.

L'innamorato triste guarda la parete candida.

Un quesito gli dilania la mente: dove sei amore mio?

La domanda è a un vicolo cieco: abbandonato, desidera buttar fuori il dolore, esprimere la disperazione con le dovute parole.

Pagherebbe oro pur di liberarsi dall'angoscia che attanaglia lo stomaco.

Tra amore ed odio il confine è labile

E' un attimo.

Una scintilla d'odio brilla negli occhi del Romeo tradito.

E' noto: sin dai tempi di Adamo ed Eva il confine tra disprezzo e passione è labile.

Il giovane inspira l'aria fresca di una serata di metà novembre.

Senza esitazione, scrive, scrive, scrive.

Andare avanti è possibile, anche senza te.

La vita è unica, bisogna reagire alle avversità!

La lavagna pubblica appaga la fame di giustizia del Leopardi in erba.

Il mondo intero deve sapere: io ti amavo, perché sei andata via? 

Ti dimenticherò mai?

La denuncia liberatoria è pubblicata.

Per un attimo il dolore si attenua addolcito dal potere dello sfogo.

L'innamorato corre via soddisfatto.

Il muro imbrattato resta.


Il quesito: perchè tanta inciviltà?

Cosa spinge una persona ad imbrattare un muro?

Perché il rispetto per il bene collettivo è nullo?

Quale pena per un gesto di inciviltà così evidente?