Sul Trabocco
ArminioLa prima cosa che ti salta all’occhio sono le tante corde. Come fili sottili di una ragnatela gigante, si snodano come linee sottili e ben definite nel blu d’acciaio del cielo abruzzese. Solo dopo il tuo sguardo si posa sulla struttura di legno stessa. Quasi due dozzine di pali sostengono la piattaforma, da cui lunghi bracci si protendono verso l’Adriatico, tenuti in posizione da una parte delle corde. Sotto, reti piatte che fluttuano appena sopra l’acqua, le cui sfumature di blu competono con quelle del cielo. Il tutto sembra un enorme ragno marino che si è arrampicato sugli scogli della riva per stare in agguato in attesa della preda. Ed è proprio questo lo scopo di questa struttura. Si tratta di un trabocco o trabucco (a seconda del dialetto regionale), una costruzione su palafitte per la pesca con grandi reti rettangolari a cala. Queste vengono calate orizzontalmente con un’altra parte delle funi nei banchi di pesci di passaggio.
Un modo tranquillo di pescare, lento e quasi contemplativo. Con un leggero scricchiolio dei pali di legno e dei bracci, dopo un po’ la rete viene tirata su di nuovo. Nel frattempo c’è tempo per guardare il Mare Adriatico, strizzare gli occhi al sole e ammirare il contrasto tra il grigio-marrone del legno antico e l’azzurro del cielo e dell’Adriatico. Una capanna, piccola o grande che sia, in cima alla piattaforma offre riparo, spesso anche una cucina e dei posti a sedere. Una passerella stretta e delicata conduce dal trabocco alla riva ed è l’unico collegamento con la terraferma. Un piccolo avamposto marittimo, non un’isola, ma nemmeno più terraferma, che svetta per diversi metri su palafitte sopra la costa dell’Adriatico abruzzese.
L’origine dei trabocchi si perde nelle tenebre della storia. Se chiedi alla gente del posto, agli anziani che, nonostante gli anni, maneggiano la struttura con agilità e destrezza, spesso sentirai racconti che risalgono a diverse generazioni fa. Nessuno sa con esattezza quando siano nati i primi trabocchi su questa «Costa dei Trabocchi» e a quale scopo. Certo, oggi ci si pesca. Secondo alcuni storici italiani, un tempo erano anche punti di attracco per navi mercantili provenienti da tutta la regione adriatica. Si sentono storie di ogni tipo, dal tardo Medioevo fino al XVIII secolo: tedeschi, francesi, ebrei espulsi, contadini e pastori locali che costruivano strutture migliori per le loro reti da lancio. Senti il calore del legno, ti godi la leggera brezza che soffia qui sulla costa e ti rendi conto che, a prescindere dalla storia, anche questo trabocco ha già molti anni alle spalle.
I pescatori — ma si possono chiamare pescatori se non escono in mare, o sono piuttosto pescatori sportivi? — di oggi, che spesso si organizzano in associazioni per la conservazione di questi trabocchi, sono essi stessi apprendisti. «Oggi nessuno è più in grado di costruire un trabocco da zero», ti spiegano. I nodi delle corde, le parti della struttura in legno continuamente integrate o riparate e quei rumori sommessi che ricordano i suoni di una nave quando il legno sfrega contro il legno. Più a sud ci sono alcuni trabocchi “modernizzati”, che poggiano su strutture in ferro e piattaforme rinforzate con metallo, ma è una rarità. Alcuni trabocchi oggi sono piccoli ristoranti di pesce, molto apprezzati da gente del posto e turisti, altri sono gestiti come musei viventi. Rimane però sempre quella meravigliosa sensazione data dal contrasto del trabocco con il mare e il cielo, dal luccichio della rete bagnata e dall’impressione non di una struttura, ma di un animale marino approdato a riva, di cui già Gabriele d’Annunzio scriveva: «Quella macchina sembrava avere una vita propria, aveva l’aspetto e la forma di un essere vivente».
Lungo la costa, tra San Benedetto del Tronto a nord e Vasto a sud, non c’è posto migliore per lasciar vagare i pensieri che in cima alla piattaforma di un trabocco, con il mare sotto di te e il cielo blu da cartolina sopra di te. Ti appoggi alla ringhiera, ammiri i movimenti sicuri e ben rodati di chi pesca qui e ascolti il sottofondo sonoro del mare, del trabocco e dei gabbiani. E poi capisci perché proprio qui, sul trabocco, è il posto giusto non per analizzare la costa abruzzese o spuntare via i luoghi da Instagram, ma per ammirarla. Smettere di pensare e iniziare a sentire. I trabocchi sono un legame che attraversa i secoli e che esclude semplicemente la frenesia.