Siate umilmente umili

Siate umilmente umili

Samuel Herd - Corpo Direttivo

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Siete studenti umili? Se rispondete sì, allora non lo siete. Comunque mi sembrate umili. Finora è stato un programma splendido. Vediamo se continuerà a esserlo. Sappiamo che dobbiamo essere umili in tutto e per tutto. È una cosa che Geova richiede da tutti i suoi servitori. Non dobbiamo essere orgogliosi di essere umili, ma umilmente umili. Così faremo felice Dio. Parleremo proprio di questo. Ma cosa significa essere umili? Beh, significa considerare gli altri superiori a noi. Non ha niente a che fare con l’essere presuntuosi, pieni di sé fin sopra i capelli. In Proverbi 8:13 Geova dice: “Odio la superbia [e] l’orgoglio”. Vogliamo che questo concetto si imprima per bene nella nostra mente. Geova odia l’orgoglio, ma apprezza le persone umili. Grazie alla Scuola di Galaad avete approfondito la vostra conoscenza della Bibbia, ma questa conoscenza è poca cosa rispetto a quello che imparerete in futuro. Durante i pochi mesi che avete trascorso qui avete compreso meglio molte cose, e adesso non vedete l’ora di raccontare agli altri quello che avete imparato. Non c’è niente di male in questo, anzi è una cosa positiva. Ma c’è un pericolo. State attenti, state estremamente attenti a non diventare sbruffoni, e a non iniziare a guardare dall’alto in basso i fratelli e le sorelle della vostra filiale o in congregazione. Non suonatevi la tromba da soli. “Se a suonare la tromba per voi sarà qualcun altro, il suono andrà molto più lontano”, disse Will Rogers, un attore. Ancora meglio, leggiamo le parole che Geova ha ispirato a scrivere in Proverbi 27:2: “Ti lodi qualcun altro, e non la tua bocca; lo facciano altri, e non le tue labbra”. Potrebbe essere vero che i fratelli ne sappiano meno di voi, ma la conoscenza che hanno li aiuterà a sopravvivere alla fine di questo sistema di cose, e a entrare nel nuovo mondo. Geova li ama tanto quanto ama voi. Qualche anno fa ho sentito l’esperienza di un uomo che aveva appena iniziato a studiare. Amava la verità, anche se la conosceva ancora poco. A un certo punto si ammalò gravemente, per poco non morì. All’ospedale il dottore gli disse: “Serve una trasfusione di sangue”. Ma lui aveva capito abbastanza la verità da dire: “Non voglio sangue, niente trasfusioni”. I suoi familiari non Testimoni dicevano: “Accetta la trasfusione!” “No, non voglio sangue”. Anche altri cercarono di convincerlo, ma lui rimase irremovibile. Alla fine fu operato e andò tutto bene, erano tutti contenti. In seguito invitò chi studiava la Bibbia con lui e altri fratelli della congregazione ad andare a trovarlo in ospedale. Aveva qualcosa da dire. Ma cosa? Mentre si avvicinavano al suo letto, i fratelli pensarono che qualcosa fosse andato storto. “Forse servirà una trasfusione, e lui vuole accettarla”. Ma poi lui chiese: “Come mai rifiutiamo le trasfusioni?” Magari non sapeva che i tempi dei Gentili sono finiti nel 1914, non conosceva bene il concetto di sovranità e tutte le altre cose che sappiamo. Ma aveva capito la verità, anche se ne conosceva solo una piccola parte. Non comprendeva il significato della rivendicazione del nome di Dio e della sua sovranità, la legittimità del dominio di Dio. La sua conoscenza era ancora minima, ma ne sapeva abbastanza da essere disposto a morire piuttosto che infrangere i comandi di Dio, anche se non era in grado di spiegarli. Cosa impariamo da questo? Non è la quantità delle cose che sappiamo a far felice Geova, ma è ciò che proviamo riguardo a quelle cose, e il modo in cui quella conoscenza fa aumentare il nostro amore per lui. Ora potete aprire la vostra Bibbia, studenti di Galaad. Andiamo nel libro di Romani. Romani, al capitolo 12, e leggiamo qualche versetto. Allora, iniziamo a leggere dal versetto 3. Dice: “Per l’immeritata bontà che mi è stata mostrata dico a ognuno di voi di non avere un’opinione di sé più alta del dovuto, ma di avere un’opinione di sé che dimostri buon senso, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato”. Ecco il punto. Non concentriamoci troppo su noi stessi e su quante cose sappiamo. Geova non vuole questo da noi. Passiamo ora al versetto 16: “Considerate gli altri nello stesso modo in cui considerate voi stessi; non aspirate alle cose alte, ma siate attirati dalle cose modeste. Non reputatevi saggi”. Questo è un ottimo consiglio, cari studenti, non vi sembra? Davvero ottimo. Comunque, se vogliamo che questo concetto raggiunga il nostro cuore a volte non basta leggere un paio di versetti. Dobbiamo capire qualche altra cosa. In questi pochi mesi, qui alla Scuola di Galaad, avete ricevuto un enorme bagaglio di conoscenza, è stato un periodo bellissimo. Ma in 1 Corinti 8:1 troviamo un pensiero su cui dobbiamo davvero riflettere. Il versetto dice: “Sappiamo che tutti abbiamo conoscenza”. Ed ecco il punto: “La conoscenza gonfia, mentre l’amore edifica”. Dato che avete acquisito molta conoscenza, state attenti a non lasciare che questo vi gonfi al punto da farvi sentire superiori ai fratelli e alle sorelle della congregazione. Geova li ama tanto quanto ama voi che avete imparato molte cose grazie all’istruzione ricevuta in questa scuola. Siate umili come bambini, proprio come disse Gesù nel capitolo 18 di Matteo. Leggiamo le sue parole riportate nei versetti 3 e 4: “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come bambini, non entrerete affatto nel Regno dei cieli. Perciò, chi si umilia come questo bambino è il più grande nel Regno dei cieli”. In altre parole, siate umilmente umili. Geova Dio, l’Altissimo, il Sovrano universale, il “Re d’eternità”, è umile. Lo comprendiamo dalle parole del re Davide, nel Salmo 18: “La tua umiltà mi fa grande”. L’umiltà di Dio può ‘fare grandi’ anche noi. Se Geova non fosse umile, non saremmo qui. Nessun essere umano sarebbe in vita. Dio è umile, e ha il diritto di aspettarsi che anche noi a nostra volta siamo umili. Abbiamo bisogno di aiutarci a vicenda a essere umili, e a non dare gloria a un essere umano. Lo diciamo perché a volte alcuni fratelli e sorelle ci guardano come se noi membri del Corpo Direttivo fossimo già angeli. Ma chiedete alle nostre mogli se siamo angeli. Vi diranno come stanno le cose. Non lo siamo. Siamo solo dei peccatori, proprio come tutti voi. Perciò non esaltateci, non innalzateci. Se vogliamo esaltare qualcuno, allora esaltiamo Geova. Con questo non vogliamo dire che ci abbiate fatto qualche torto. Non è così. È che siete umani. E in quanto esseri umani, siamo tutti peccatori e facciamo alcune cose senza pensarci. Però aiutateci a essere umili, anziché elevarci. La Bibbia ci dice di Geova: “Egli si china a guardare il cielo e la terra”. È il Salmo 113:6. Cosa significa? Geova non è rigido, ma rinuncia ai privilegi della sua posizione. È disposto a farlo. Così insegna anche a noi a rinunciare ai privilegi della nostra posizione. Noi siamo tutti fratelli, ecco cosa siamo. Non riusciamo a imitare Gesù alla perfezione, ci proviamo e basta. Ci sforziamo di fare del nostro meglio per seguire le sue orme. Imitate l’esempio di Geova, che permise ad Abraamo di fargli delle domande per assicurarsi che fosse giusto distruggere le malvagie città di Sodoma e Gomorra. Come riportato nel capitolo 18 di Genesi, Abraamo chiede: “Se ci fossero 50 giusti distruggeresti comunque tutto?” Dio risponde: “No, non lo farei”. Poi Abraamo insiste: “E 45?” Di nuovo Dio risponde: “No, non li distruggerei”. “40?” “No, non lo farei”. “30?” “No”. “20?” “No”. “10?” “No”. Ok Abraamo, adesso basta, chiudi la bocca. Questo l’ho aggiunto io. Vi ricordate come finisce il racconto in realtà? “Quando ebbe finito di parlare con Abraamo, Geova se ne andò”; fu sempre umile. In un paio di occasioni Geova permise a Mosè di rivolgersi a lui come se stesse parlando a un altro essere umano. Ci volle umiltà per accondiscendere alle richieste di Mosè, ma Dio fu disposto a farlo. Parliamo ora di Gesù. Era umile? Beh, diamo un’occhiata alle parole di Filippesi 2:5-8. Potete cercare questi versetti? Filippesi 2:5-8. Sappiamo che alcuni di voi adesso non hanno il tablet o la Bibbia, ma non c’è problema, li leggerete con calma più tardi. Allora, siamo al secondo capitolo, iniziamo a leggere dal versetto 5, che dice: “Abbiate lo stesso modo di pensare di Cristo Gesù, il quale, pur esistendo nella forma di Dio, non pensò di appropriarsi di qualcosa che non gli spettava, cioè l’essere uguale a Dio. Al contrario, svuotò sé stesso, assunse la forma di uno schiavo e divenne come gli uomini. Per di più, quando venne come uomo, umiliò sé stesso e divenne ubbidiente fino alla morte, la morte su un palo di tortura”. Quindi Gesù era davvero umile. Pensate a quando lavò i piedi sporchi dei suoi apostoli per insegnare loro come essere umili. Quello era un compito che di solito spettava a un servitore, o a uno schiavo. Si abbassò davanti a loro. Forse si mise in ginocchio quando, come dice Giovanni 13, lavò i piedi agli apostoli. Perché possiamo dirlo? Ho visto un quadro, che si trova nei nostri uffici a Warwick, un quadro davvero bello. Si vede Gesù che lava i piedi agli apostoli. E come lo fa? È in ginocchio. Nella Bibbia non troviamo questo dettaglio, ho controllato, nel capitolo 13 di Giovanni non se ne parla. Ma se state per lavare i piedi a qualcuno non vi dovete per forza abbassare? E così fece Gesù: si mise in ginocchio, e insegnò qualcosa agli apostoli. Anche l’apostolo Paolo è un ottimo esempio di umiltà. In Filippesi 1:1 si definì uno ‘schiavo di Cristo Gesù’. In effetti se non fosse stato umile non avrebbe mai scritto queste parole, che ora vi leggo: “So infatti che in me, cioè nella mia carne, non dimora niente di buono: in me c’è il desiderio di fare ciò che è eccellente, ma non la capacità di farlo. Il bene che desidero non lo faccio, mentre il male che non desidero è quello che pratico”. Romani 7. A Paolo fu concesso di avere una visione soprannaturale, anzi delle visioni, e delle rivelazioni. Venne usato in modo potente da Geova Dio. Lo vediamo in Atti 19:11-16, che dice: “Dio compiva straordinarie opere potenti mediante le mani di Paolo, al punto che ai malati venivano portati perfino fazzoletti e grembiuli che erano stati a contatto con il suo corpo, così che le malattie li lasciavano e gli spiriti malvagi uscivano. Anche alcuni dei giudei che andavano in giro a espellere demòni cercarono di invocare il nome del Signore Gesù su quelli posseduti da spiriti malvagi, dicendo: ‘Per il Gesù che Paolo predica, vi ordino solennemente di uscire’. Tra coloro che facevano questo c’erano sette figli di Sceva, capo sacerdote giudeo. Ma uno degli spiriti malvagi rispose loro: ‘Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?’ Allora l’uomo posseduto dallo spirito malvagio si scagliò su di loro, li assalì uno dopo l’altro ed ebbe la meglio su di loro, che quindi fuggirono da quella casa nudi e feriti”. Evidentemente questi uomini non erano umilmente umili, e Gesù non permise loro di usare il suo nome per scacciare gli spiriti malvagi. Paolo fu ispirato a scrivere 14 dei 27 libri che compongono le Scritture Greche Cristiane. Comunque non si montò la testa, ma rimase umile. Ma abbiamo anche altri esempi di umiltà. Uno è Nathan Knorr, il terzo presidente della Watch Tower Bible and Tract Society. Un giorno andò a trovare un fratello del Reparto Scrittori nel suo ufficio e gli disse: “In questo reparto si svolge il lavoro più importante e più difficile. Per questo scrivo così poco”. Che belle parole! Rivelano umiltà. Sapete cosa vi dico? Che sono d’accordo. Per qualche ragione ignota faccio parte del Comitato degli Scrittori del Corpo Direttivo. Non so scrivere, neanche un po’, eppure sono qua. L’umiltà che dimostrò il fratello Knorr mi fa tornare alla mente quando dei sorveglianti viaggianti stavano partecipando a una scuola a Crownsville, nel Maryland. Uno degli insegnanti era il fratello Ted Jaracz. Una mattina si alzò presto per prepararci una bella colazione. Lo fece di sua iniziativa. Io ero uno degli insegnanti, ma il pensiero di fare una cosa del genere non mi aveva nemmeno sfiorato. Forse non ero umilmente umile, o se lo ero non lo dimostrai. E comunque non so neanche cucinare, neanche un po’. Cosa bisogna fare per essere esaltati? Lasciamo che sia la Bibbia a rispondere in Luca 14:11: “Infatti chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Cosa bisogna fare? Essere umili. Cercate di non imparare a vostre spese che gli altri sono superiori a voi. Prendete esempio dal mio vecchio cane, che si chiamava Booser. A volte ci seguiva mentre andavamo in città. Un giorno passammo davanti a una casa in cui prima viveva un cagnolino, che però era morto. Booser fiutò qualcosa e si mise ad annusare in giro, annusava di qua e di là. E quando si avvicinò alla casa un grosso dalmata spuntò da un lato dell’edificio, corse verso di lui e lo attaccò. I 2 cani iniziarono a combattere, e il dalmata vinse. Con la coda tra le gambe, Booser scappò via veloce come un fulmine. Dopo un paio di settimane, Booser decise di seguirci di nuovo mentre andavamo in città. Camminava con noi ma, quando arrivammo alla casa del dalmata, sparì. Booser fece tutto il giro per stare alla larga da quella casa e ci raggiunse in centro città. Ma ora concludiamo. Booser era umilmente umile. Considerava il dalmata superiore a lui. Ora, cari studenti, cosa vi insegna l’esempio di Booser? Considerate gli altri superiori a voi. Probabilmente lo sono.

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