SAN MARTINO ARTS AND CRAFTS (Artisti in mostra)

SAN MARTINO ARTS AND CRAFTS (Artisti in mostra)

Schizo



SAN MARTINO ART AND CRAFTS

Festival del Filo e della Tessitura

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Andrea Buscaroli

Jacopo Rosati

Nedda Bonini

Angela Corelli

Jessica Ferro

Ornella Salghini

Anna Livia Collini


EMOZIONI


Che i capelli siano un’espressione della personalità è un dato di fatto. Tramite loro, infatti, possiamo comunicare continuamente con chi ci sta di fronte, mostrando la nostra voglia di attirare l’attenzione o di passare inosservati, di appartenere ad un gruppo o di esprimere il nostro istinto di ribellione. L’intera umanità si identifica attraverso i propri capelli perché anche il non volersene curare è comunque una scelta di apparire in una determinata maniera. Come per il pelo delle pecore, siamo portati a tagliali quantomeno per renderne più agevole la gestione. In un modo o nell’altro il capello ci rappresenta, in alcuni casi addirittura ci difende…copre nasoni, fronti sproporzionate, mascelle scolpite, orecchie a sventola; cose insomma che nel vivere di tutti i giorni ci potrebbero creare disagi.

I punti in comune e le somiglianze tra capelli e lana sono più di quanti non ne possiamo pensare: la forma filiforme, il colore, la struttura, l’esigenza di tagliarli, l’essere uno degli scarti del corpo/animale, l’essere lavorabile e così via. Il capello però è privilegiato, essendo indossato dall’essere umano, il che gli dà un valore aggiunto: il valore dell’apparire e dell’essere. Apparire modellato, colorato, tagliato, rasato, trapiantato ed essere l’espressione chiara dell’io nascosto.

Allora consapevole più che mai di queste verità e anche perché essendo parrucchiera ne ho a disposizione grandi quantitativi, ho deciso di provare a modellare il capello come il feltro, come la creta. Bellissimo!!! Non è docile come la lana, diciamo che “se la tira” un po’ di più, ha più personalità, non si adatta a tutte le forme, ma modellarlo rimane un’esperienza incredibile. Così ecco nascere un altro lavoro, anche questo molto simbolico e personale.

Ho iniziato a chiedere alle mie clienti chi mi voleva donare i capelli tagliati per lasciargli vivere un’altra esperienza attraverso la mia opera. Alcune senza timore, anzi contente e curiose dell’esito dell’opera, altre un po’ timorose , ma comunque molto curiose mi hanno donato i loro capelli tagliati, con i quali io ho iniziato il mio lavoro di arrotolamento. Ho arrotolato, arrotolato, arrotolato e ancora arrotolato…L’azione e la ripetizione dell’arrotolare i capelli è diventata infine quasi una meditazione: mentre le mani si muovevano da sole il cervello ascoltava le sensazioni; c’era un momento in cui dovevi fermare l’azione dell’arrotolare ed era quando sentivi la consapevolezza della pallina, che era diventata corposa, rotonda e paffutella. Poi prendevo un altro ciuffo di capelli e solo con l’aiuto di un po’ d’acqua ricominciavo ad arrotolare. Inizialmente non avevo ben chiaro quello che avrei fatto con tutte quelle palline, che pur mi piacevano un sacco con tutti i loro colori una accanto all’altra, finché un giorno, riguardandole, nelle palline ho riconosciuto le persone. Erano tutte persone diverse…cioè palline diverse…ognuna era unica.

Ho pensato che tutte quelle persone, attraverso le nostre chiacchierate, racconti di storie, condivisioni di sentimenti, mi avevano lasciato qualcosa che non erano solo i loro capelli, erano emozioni che io ho gelosamente fatto mie. Individuato il “nocciolo della questione” è subito scattata nella mia mente l’immagine di tutte queste palline-anime tessute da un filo color oro, con una tecnica classica che si usa per la tessitura di perline, formando quasi una stola tridimensionale. Il filo rappresenta per me la vita, la tessitura il percorso della vita che non è mai lineare e le palline sono l’essenza delle condivisioni con le mie clienti. L’opera è in divenire perché ad un certo punto si capisce che la tessitura continuerà avendo infilata un’altra pallina con quel filo. A questo punto rimaneva solo di scegliere il supporto su cui appoggiare tutto il percorso del filo-vita, e allora perché no! Sono sempre stata trattata come una principessa così ho scelto un tappeto rosso di shantung di seta.


:contatti:

annalivia69@gmail.com


Judith Byberg

Descrizione: tende in nunofelt fatte a mano. Misure 120 x 230 cm. Materiale; chiffon di seta, lana cardata Bergschaf colore naturale, bozzoli di seta e fibre di lino.

:web:

Sito

Biografia


Filosofia


Paola Anziché


Senza titolo, 2018

Colla a caldo nera colata su tela

2m x 50cm


Come una forma cosi inumana sia invece lo specchio di una donna in giovane età distorta e corrotta. Il cui corpo, come anche la mente, sono ridotti a mostruosità aberranti che nonostante tutto si riesce comunque ad amare. Fino alla morte e oltre.

La colla a caldo vuole essere protagonista in questo caso dopo essere stata semplice collante secondario. La sua materialità è particolarmente intrigante da imbrigliare e imparare


Arteler Lucia Trotter

:web:

http://www.arteler.it


Ilaria Ciardi

Paola Babini

Bianca Lupi

Ivano Vitali

:web:

http://www.artnest.it

http://www.artnest.eu


Paola Bitelli

Carola Masini

:web:

http://www.carolamasini.it


Lea Contestabile


:contatti:

lea.contestabile@gmail.com


Patrizia Dal Re

Cecilia De Paolis

Laure Millet

Patrizia Trevisi


:web:

http://www.patriziatrevisiartgallery.it


Cristiana Di Nardo

:web:

http://www.cristianadinardo.com


Lia Maggioli

Primarosa Cesarini Sforza

David Galimant

Lydia Predominato

:web:

http://www.lydiapredominato.net


;Rimesparse

Emanuela Lena

Loretta Cappanera


Rammemorazioni nelle trame del tempo


Segni di esistenza così Loretta Cappanera intitola un ciclo di opere in cui “dipinge” con la ruggine del ferro prodotta artigianalmente imprimendo impronte su tessuti di lino, canapa, cotone, a cui si aggiungono nelle Anfore, Korai, Mappe garza e seta. Le sue tele sono infatti i tessuti, il pennello è il colore che si sprigiona dal ferro a contatto con l’acqua e il sale. Lasciare tracce, che il corpo e la mente compiono con punti e linee che si susseguono ordinate e sparse segmentando la superficie del tessuto in orizzontale e verticale, creano un ritmo interno alla composizione che rende le cose i luoghi viventi e parlanti.

Come si può vedere nelle Korai, Anfore e Mappe in cui l’artista opera per stratificazioni e innesti sovrapponendo, con tessiture di filo, altri tessuti, diversi per tipologie o colori o recanti impronte e creando mappe di un territorio della mente e della memoria che ci rimanda alla culla della civiltà, da cui siamo venuti.

Sia i tessuti che il ferro del resto sono materiali che hanno segnato e accompagnato la vita umana, e pertanto sono carichi di valori simbolici, di immaginari e impregnati di storia, tempo, memoria individuale e collettiva: e lo sono particolarmente i vecchi tessuti a telaio della propria e altrui vita, trattati con tinture o trovati sui mercatini dell’usato. Così come antica e familiare è la tessitura di filo presente nelle sue opere per tratteggiare contorni, disegnare figure, e per inserire, in un’ottica di stratificazioni, altri tessuti, figure, colori.

Inoltre il ferro e la ruggine ci portano lontano nel tempo dato che i metalli sono trovati e raccolti, a scopo magico e religioso, già 35.000 anni a.C. Allora ritornare a tracciare segni, lasciare impronte tramite la ruggine con i suoi rossi e suoi valori fulvi ci riporta alla qualità nascosta del ferro, che è apparsa a Bachelard un potere misterioso che si manifesta con l’umido e con il buio nei vecchi ferri o quelli che a tal fine venivano sepolti.

E se rivolgiamo lo sguardo al nostro stesso esistere, esso non è solo uno spazio intimo, interiore, uno spazio del cuore, ma ci riporta al senso del luogo e ha a che fare con i legami con una terra. Ha il sapore e il respiro dei sogni e degli immaginari, che fanno tutt’uno con il rapporto dell’uomo con le cose e con i luoghi e, attraverso i luoghi, con lo spazio e il tempo quindi anche con la storia e la memoria. E’ modo costitutivo dell’essere nel mondo, è apertura e cura, congiunzione e co-appartenenza di essere e tempo, co-originarietà di passato, presente, futuro, rammemorazione che si oppone all’oblio. (…)


Eleonora Fiorani, epistemologa e saggista


:contatti:

cappazeta@virgilio.it


Rossella Piergallini

Federica Felisatti

:web:

http://www.designinmovimento.it


Lucia Nanni

Sahar Bahrami Sirjani

Filo Folo

Manuela Flamigni

Silvia Salvati

Florencia Martinez

:web:

http://www.florencia-martinez.it


Marco Montanari (SchiZo)

:web:

http://www.inventati.org/noviglob

Le mie opere in mostra: http://telegra.ph/SAN-MARTINO-ARTS-AND-CRAFTS-07-21


Silva Usta

Giulia Ripandelli

146

arazzo cucito su tela e stoffa

cm 250 x 170

L’opera è stata realizzata per la mostra “Memoria Tessile – sul filo dei diritti” inaugurata nel maggio 2017 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. “146” trae riferimento dall’incendio della Triangle Shirtwaist Company di New York il 25 marzo 1911. La fabbrica produceva camicette alla moda dell’epoca. 146 è il numero delle operaie e degli operai che morirono bruciati all’interno della fabbrica oppure gettandosi nel vuoto nel tentativo disperato di sfuggire alle fiamme, dato che le porte erano state chiuse a chiave dall’esterno. 146 quadrati di stoffa arancione sono cuciti su un telo nero, come piccole lapidi commemorative, o ancora tessere di un mosaico che di tante vite perse va a comporre un unico simbolo di riscatto, valido ancora ai nostri giorni in cui tragedie analoghe continuano ad accadere.

Una lacerazione al centro dei quadrati riporta alle giovani vite strappate, perdute. Lo spazio nero al centro del pannello, punteggiato di spilli, ricorda una finestra aperta sul cielo stellato.


:web:

http://www.giuliaripandelli.it


Marco Pellizzola

Miranda Benetti

Monica Zunnelli

Maria Chiara Cartone

Wilma Della Betta