Recensione: The Menu
Dr. Syagrius
La prima volta che vidi il trailer di The Menu, il montaggio del trailer mi indusse a pensare che fosse un film sul cannibalismo, e anche questo mi spinse a “saltare” il film; poi alcuni giorni fa ho visto alcune clip su YouTube, e queste hanno acceso il mio interesse verso questo film, spingendomi a vederlo.
Dopo aver visto il film, posso dire che The Menu non è assolutamente un film sul cannibalismo, perché parla di qualcosa di ancora peggio: il capitalismo e il suo rapporto con l’arte, nella fattispecie l’arte culinaria.
Nel lontano 1973, Marco Ferreri col film La grande abbuffata aveva già usato la cucina e l’arte culinaria per criticare spietatamente la società borghese e il capitalismo consumista, rappresentando quattro borghesi che decidono di suicidarsi mangiando fino a morire, evidente metafora delle tendenze autodistruttive della società dei consumi e della borghesia capitalista.
Mark Mylod, regista di The Menu, è molto meno esplicito di Ferreri, ma molto più tagliente e ironico, anche perché affronta fenomeni che, al tempo in cui fu girato il film di Ferreri, non erano neanche nati, come i social network e il rapporto con essi.
La storia di The Menu non tratta di quattro borghesi che per sfuggire al vuoto esistenziale delle loro vite si suicidano nell’unico modo in cui un borghese consumatore può morire, ossia consumando fino a non poterne più, ma è la storia di uno chef di fama internazionale, Julian Slowik, che si è costruito il suo regno culinario nell’isola di Hawthorn, dove vive assieme ai suoi assistenti tenendo cene ultra-esclusive, in cui sono serviti piatti della cucina molecolare, il cui prezzo parte dai 1.200 dollari.
Mangiare a Hawthorn significa far parte di una ristrettissima élite borghese, e questo è un concetto che viene ribadito più volte nel film, sia direttamente che indirettamente, come ad esempio tramite gli ospiti che mangiano a Hawthorn la sera in cui Julian metterà in atto il suo piano:
• La critica e l’editore: Lillian Bloom è una famosissima critica gastronomica, che – parafrasando Jep Gambardella – non solo ha il potere di recensire i ristoranti, ma di farli fallire con una sola recensione negativa firmata da lei; anni prima fu lei a lanciare Julian Slowik con una recensione positiva del suo primo ristorante, il Tantalus. Insieme a Lilian c’è Ted, l’editore della rivista su cui scrive Lilian.
• I tre amigos: Bryce, Soren e Dave sono importanti manager nell’azienda di Doug Verrick, l’angelo investitore che ha finanziato la visione culinaria di Slowik, permettendo allo chef di trasformarla in realtà.
• Gli habitué: i coniugi Richard e Anne Liebrandt sono assidui frequentatori del ristorante di Slowik, dove hanno cenato molteplici volte nonostante il prezzo non esattamente accessibile, undici volte, quando molte persone si considerano privilegiate per aver mangiato una sola volta da Slowik.
• La stella cadente: George Diaz è un divo del cinema, anche se si è ridotto a recitare in film mediocri in cui la sua fama è l’unico motivo di richiamo, e per rilanciare la sua popolarità sta preparando un programma di cucina; Diaz si presenta sull’isola con la sua assistente e amante, Felicity.
• Il fanboy: Tyler è un grande ammiratore di Slowik e della sua cucina, che ha dovuto faticare per strappare un tavolo a Hawthorn, e coronare il suo sogno di vedere faccia a faccia Slowik; originariamente Tyler doveva presentarsi con la sua compagna, ma essendosi recentemente separato da lei si presenta con Margot.
Margot è diversa da tutti gli altri ospiti: non è né una multi-miliardaria né una VIP, ma solo una ragazza che si è trovata quasi per caso su Hawthorn. Infatti, mentre tutti gli altri ospiti sono stati minuziosamente selezionati e invitati dallo chef Slowik, lei è lì solo perché è stata portata da Tyler, e Julian non aveva preventivato la sua presenza.
Avvertenza: da qui in poi inizierò a spoilerare pesantemente il film, non solo a livello di trama generale ma anche di dettagli minori. Di solito non faccio questa avvertenza ma, trattandosi di un thriller, i colpi di scena rivestono un ruolo importante nella trama, e per questo qualora vogliate vedere il film in maniera “fresca” e restare genuinamente sorpresi dai vari plot twist, vi consiglio di fermarvi qui, e tornare solo quando avrete visto il film.
Se invece non date troppa importanza agli spoiler, oppure avere già visto il film, allora potete proseguire la lettura.
Durante la serata lo chef Slowik introduce le portate con monologhi sempre più disturbanti per i clienti del ristorante: nell’introduzione della quarta portata racconta agli ospiti di quando da bambino accoltellò il padre alla coscia con un paio di forbici nel tentativo di difendere la madre. Inoltre, la portata – consistente in tortillas incise al laser – mette in mostra alcuni segreti dei clienti, come le fatture false dei tre amigos per sottrarre fondi al loro capo, oppure le relazioni adulterine di Richard Liebrandt.
La quinta portata è introdotta dal suicidio del sous-chef Jeremy; i coniugi Liebrandt, inorriditi, cercano di andarsene, ma sono fermati dallo staff del ristorante e a Richard viene mozzato un dito, l’anulare sinistro.
A questo punto diventa evidente che la cena è in realtà un gioco al massacro, che si concluderà con la morte dei clienti del ristorante, ognuno dei quali ha cercato in qualche modo di sfruttare Julian Slowik o l’arte culinaria: la critica Lilian trasformando il cibo in un compitino da correggere, ricercando significati intellettuali e rimproverando ogni minuscola imperfezione; i tre amigos per essersi illusi di poter comandare Julian attraverso il loro capo (che non sfuggirà al massacro: Verrick sarà vestito con ali da angelo e calato in mare, dove annegherà sotto lo sguardo dei commensali); i Liebrandt per aver mangiato da Julian unicamente per fare sfoggio di ricchezza e status, senza aver prestato attenzione al lavoro di Slowik; Diaz perché rappresenta quello che Slowik sente di essere diventato, un artista che si è venduto al denaro per creare delle opere senza anima.
Ognuno di loro ha cercato di prendere qualcosa da Julian: l’appagamento del proprio ego, l’affermazione del proprio status, della propria intelligenza o del proprio potere.
Anche Tyler non fa eccezione: egli è un fanboy irritante e presuntuoso che sminuisce il lavoro di Slowik, trasformando le creazioni di Julian in foto di Instagram. Oltretutto, Tyler sapeva benissimo di ciò che sarebbe successo quella sera, perché Julian lo aveva esplicitamente avvertito che la cena si sarebbe conclusa con la morte dei partecipanti. Non solo Tyler non ha avvertito nessuno, non solo si è presentato ugualmente pur sapendo di andare incontro alla morte, ma ha portato con sé una escort, Margot, unicamente perché Hawthorn non serve tavoli singoli, sapendo benissimo di mandarla a morire.
Ovviamente questa rivelazione fa infuriare Margot, che salta addosso a Tyler con intenzioni omicide, fermate solo dall’intervento dello staff del ristorante.
Ma ci pensa Slowik a punire Tyler: siccome Tyler è diverso e si intende di cibo, Julian lo sfida a mettersi ai fornelli e a cucinare qualcosa; così Tyler, sotto lo sguardo giudicante dello staff della cucina, prepara un piatto immangiabile consistente in agnello cotto male con porri e cipollotto in salsa di burro. Per la vergogna Tyler si impicca in uno sgabuzzino: aveva disperatamente voluto partecipare a quella cena, e Slowik lo ha punito umiliandolo e spingendolo al suicidio a metà della serata, negandogli di partecipare al resto della cena e al gran finale.
Margot è di nuovo diversa: lei è una escort, come Julian offre anziché prendere, e non doveva essere lì; Julian dopo l’umiliazione di Tyler manda Margot a prendere un bidone che servirà per il dessert, e lei ne approfitta per perlustrare l’isola in cerca di una via di fuga, entrando anche nella casa di Julian, dove è proibitissimo l’accesso. Qui vede come la casa di Slowik sia una esatta riproduzione della sala del ristorante, chiara rappresentazione dell’ossessione di Julian per la cucina, ed entra in una stanza dalla porta d’argento, dove trova vari ricordi di Julian, tra cui una foto di Slowik da giovane, come impiegato del mese in un fast food dove cucinava hamburger, foto in cui Julian è felice ed entusiasta.
Durante la visita di Margot alla casa di Julian si trova di fronte Elsa, la maître del ristorante, che tenta di uccidere Margot accusandola di volerla sostituire, ma nel combattimento Margot riesce ad avere la meglio e ad uccidere Elsa; Margot trova anche una radio a onde corte, con cui riesce a contattare la guardia costiera. Arriva un agente in barca, che però si rivelerà essere parte del piano di Slowik. A questo punto, morto anche l’ultimo barlume di speranza, i commensali del ristorante si sono rassegnati, e hanno accettato la propria imminente morte.
Tutti tranne Margot, che ha un'illuminazione: si alza in piedi dal suo tavolo, e critica la cucina di Slowik, definendola un freddo esercizio intellettuale privo di ogni sentimento, che ha tolto dall’atto di mangiare ogni gioia, affermando inoltre di essere ancora affamata.
Julian, di fronte a quest’ultima affermazione, chiede a Margot cosa le possa cucinare, e lei risponde un cheeseburger; Julian quindi le prepara un cheeseburger, e nel farlo non nasconde una grande gioia; è tornato ai suoi anni giovanili, quando era felice a cucinare hamburger e non era ancora stato divorato dalla sua ossessione per la raffinatezza e la perfezione.
Julian serve personalmente il cheeseburger a Margot; lei ne mangia un morso e si complimenta con lo chef, ma chiede di portarlo via perché “i miei occhi sono più grandi del mio stomaco”. Julian annuisce, fa incartare il cheeseburger e lascia andare Margot, che fuggirà dall’isola con la barca dell’agente.
Mentre Margot fugge, viene “servito” il dessert, la portata finale: gli ospiti della serata sono vestiti con una collana di marshmallows e un copricapo di cioccolata, per essere incendiati e trasformati in s’more umani.
Così, mentre Margot finisce il suo cheeseburger usando come tovagliolo il menu della serata, guarda il ristorante bruciare, e con esso sia i commensali che Julian Slowik e il suo staff.
Perché Margot ce l’ha fatta? In una scena del film Slowik cita Martin Luther King per dire come la libertà non sia concessa dall’oppressore, ma vada conquistata dall’oppresso; e Slowik ribadisce questo concetto quando dice ai clienti “riflettete sul perché questa sera non avete cercato di scappare, perché non avete lottato con più forza”.
I clienti sono dei privilegiati nati ricchi, che nella loro vita non hanno mai lottato per avere qualcosa, e i loro tentativi di fuga si esauriscono quasi subito, dopo al massimo un paio di tentativi; alla fine hanno pienamente accettato il loro destino, e sono anzi felici di far parte del capolavoro di Julian Slowik, mostrando a quest’ultimo immensa gratitudine quando accende il falò che avrebbe ucciso lui e loro.
Margot no, lei non è una privilegiata ma una persona comune, che nella propria vita ha lottato duramente; lei è l’unica che fino alla fine non si arrende, che continua a cercare un modo per salvarsi, venendo infine ripagata quando la sua richiesta di un cheeseburger fa vivere a Slowik un momento proustiano, un lampo di luce in abisso di oscurità.
Per questo lei è la sola a salvarsi: perché Margot non era un mostro della società borghese, ed era per questo l’unica che meritava di salvarsi, e di assistere dal di fuori al fuoco purificatore che ha terminato la serata.