RIFLESSIONI SULLA “FASE 2” E SULLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE

RIFLESSIONI SULLA “FASE 2” E SULLA COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE

C.Li.Va. Staff

Domenica 26 Aprile il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato il nuovo DPCM sulla cosiddetta “fase 2”, ovvero l’allentamento di alcune misure restrittive che duravano da oltre un mese a causa della pandemia da coronavirus.

La parola più utilizzata è stata “Attenzione”, a sottolineare come non si voglia creare positività o allentamento dello stato restrittivo che stiamo vivendo. Una conferenza stampa di 45 minuti in cui non possiamo non sottolineare due aspetti fondamentali che sono mancati: i bambini e la fiducia nel miglioramento delle condizioni che vivremo nei prossimi mesi.

Parliamo dei bambini, i nostri bambini: le vere vittime di questa chiusura prolungata. Dimenticati in ogni DPCM emanato, chiusi nelle case senza possibilità di vivere la spensieratezza dei loro anni in nome di un virus su cui “la scienza” ancora continua a contraddirsi giorno dopo giorno. C’è chi come la società italiana di medici pediatri (SIMPE) li definisce “i veri untori da coronavirus” oppure chi come il Dottor Villani (membro del comitato scientifico che scrive insieme al Governo questi decreti) definisce inutile “portare un neonato a fare una passeggiata fuori”.

I bambini untori secondo la SIMPE

Fuori dalle scuole da oltre un mese, costretti a una didattica a distanza che NON funziona (inutile che il Presidente Conte si affanni ogni volta a dire che “mediamente funziona bene”) e impossibilitati a giocare all’aria aperta con i loro coetanei. Un danno sociale ignorato in ogni conferenza stampa da una politica che si nasconde dietro “il parere del comitato tecnico scientifico” scaricando così le responsabilità del ruolo che ricopre. Eppure basterebbe guardare intorno a noi, nessun Paese europeo (e non) ha restrizioni così’ forti. In Francia per esempio si dice che “i bambini presentino sintomi meno gravi e a quanto pare contraggono e quindi trasmettono il virus meno di quanto si credesse”, in Belgio “l’attività fisica all’aperto è consentita e persino raccomandata” mentre addirittura in Olanda “ai bambini viene permesso di giocare insieme […] se non presentano sintomi”.

I bambini non sono contagiosi (studio francese)
In Olanda i bambini possono giocare fra loro

Neanche nella cosiddetta “fase 2” ai bambini verrà permesso di stare all’aria aperta con gli altri a giocare, perché nel testo del DPCM si specifica infatti che “le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse” (art.1 punto e) e che è “vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati” (art.1 punto d). Una privazione di libertà che non possiamo ignorare. Ingiustificata e ingiusta. Perché è facile emanare bollettini di guerra con il numero dei contagi e di morti in TV per spaventare, ma nessuno quantificherà mai il danno psicologico e sociale che i nostri figli subiranno anche quando questa emergenza terminerà.

Aree giochi chiuse

Per quanto riguarda la fiducia nel futuro invece non possiamo non sottolineare come la comunicazione istituzionale sia incentrata solo nel fomentare paura e terrore. Da una parte si parla di “fase 2” per denotare un miglioramento delle condizioni epidemiologiche ma dall’altra sono state volutamente ignorate tutte le testimonianze da parte del mondo scientifico su come potrebbe evolversi (in positivo) questo coronavirus. Avrebbe fatto sicuramente piacere agli italiani “reclusi” magari sentir ripetere dal Presidente del Consiglio le parole del Presidente della Società italiana terapia antinfettiva Bassetti che ha parlato di “emergenza sanitaria finita”, di “stop alla paura” e di come “i nuovi casi complicati che vedevamo prima tendono ora a zero”. Il Dottor Bassetti ha anche parlato di cura, perché, nella corsa spasmodica al vaccino tanto sponsorizzata dai nostri rappresentanti al Governo, nessuno stranamente parla delle varie cure che a quanto pare si stanno dimostrando efficaci nel ridurre la gravità di questa malattia.

L'emergenza sanitaria è finita

Ad esempio il sito della Fondazione Veronesi ci parla di come si continui a sperimentare negli ospedali lombardi la cura con il plasma dei guariti grazie alla quale “la carica virale e i sintomi si riducono in pochi giorni”, oppure di come la terapia sperimentale (autorizzata da AIFA) con l’eparina sembra stia dando buoni risultati. Altre testimonianze di cure sono quelle che arrivano dal Dottor Bonetti e dalla Dottoressa Izzo che parlano di “risultati clamorosi con l’ossigeno-ozono terapia”, un metodo “non troppo complesso che necessita solo di una macchina particolare e delle sacche” e che ha il beneficio di “combattere il virus e di immunizzare verso la malattia”. Per non parlare di chi come il virologo Tarro parla di un virus che potrebbe “scomparire con il caldo” oppure dell’immunologo Le Foche del Policlinico Umberto I che parla di un “virus destinato ad auto spegnersi già vista con altri coronavirus simili”.

Le terapie in sperimentazione

Non pretendiamo che il Presidente Conte in conferenza stampa entri nei tecnicismi delle cure o analizzi le previsioni degli immunologi, ma siamo convinti che parlare di queste soluzioni all’emergenza avrebbero aiutato a guardare il futuro con occhi diversi. Invece, ancora una volta, sottolineiamo come dal Presidente del Consiglio (e dai rappresentanti delle forze che sostengono il governo) si continuino a creare divisioni nella popolazione, a minacciare controlli delle forze dell’ordine per cittadini che non hanno commesso alcun reato, a scaricare la responsabilità di questa situazione sui comportamenti di alcuni. Mentre molti Paesi del Mondo accusano l’OMS di aver sottovalutato il problema quando ancora era circoscritto, il Premier Conte continua a privarci di libertà costituzionali, di diritti fondamentali che niente hanno a che vedere con il contenimento di questa malattia. I dati dell’Istituto superiore di sanità del resto pochi giorni fa hanno confermato di come quasi un contagio su due (44.8%) sia avvenuto all’interno delle RSA (Residenza sanitaria assistenziale), il 10.8% in ospedale (a causa della mancanza di dispositivi di protezione individuale?) e solo il 24% in ambito familiare (a causa dei lavoratori in RSA e ospedali non tenuti a casa anche se positivi?). Nessuna ammissione pubblica di cattiva gestione da parte del Presidente del Consiglio, isolare i focolai che hanno causato quasi un contagio su due magari avrebbe evitato di trovarci a dover girare con un’autocertificazione per giustificare uno spostamento. Molto più facile recludere i bambini sani in nome del “comitato tecnico scientifico” evidentemente.

In ospedale senza DPI la causa maggiore di contagio?

E allora perché riaprono le fabbriche ma i bambini non sono ancora liberi di giocare all’aria aperta? Perché si parla di ritorno alla normalità solo quando ci sarà un vaccino quando le cure sembrano avvicinarsi velocemente per ridurre drasticamente la mortalità di questa malattia?

A che scopo continuare a diffondere negatività o a minacciare provvedimenti a chi non rispetta restrizioni che niente hanno a che vedere con il contagio?

Staff C.Li.Va. Toscana

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