Quando Dio taglia via i rami secchi e fa un innesto

Quando Dio taglia via i rami secchi e fa un innesto

Paolo Castellina

Vi sono chiese che vantano la propria antica storia, tradizione, onore, nome, etc. e che per questo ritengono di essere "a posto", incrollabili e di stare al sicuro... Dio, però, se non rimangono fedeli, le tronca e le mette da parte, portando avanti la sua causa per mezzo di altri. Può ben succedere e succede: l'ha fatto con il Giudaismo, diventato "ramo secco". Ritorneranno, eventualmente, per grazia di Dio, ma l'appello alla vigilanza e al ravvedimento che conduce alla riforma, per il popolo di Dio, è sempre pressante. Riflettiamo su quanto ci dice al riguardo Romani 11:17-24.

"E se pure alcuni rami sono stati troncati, e tu che sei olivastro sei stato innestato al loro posto e fatto partecipe della radice e della grassezza dell'olivo, non vantarti contro i rami, ma se ti vanti contro di loro ricordati che non sei tu a portare la radice, ma è la radice che porta te. Forse dunque dirai: «I rami sono stati troncati, affinché io fossi innestato». Bene; essi sono stati troncati per l'incredulità e tu stai ritto per la fede; non insuperbirti, ma temi. Se Dio infatti non ha risparmiato i rami naturali, guarda che talora non risparmi neanche te. Vedi dunque la bontà e la severità di Dio: la severità su quelli che sono caduti, e la bontà verso di te, se pure perseveri nella bontà, altrimenti anche tu sarai reciso. E anche essi, se non perseverano nell'incredulità, saranno innestati, perché Dio è potente da innestarli di nuovo. Infatti, se tu sei stato tagliato dall'olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell'olivo domestico, quanto più costoro, che sono rami naturali, saranno innestati nel proprio olivo” (Romani 11:17-24).

In questa sezione l'Apostolo si rivolge espressamente a quei cristiani di Roma che provenienti dal paganesimo (che l'avevano, cioè, abbandonato per riporre in Cristo la loro fede), si differenziavano così della maggior parte degli altri membri della comunità che per nascita erano israeliti, ebrei. Egli rivolge a loro un ammonimento preciso: non insuperbitevi per il fatto che molti altri israeliti, avendo rifiutato di riconoscere Gesù come il Cristo, il Messia, siano diventati come "rami secchi" e siano stati tagliati e messi da parte. Dovete continuare ad onorare gli Ebrei (anche quelli che non credono in Gesù Cristo) perché storicamente sono e rimangono il popolo che Dio aveva eletto. Dio, infatti, non si rimangia le sue antiche promesse, non le cancella né le modifica (Dio non cambia idea, rimane fedele - della sua parola possiamo fidarci). A suo tempo anche il Giudaismo incredulo tornerà come il figlio prodigo della parabola era tornato al Padre, riconoscendo il suo errore, quello di avere respinto Gesù di Nazareth, che è il Messia promesso di Israele. Allora, dice l'Apostolo, quando essi torneranno, potrete godere pienamente il fatto di essere un'unica famiglia. Essi, però, rimangono vostri fratelli!

Il paragone che qui Paolo usa è molto efficace: il popolo di Dio è come un albero di ulivo molto antico. Esso è israelita: è stato piantato in Israele e appartiene a loro, anzi, "sono" loro! Voi, che eravate pagani siete come rami di “ulivi selvatici” che sono stati innestati in quell'ulivo. Doveva essere così: Dio vi ha chiamato efficacemente alla fede di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di e in Gesù Cristo (ebreo). Dio, per la sua grazia, vi ha adottati come figli, ora siete legittimamente parte della famiglia di Dio, contitolari dell'eredità familiare (“siete diventati partecipi della radice e della linfa dell'olivo”), ma non insuperbitevi, non "crediate di essere" gli unici e i soli figli di Dio, come se gli altri fossero stati ripudiati e diseredati. “Non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te”. Anche voi (che provenite dal paganesimo, da genti diverse da Israele), siete stati salvati per grazia mediante la fede. Siete stati scelti da Dio, ma non perché eravate migliori di loro, anzi! E' stato Dio, per la sola sua grazia, a salvarvi dall'idolatria e a concedervi il ravvedimento e la fede salvifica in Cristo. Si tratta della stessa grazia che era stata elargita originalmente a coloro che avrebbero formato il popolo ebraico: "Il Signore vi ha presi a cuore e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli; anzi, voi siete il più piccolo di tutti i popoli! Il Signore però vi ama e ha voluto mantenere la promessa fatta ai vostri padri perciò vi ha liberati con la sua potenza e, mentre eravate ancora schiavi, vi ha riscattati dalla mano del faraone, re d'Egitto" (Deuteronomio 7:7-8).

Quando il testo dice: “Essi sono stati troncati per la loro incredulità”, l'Apostolo parla di larghe "categorie", non di individui. L'Apostolo non parla della condizione individuale dell'autentico credente, come se rimanere “nello stato di grazia” dipendesse da noi e che dovremmo fare attenzione a non essere tagliati, recisi, come se quello fosse una possibilità, un "rischio". La salvezza è per grazia dal principio alla fine: non è che siamo salvati per grazia solo "all'inizio" e che dopo tocchi a noi rimanervi tanto da rischiare di "scadere dalla grazia". Se la salvezza dipendesse dalla nostra perseveranza, conservata con le nostre forze, la grazia non sarebbe più grazia, contraddirrebbe la sua stessa definizione. Non si tratta di una "grazia a metà", o "a tre quarti", di un'opportunità offertaci e che poi tocchi a noi di rimanerci e, se non ce la facciamo, tanti saluti... La dottrina chiamata "la perseveranza dei santi" non è qui in alcun modo smentita. Se fosse così la grazia non potrebbe più essere chiamata grazia e l'Apostolo si contraddirebbe. La fede salvifica è un dono di Dio e non una nostra opera. Nemmeno la perseveranza è una nostra opera, sebbene la vita cristiana comporti senso di responsabilità. Nulla può essere una “condizione di salvezza”, nulla potrà mai separare l'autentico credente dall'amore di Dio (Romani 8:37-39). La salvezza del singolo credente è opera di Dio dall'inizio alla fine. Sebbene il vero credente possa cadere, egli verrà rialzato. Sebbene egli possa deviare nel cammino cristiano e prendere una strada sbagliata, il Signore lo riporterà prima o poi di nuovo “in carreggiata”. La salvezza di una persona è solo merito di Dio ed andrà soltanto a Sua gloria. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti” (Efesini 2:8-9). Chi pregiudica il monergismo scade negli errori "ansiogeni" del pelagianesimo e del semi-pelagianesimo.

Attenzione, però, come prima Paolo ha parlato della caduta e del “troncamento” (temporaneo) del Giudaismo in quanto tale, così Paolo mette in guardia la chiesa (le chiese o una singola comunità cristiana) dal tradire la causa dell'Evangelo, dall'esserne infedele, dall'alienare ed alterare la fede “una volta per sempre trasmessa ai santi” (Giuda 3). È la chiesa-istituzione che può decadere dalla fede ed essere troncata; è una particolare realtà storica di chiesa che potrebbe, allo stesso modo del Giudaismo, inaridire ed essere tagliata via. Paolo dice alla chiesa di Roma (e ad ogni altra chiesa): Attenzione: se non rimanete fedeli (in quanto chiesa), Dio potrebbe mettervi da parte e utilizzare altri al vostro posto, nonostante tutto ciò che potrebbe costituire il vostro vanto (storia, tradizione, onore, nome ecc.). Anche tu, chiesa particolare, potresti essere recisa. Considerate, così la severità di Dio pure verso le chiese e la responsabilità di cui sono fatte oggetto. Esse potrebbero benissimo essere “vomitate” da Dio (come Egli dimostra nella descrizione che fa delle sette chiese menzionate all'inizio del libro dell'Apocalisse, capitoli 2 e 3).

Grazie a Dio, però, Egli non è solo severo, ma anche buono. Dio “ha la potenza di innestarli di nuovo” (23). La speranza non è mai perduta, nemmeno per le chiese più sclerotizzate ed infedeli!

Non insuperbirti, quindi, ma “temi”, abbi cura che, come chiesa tu rimanga sempre fedele al tuo mandato, fedele ed ubbidiente alla Parola del Signore. Abbi sempre cura di esaminare te stessa, chiesa, attentamente, verifica sempre la qualità della tua vita, la qualità della tua fede, la qualità del tuo impegno, perché Dio ti potrebbe benissimo mettere da parte come disutile. Questo è successo e succede ancora. Com'è dunque la nostra chiesa? Un ramo secco e disutile a Dio oppure, fecondo e produttore di molte “olive” perché si nutre costantemente della linfa vitale che procede da Dio?

PREGHIERA

Signore Iddio, benché io non debba temere di perdere la salvezza che Tu mi hai concesso in Cristo e che porterai a termine l'opera che hai iniziato a fare in me, tu mi rendi responsabile, insieme ai miei fratelli e sorelle, di servirti fedelmente come chiesa. Vogliamo perciò come comunità cristiana prendere molto seriamente le nostre responsabilità, temendo di perdere la nostra utilità ed essere eventualmente da Te accantonati. Rendici vigilanti, te ne preghiamo, con la Tua paterna riprensione. Amen.

28 ottobre 2018 - Ventitreesima Domenica dopo Pentecoste

Giobbe 42:1-6, 10-17; Salmi 34:1--22; Ebrei 7:23-28; Marco 10:46-52

Onnipotente ed eterno Iddio, aumenta in noi i doni della fede, della speranza e dell'amore, affinché otteniamo ciò che tu promessi ed amiamo ciò che tu comandi; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

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