QUANDO L’OVVIO DIVENTA SCOOP

QUANDO L’OVVIO DIVENTA SCOOP

 

E’ di questi giorni l’intervista che Tucker Carlson ha fatto ad una signora ucraina, Yulia Mendel, che per due anni è stata assistente di Volodimir Zelensky.

Intervista che Visione TV nel Mondo, sul suo canale YouTube, ha pubblicato con il doppiaggio in italiano.

Ha fatto parecchio scalpore con le sue “rivelazioni” ed ha ottenuto molta visibilità non solo tra i milioni che seguono Tucker ma pure sui social ed anche qui in Russia.

Non seguendo le trasmissioni televisive italiane e quelli che vengono definiti i principali organi d’informazione, non ho idea di quanto spazio abbia trovato in Italia.

Non mi stupirei se la cosa non avesse avuto la cassa di risonanza che indubbiamente merita, non essendo molte le possibilità di sentire delle voci dissenzienti dall’interno dei palazzi Ucraini.

Un’intervista faccia a faccia della durata di un’ora e trentotto minuti che consiglio vivamente di ascoltare ed in seguito, di farla ascoltare a tutti quelli che ancora credono nella narrazione del governo Ucraino. 

Perché allora titolare questa puntata “Quando l’ovvio diventa scoop”?

Per la semplice ragione che Yulia Mendel in tutto questo tempo rivela una tragica realtà che agli occhi delle persone minimamente informate non sono novità ma cosa nota.

Per spiegarmi meglio, non dice nulla di nuovo. 

Lo scoop però resta, è evidente.

Serve un giornalista statunitense, appartenente allo Stato che più di tutti ha fatto per arrivare al conflitto per interposta nazione contro la Russia, per mostrare quello che era sotto gli occhi di tutti: il re è nudo.

Quindi si può capire facilmente la ritrosia della nostra informazione a parlarne: metterebbe in evidenza ancor più la falsità del racconto eroico del buon nazista ucraino che però legge Kant, che si batte contro il cattivone russo, dal presidente fino ai gatti, in difesa della libertà persino dell’Europa che la perfida Russia (che sul campo non avanza ma addirittura sta perdendo – dicono loro) vorrebbe conquistare fino a Lisbona.

Però… esiste sempre un però.

Questa intervista se è interessante per chi ancora crede nel falso mito diffuso dalla nostra informazione, è ancor più interessante per chi qualcosa già conosceva.

E’ interessante per quello che non dice, per esempio. 

Da giornalista Ucraina non dice nulla sulle motivazioni che hanno portato al conflitto: si potrebbe dire che l’oggetto dell’intervista fosse Zelensky ed il suo rapporto nei due anni che gli è stata vicina.

Invece no, perché giustamente ha parlato delle atrocità del conflitto, che si doveva e poteva evitare. Lo ha fatto guardando il mondo dalla sua parte, omettendo quindi le responsabilità dell’Ucraina stessa, degli Stati Uniti, dell’Ue.

A voler essere maliziosi, la si potrebbe definire una comparsata promozionale per vendere il libro che ha scritto (che mai ci potrà essere se in oltre un’ora e mezza non è riuscita a dire pressoché nulla di nuovo?), ma si sa, noi non siamo maliziosi.

Allora perché questa uscita guarda caso in coincidenza dell’arresto di Andriy Yermak, il vero deus ex machina in Ucraina?

Perché tutto questo polverone sollevato agitando la lotta alla corruzione in una nazione dove da ben prima del 2014 la corruzione era ed è rimasta prassi comune?

Indagini condotte sotto il controllo di quelle agenzie Usa, Nabu e Sap, che della corruzione hanno fatto un’arma per controllare e destabilizzare una serie innumerevole di Nazioni nel mondo, da sempre?

Qui un po’ di malizia “andreottiana” aiuta.

La mia personale interpretazione è che Zelensky sia diventato scomodo ed incontrollabile e siccome chi lo ha messo lì a) non lo ha fatto senza motivo, b) ha avuto la sfortuna che il “famigerato despota” presidente russo non abbia voluto liquidarlo fisicamente, rendendolo così un martire più utile da morto che da vivo, ora se ne devono liberare

Ora, tutti quelli che l’hanno sostenuto non possono semplicemente metterlo in disparte in quanto ne uscirebbero minati nella credibilità (che non hanno più): aver dato fiducia e sostegno ad una persona che non lo meritava.

Meglio invece far vedere quanto sia “corrotto” partendo dalle persone a lui vicine, con le dichiarazione delle Mendel, con l’arresto del suo capo e con altro che sicuramente vedremo nei prossimi giorni, fino ad arrivare a lui che, in quanto presidente ed in virtù del regime di emergenza, non può essere indagato ed arrestato.

Però risulterà talmente “sporco” che prenderne le distanze e sostituirlo sarà doveroso. Diranno a Bruxelles e nelle capitali europee: non abbiamo puntato sul cavallo sbagliato. Il cavallo era buono, solo che si è perso per strada” nel vano tentativo di uscirne puliti.

A questo punto verrebbe da pensare che sia un fattore auspicabile, che lo si voglia estromettere in quanto ostacolo ad un accordo di pace e sarà facile addurre questa tesi avendo fatto una legge che gli impedisce di trattare e fare accordi con la Russia.

Niente affatto, lo si deve sostituire con altro che sappia garantire la continuità del conflitto, perché la pace non serve.

Al contrario, se mai si addivenisse ad un accordo di pace, emergerebbero ben altri problemi più consistenti.

Uno fra tutti, quale Ucraina uscirebbe da un trattato?

Quali i suoi confini?

Chi la governerà?

Questi sono aspetti molto importanti perché in ballo ci sono i miliardi di aiuti che gli sono stati forniti il cui unico modo per riportarli a casa è di impossessarsi del paese, di quel che ne rimane, terreni e risorse.

Cosa impossibile da fare in quanto l’Ucraina è già stata venuta a cinesi, a multinazionali Usa, sono stati sottoscritte concessioni per lo sfruttamento di risorse ai britannici ed una parte ora è Russia.

Resta una sola soluzione: impossessarsi dei soldi russi congelati nelle banche europee ed è quello che si tenta di fare cercando cavilli per farlo “legalmente”.

Azione alla quale la Russia si sta già opponendo per vie legali ma nonostante ciò non potrà permettere che l’Ucraina cada nelle mani sbagliate e siccome al momento i movimenti di resistenza interni dell’Ucraina non sono ancora in grado di destituire il presidente e prendere il controllo del paese, per la Russia le soluzioni sono due: prendere il controllo di tutta l’Ucraina o continuare come sta facendo, logorando il regime di Kiev fino a quando sarà talmente debole da consentire alla resistenza partigiana di uscire allo scoperto.

La seconda soluzione è quella che avrà un costo minore.

Una cosa è certa: la pace non interessa a nessuno in occidente e difatti pone in atto azioni e condizioni che non possono essere accettate dalla Russia. 

E’ da chiedersi per chi stia lavorando l’Unione Europea.

Altra cosa è certa, non per l’interesse dei popoli europei.

In conclusione, quando ascolterete l’intervista a Yulia Mendel, mettete in fila varie cosette di cui siete a conoscenza e cercate di comprendere quello che non dice: diventa ancor più interessante.


Da Mosca è tutto… per ora.

Enio Bettiol.

 

 


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