Promuovete il benessere degli altri

Promuovete il benessere degli altri

Discorso Divino di Bhagavan tenuto nella Sai Sruti a Kodaikanal il 2 Maggio 1997



Il corpo ha lo scopo di servire gli altri

Incarnazioni dell'Amore!

In questo mondo spazioso, tutti gli alberi danno frutti; lo fanno per il loro bene? Se indagate, scoprirete che fruttificano per il bene degli altri; infatti, non mangiano i propri frutti per quanto gustosi possano essere. In modo simile, i fiumi non bevono la loro acqua né le mucche il loro latte. Le mucche producono il latte per il sostentamento degli altri. Noi dobbiamo comprendere la ragione per cui siamo stati dotati di questo corpo umano. Come gli alberi, i fiumi e le mucche non consumano ciò che producono, il corpo umano è stato dato all'uomo affinché si impegni nel servizio agli altri, non soltanto per il suo piacere.

I pensieri, le filosofie e le attitudini possono variare ma la stessa Divinità brilla in tutto il suo splendore in tutti gli esseri umani; i nomi e le forme possono variare ma i cinque elementi sono gli stessi in tutti i corpi. I vasi sono molti ma la creta è una; la stessa creta viene usata per fare i tipi diversi di vasi. L’oro è uno ma gli ornamenti che ne vengono fatti prendono nomi e forme differenti. Le mucche hanno colori e forme diverse ma il latte di tutte e bianco. Similmente, i corpi differiscono uno dall'altro ma in tutti risiede la stessa Divinità. Noi vediamo il loro aspetto superficiale senza riuscire a vederne la base. Nessun oggetto può esistere senza una base; il tavolo è la base per il bicchiere che è a sua volta la base per l'acqua che contiene. Per bere dell'acqua serve un recipiente; il corpo è come un recipiente, i piaceri sperimentati per suo tramite sono insipidi e passeggeri come l'acqua che vi è contenuta ma le persone hanno il concetto errato che la contentezza ottenuta dal corpo sia permanente. Questo non è vero.

Portate a manifestazione la vostra Divinità inerente

Che cos'è il corpo? Qual è la base della sua Divinità intrinseca? Prendete un bicchiere d'acqua e aggiungetevi dello zucchero; lo zucchero rimane in fondo al bicchiere e la sua dolcezza non pervade l'acqua se non la agitate bene. Voi assaggiate in superficie e rimanete delusi concludendo che è insipida. La dolcezza dello zucchero pervade tutta l'acqua soltanto se usate un cucchiaio per agitarla; allora la gustate. La Divinità è simile a questa dolcezza: può essere sperimentata soltanto usando il cucchiaio della discriminazione. La Divinità risiede certamente in ogni cuore; la sadhana può far comprendere questa grande verità e aiutare a capire che la Divinità inerente è la stessa in tutti.

Quali sono le funzioni primarie degli organi dei sensi? Il bicchiere contiene lo sciroppo dolce ma non ne è consapevole; in modo simile, questo corpo fisico è pieno di dolcezza ma non lo sa. Mettete una paglia nel bicchiere e bevete lo sciroppo: la paglia non sa quanto sia dolce lo sciroppo. La lingua assapora la bevanda e la invia allo stomaco senza tenerla per sé. Lo stomaco ne gode e la invia alle parti diverse del corpo dopo averla digerita. Il corpo è come un recipiente pieno della dolcezza della Divinità. La lingua può gustare la dolcezza dello sciroppo con l'aiuto della paglia; nello stesso modo, gli organi di senso (la paglia) rendono il discernimento (la lingua) capace di sperimentare la Divinità (dolcezza). La buddi decide se il cibo sia dolce o amaro; se è amaro la lingua lo rifiuta, se è dolce, lo manda al padrone. Chi è il padrone? Le persone pregano per varie ragioni: gli studenti invocano Brahman prima di mangiare recitando il Brahmarpanam (Preghiera del cibo) e offrendo il cibo al Signore. Chi è il Dio a cui si riferiscono?

Questo Dio è il fuoco della fame che risponde da dentro: “Io sono il fuoco della fame che risiede nel tuo stomaco. Digerendo il cibo ti assicuro la forza e la soddisfazione”.

La preghiera è la terra natia dei sensi interiori in cui la Divinità risiede. La Divinità è quindi conservata dentro di noi, non c'è bisogno di cercarla fuori. La cosa più importante è portarla a manifestazione.

Per vedere la nostra faccia, abbiamo bisogno di uno specchio altrimenti non è possibile; in modo simile, possiamo sperimentare la Divinità interiore con l'aiuto dello specchio della saggezza.

Oh essere umano, lo specchio va pulito prima di usarlo. Tu tieni lo specchio di fronte agli altri e vedi le loro facce ma non la tua; dovresti piuttosto usare lo specchio della saggezza per vedere la tua faccia. L'essere umano dovrebbe conoscere la sua verità; egli intraprende ogni tipo di pratica spirituale ma non riesce a vedere il suo sé. Come può una persona simile conoscere il mondo? Egli chiede continuamente “Chi sei tu?” ma non chiede “Chi sono io?” Se non siete capaci di dare la risposta quando vi chiedono “Chi sei” siete ritenuti pazzi, quindi impegnatevi sempre nell'auto-indagine “Chi sono io? Chi sono io?

Scoprite chi siete

Socrate era un ottimista. Una volta, mentre camminava su una strada impegnato come sempre nell'auto-indagine, andò a sbattere contro un ufficiale in pensione che procedeva nella direzione opposta al che questi gli chiese “Chi sei?

Socrate rispose: “Questo è ciò su cui stavo riflettendo; dimmi gentilmente: chi sono?"

Noi cerchiamo sempre di comprendere la nostra natura interiore effettiva. Socrate rifletteva sempre su “Chi sono io? Che cosa vedo? Cosa sto pensando?

Una volta, un discepolo si alzò e gli pose una domanda: "Dio ha dato all'uomo cento anni di vita che possono essere divisi in quattro parti: i primi venticinque anni vengono impiegati nel divertimento e nei passatempi. Durante i venticinque seguenti, egli ha sulle spalle il peso della famiglia; la responsabilità dei figli e del loro futuro consuma i venticinque anni che seguono. Durante gli ultimi venticinque anni, l’uomo è preoccupato per il conto in banca per cui non ha tempo per pensare a Dio. Se Dio gli desse altri venticinque anni, egli potrebbe pensare a Lui”.

Socrate ascoltò rimanendo seduto e, volendo dargli una lezione pratica, finse di mettersi a piangere. Il discepolo chiese “Qual è la ragione del tuo dolore?” e Socrate rispose: “Tre quarti della terra sono coperti dall'oceano e la porzione rimanente è fatta di montagne, foreste, città e villaggi. Visto che tutta la terra è coperta, per me non c'è luogo ove stare”.

Il discepolo disse: “Signore, ci sono milioni di persone che vivono sulla terra: come puoi tu non trovare un luogo ove stare?

Allora Socrate gli dette una risposta immediata: "Se hai cento anni da vivere, perché non hai tempo di pensare a Dio? Questo non è altro che indolenza".

Dimenticate il corpo nella meditazione

Avete bisogno di un tempo speciale per pensare a Dio? Potete sempre pensare a Dio mentre assolvete i vostri compiti. Fate che ogni pensiero sia di Dio, pensate che ogni lavoro sia di Dio, sentite che ogni luogo in cui andate sia un tempio di Dio. Se pensate così, non avete bisogno di preoccuparvi del tempo. Tutto è tempo. Avendo il principio attivo all'interno, non vi serve un tempo specifico per pensarci.

Una volta un devoto domandò a Ramana Maharshi: "Quanto a lungo devo meditare? Cinque minuti, mezz'ora o un'ora?" Ramana Maharshi rispose: "Finché pensi che stai meditando, devi continuare a meditare". Dimenticare il corpo è meditazione. Voi rimanete seduti per mezz'ora ma non potete controllare la mente neppure per mezzo secondo. Che cos'è la meditazione? Camminare è meditazione, parlare è meditazione, mangiare è meditazione. Tutto è meditazione. Senza concentrazione non si può fare alcuna azione; per studiare abbiamo bisogno di concentrazione. La meditazione non è una cosa separata: la vita di tutti i giorni è meditazione. Se offrite tutte le azioni a Dio per il Suo piacere, fate meditazione. Se una mosca vi si posa sul naso durante la meditazione, ne siete disturbati: questa è meditazione su Dio o sulla mosca? Che pazienza ha l'essere umano? Qual è la natura della mosca?

La mosca torna sul naso e voi cercate di ucciderla: state combattendo con una mosca. L'essere umano è diventato molto debole: come può controllare i sensi, se non può tollerare neppure una mosca? Quando sedete in meditazione, dimenticate il corpo, dirigere la mente verso Dio e offriteGli la mente, il corpo e i sensi. Quando salite in automobile, voi lasciate la responsabilità all'autista e dormite senza preoccupazioni; offrite la responsabilità della vostra vita a Dio che conduce il carro vitale e si incarica di tutto. L'uomo ricco dorme sereno sapendo che il guardiano protegge lui è la casa. Quando andate dal barbiere, date a lui la responsabilità di tenere ferma la vostra testa e tagliarvi i capelli ma non siete capaci di chinare la testa davanti a Dio. Voi affidate i vestiti al lavandaio, la casa al guardiano, la testa al barbiere e l'auto all'autista ma non potete affidarvi a Dio: questa è la debolezza dell'essere umano di oggi. Se offrite ogni cosa a Dio, Egli si incaricherà di tutti i vostri problemi e preoccupazioni. Voi non avete fede; incrementate la fede in Dio e riconoscete la verità riguardo al fatto che la stessa Divinità è in tutti.

Le difficoltà arrivano: affrontatele, pensate: "Il Divino è in me quindi le difficoltà non possono danneggiarmi". Questa forza di volontà è in ogni persona; voi siete capaci di lavorare, studiare, parlare e fare ogni cosa grazie alla forza di volontà che è veramente Dio.

Acquisite la visione universale

Nel mondo ci sono due cose: la materia e l'energia. L'energia si trasforma in materia e viceversa; il corpo è materia, l’Atma è energia. L'unione della consapevolezza col corpo umano vi permette di fare tutte le azioni come l'unione del polo positivo con il negativo produce la luce. In qualunque momento i pensieri negativi alzino il loro cappuccio disgustoso togliendovi la pace, voi dovete vincerli attingendo energia positiva alla fonte di gioia nascosta nel cuore. Mentre lavorate, rimanete immersi beatamente nei pensieri sull'Atma. Svami non vi chiede mai di rimanere inattivi perché il lavoro stesso è adorazione. In India, le persone compiono adorazioni di molti tipi ma quello che fanno è diverso da quello che dicono; quando offrite un fiore, voi pronunciate Namaha e Netram Samarpayami (io offro gli occhi) ma non state offrendo la vostra visione al Signore mentre è proprio quella che dovreste offrirGli. Voi avete la visione sacra ma la usate per godere dei piaceri offerti dal mondo secolare; dovreste piuttosto volgerla all'interno. Oggi le persone sono pronte ad ascoltare pettegolezzi vani ma le loro orecchie si chiudono quando vengono narrate le storie sacre del Signore, non sono mai stanche di andare al cinema ma i loro occhi trovano molto difficile il concentrarsi sulla forma bellissima del Signore anche per un solo minuto.

Oggi, l'egoismo è prevalente dovunque nel mondo. Voi mostrate grande entusiasmo nel riconoscere la vostra faccia in una fotografia senza interessarvi degli altri che vi sono ritratti. Quando scorrete la lista dei risultati degli esami, vi accertate soltanto che il vostro numero vi sia incluso. Mentre siete in fila per salire sull'autobus, pensate a procurarvi un posto confortevole, non considerate gli altri, specialmente gli anziani, che meritano una priorità. Sviluppate un punto di vista universale; se vi rallegrate del successo degli altri, prima o poi arriverà anche per voi. Dovete cercare di liberarvi gradualmente della ristrettezza mentale e acquisire una mentalità ampia. Acquisite una visione universale che elimini l'egoismo. Questo mondo spazioso vi darà contentezza soltanto se nutrirete dei sentimenti generosi. Allora, non sarà lontano il giorno in cui la Divinità splenderà in voi in tutta la sua gloria.

Bhagavan ha chiuso il Suo Discorso con il bhagian “Govinda Krishna jai".


Discorso Divino di Bhagavan tenuto nella Sai Sruti a Kodaikanal il 2 Maggio 1997.

Tratto dal Sanatana Sarati di Dicembre 2018






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