POPOLO: COME ABBATTERE LA DITTATURA!
Il Ficcanaso News
« Il suo nome è Gene Sharp, ottantatré anni. A vederlo in foto non pare un tipo pericoloso, ma le sue idee potrebbero rivelarsi fatali per i dittatori di tutto il mondo.» Così il «New York Times» presenta Gene Sharp, classe 1928, cittadino americano e fondatore della Albert Einstein Institution, una fondazione per la promozione della lotta non-violenta contro i regimi dittatoriali. I suoi scritti hanno fatto il giro del mondo, spesso come pubblicazioni clandestine. Birmania (oggi Myanmar), Bosnia, Estonia, Serbia, Zimbabwe, Tibet e recentemente Tunisia ed Egitto.
I suoi scritti sono stati redatti e pubblicati dalla necessità di prevenire e abbattere le dittature. Un’urgenza stimolata dalla convinzione che gli esseri umani non devono essere dominati e schiacciati da un regime, e rafforzata da letture sul valore della libertà dell’uomo, sulla natura e sulla storia delle dittature.
La commozione e lo sdegno per le brutalità, insieme all’ammirazione per l’eroismo di uomini e donne di grande forza, si sono talvolta rinsaldati dopo alcune visite nei luoghi in cui, nonostante gravi pericoli, gente coraggiosa continuava a opporre resistenza. Questo interesse e queste esperienze hanno rafforzato in me la speranza che sia possibile prevenire la tirannia e lottare con successo contro le dittature senza ricorrere a colossali bagni di sangue, e che sia possibile estirpare i regimi dittatoriali in modo che dalle loro ceneri non ne sorgano di nuovi.
AFFRONTARE LE DITTATURE IN MANIERA REALISTICA
Le popolazioni di molti paesi hanno sopportato decenni (se non addirittura secoli) di oppressione, sia di origine interna che straniera. Spesso la sottomissione assoluta alle autorità e ai governanti è stata inculcata per lungo tempo.
In casi estremi, le istituzioni sociali, politiche, economiche e persino religiose della società sono state deliberatamente indebolite, subordinate o rimpiazzate da nuove istituzioni rigidamente strutturate e utilizzate dallo Stato o dal partito al potere come strumenti di controllo.
Conseguentemente, la popolazione è stata ridotta ad una massa di individui isolati e incapaci di lavorare insieme per raggiungere la libertà, di confidare l’uno nell’altro o persino di agire di propria iniziativa.
Il risultato è prevedibile: la popolazione si indebolisce, perde sicurezza in se stessa ed è incapace di opporre resistenza. Le persone spesso sono troppo spaventate per condividere persino con familiari e amici l’odio verso la dittatura che le opprime e per manifestare la propria fame di libertà. Spesso sono troppo terrorizzate per prendere in seria considerazione l’idea di pubblica resistenza.
LA LIBERTÀ ATTRAVERSO LA VIOLENZA?
I regimi dittatoriali ignorano le barriere costituzionali e legali, le sentenze giudiziarie e l’opinione pubblica. Messe davanti a brutalità, torture, sparizioni e omicidi, spesso le persone arrivano alla conclusione che l’unico modo per sconfiggere la dittatura passi attraverso la violenza.
Le vittime, spinte ed accecate dalla rabbia, potrebbero organizzarsi militarmente per opporsi al regime dittatoriale con qualsiasi mezzo a loro disposizione, nonostante le scarse possibilità di successo.
Confidando nella violenza, si sceglie un terreno di lotta in cui gli oppressori hanno quasi sempre la superiorità. I dittatori dispongono dei mezzi per applicare la violenza in maniera soverchiante. Per quanto a lungo i democratici possano perseverare, alla fine la repressione militare diventa inevitabile. I dittatori dispongono quasi sempre di truppe, munizioni, mezzi logistici e militari superiori. Nonostante il coraggio, per i democratici non c’è partita!
In genere le dittature sono generate da un problema di distribuzione interna del potere. La popolazione e la società sono troppo deboli per impensierire il regime perché ricchezza e potere sono concentrati nelle mani di pochi. Sebbene le dittature possano trarre beneficio o essere in qualche modo indebolite da interventi internazionali, la loro continuità dipende principalmente da fattori interni.
Pertanto Chi è ostile alle dittature, deve cercare un’altra soluzione.
LA DURA VERITÀ
Per abbattere una dittatura nel modo più efficace e con perdite minime, bisogna intervenire subito su quattro fronti:
- rafforzare la determinazione, la sicurezza nei propri mezzi e la resistenza della popolazione oppressa;
- rafforzare i gruppi sociali indipendenti e le istituzioni di quella stessa popolazione;
- creare una potente forza di resistenza interna;
- sviluppare e implementare un piano di liberazione.
Contro una forza fiduciosa nei propri mezzi, animata da una saggia strategia e da un’azione disciplinata e coraggiosa, la dittatura infine si sgretolerà.
DA DOVE ARRIVA IL POTERE?
Una parabola cinese di Liu Ji, risalente al XIV secolo, fornisce una risposta piuttosto efficace di questa interpretazione trascurata del potere politico: La storia del «signore delle scimmie»
Nel feudo di Chu, un vecchio si guadagnava da vivereammaestrando scimmie. La gente del posto lo chiamava «Ju Gong» (signore delle scimmie).
Ogni mattina, il vecchio radunava le scimmie nel suo cortile, e ordinava alla più anziana di condurre le altre sulle montagne per raccogliere frutta da cespugli e alberi. Ogni scimmia doveva consegnare un decimo del raccolto al vecchio, questa era la regola. Quelle che non la rispettavano, venivano frustate senza pietà. Tutte le scimmie pativano gravi sofferenze, ma non osavano lamentarsi.
Un giorno, una scimmietta chiese alle compagne: «È stato il vecchio a piantare gli alberi da frutta e i cespugli?». Le altre risposero: «No, sono cresciuti spontaneamente».
Allora la scimmietta domandò: «Non possiamo raccogliere i frutti senza il permesso del vecchio?». E le altre: «Certo che sì». La scimmietta proseguì: «Allora perché dobbiamo dipendere da lui, perché dobbiamo servirlo?».
Prima che la scimmietta potesse finire la frase, tutte le altre scimmie all’improvviso ebbero un’illuminazione. Quella notte stessa, mentre il vecchio dormiva, le scimmie abbatterono il recinto in cui erano segregate, presero i frutti che il vecchio aveva in magazzino, li portarono nella foresta e non fecero più ritorno. Alla fine, il vecchio morì di fame.
FONTI ESSENZIALI DEL POTERE POLITICO
Il principio è semplice. I dittatori necessitano della collaborazione del popolo su cui dominano: senza questa collaborazione non possono conquistare e mantenere le fonti del potere politico.
Tali fonti includono:
- autorità: la convinzione popolare che il regime sia legittimo e che obbedire sia un dovere morale;
- risorse umane: la quantità e l’importanza degli individui e dei gruppi che obbediscono, collaborano o forniscono assistenza al regime;
- capacità e conoscenza: forniti dai collaborazionisti singoli e dai gruppi, sono necessari al regime per compiere azioni specifiche;
- fattori intangibili: fattori psicologici e ideologici che possono indurre gli individui a obbedire e aiutare le autorità;
- risorse materiali: il grado in cui le autorità controllano o hanno accesso a proprietà, risorse naturali e finanziarie, sistema economico e mezzi di comunicazione e trasporto;
- sanzioni: punizioni, minacciate o praticate, contro i disobbedienti e coloro che non collaborano, per assicurare la sottomissione e l’appoggio necessari alla sopravvivenza del regime.
I PUNTI DEBOLI DELLE DITTATURE
Il più delle volte, le dittature appaiono invulnerabili. Servizi segreti, polizia, forze armate, prigioni, campi di concentramento sono in mano a pochi potenti.
Le dittature possiedono caratteristiche specifiche che le rendono particolarmente vulnerabili di fronte a una ribellione politica abilmente condotta e possono essere sconfitte, più rapidamente e con meno vittime, se il loro punto debole viene identificato e reso oggetto di un attacco mirato.
PUNTI DEBOLI DELLE DITTATURE
Le dittature presentano dei punti deboli:
1. La collaborazione di una moltitudine di persone, gruppi e istituzioni necessari per far funzionare il sistema può essere limitata o bloccata.
2. Le esigenze e i risultati delle vecchie politiche del regime limitano la sua capacità di adottare e implementare indirizzi conflittuali nel corso del tempo.
3. Le operazioni del sistema possono diventare in un certo modo routinarie, pressoché incapaci di adattarsi rapidamente a nuove situazioni.
4. Personale e risorse già allocate per obiettivi esistenti non saranno facilmente reperibili per nuove esigenze.
5. Subordinati spaventati o scontenti dei loro superiori potrebbero stilare rapporti poco accurati o passare informazioni incomplete (sulla cui base, poi, i dittatori prendono delle decisioni).
6. L’ideologia può corrodersi, così come miti e simboli del sistema possono rivelarsi instabili.
7. Se la prospettiva sulla realtà è influenzata pesantemente dalla carica ideologica, la decisa aderenza a quest’ultima può causare disattenzione verso condizioni ed esigenze reali.
8. Il deterioramento della burocrazia o il ricorso a controlli e regole eccessive possono rendere inefficaci le politiche e le operazioni del regime.
9. Conflitti istituzionali interni, rivalità e ostilità personali possono danneggiare, se non sconvolgere, l’esercizio della dittatura.
10. Intellettuali e studenti possono diventare irrequieti in reazione a determinate condizioni, restrizioni, all’indottrinamento e alla repressione.
11. La popolazione, nel corso del tempo, può rivelarsi apatica, scettica e persino ostile nei confronti del regime.
12. Le differenze regionali, di classe, culturali o nazionali possono acuirsi.
13. La gerarchia al potere nelle dittature è sempre instabile, a volte in maniera estrema. Non solo i funzionari non avanzano mai di grado, ma possono essere promossi o degradati, oppure rimossi e sostituiti da altri.
14. Settori della polizia o dell’esercito possono agire per raggiungere i loro obiettivi, persino contro la volontà dei dittatori, fino a ordire un colpo di Stato.
15. Se la dittatura si è instaurata da poco, ha bisogno di tempo per consolidarsi.
16. Considerata la mole di decisioni appannaggio di pochi, errori di valutazione possono occorrere con facilità.
17. Se il regime cerca di evitare questi pericoli e decentra gli organismi di controllo e decisionali, la sua morsa sulle leve centrali del potere può essere ulteriormente intaccata.
COLPIRE I PUNTI DEBOLI DELLE DITTATURE
Una volta a conoscenza delle debolezze del regime, l’opposizione democratica può cercare deliberatamente di aggravare questi «talloni d’Achille» per alterare drasticamente il sistema o abbatterlo.
La conclusione, dunque, è chiara: nonostante la forza apparente, tutte le dittature presentano debolezze, inefficienze interne, rivalità personali, mancanze istituzionali e conflitti tra organizzazioni e dipartimenti.
Queste debolezze, nel corso del tempo, infiacchiscono l’efficacia del regime e lo rendono vulnerabile a cambiamenti e movimenti di resistenza. Non tutto ciò che si prefigge un regime giunge a compimento.
Ogni linea di azione implica una certa dose di pericoli e di possibili sofferenze, oltre al tempo per metterla in atto. Né può garantire un rapido successo. Tuttavia, il genere di lotta che prende di mira le debolezze individuate nella dittatura ha più probabilità di successo di quella che cerca di colpirla là dove è più forte. La questione è come debba essere condotto lo scontro.
RIBELLIONE POLITICA E DEMOCRATIZZAZIONE
La lotta non-violenta fornisce alla popolazione gli strumenti di resistenza che possono essere utilizzati per raggiungere e difendere le loro libertà contro dittatori presenti o futuri.
Di seguito, alcuni effetti positivi della democratizzazione conseguiti con la lotta non-violenta:
- l’esperienza nell’applicazione della lotta nonviolenta può determinare una maggiore sicurezza nella popolazione contro le minacce del regime e la repressione violenta;
- la lotta non-violenta fornisce gli strumenti di non collaborazione e rifiuto all’obbedienza con cui la popolazione può resistere a un controllo antidemocratico;
- la lotta non-violenta può essere usata per affermare la pratica di libertà democratiche (quali libertà di parola e di stampa, creazione di organizzazioni indipendenti e libertà di assemblea) in contrasto con le misure repressive di un governo dittatoriale;
- la lotta non-violenta contribuisce decisamente alla sopravvivenza, alla rinascita e al rafforzamento di gruppi e istituzioni indipendenti, utili a limitare le fonti di potere da cui trae linfa il regime dittatoriale.
DIFFONDERE L'IDEA DELLA NON COLLABORAZIONE
Per ottenere il successo in una campagna di ribellione politica contro una dittatura, è fondamentale che la popolazione afferri il concetto di non collaborazione.
Come nella storia del «signore delle scimmie», la nozione di base è semplice: se un numero sufficiente di persone si rifiuta di collaborare abbastanza a lungo e nonostante la repressione, il sistema oppressivo si indebolirà fino al collasso.
IL METODO LOTTA NON-VIOLENTA
Si combatte con armi psicologiche, sociali, economiche e politiche imbracciate dalla popolazione e dalle istituzioni sociali.
Le armi sono: proteste, scioperi, disobbedienza civile, boicottaggio, disaffezione e potere al popolo.
I governi sono in grado di reggere solo finché riforniti delle necessarie fonti di potere anche grazie alla cooperazione, alla sottomissione e all’obbedienza della popolazione e delle istituzioni.La ribellione politica, a differenza della violenza, serve esclusivamente a recidere il flusso di queste fonti.
La cieca brutalità del regime contro i praticanti della non-violenza si ritorce sui dittatori, suscitando dissenso tra i fedelissimi e alimentando il sostegno verso la resistenza tra la popolazione.
La scomparsa o il controllo della paura è un elemento fondamentale nel disgregamento del potere dei dittatori sulla popolazione.
La disciplina della non-violenza è cruciale per il successo e deve essere mantenuta nonostante le provocazioni e le brutalità commesse dai dittatori e dai loro agenti. Il mantenimento della disciplina nonviolenta contro avversari violenti facilita l’operato dei quattro tipi di cambiamento esposti di seguito.
COERCIZIONE NON-VIOLENTA
La non collaborazione e la ribellione politica di massa sono in grado di alterare le situazioni sociali e politiche, soprattutto i rapporti di forza, tanto da privare la dittatura della capacità di controllare i processi economici, sociali e politici di governo : i soldati/Forze dell'Ordine si rifiutano di obbedire all’ordine di sopprimere le proteste.
La lotta non-violenta fornisce alla popolazione gli strumenti di resistenza che possono essere utilizzati per raggiungere e difendere le loro libertà contro dittatori presenti o futuri. Di seguito, alcuni effetti positivi della democratizzazione conseguiti con la lotta non-violenta:
- l’esperienza nell’applicazione della lotta nonviolenta può determinare una maggiore sicurezza nella popolazione contro le minacce del regime e la repressione violenta;
- la lotta nonviolenta fornisce gli strumenti di non collaborazione e rifiuto all’obbedienza con cui la popolazione può resistere a un controllo antidemocratico;
- la lotta nonviolenta può essere usata per affermare la pratica di libertà democratiche (quali libertà di parola e di stampa, creazione di organizzazioni indipendenti e libertà di assemblea) in contrastocon le misure repressive di un governo dittatoriale;
- la lotta nonviolenta contribuisce decisamente alla sopravvivenza, alla rinascita e al rafforzamento di gruppi e istituzioni indipendenti, utili a limitare le fonti di potere da cui trae linfa il regime dittatoriale.
SFIDA SIMBOLICA
All’inizio di una campagna contro la dittatura, le iniziative più spiccatamente politiche devono avere portata limitata. Dovrebbero essere concepite per tastare il polso della popolazione e preparare quest’ultima a una lotta fatta di non collaborazione e ribellione politica.
DIFFONDERE LA RESPONSABILITÀ
Programmare le campagne di resistenza in base a fattori diversi e a differenti fasce della popolazione permetterà ad alcune di queste di tirare il fiato mentre la resistenza continua.
Le forze democratiche devono tener presente che insofferenza e disobbedienza sono atteggiamenti pericolosi per un poliziotto o un soldato. Di conseguenza, gli oppositori al regime non dovrebbero chiedere a soldati e ufficiali di ammutinarsi. Invece, in caso riuscissero ad aprire un canale di comunicazione con loro, dovrebbero chiarire subito che esistono molte forme relativamente sicure di «disobbedienza mascherata»
L’effetto cumulativo di campagne di ribellione politica ben studiate e orchestrate è quello di rafforzare la resistenza e di stabilire (e ampliare) i settori della società in cui il controllo della dittatura incontra dei limiti. Inoltre, queste campagne servono per acquisire esperienza nella non collaborazione e nella ribellione politica. Esperienza che sarà di grande aiuto quando arriverà il momento di praticarle su larga scala.
Le iniziative di rifiuto simbolico e di sfida possono rivelarsi utili per minare il morale e l’autorità politica del regime, la sua legittimità.
Le tre conclusioni principali di questo scritto sono:
- liberarsi dalle dittature è possibile;
- per raggiungere l’obiettivo è necessaria un’attenta pianificazione strategica;
- vigilanza, lavoro duro e disciplina nella lotta sono armi decisive di ogni resistenza nonviolenta.
La celebre e spesso citata frase «La libertà non è gratis»
Nessuna forza esterna verrà per dare alle popolazioni oppresse la libertà che desiderano così ardentemente. È necessario che imparino come prendersela da sole, e non è facile.
La libertà raggiunta con questo tipo di lotta è duratura, e può essere mantenuta da chi si dimostrerà abbastanza tenace da dedicarsi alla sua conservazione e al suo arricchimento.
METODI DI AZIONE NON-VIOLENTA
Annunci ufficiali
1. Discorsi pubblici
2. Lettere di opposizione o sostegno
3. Proclami di organizzazioni e istituzioni
4. Raccolta di firme tra la popolazione
5. Dichiarazioni di accusa e di intenti
6. Petizioni di gruppo o di massa
Comunicazioni rivolte a un pubblico ampio
7. Slogan, caricature e simboli
8. Poster e avvisi pubblici
9. Volantini, pamphlet e libri
10. Riviste e giornali
11. Interventi radio e televisione
12. Azioni con scritte in cielo o in terra
Manifestazioni di gruppo
13. Delegazioni
14. Organizzazione di premiazioni sarcastiche
15. Pressioni di gruppo
16. Picchettaggio
17. Organizzazione di elezioni dal basso e simulate
Azioni pubbliche a carattere simbolico
18. Esposizione di bandiere o colori simbolici
19. Esibizione di simboli nel vestiario
20. Preghiere collettive
21. Offerta di oggetti simbolici
22. Denudazioni di protesta
23. Distruzione di beni personali
24. Illuminazioni simboliche
25. Esposizione di ritratti simbolici
26. Murales
27. Creazione e diffusione di nuovi nomi e identità
28. Suoni simbolici
29. Rivendicazioni simboliche
30. Gesti duri e volgari di dissenso
Pressioni sui singoli
31. «Colpire» i funzionari del regime
32. Dileggio dei funzionari
33. Organizzazione e creazione di comuni
34. Organizzare veglie
Teatro e musica
35. Opere buffe e di dileggio
36. Rappresentazione di commedie e concerti
37. Canti collettivi
Processioni
38. Marce
39. Parate
40. Processioni religiose
41. Pellegrinaggi
42. Cortei motorizzati
Tributo ai morti
43. Veglie pubbliche
44. Celebrazione e simulazione di funerali pubblici
45. Funerali dimostrativi
46. Omaggio presso i luoghi di sepoltura
Assemblee pubbliche
47. Assemblee di protesta o supporto
48. Manifestazioni pubbliche di protesta con discorsi e dibattiti
Ritiri e rinunce
51. Abbandonare assemblee o eventi legati al regime
52. Restare in silenzio
53. Rinunciare alle onorificenze
54. Voltare le spalle come gesto di opposizione in assemblee o eventi
METODI DI NON COLLABORAZIONE SOCIALE
Ostracismo rivolto alle persone
55. Boicottaggio sociale
56. Boicottaggio sociale selettivo
Non collaborazione a eventi sociali, feste legate alle tradizioni e iniziative istituzionali
60. Sospensione di attività sportive e sociali
61. Boicottaggio del calendario di feste ed eventi pubblici
62. Azioni studentesche
63. Disobbedienza sociale
64. Ritiro dalle istituzioni pubbliche
METODI DI NON COLLABORAZIONE ECONOMICA
1. BOICOTTAGGIO
Azioni da parte dei consumatori
71. Boicottaggio da parte dei consumatori
72. Interruzione dei consumi di beni boicottati
73. Austerità
74. Rifiuto di pagare l’affitto
75. Rifiuto di dare in affitto
76. Boicottaggio nazionale da parte dei consumatori
77. Boicottaggio internazionale da parte dei consumatori
Azioni da parte di lavoratori e produttori
78. Boicottaggio da parte degli operai
79. Boicottaggio da parte dei produttori
Azioni da parte degli intermediari
80. Boicottaggio da parte dei fornitori e dei distributori
Azioni da parte di proprietari e dirigenti
81. Boicottaggio da parte dei commercianti
82. Rifiuto di affittare o vendere proprietà
83. Serrata
84. Rifiuto di assistenza all’industria
85. «Sciopero generale» dei commercianti
Azioni da parte dei possessori di risorse finanziarie
86. Ritiro totale dei depositi bancari
87. Rifiuto di pagare commissioni, tariffe e adeguamenti
88. Rifiuto di pagare debiti o interessi
89. Taglio di fondi e crediti
90. Rifiuto di partecipazione ai ricavi
91. Rifiuto di denaro e stipendi dal governo
METODI DI NON COLLABORAZIONE ECONOMICA
2. SCIOPERO
Scioperi simbolici
97. Sciopero di protesta
98. Abbandono collettivo del lavoro (sciopero lampo)
Scioperi nell’agricoltura
99. Sciopero dei contadini
100. Sciopero degli allevatori
Scioperi di gruppi speciali
101. Sciopero dei carcerati
102. Rifiuto dei lavori forzati
103. Sciopero degli artigiani
104. Sciopero dei professionisti
Scioperi nell’industria
105. Sciopero della classe imprenditoriale
106. Sciopero degli operai dell’industria
107. Sciopero di solidarietà di altri settori
METODI DI NON COLLABORAZIONE POLITICA
Rifiuto dell’autorità
120. Rifiuto o abiura di fedeltà al regime
121. Rifiuto di pubblico sostegno
122. Scritti e discorsi a sostegno della resistenza
Non collaborazione dei cittadini con il governo
123. Boicottaggio degli organi legislativi
124. Boicottaggio delle elezioni
125. Boicottaggio degli impieghi pubblici
126. Boicottaggio di dipartimenti, agenzie e altri organismi governativi
127. Ritiro dalle istituzioni educative del governo
128. Boicottaggio delle organizzazioni supportate dal governo
129. Rifiuto di collaborare con le forze dell’ordine
130. Rimozione dei propri contrassegni identificativi
131. Rifiuto di sciogliere le organizzazioni esistenti
132. Rifiuto di accettare l’autorità dei funzionari governativi
APPROFONDIMENTI
- Gene Sharp bibliografia
- La Politica dell'Azione non-violenta: volume 1 volume 2 volume 3
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