POESIE DA TRASMIGRA IL GIORNO 4
askam66
PER NASCERE FARFALLA
rivolti convenzioni
ti affidi all'inaspettato che
abita ogni tua cellula e sangue
rovesci il senso
del mondo: strato su strato
risali
cieli
per nascere farfalla
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UN CANTO NELLE VENE
scompariremo
sì - la verità ci attende
spariremo alla vista
per essere altro: forse
vaghezza di nuvola o
sorriso di fiori
saremo volti
che galleggiano
sulla superficie del sogno
e avremo nelle vene un canto
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Il BELLO CHE HAI DENTRO
(a una madre)
sarai o già sei musica e luce
se vivi per il bello
che ti fa vibrare le intime corde
pensi è un miracolo questo
fagottino che ti trovi in braccio
che dorme come un angioletto
nessuno potrà strapparti
il bello che hai già dentro
che ti supera
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FIORE DEL SOGNO
fiore del sogno
ricamato di nonsensi
su sbavature di ossimori
sequenze di figure
daliniane
uscite dalla bocca della notte
fiore del sogno
che apre oblò
sul bello o sulla follia
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SAPREMO
sapremo - io di te tu di me dei nostri
scheletri nell'armadio
di ciò che non ci siamo detti
delle ammutolite coscienze nell'ora
alta delle scelte
dove si curva l'orizzonte dei pensieri
sapremo - non per speculum
in aenigmate: trasparenti saremo
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E OGGI CHE MI RITROVO UOMO FATTO
padre che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo
una vita sul mare e le brevi
soste col mal di terra
avevi la salsedine nel sangue
così presenti
mi restano le rare passeggiate
mattutine e mai che mi avessi preso
per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle
di carezze non eri capace
e oggi che mi ritrovi
uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco
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CONOSCERO'
[ispirandomi a David Maria Turoldo]
non oso toccare
il Tuo amore: rendimi
bianco come neve
per quel giorno che
mi si schiuderà la porta
che mi tiene nella morte
invadendomi la luce
allora
conoscerò
come sono conosciuto
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DIRE DEL SOGNO
dire del sogno
di orologi molli e
di allucinate visioni
dell'inconscio che s'apre a ventaglio
portandoti a guinzaglio lungo
corridoi asettici senza
interruzione di porte
sentirti avvitare
nella vertigine
capriolare nell'orbita
di stato ipnagogico
risalire
al grembo-casa di mare
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LO SPAZIO DI UN VOLO
ahi i ponti sgretolati
o pure considera quelli
detti collanti di carne e di sangue
e il desiderio che
si fa arco d'amore
filo teso d'acrobata
all'altro capo sei Nina
e mi vedi adesso
varcare fra nuvole in sogno lo spazio
di un volo fino alle tue braccia
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DEJA'-VU
a perforare il bianco silenzio
l' eco d' un gemito lungo
corridoi e alle volte
di camere d' albergo dei suicidi
v' è un qualcosa d' ancestrale che torna
per condurti dove sei già stato
nel tuo profondo il pendolo oscilla
dì una vita trasversale
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PER STUPIRTI
in extrema ratio
ti aggrappi a curve di sguardi
per poterti ancora stupire
conoscenza è dall'alba dell'uomo
il primo anelito
in un cielo di silenzi
il tuo richiamo si spezza
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SE AMORE SCRIVI
salverà il mondo
la poesia? no di certo non è cosa
immanente: il suo grembo è di celesti
aneliti ed è voce
di conchiglie che fa eco nei sogni
è la smorfia del clown
il bacio
condito di lacrime in un addio
l'ala d'angelo che perde una
piuma se senza il cuore "amore" scrivi
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L'ENIGMA
il bambino col nasino all'insù
lo sguardo è un punto interrogativo
-i suoi perché
vagano nello spazio -alati- e
cristallizzano
altro l'Enigma
-racchiuso in una bolla-
altro i perché
dall'antichissima voce
alveo di siderali lontananze
-è il sogno il nostro specchio?
-dietro il velario di carne
chi siamo?
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L’ IMMAGINARIO
[Leggendo "Finzioni" di J. L. Borges]
l’ immaginario apre al volo e a squarci
di vite trasversali
realtà sfumanti
nel mistero: parvenze a rapirti
in insondabili cieli d’ esagoni e sfere
porte spalancate
a risucchiarti
in innumerevoli stanze
fino agl’ inaccessibili meandri
del sogno
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UN VAGO SCANDIRE DI NOTE
ti stringe il cuore un vago
scandire di note
legate a quel ricordo di lei
reciso dalle forbici del tempo
con l'imbarazzo del ragazzo imberbe
le lasciasti due versi d'addio
chissà non sia nell'aria
la risposta e la porti nel becco
il gabbiano
che scorgi al mattino
lambire le creste dell'onda
o solo plani
a inalare respiri
d'amanti dei fondali
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ONIRICA
altro il reale mi dico -
a trapassarmi una lama di luce
mi sveglia un'accecante
finestra-specchio
mi vive ancora una distesa
di mare
a riempirmi di serenità -
vedevo venire dal largo
i miei morti che mi sorridevano gentili
non mi sentivo carne ma solo sogno
sapevo d'essere
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PROFUMI NINNOLI 2
[sindrome di Stendhal]
profumi pinzette ninnoli
la collana sulla specchiera
resta a dire il gesto
dell'indossare
spesso
nelle sere vuote
una mano ti attira nella tela
effigie di lei e il suo sudario
ma peschi solo sogni
di ragno
dentro la vertiginosa trama
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NELL'ULTIMO SANGUE
ora nell'ultimo sangue
è il vuoto delle braccia
ma sai non è difficile
far rivivere
la tua figura dall'ali recise:
un po' mi consola
la visione
di te languida riversa
sull'amaca
mentre gli uccelli ti cantano
sulla testa
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UN NON SO CHE
a volte
un nonsoche ti attira
come lo scandire di versi armoniosi
o la luce di uno sguardo
ci vedi un mare
aperto e
pescatori cotti dal sole
a prendere a morsi la vita
sognare la morte
un bimbo che piange
una donna che aspetta il suo uomo
tutto un mondo ci vedi
non sai spiegarlo
questo incantamento che ti fa star bene
questo amare la vita
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LA VERGINE
se lo mangiava con gli occhi
il suo bambino
riscaldato dal fiato animale
dovrà -nel dolore della luce-
bagnare di lacrime i piedi della croce
Mater dolorosa - et
admirabilis
tu dal celeste manto
davanti agli ultimi ritocchi
Raffaello
insonne ti guarda rapito
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