POESIE DA IL CIELO E' TERSO

POESIE DA IL CIELO E' TERSO

askam


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IL CAMMINO



il sognare di sé che si sogna - forse 

così la vita



perché il cammino - dici



breve il tempo

per cercarti:

trovare l’ anima -



quella luce ch’ è in te il dio 

inconoscibile



ti passano davanti 

le sequenze

dei tanti "me stessi" trascorsi



ma già sei altro




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IL CIELO E' TERSO



la coda dell’occhio il gesto

come a voler scacciare una mosca

ed è un fuoristrada

a investirmi alle spalle



entra la luce

il cielo è terso - mi dò

il buongiorno



mi risponde a breve

il borbottio della moka





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IL GRIDO CHE SALE



era forse quell’embolo

ad allagare di visioni la mente

tutto quel rosso

come un mare di sangue



e il grido a salire

dalla vertigine del sogno



-e se sogno non era?



trovarsi diviso

tra reale e irreale -

nelle vene del buio una danza

di folletti





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IL GUARDIANO DEL FARO



sembra toccare il cielo

attraverso la grande vetrata



gli fa visita il gabbiano

unico amico

al crepuscolo alla stessa ora

nel becco l’argentea preda



l’uomo del faro: 

non uno stravedere 

come il ragazzo l’ ha sempre sognato

tra spume d’ onde e uccelli marini



altro è 

questo solitario 

leggendo nel profondo:



senza amici per poter

chiacchierare: una ferita

la perdita della compagna

morta qualche anno prima di parto



la sua Nina



ora gli pare di vederla

tra le ombre della sera quando

si accendono le stelle





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IL NOSTROMO



narrava dei suoi viaggi 

-il mare a cullarne le memorie-

i porti toccati e lasciati

Oslo Amsterdam

le taverne ove non mancavano

scazzottate come nei film



le volte ch’ era cielo di tempesta

con gigantesche creste d’onde

-negli occhi gli si leggeva 

raccontando

che bastava un niente a morire



avvolti dal fumo

della sua pipa di schiuma

noi ragazzi ne eravamo rapiti

-ci passavano nello sguardo velieri lontani



Jim il nostromo egli era 

per il borgo natio

-occhi di cielo e cuore

grande come il mare





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IL RIFLESSO



m’abbaglia l’accecante

riflesso d’un lunotto



tengo la strada - poi 

il tunnel mi da pace



e m’acquieto con le note

di stardust



esco nella luce come destato 

dal sonno della morte





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IL SANGUE SULLE PIETRE



baluginio d’albe su vuoti

orizzonti - sale



la luce sui nomi perduti



filo spinato 

taglia la memoria insonne



inani fughe



ancora grida il sangue 

sulle pietre





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IMPOSSIBILI APPRODI



-orza alla banda!-



la faccia cotta dal sole

il marinaio

tende a quegli approdi impossibili

apparsi solo nel sogno



la terra è ancora lontana



facile perdere

la rotta fare naufragio



se non "credi" senza vedere





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IN TRENO



lei immersa nelle righe

nere mentre il paesaggio

-alberi case- fuggiva 



sbirciavo il titolo 

era in inglese - un 

mattone a vederlo



distolse altera lo sguardo

lei biondo- platino e sola



conciliava un sonnellino

ora il monotono

sferragliare




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IN UNA GOCCIA DI LUCE



s’arresterà questo giro del mio sangue

lo sguardo trasparente riflesso 

in un’acqua di luna

sarò pietra atomo stella

mi volgerò indietro sorridendo

delle ansie che scavano la polpa dei giorni

delle gioie a mimare maree

nullificate di fronte all’Immenso

allora non sarò più

quell’Io vestito di materia

navigherò il periplo dei mondi

corpo solo d’amore

in una goccia di luce




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IPOTESI DELL'IMPOSSIBILE



combatti contro i mulini

a vento delle ipotesi

ti vedi quel filo d’aquilone

tenuto da un bambino e

toccare il suo cuore e il cielo



o quel bimbo ti vedi

tenuto dal genitore per mano



o ancora -tra fremiti d’ombre- 

quel figlio prodigo

che ti torna in sogno: che anni

scavalca a ritroso



per chiedere perdono

al padre sul letto di morte




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ISOLE 2



s’aggrovigliano mai combaciano

come i fili d’una ragnatela

in composizioni improbabili

tramate forse nei sogni



in un alone di luna evocano i morti

fan gesti propiziatori



sono intrecci di mani di sguardi



anime che si cercano




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L'ESSENZIALE



arrivare all’essenziale: via

il superfluo (lo sa bene il poeta - un

sansebastiano trafitto

sul bianco della pagina)



così il corpo: si giunge

col vento azzurro della morte

al nocciolo: all’Essenza: non altro

della vita

che avanzi in pasto al suo vuoto 

famelico –

quando nella curva

del silenzio

essa avrà ingoiato la sua ombra




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L'OMBRA



negativo di me mio vuoto

in proiezione mi copia con inediti

profili tagliati nella luce – se dal

di fuori la spiassi mi direi sono

io quello?



pulviscolare ha i contorni

del sogno e i suoi fòsfeni

si spezzetta se riflessa inafferrabile

fantoccio mi diventa

pure mio vuoto mia metà



che estinta con l’ultima sua luce

rientrerà nel corpo- contenitore

unificata con la terra – senza un grido

tutt’uno con la morte –

senza perché – solo ombra




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LA BELLEZZA DELL'ANGELO



con l’avanzare degli anni

senti sempre più il distacco da tutto - ogni

cosa ti lasci scivolare addosso

-come il sogno ch’è a svanire



oggi preghi lo Spirito del cielo

ti faccia luce:

ti mostri l’azzurro sentiero



per la bellezza dell’angelo




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LA DOMANDA DEL SANGUE



sordi alla domanda del sangue

noi

sotto un cielo bianco di silenzi



le parole rimaste in gola

cadono

come un infrangersi di cristalli



in nostra vece

sentiremo forse gridare

le pietre




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LA LUCE ESSENZIALE



punti all’ esteriore

e non alle cose del cuore?



vedi: non ha consistenza quanto

non nasca da radice

del sangue o semmai sopravviva

di effimero lucore



essenziale quella luce

ch’ è la bellezza della rosa

immortale

palpitante tra le mani




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LA LUNA DEI POETI



ho la luna dei poeti

-pesci sull’ imum coeli-



scivola 

la barca della passione

verso terre di mistero



pesco sogni di ragno

nell’ intreccio di parole

nate sulla bocca dell’ alba



mentre

uno sbuffo di vento

porta afflati d’ amore




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LA MANO DISEGNA NELL'ARIA



la mano disegna nell’aria

il suo profilo indugia

su bocca naso e occhi



la mano della mente ben conosce 

quei dettagli come la madre 

che l’ ha generata - Nina stella

del cielo che mi cammina nei sogni



ora sono aghi 

che trafiggono

nell’ accendersi nel sangue 

la mai sopita passione



mentre la mente disegna

dove fermenta il cuore




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LA MUSA LATITANTE



dalle vene del buio

-dove a raccoglierti

vuol chinarsi l’amore-



defluisce arido sangue



stai come

quel gabbiano dall’ala spezzata



che non sorvolerà il suo mare




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LA PAROLA NUDA



mi seduce la parola enfatica

-sia d’amore o quella che 

(d) enuncia



che s’attorce al cuore in un nodo 

di passione



parola

nuda come la verità - mio faro



brilla 

nel buio come stella 

di fuoco



e non la puoi estinguere




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LA PASSERA



memore della bella accoglienza

me la trovo sul davanzale ogni mattina

per "condividere" la colazione



è d’un piumaggio lucido e vellutato

l’ho chiamata "nerina"



sempre puntuale

precisa come un orologio svizzero



chissà mi chiedo

chi troverà ad accoglierla quando

anch’io avrò messo "un paio d’ ali"




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LA PISTA DEL SANGUE



sconvolgere i cieli

vorresti?

rapportare il mondo

con l’ asettico tuo doppio?



chi vuoi che spezzi

per te una lancia

se vai col lupo 

seguendo la pista del sangue



in modo sistematico

vedrai crescere detrattori

a stigmatizzare le tue fisime



uomo di cartone




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LA STANZA DEL CUORE



custodirvi l’essenza

primaria - 

il suo fiato il suo mistero



è creativa la stanza del cuore: 

la vedi tappezzata 

dalla immensa pagina del mare



dove scrivere i sogni

con l’inchiostro della notte



vi respirano sinergie d’altre 

dimensioni




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LA STANZA VIOLA



la stanza viola della mente

veste l’anima

del quadro in cui ti perdi



dalla tela vedi crearsi 

iridescenze -e il sangue 

si spande nei colori-



presenze 

daliniane

erompono dal sogno




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LA VERITA' E' UN LUSSO



la verità è un lusso dice quel padre

che non ha ottenuto giustizia dopo anni

per il figlio falciato in una rapina

trovatosi per caso lì in quel frangente



dice -un sasso sul cuore-: forse

è di un altro mondo la verità

-tutto come sempre

insabbiato prescritto



nessuno sa -

e sulle coscienze crescono peli




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LA VITA INFINITA



con l’avvicendarsi degli anni

si risvegliava in te il bambino

negli ultimi tempi

c’era sempre lei a rifarti 

il letto a tagliarti la carne

il tuo angelo 

premuroso

che non ti perdeva di vista un momento



eri un omone- bambinone

te ne sei andato troppo presto

quel giorno vedevo al tuo capezzale

nei tuoi occhi cerulei veleggiare

la vita infinita




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LA VITA INTERIORE



dirla "potenziale" questa mente

fin quando non sarà espansa 

e unificata nella primaria 

origine



di sogni e di pene

-scritte su cieli di carta-

e di effimere gioie

come la felicità che sempre sfugge



lei si nutre



abbeverando del sangue 

della passione

la vita interiore














 

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