POESIE DA IL CIELO E' TERSO
askam56
IL CAMMINO
il sognare di sé che si sogna - forse
così la vita
perché il cammino - dici
breve il tempo
per cercarti:
trovare l’ anima -
quella luce ch’ è in te il dio
inconoscibile
ti passano davanti
le sequenze
dei tanti "me stessi" trascorsi
ma già sei altro
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IL CIELO E' TERSO
la coda dell’occhio il gesto
come a voler scacciare una mosca
ed è un fuoristrada
a investirmi alle spalle
entra la luce
il cielo è terso - mi dò
il buongiorno
mi risponde a breve
il borbottio della moka
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IL GRIDO CHE SALE
era forse quell’embolo
ad allagare di visioni la mente
tutto quel rosso
come un mare di sangue
e il grido a salire
dalla vertigine del sogno
-e se sogno non era?
trovarsi diviso
tra reale e irreale -
nelle vene del buio una danza
di folletti
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IL GUARDIANO DEL FARO
sembra toccare il cielo
attraverso la grande vetrata
gli fa visita il gabbiano
unico amico
al crepuscolo alla stessa ora
nel becco l’argentea preda
l’uomo del faro:
non uno stravedere
come il ragazzo l’ ha sempre sognato
tra spume d’ onde e uccelli marini
altro è
questo solitario
leggendo nel profondo:
senza amici per poter
chiacchierare: una ferita
la perdita della compagna
morta qualche anno prima di parto
la sua Nina
ora gli pare di vederla
tra le ombre della sera quando
si accendono le stelle
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IL NOSTROMO
narrava dei suoi viaggi
-il mare a cullarne le memorie-
i porti toccati e lasciati
Oslo Amsterdam
le taverne ove non mancavano
scazzottate come nei film
le volte ch’ era cielo di tempesta
con gigantesche creste d’onde
-negli occhi gli si leggeva
raccontando
che bastava un niente a morire
avvolti dal fumo
della sua pipa di schiuma
noi ragazzi ne eravamo rapiti
-ci passavano nello sguardo velieri lontani
Jim il nostromo egli era
per il borgo natio
-occhi di cielo e cuore
grande come il mare
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IL RIFLESSO
m’abbaglia l’accecante
riflesso d’un lunotto
tengo la strada - poi
il tunnel mi da pace
e m’acquieto con le note
di stardust
esco nella luce come destato
dal sonno della morte
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IL SANGUE SULLE PIETRE
baluginio d’albe su vuoti
orizzonti - sale
la luce sui nomi perduti
filo spinato
taglia la memoria insonne
inani fughe
ancora grida il sangue
sulle pietre
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IMPOSSIBILI APPRODI
-orza alla banda!-
la faccia cotta dal sole
il marinaio
tende a quegli approdi impossibili
apparsi solo nel sogno
la terra è ancora lontana
facile perdere
la rotta fare naufragio
se non "credi" senza vedere
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IN TRENO
lei immersa nelle righe
nere mentre il paesaggio
-alberi case- fuggiva
sbirciavo il titolo
era in inglese - un
mattone a vederlo
distolse altera lo sguardo
lei biondo- platino e sola
conciliava un sonnellino
ora il monotono
sferragliare
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IN UNA GOCCIA DI LUCE
s’arresterà questo giro del mio sangue
lo sguardo trasparente riflesso
in un’acqua di luna
sarò pietra atomo stella
mi volgerò indietro sorridendo
delle ansie che scavano la polpa dei giorni
delle gioie a mimare maree
nullificate di fronte all’Immenso
allora non sarò più
quell’Io vestito di materia
navigherò il periplo dei mondi
corpo solo d’amore
in una goccia di luce
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IPOTESI DELL'IMPOSSIBILE
combatti contro i mulini
a vento delle ipotesi
ti vedi quel filo d’aquilone
tenuto da un bambino e
toccare il suo cuore e il cielo
o quel bimbo ti vedi
tenuto dal genitore per mano
o ancora -tra fremiti d’ombre-
quel figlio prodigo
che ti torna in sogno: che anni
scavalca a ritroso
per chiedere perdono
al padre sul letto di morte
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ISOLE 2
s’aggrovigliano mai combaciano
come i fili d’una ragnatela
in composizioni improbabili
tramate forse nei sogni
in un alone di luna evocano i morti
fan gesti propiziatori
sono intrecci di mani di sguardi
anime che si cercano
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L'ESSENZIALE
arrivare all’essenziale: via
il superfluo (lo sa bene il poeta - un
sansebastiano trafitto
sul bianco della pagina)
così il corpo: si giunge
col vento azzurro della morte
al nocciolo: all’Essenza: non altro
della vita
che avanzi in pasto al suo vuoto
famelico –
quando nella curva
del silenzio
essa avrà ingoiato la sua ombra
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L'OMBRA
negativo di me mio vuoto
in proiezione mi copia con inediti
profili tagliati nella luce – se dal
di fuori la spiassi mi direi sono
io quello?
pulviscolare ha i contorni
del sogno e i suoi fòsfeni
si spezzetta se riflessa inafferrabile
fantoccio mi diventa
pure mio vuoto mia metà
che estinta con l’ultima sua luce
rientrerà nel corpo- contenitore
unificata con la terra – senza un grido
tutt’uno con la morte –
senza perché – solo ombra
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LA BELLEZZA DELL'ANGELO
con l’avanzare degli anni
senti sempre più il distacco da tutto - ogni
cosa ti lasci scivolare addosso
-come il sogno ch’è a svanire
oggi preghi lo Spirito del cielo
ti faccia luce:
ti mostri l’azzurro sentiero
per la bellezza dell’angelo
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LA DOMANDA DEL SANGUE
sordi alla domanda del sangue
noi
sotto un cielo bianco di silenzi
le parole rimaste in gola
cadono
come un infrangersi di cristalli
in nostra vece
sentiremo forse gridare
le pietre
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LA LUCE ESSENZIALE
punti all’ esteriore
e non alle cose del cuore?
vedi: non ha consistenza quanto
non nasca da radice
del sangue o semmai sopravviva
di effimero lucore
essenziale quella luce
ch’ è la bellezza della rosa
immortale
palpitante tra le mani
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LA LUNA DEI POETI
ho la luna dei poeti
-pesci sull’ imum coeli-
scivola
la barca della passione
verso terre di mistero
pesco sogni di ragno
nell’ intreccio di parole
nate sulla bocca dell’ alba
mentre
uno sbuffo di vento
porta afflati d’ amore
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LA MANO DISEGNA NELL'ARIA
la mano disegna nell’aria
il suo profilo indugia
su bocca naso e occhi
la mano della mente ben conosce
quei dettagli come la madre
che l’ ha generata - Nina stella
del cielo che mi cammina nei sogni
ora sono aghi
che trafiggono
nell’ accendersi nel sangue
la mai sopita passione
mentre la mente disegna
dove fermenta il cuore
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LA MUSA LATITANTE
dalle vene del buio
-dove a raccoglierti
vuol chinarsi l’amore-
defluisce arido sangue
stai come
quel gabbiano dall’ala spezzata
che non sorvolerà il suo mare
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LA PAROLA NUDA
mi seduce la parola enfatica
-sia d’amore o quella che
(d) enuncia
che s’attorce al cuore in un nodo
di passione
parola
nuda come la verità - mio faro
brilla
nel buio come stella
di fuoco
e non la puoi estinguere
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LA PASSERA
memore della bella accoglienza
me la trovo sul davanzale ogni mattina
per "condividere" la colazione
è d’un piumaggio lucido e vellutato
l’ho chiamata "nerina"
sempre puntuale
precisa come un orologio svizzero
chissà mi chiedo
chi troverà ad accoglierla quando
anch’io avrò messo "un paio d’ ali"
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LA PISTA DEL SANGUE
sconvolgere i cieli
vorresti?
rapportare il mondo
con l’ asettico tuo doppio?
chi vuoi che spezzi
per te una lancia
se vai col lupo
seguendo la pista del sangue
in modo sistematico
vedrai crescere detrattori
a stigmatizzare le tue fisime
uomo di cartone
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LA STANZA DEL CUORE
custodirvi l’essenza
primaria -
il suo fiato il suo mistero
è creativa la stanza del cuore:
la vedi tappezzata
dalla immensa pagina del mare
dove scrivere i sogni
con l’inchiostro della notte
vi respirano sinergie d’altre
dimensioni
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LA STANZA VIOLA
la stanza viola della mente
veste l’anima
del quadro in cui ti perdi
dalla tela vedi crearsi
iridescenze -e il sangue
si spande nei colori-
presenze
daliniane
erompono dal sogno
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LA VERITA' E' UN LUSSO
la verità è un lusso dice quel padre
che non ha ottenuto giustizia dopo anni
per il figlio falciato in una rapina
trovatosi per caso lì in quel frangente
dice -un sasso sul cuore-: forse
è di un altro mondo la verità
-tutto come sempre
insabbiato prescritto
nessuno sa -
e sulle coscienze crescono peli
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LA VITA INFINITA
con l’avvicendarsi degli anni
si risvegliava in te il bambino
negli ultimi tempi
c’era sempre lei a rifarti
il letto a tagliarti la carne
il tuo angelo
premuroso
che non ti perdeva di vista un momento
eri un omone- bambinone
te ne sei andato troppo presto
quel giorno vedevo al tuo capezzale
nei tuoi occhi cerulei veleggiare
la vita infinita
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LA VITA INTERIORE
dirla "potenziale" questa mente
fin quando non sarà espansa
e unificata nella primaria
origine
di sogni e di pene
-scritte su cieli di carta-
e di effimere gioie
come la felicità che sempre sfugge
lei si nutre
abbeverando del sangue
della passione
la vita interiore