ONTOLOGIA DEL RIARMO

ONTOLOGIA DEL RIARMO

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ Le discussioni circa il riamo italiano ed europeo costituiscono il compimento di una transizione epocale verso quella che Lucio Caracciolo definisce la “Guerra Grande”.


🔹️ Il nuovo conflitto non riguarda solo i confini territoriali ma costituisce un sisma geopolitico planetario in cui i massimi imperi si trovano simultaneamente in crisi e “temono per la propria esistenza”.


🔹️ In quest’orizzonte, assistiamo al crollo del “principio di realtà”: le narrazioni intossicate finiscono per disinformare gli stessi decisori che le producono.


🔹️ In questa cornice, l’economia stessa muta natura, diventando “capitalismo di guerra”. Si tratta di una fase in cui lo Stato riprende il controllo dei mercati per finalità securitarie, trasformando il cittadino in un ingranaggio della mobilitazione totale.


🔹️ Il segno tangibile di questa mutazione è penetrato persino nel diritto privato: Saravalle e Stagnaro riportano che un contratto di acquisizione tra due grandi società italiane nel 2024 include una clausola di recesso legata all’art. 5 del Trattato Nato, una clausola che “fino a poco tempo fa, nell’UE … sarebbe stata impensabile.”


🔹️ Per Caracciolo, la Guerra Grande è appena cominciata e “nessuno può immaginarne la fine”. Essa segna il tramonto dell’utopia dell’Occidente collettivo concepito dopo la caduta del Muro di Berlino.


🔹️ In questo scenario, l’Europa appare decisamente spaesata. Il riarmo europeo è dunque il tentativo frenetico di mettere in sicurezza un’esistenza che non poggia più su basi solide.


🔹️ Il sistema attuale è intrinsecamente entropico: concentra ordine al centro (la “e-city” del benessere apparente) e dissipa disordine nelle periferie (la “no-city” dei conflitti permanenti).


🔹️La Guerra Grande è l’avanguardia di questa ridistribuzione del potere, dove le potenze imperiali non sono più in grado di “ridurre la complessità del sistema” che pretendono di governare. Si combatte per garantirsi la sopravvivenza all’interno di un disordine che si autoalimenta.


🔹️ Entriamo in una fase in cui la globalizzazione viene vista come una vulnerabilità da eliminare attraverso il de-risking e il friend-shoring. È il trionfo del sovranismo economico.


🔹️La politica torna a dominare sull’economia sì, ma in modo irrazionale. Un mondo diviso è semplicemente un mondo più pericoloso e la sola frammentazione commerciale potrebbe costare al Pil globale tra lo 0,2 e il 7 per cento annuo.


🔹️ Il ritorno delle mura si collega al riarmo e quest’ultimo si manifesta come una guerra per i semiconduttori e le materie prime critiche. Gli Stati Uniti utilizzano il controllo di “colli di bottiglia” tecnologici per mantenere la leadership.


🔹️ L’Europa, più indietro, rincorre una sovranità che si traduce spesso in sussidi inefficienti e in una “stagnazione complessiva della crescita”. Nel capitalismo di guerra, il “tempo prebellico” diventa la condizione normale della produzione.


🔹️ Il ritorno delle mura si collega al riarmo e quest’ultimo si manifesta come una guerra per i semiconduttori e le materie prime critiche.


🔹️ Gli Stati Uniti utilizzano il controllo di “colli di bottiglia” tecnologici per mantenere la leadership. L’Europa rincorre una sovranità che si traduce in una “stagnazione complessiva della crescita”.


🔹️ Nel capitalismo di guerra, il “tempo prebellico” diventa la condizione normale della produzione. Per comprendere il riarmo attuale, occorre decostruire la narrazione occidentale che lo presenta come una risposta puramente difensiva.


🔹️ Benjamin Abelow evidenzia come la politica della NATO e degli Stati Uniti, negli ultimi trent’anni, sia stata una sequenza di provocazioni sistematiche. Dalla violazione delle promesse di non espansione alla denuncia dei trattati sui missili nucleari.


🔹️ Nella narrazione della Guerra Grande, il nemico (la Russia, la Cina) è dipinto come una forza “intrinsecamente espansionista”. Tutto ciò è paranoico e agisce come una barriera rispetto a qualsiasi tentativo di riproporre la questione del senso.


🔹️ Il riarmo, dunque, non è una scelta politica consapevole ma una sorta di “fatalità tecnico-sistemica”, prodotta da una fase storica che non conosce altra via per auto-perpetuarsi se non attraverso il conflitto.


🔹️ La sfida è quella di far inceppare la macchina che necessita del conflitto per rinviare la propria crisi strutturale. Il compito non è solo quello di fermare la produzione di armi ma presuppone la disattivazione del meccanismo che ha reso la guerra l’ambiente naturale della nostra esistenza....

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Antonio Martone


Articolo integrale ⤵️

https://fuoricollana.it/ontologia-del-riarmo/

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