OLTRE LE VACUE UTOPIE.

OLTRE LE VACUE UTOPIE.

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

“Non sai che è necessario? Che non può mai andare diversamente, che è stato così dall’inizio dei tempi? Devi vedere le cose da un altro punto di vista: devi renderti conto che sei stato usato… Tu sei programmato, io ti ripulisco, io penetro in te. Tu sei rugiada nel calice della mia anima. Ah, che gioco grandioso è mai questo! 


Io sono il tuo controllore. Ti liquido, ti manipolo. Tu sei la mia scialuppa di salvataggio. Devi solo dire ciò che io devo sentire. Raccontare ciò che io conosco. Io ti conosco così intimamente, tanto in profondità come tu non riuscirai mai a conoscerti. Io ficco il naso nella tua psiche. 


Io creo il tuo passato, il tuo futuro è nelle mie mani. Non saremo mai più liberi l’uno dall’altro. Io sono il tuo manipolatore.


Dimentica ieri e domani. Il dolore è ora. Tu sei mio, tu sei l’umano. Tu sei il cattivo. Io sono il tuo tempo presente, da adesso e per l’eternità. 


Vieni, ti mostrerò chi sei. Guarda in questo specchio, guarda come sei sciocco. Tu sei opera mia, dai un senso alle mie angosce, dai carne ai miei sogni. Tu sei. Dunque, la mia vita non è invano. Tu sei l’avverarsi delle mie profezie. Abbiamo tempo, nessuno ci disturberà. 


Sono un professionista, io. Sono io il tuo compagno. Cammino sulle tue tracce, sono io le tue tracce. Tu mi dai il mio profilo, mi dai status. Vieni, io sono il tuo padre confessore. Insieme noi siamo l’incarnazione dei miei pensieri, dei miei desideri, delle mie angosce, della mia esistenza. 


(…) Non è meraviglioso che tu possa dividere tutto con me? Andiamo: ti condurrò verso nuove dimensioni. Di certo, sai che tu sei la vecchia natura umana. Vieni, ti dirigerò io. Abbi fiducia in me. Apriti! Ammetti anche ciò che non sai. Io sono il tuo controllore. Non scivolarmi via tra le dita, sii ricco! Non mi lasciare solo. Io sono l’afrikaner*! Perché non mi ami?”


* il termine, nella lingua afrikaans, indica i discendenti dei coloni europei, soprattutto olandesi



Con creativo ed acuto spirito letterario, alimentato dalla brutale esperienza vissuta sulla propria pelle, lo scrittore sudafricano Breyten Breytenbach - che patì lunghi anni di carcere ai tempi dell’apartheid per essersi attivamente schierato, lui bianco, con la gente di colore del suo stesso popolo - in questo icastico monologo ‘presta’ metaforicamente le parole al suo carceriere “boer”.


Si ipotizzi, ora, di attribuire il ragionamento e le intenzioni di quest'ultimo a chi, parte attiva delle élites globaliste, punta da tempo al pieno controllo dell'umanità. Una ricostruzione più che allarmante se si pensa che il grande reset, da tempo ‘in nuce', oggi è in piena attuazione; è già sopra di noi, in buona parte dentro di noi.


Ci si chieda, in prospettiva, chi possa gradire l’idea demenziale di vivere un’esistenza in catene, sorvegliato da un aguzzino invisibile. Come mai, allora, si sceglie d'arrendersi al fatalismo, all’aberrante logica dell’inevitabile o, peggio, si preferisce convincersi della bontà di promesse illusorie fomentate da chi ci odia fingendo di amarci?


La Vita si nutre d’intelligenza e di riflessioni, di emozioni, energia e desiderio, di fiducia e coraggio, di percezioni, raziocinio e saggezza. Forse, però, l’Uomo d'oggi non è consapevole che essa, la Vita, sa essere anche paziente e ci attende, un passo oltre le vacue utopie. Ma per poterla incontrare facendola propria, si deve capire - come afferma l'illustre scrittore e poeta di Città del Capo - che “il momento è adesso”. Perché, dunque, non si vuole provare ad “affinare la propria coscienza, a sviluppare un’etica della resistenza” che cancelli incertezze ed ambiguità, che estirpi ogni tratto di adulazione o di vassallaggio?


🐺 Il lupo della steppa


(il servizio interpreta in modo soggettivo un inserto del volume “Le confessioni di un terrorista albino” - 2010 © Alet Edizioni

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