Merito mio, meriti condivisi o solo merito suo?

Merito mio, meriti condivisi o solo merito suo?

Paolo Castellina

Che ne direste se qualcuno pregasse così: “Signore Gesù, ti ringrazio di essere venuto nella mia vita per salvarmi da ciò che mi terrebbe lontano dalla salvezza, ma non è il caso, non ti dovevi disturbare, ce la faccio benissimo da solo. Al massimo una tua spintarella, ma dovrà essere merito mio, sennò sarebbe ingiusto e ne varrebbe della mia dignità…”. Indubbiamente sarebbe qualcuno ingannato fa un falso vangelo, eppure sono tanti anche oggi a pensarlo.

“Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati. Io rendo loro testimonianza infatti che hanno zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio; poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono. Infatti Mosè descrive così la giustizia che viene dalla legge: «L'uomo che farà quelle cose, vivrà per esse». Invece la giustizia che viene dalla fede dice così: «Non dire in cuor tuo: "Chi salirà in cielo?" (questo è farne scendere Cristo) né: "Chi scenderà nell'abisso?"» (questo è far risalire Cristo dai morti). Che cosa dice invece? «La parola è vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore»: questa è la parola della fede che noi annunciamo” (Romani 10:1-8).

Come in altre parti di questa lettera, anche qui l'Apostolo si rivolge o fa riferimento specifico agli Israeliti. Essendosi allontanati come una barca alla deriva dalla destinazione verso la quale avrebbero dovuto dirigersi (quella segnata dai loro padri nella fede), egli li intende riportare sulla giusta rotta. La maggior parte d'essi di questo non se ne avvede, anzi, ritengono che Paolo voglia portarli fuori strada quando presenta loro Gesù, il Cristo, e guarda ogni cosa dalla Sua prospettiva ed insegnamento. Egli, però, dimostra loro, con grande pazienza ed amore, che Gesù è perfettamente in linea con la fede di Israele, anzi ne costituisce il compimento stesso [“Cristo è il termine della legge” (4)]. Paolo, così, lungi dal voler sovvertire la fede di Israele, li vorrebbe salvare dalla loro fatale deriva. A questo egli è spinto da amorevoli sentimenti ed accorate preghiere (1), le stesse che porterebbero noi a dire, di persone che amiamo: “So che rispettate ed amate Dio, ma non comprendete ciò che veramente vi potrebbe rendere accettabili di fronte a Dio”.


Ci riguarda tutto questo? Certamente, anche se il nostro contesto ed esigenze sono diverse. Credo che sia particolarmente importante per noi la frase che compare al versetto 3: “...perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio”. È infatti tipico, anche fra coloro che oggi si professano cristiani, non riuscire spesso ad accettare il fatto, rivelato dalla Bibbia, che il peccato tanto ha contaminato e corrotto la nostra natura da rendere inutile e vano ogni tentativo che facciamo di essere giusti di fronte a Dio. Dire infatti, “Faccio del mio meglio”, “Sono una persona onesta e virtuosa: sicuramente Dio l'apprezzerà”, “Seguo i precetti della chiesa”, “Sono generoso”, “Vivo una vita normale e decente, ...non ho mai ammazzato nessuno” ecc. di fatto vuol dire “cercare di stabilire la nostra giustizia” ed “ignorare la giustizia di Dio”. Sì, sì, sappiamo che Cristo ha fatto qualcosa di meraviglioso, ma non vediamo che quel che Egli ha compiuto è la giustizia che nessuno di noi è in grado di conseguire, i meriti che nessuno di noi è in grado di guadagnare. Sappiamo di Cristo ma, alla fin fine, l'attenzione si sposta sempre su di noi e le nostre performance... Dobbiamo, però, rinunciare del tutto a credere che noi si possa in qualsiasi modo guadagnarci il favore di Dio, rinunciare alle nostre pretese, per fare nostra, accogliendola con fede, la giustizia di Cristo.

Davanti a Dio, per entrare nel Suo favore e regno, il solo “lasciapassare” che dobbiamo avere in mano e mostrare, è la giustizia di Cristo fatta nostra per fede. Mostrare il nostro curriculum vitae come base della nostra ammissione presso Dio, per quanto lusinghevole sia, per quante cose possiamo vantare (vere o pretese che siano) non ci condurrà mai ...all'assunzione. Esso sarà sempre cosa di cui piuttosto ci dovremmo vergognare (altro che vantare) perché, secondo i criteri morali e spirituali di Dio, non ne saremo mai all'altezza, saranno sempre del tutto inadeguati. Cristo Gesù soltanto, infatti, “è la giustificazione di tutti coloro che credono” (4 b). L'attestato di quel che solo Egli ha compito ci servirà come lasciapassare, sarà la chiave che apre la porta del regno dei cieli. Certo, le opere pie e religiose in sé stesse non sono mai sprecate. Ogni opportunità di fare del bene la dobbiamo sempre cogliere. Il bene che conta lo dobbiamo sempre fare per amore, senza secondi fini. Potremmo anche essere molto zelanti nelle nostre “opere religiose”, ma non saranno queste che ci accrediteranno di fronte a Dio. Se volessimo basarci su di esse, ci accorgeremo ben presto che, confrontate con quanto Dio esige, esse sono sempre insufficienti, anzi, ben presto ci accorgeremmo di vivere per esse (5), non di farle veramente per amore di Dio e del nostro prossimo, come dovremmo. Fare infatti qualcosa, per quanto buono, solo per il nostro tornaconto e vantaggio, è già in sé stesso qualcosa che squalifica la bontà di quell'azione.

Ritenere di “andare in paradiso” con una qualsiasi nostra risorsa ed opera, di fatto significherebbe scacciarne il Cristo per far posto a noi. Cristo, però, è l'unico che ci dà il diritto di entrarvi. Ci possiamo entrare, infatti, solo “in braccio a Lui”. Lo stesso sarebbe dire pretendere di “uscire dall'abisso dell'inferno” con le nostre forze, perché Egli, Gesù, è Colui che ne è sceso per trarne fuori chi ne sarebbe stato condannato. Sarebbe come dire: “Signore Gesù, ti ringrazio di essere venuto nell'inferno della mia vita per salvarmene, ma non è il caso, non ti dovevi disturbare, ce la faccio benissimo da solo...”. La nostre salvezza, però, non dipenderà dalle nostre opere, ma dalle Sue, non appena le faremo nostre.

PREGHIERA

Signore Iddio, esprimo la mia preoccupazione per tutti coloro che pretendono di essere giusti ed ignorano che Cristo sia venuto per loro, per compiere ciò che essi non sono in grado di realizzare, la loro salvezza. Nel contempo, o Signore, perseverando nel fare il bene, per amore e non per mio interesse, guardami dal vantare alcunché al Tuo cospetto. Aiutami ad essere realistico verso me stesso e ad aggrapparmi solo a ciò che veramente conta: la Persona e l'opera del mio Signore e Salvatore Gesù Cristo. Amen.

Le riflessioni passate

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Domenica 9 settembre 2018 - Sedicesima dopo Pentecoste

Proverbi 22:1-2, 8-9, 22-23; Salmi 125; Giacomo 2:1-17; Marco 7:24-37

Concedici, o Signore, di confidare in te con tutto il nostro cuore; perché come tu sempre resisti al superbo che confida nella sua forza, così non abbandoni mai coloro che si vantano della tua misericordia; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.