Le mondine

Le mondine

Gianfranco Degrandi

Innanzitutto, per correggere un luogo comune che spesso si sente, vediamo cosa non sono le mondine.

Le mondine non sono le persone addette alla raccolta del riso, la mietitura: quelli sono i mietitori (quasi esclusivamente uomini).

Quindi cosa fanno le mondine? Le mondine, come suggerisce il nome, mondano, cioè ripuliscono, le risaie dalle erbe infestanti che competono con il riso.

Sì, ma in pratica? In pratica percorrono le risaie aventi e indietro estirpando tutto ciò che è simile al riso ma non è riso procedendo a strisce di circa un metro, in squadre di una dozzina di persone che si muovono in parallelo.

Le infestanti vanno rimosse completamente, estraendo le radici, i bulbi, i rizomi, quanto più possibile per impedire che la pianta rinasca e limitare l'infestazione l'anno successivo. Quindi si devono inserire le dita nel terreno fino a trovare le radici e tirare verso l'alto senza strapparle, estraendole completamente. Le piante estirpate vengono poi inserite in sacchi che le mondine hanno alla vita come grambiuli o che trascinano dietro di sé se sono più grandi. I sacchi vengono poi svuotati in zone predisposte o portati via da persone addette.

Lo scopo della monda è duplice: impedire la competizione per i nutrienti tra le infestanti e il riso e evitare che le infestanti arrivino a maturazione con liberazione del seme in risaia.

Le infestanti principalmente interessate dalla monda sono le graminacee che, essendo simili al riso non solo visivamente ma anche geneticamente, hanno caratteristiche di competitività uguali e possono creare sensibili diminuzioni di produzione. Le piante di altre specie sono molto meno competitive e possono essere fermate con tecniche agronomiche molto semplici ed efficaci, quali alzare il livello dell'acqua o asciugare la risaia, perciò le mondine dovevano occuparsi solo delle graminacee.

La cosa, ovviamente, non è per nulla facile, perché per un occhio non allenato si tratta semplicemente di fili di erba tutta uguale per colore, dimensione e altezza. Ma l'occhio si allena in brevissimo tempo, e anche le mondine neofite imparavano in fretta a distinguere il riso dalle infestanti.

Tutto ciò in risaie sommerse, con l'acqua al polpaccio, in mezzo alle zanzare e sotto il sole da maggio fino alla fine di giugno, dalle 6 del mattino alle 16.

Questo avveniva in passato, fino ai primi del '900, perché nel 1906, dopo una lunga serie di scioperi, le mondine ottennero la riduzione dell'orario di lavoro a otto ore, un aumento di paga, e in seguito anche il miglioramento delle condizioni di lavoro (vitto e alloggio decenti per chi veniva da fuori e il chinino per la malaria).

Fino a quel momento le mondine erano praticamente solo locali, ma tra gli anni 50 e 60 del '900 ci fu l'arrivo in massa di ragazze dal Veneto e dall'Emilia Romagna (in misura molto minore anche dal sud) per lavorare nelle risaie vercellesi e novaresi, perché a fronte di un paio di mesi di duro lavoro lontane da casa c'era ormai la prospettiva di un lauto guadagno che per chi già lavorava come stagionale o non lavorava permetteva di vivere per una buona parte dell'anno (o arrotondare per sé e per la famiglia).

Non a caso proprio in quegli anni si sono girati ben due film sulle mondine, unici nel loro genere di racconto neorealista della vita nei campi: Riso amaro e La Risaia.

Molte mondine provenienti da lontano hanno conosciuto coetanei locali e qui si sono trasferite e sposate.

Dagli anni 70 in poi, la meccanizzazione agricola ha quasi del tutto sostituito il lavoro manuale in risaia, e l'avvento dei diserbanti chimici ha reso obsolete le mondine perché era più veloce nell'azione e meno costoso. Quindi fino agli anni 80 si è tornati ad assumere sporadicamente solo mondine locali e per periodi molto più ridotti, in caso di gravi infestazioni, soprattutto di riso crodo.

Attualmente anche questa infestante può essere controllata chimicamente grazie a tecniche che permettono di utilizzare varietà di riso resistenti ad alcuni principi attivi, e solo in casi molto particolari (gravi infestazioni, colture da seme, colture bio, ecc.) si usano ancora queste figure, ma stavolta arrivano da un po' più lontano del Triveneto: le mondine degli anni 2000 sono cinesi (in realtà non vengono dalla Cina, ma sono cinesi residenti in Italia che fanno altri lavori e durante le ferie vengono a lavorare in risaia in nero).

Ci si riferisce sempre alle mondine al femminile perché le mondine erano essenzialmente tutte donne (gli uomini trapiantavano il riso dove era mancante o troppo rado, trasportavano i sacchi di erba, trasportavano le mondine alle risaie, mietevano), ma non perché fossero più precise nel riconoscere l'erba da estirpare ma perché, nonostante tutto quello era il lavoro più leggero in risaia, l'unico che le donne potessero fare senza eccessivi sforzi e pericoli.

A livello di piccole aziende, invece, anche quando venivano assunte mondine da fuori, quello della monda era un lavoro per tutta la famiglia e non c'erano padroni che ordinavano e braccianti che lavoravano: tutti facevano tutto perché il costo della manodopera era piuttosto insostenibile per chi non era proprietario dei terreni che coltivava.

Una piccola curiosità: le mondine venivano pagate alla fine del contratto (45-50 giorni di solito) in base alle ore di lavoro effettivamente svolte, parte in denaro e parte in risone, e il sacco di riso era particolarmente ambito in zone dove magari era difficile da trovare o costava molto.

Un'altra curiosità è che per la fine della monda, prima che le mondine tornassero a casa, in tutte le grandi aziende agricole (o nei paesi, tutte assieme, per quelle piccole) veniva organizzata una festa (così anche per la fine della mietitura, della vendemmia, ecc.) con cibo, canti e balli, tutto pagato dai datori di lavoro.

Un'altra curiosità ancora: durante la giornata lavorativa, per far passare la noia del lavoro ripetitivo e stancante, le mondine erano solite cantare. Cosa? Qualunque cosa, dalle arie delle opere a canti di chiesa a canti popolari fino a canzoni inventate da loro e tramandate a memoria da squadra a squadra, di anno in anno. Tanto per citarne una: Bella Ciao sia prima che dopo la Resistenza.

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