"L'arte dell'amore"
Ieromonaco Giovanni GuaitaMeditazione dello ieromonaco Giovanni Guaita per la Domenica di Tutti i Santi, 7 giugno 2026.

Salve, amici. Oggi è la prima domenica dopo la Pentecoste, e la Chiesa celebra la memoria di tutti i santi.
E noi oggi leggiamo dal Vangelo secondo Matteo un testo piuttosto complesso nel suo contenuto.
Il Signore disse ai suoi discepoli: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche Io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anche Io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Non crediate che Io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare l'uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera. E i nemici dell'uomo saranno quelli della sua stessa casa.
Chi ama il padre o la madre più di Me, non è degno di Me; e chi ama il figlio o la figlia più di Me, non è degno di Me; e chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di Me».
In seguito saltiamo un brano piuttosto lungo, e riprendiamo la lettura già nel capitolo successivo, il diciannovesimo, di questo stesso Vangelo secondo Matteo, e veniamo a sapere che Pietro chiese al Signore: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» Il Signore risponde a Pietro che chiunque avrà lasciato “case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o moglie, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e erediterà la vita eterna”.
Certamente non può non stupirci l'estrema esigente severità del Signore Gesù in questo passo del Vangelo. Egli è esigente con tutti, ma è sorprendente che lo sia proprio con i suoi discepoli, con coloro che Egli stesso ha chiamato, che Egli stesso ha invitato, ai quali Egli stesso ha proposto di seguirlo. Proprio a loro si rivolge dicendo queste parole: «Chi ama il padre o la madre più di Me, non è degno di Me».

Questo può sembrare troppo esigente. Come è possibile? Dopotutto, la madre, il padre, il figlio, la figlia, tutti i familiari sono, ovviamente, le persone più care. Così deve essere. Perché Egli pretende una relazione unica? Egli chiede a noi, cristiani, di amarlo più delle persone a noi più vicine e più care. Questo è senza dubbio sorprendente.
Ciò ci stupisce ancora di più se teniamo presente che esiste un comandamento diretto di Mosè e di Dio che impone di onorare i genitori, il padre e la madre. E questi stessi genitori, il padre e la madre, come dice qui il Signore, devono essere amati meno di Lui stesso. Perciò la situazione è sorprendente e, all'apparenza, contraddittoria.
Leggendo queste righe sull'amore tratte dal Nuovo Testamento, bisogna dire che l'intero Nuovo Testamento ha come cuore pulsante proprio l'amore. L'amore è il centro di tutto ciò di cui parla il Signore. Quando gli domandano quali siano i comandamenti più importanti, Egli risponde che il primo è amare il Signore Dio con tutto il cuore e con tutta la mente, e il secondo è amare il prossimo tuo come te stesso. E il Signore stesso ci ha lasciato il comandamento dell'amore vicendevole. Pertanto l'amore è il cuore stesso di tutto il Nuovo Testamento. Eppure qui il Signore esige che amiamo i genitori o i figli meno di Lui stesso.
Questo è sorprendente. Ma qui non si possono non ricordare le parole di sant’Agostino, il quale disse che Dio ci ha creati per Se stesso e che il nostro cuore non può trovare pace finché non riposa in Dio.
E in effetti, Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza. E Dio è amore. Di conseguenza, l'amore è l'essenza non solo di Dio, ma anche dell'uomo stesso. Ognuno e ognuna di noi cerca innanzitutto l'amore nella propria vita. Desideriamo essere amati. Ciò che ci manca catastroficamente nella vita è proprio l'amore, la comprensione da parte di chi ci circonda. Ma, d'altra parte, la cosa che sappiamo fare meno è amare veramente: pensare non a se stessi, ma a coloro che sono accanto a noi, a coloro che vogliamo amare.
Quanto spesso accade di sbagliare proprio nell'amore, e che noi, purtroppo, non sappiamo amare. O scegliamo le persone sbagliate, oppure l'amore non è corrisposto e non riceve risposta, oppure il nostro egocentrismo prevale a tal punto che ci risulta difficile amare, perché amare significa dimenticarsi di se stessi, del proprio Io. E l'egocentrismo è l'esatto contrario dell’amore. Perciò l'arte più difficile è proprio l'arte di amare.

Si può dire che tutta la vita del cristiano sia una sorta di scuola, una scuola d'amore. Cerchiamo di imparare ad amare veramente, ma è piuttosto difficile. È proprio un'arte complessa.
Gesù Cristo con i suoi discepoli, in quei tre anni della sua vita terrena, mentre camminavano per le strade polverose della Palestina, cercava senza dubbio di insegnare loro prima di tutto l'amore, come amare. E qui Egli ci dà il comando di amare innanzitutto Lui, più di tutto e più di tutti.
Credo che in questa scuola d'amore il comando di Gesù di amarlo più di ogni altra cosa sia straordinariamente importante. È ciò che ci aiuta a evitare ogni tipo di delusione. Infatti le parole del Signore secondo cui i nemici dell'uomo saranno quelli della sua stessa casa, purtroppo, trovano spesso conferma nella vita. Come non rimanere delusi? Credo che se il primo posto nel nostro cuore è occupato dal Signore stesso, allora non vi potrà essere alcuna delusione.

E infine ci sono, naturalmente, le parole meravigliose che il Signore ha detto in risposta all'apostolo Pietro, quando questi ha chiesto che cosa sarebbe stato di loro, che avevano lasciato tutto per il proprio Maestro. Gesù ha detto che chiunque avrà lasciato “case, fratelli, sorelle, padre, madre, moglie, figli o campi per causa sua, riceverà cento volte tanto e erediterà la vita eterna”.
Accade spesso che le persone ricche, coloro che possiedono un patrimonio importante, debbano prendere una decisione difficile su come fare l'investimento più redditizio, su come impiegare il capitale affinché sia davvero fruttuoso. Qui il Signore ci promette una “rendita” del cento per cento. È l'investimento più vantaggioso.
In verità, l'amore è la cosa più preziosa che l'uomo possiede. Se egli sceglie correttamente l'oggetto dell'investimento, vale a dire se dà il primo posto proprio al Signore, allora riceverà cento volte tanto già qui, in questa vita, e non solo in seguito. Come ha detto il Signore: «erediterà la vita eterna», ma già qui sulla terra riceverà cento volte tanto.
Pertanto, non si tratta qui di amare meno i propri genitori e i propri cari, ma al contrario, di amare di più, scegliendo come primo oggetto d'amore Dio, che è Egli stesso amore. E allora riceveremo, senza dubbio, cento volte tanto.