L'OMICIDIO DI SAIF GHEDDAFI: CUI PRODEST?
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ In un giardino della remota area di Zintan in Libia, martedì scorso si è consumato l’ultimo atto della parabola di Saif al-Islam Gheddafi, il figlio più noto del colonnello Muammar, ucciso da un commando di quattro persone.
🔘 Una fine violenta che sigilla non solo la storia di un uomo, ma sembra disegnare con precisione chirurgica gli equilibri di una Libia perennemente in cerca di stabilità.
🔘 Saif, 51 anni, non ricoprì mai una carica formale di vertice sotto il regime paterno, ma dal 2000 fino alla caduta del regime nel 2011 fu considerato il numero due, il volto pubblico più modernizzante.
🔘 Saif era l’unico in grado di unire forze trasversali che comunque non disdegnavano la precedente epoca del padre, quel “Movimento Verde” che comprende un’ampia gamma di partiti nonché settori dell’élite della sicurezza.
🔘 Secondo Tim Eaton del think tank britannico “Chatham House” sia il Governo di Tripoli, del Primo Ministro Abdulhamid al-Dabaiba, che il comandante Khalifa Haftar, del governo militare di Bengasi, traggono effettivamente vantaggio politico dall’uccisione.
🔘 L’ufficio stampa del Servizio di intelligence estero russo (SVR) ha recentemente denunciato come “la Francia stia preparando colpi di stato neocoloniali nel continente per una ‘vendetta politica’”. In questo quadro, la Libia, con le sue ricchezze energetiche e la posizione strategica, resta un crocevia di appetiti geopolitici.
🔘 La morte di Saif arriva, casualmente, pochi giorni dopo un incontro a Parigi mediato dagli Stati Uniti tra Saddam Haftar (figlio del feldmarescialto) e Ibrahim Dbeibah (cugino del primo ministro), figure chiave rispettivamente nell’est e nell’ovest del Paese.
🔘 Un vertice tenutosi il 28 gennaio all’Eliseo, ratificato e definito “produttivo” da Massad Boulos, consigliere senior del presidente USA per gli affari africani, e mirato a “sostenere gli sforzi della Libia verso l’unità”.
🔘 Negli ambienti vicini a Gheddafi, pochi credono alla coincidenza. Nell'incontro, coordinato da Washington e Parigi, si ipotizza che le parti opposte potrebbe aver trovato una via di riconciliazione nell’eliminazione di un possibile terzo polo.
🔘 L'uccisione di Saif Gheddafi potrebbe quindi essere letta come un macabro rituale di pacificazione tra nemici: l’eliminazione del comune potenziale rivale che unisce, per un momento, chi sul campo si è sparato addosso per anni.
🔘 Ma, in un Paese dove ogni assassinio politico semina nuovi risentimenti, questa morte che “unisce i rivali” potrebbe anche preparare il terreno per future, più pericolose divisioni.
Francesco Fustaneo
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