L’Islam controlla la Gran Bretagna

L’Islam controlla la Gran Bretagna


di Angelica La Rosa 

A LONDRA BLOCCATA UN’INIZIATIVA CRISTIANA

Scotland Yard ha impedito lo svolgimento di una marcia dell’Ukip nella zona est di Londra per timore di provocare la comunità musulmana locale.

La manifestazione, intitolata “Cammina con Gesù”, era prevista per il 31 gennaio a Whitechapel, da sempre sede di una delle più grandi comunità islamiche della Gran Bretagna.

I funzionari della polizia metropolitana hanno affermato che consentire l’evento in quel luogo sarebbe “imprudente”, dato il potenziale rischio di violenza.

Gli annunci sui social media promuovevano l’incontro come una “marcia cristiana”, invitando i partecipanti ad adorare Gesù Cristo durante il mese di gennaio, descritto dagli organizzatori come “il mese dedicato al santo nome di Gesù”.

Le autorità hanno confermato che la marcia potrebbe svolgersi altrove, ma non a Whitechapel. Si tratta del secondo evento Ukip vietato negli ultimi mesi.

A ottobre, la polizia metropolitana ha dichiarato illegale una manifestazione programmata chiamata “The Mass Deportations Tour” per timore di gravi disordini.

Tale decisione ha scatenato una contro-protesta in cui centinaia di uomini della comunità locale del Bangladesh, indossando maschere, passamontagna e abiti scuri, si sono radunati per le strade.

Durante la marcia si potevano vedere colonne di uomini che cantavano “Allahu Akbar”. Nigel Farage ha descritto quelle scene come una delle “cose ​​più terrificanti” a cui avesse mai assistito.

Il partito ha accusato la polizia di “cedere agli islamisti” e di “violare il loro diritto democratico di riunione”.

L’attuale blocco della marcia “Walk With Jesus” a Whitechapel rappresenta l’ennesimo episodio di una deriva preoccupante della democrazia britannica, sempre più incline a sacrificare libertà fondamentali sull’altare di una presunta sicurezza che, in realtà, finisce per premiare chi minaccia disordini e intimidazioni.

Il governo inglese e le autorità di polizia giustificano la decisione parlando di ordine pubblico, ma il messaggio che passa è chiaro e inquietante: non è l’atto in sé a essere giudicato, bensì la reazione potenzialmente violenta di chi si dichiara offeso o provocato. In questo modo si crea un precedente pericoloso, perché si trasforma la minaccia in uno strumento politico efficace e si stabilisce che chi urla più forte o promette caos ha il potere di dettare l’agenda pubblica.

La Gran Bretagna, culla storica delle libertà civili e della tolleranza religiosa, si ritrova così impantanata in un clima di autocensura che molti osservatori non esitano a definire oscurantista, dove il timore di essere accusati di islamofobia paralizza ogni dibattito serio sul rapporto tra spazio pubblico, religione e integrazione.

Non si tratta di attaccare una fede o i credenti musulmani in quanto tali, ma di denunciare l’incapacità dello Stato di far rispettare regole uguali per tutti, lasciando che frange radicali o reazioni collettive aggressive diventino il criterio con cui si stabilisce cosa è lecito e cosa no.

Se una marcia cristiana pacifica viene ritenuta “provocatoria” solo per il luogo in cui si svolge, allora il problema non è la marcia, ma la rinuncia delle istituzioni a difendere il principio che ogni cittadino, indipendentemente dalla propria fede, ha il diritto di manifestare pubblicamente e pacificamente le proprie convinzioni.

Il governo inglese appare così prigioniero di una logica miope, in cui la gestione dell’emergenza sostituisce la visione politica e il coraggio di affermare valori condivisi come la libertà di espressione e di culto.

Continuando su questa strada, la Gran Bretagna rischia di scivolare in una forma di oscurantismo moderno, non imposto da una legge religiosa, ma alimentato dalla paura, dall’ambiguità e da una resa silenziosa davanti a chi confonde il rispetto con la rinuncia e la convivenza con la censura.

FONTE

Report Page