L’ISOLA - 2. (vedi prima parte)

L’ISOLA - 2. (vedi prima parte)


L’ISOLA - 2

(vedi prima parte)

La terza opzione prevederebbe l’accumulo degli uomini e dei mezzi sul territorio degli Emirati (attualmente il paese più colpito dai missili e dai droni iraniani), probabilmente attraverso l’Arabia Saudita, e quindi far arrivare lì anche i mezzi da sbarco AAV (Assault Amphibious Vehicle). Ciascun MEU dispone però solo di una quindicina di questi mezzi, ciascuno dei quali può trasportare una ventina di marines. Il che significa che, senza una nave da sbarco, come la USS San Diego o la USS New Orleans (che fanno parte del MEU in avvicinamento, guidato dalla USS Tripoli), non ci sarebbero mezzi sufficienti per portare sull’isola uomini e soprattutto mezzi. Ovviamente in questo caso, poiché stiamo parlando di mezzi assai più piccoli, i rischi di essere colpiti sarebbero un po’ ridotti.

La tenuta

Una volta sbarcati in qualche modo uomini e mezzi, ed eliminata la guarnigione iraniana, gli Stati Uniti avrebbero una forza di oltre un migliaio di uomini su un isolotto senza ripari naturali, la cui permanenza dipende essenzialmente da quale sarebbe lo scopo della missione.

Un’operazione mordi-e-fuggi non avrebbe molto senso, soprattutto per i costi presumibili, ma in ogni caso dovrebbe durare almeno qualche giorno, per dargli una parvenza di significato. E per tutto il tempo in cui i marines rimangono sull’isola sarebbero esposti agli attacchi dei missili e dei droni iraniani, che data la dimensione ridotta praticamente andrebbero sempre e comunque a bersaglio. Anche se in linea di massima gli iraniani cercherebbero di non distruggere il loro principale terminal petrolifero, ciò sarebbe inevitabile se diventasse teatro di combattimenti.

Se lo scopo fosse invece il sabotaggio degli impianti - e sarebbe molto più semplice ed economico bombardarli... - va ricordato che questo aggraverebbe considerevolmente la crisi energetica che, seppure i grandi petrolieri USA amici di Trump ci stanno guadagnando miliardi speculando sul prezzo, ha delle ripercussioni di ben più ampia portata, ed assai difficili da gestire.

Terza ipotesi, un'occupazione prolungata dell’isola. Anche in questo caso, le conseguenze sul mercato petrolifero sarebbero enormi, mentre la guarnigione americana sull’isola sarebbe quotidianamente sottoposta a bombardamenti.

Inutile sottolineare che l’isola, come detto, ospita il terminal, cioè l’impianto per pompare il greggio sulle navi, quindi Teheran potrebbe benissimo chiudere i rubinetti e non far arrivare più petrolio all’isola - qualora qualcuno pensasse che gli USA si fregherebbero il petrolio iraniano...

Il disimpegno

Quale che fosse lo scopo tattico dell’operazione, ad un certo punto la forza impiegata dovrebbe essere ritirata. Escludendo che l’Iran nel frattempo decida di arrendersi, nel qual caso questa fase sarebbe di tutta tranquillità, va da sé che qualora invece il conflitto fosse ancora in corso anche questa parte sarebbe di estrema difficoltà, per certi versi non minore di quella iniziale. Anche nell’ipotesi di voler abbandonare sull’isola i mezzi pesanti e l’equipaggiamento, recuperare centinaia di uomini sotto il fuoco nemico non è esattamente una passeggiata.

Insomma, se è questa l’ipotesi allo studio per far contento Trump, difficilmente se ne poteva trovare una più balzana. A meno che - e non ci sarebbe da stupirsene - non sia una grande psy-op per distrarre gli iraniani, mentre al Pentagono preparano tutt’altro.

️ 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐦𝐢 𝐬𝐮 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐠𝐫𝐚𝐦!

Fonte: Telegram "target_geopolitica"

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