LA RUSSIA HA PERSO DUE ALLEATI
Mentre tutti gli organi di informazione occidentali puntano i riflettori sui droni russi che russi non sono, sulle manie del Presidente Putin che tra una malattia e l’altra pensa a come invadere l’Europa, cioè, l’altra metà europea visto che metà è già Russia, mentre si omette di raccontare quali siano gli obiettivi civili colpiti dall’esercito Ukro-Nato, mentre non si informa del drone che sempre l’esercito appena menzionato ha inviato contro la centrale nucleare di Zaporigia, mentre si dà fiato e peso ai cagnolini baltici che hanno una voglia matta di fare guerra alla Russia ma che al primo ronzio di drone (ucraino peraltro) corrono ad infilarsi nei rifugi antiaerei, si perde il contatto con una realtà che diventa ogni ora più drammatica.
Tutti distratti, sembra che non si riesca cogliere quel che realmente succede e le sue possibili conseguenze.
La Russia, dicevo, ha perso i suoi due più preziosi alleati, quelli che da sempre hanno fatto la differenza con gli eserciti che nel corso dei secoli hanno tentato di invaderla.
Lo stesso Presidente Putin lo ha dichiarato: l’unico alleato su cui possiamo contare è il nostro esercito, senza menzionare gli altri due.
Beh, vista dalla parte occidentale sembra una buona notizia, ma così non è.
Ma chi sono questi alleati e perché non è una buona notizia per chi vive la, isolato, fuori dai confini russi?
Uno di questi è il territorio, l’altro è il generale inverno.
Nei molti tentativi di invadere questo paese, questi due elementi naturali hanno fatto la differenza.
La vastità territoriale, che impone un allungamento delle linee logistiche e la sempre maggior difficoltà a rifornire le prime linee di munizioni, cibo ed uomini.
La rigidità del generale inverno, che mette a dura prova uomini e mezzi.
Oddio, non sono impazzito, non del tutto.
Non è che il terreno sia venuto a mancare, è ancora lì, integro, come la stagione invernale si presenta puntuale ad ogni inverno.
Quindi, per quale motivo ora non sono più alleati sui quali la Russia può contare?
Perché rispetto alle guerre precedenti, come anche quella che si sta combattendo in Ucraina, la Russia, nel caso l’Unione Europea e la Nato intendano dare corso alle loro dichiarate intenzioni ed avviare un conflitto per appropriarsi “finalmente” delle risorse russe, non potrà più permettere alle truppe invasore di penetrare a fondo nel loro territorio come è sempre avvenuto.
Quel territorio che una volta contava una popolazione inferiore a quella attuale, ora è densamente popolato e consentire a truppe straniere di fare un’ecatombe della propria popolazione non sarà più consentito: pesano come macigni i 27 milioni di caduti nella Grande Guerra Patriottica ed è una storia che non potrà ripetersi.
Ecco che anche l’inverno non potrà più essere utilizzato per sfiancare il nemico: lui ci sarà sempre, puntuale. Ma non ci sarà il nemico, non dentro i confini.
Quindi, se l’Ue e la Nato intendono realmente scendere in guerra con la Russia, dovranno pensare ad altro.
Innanzitutto mi preme precisare che seppur siano due apparati distinti, con poteri e funzioni differenti, l’Ue e la Nato oramai si sono palesati per quel che sono: due facce della stessa medaglia, entrambi governati da poteri che non rispondono ai voleri dei popoli.
Che nelle intenzioni ci sia la guerra con la Russia non è più un mistero: lo dicono a più voci, senza vergogna, con convinzione.
Solo chiacchiere?
Purtroppo no.
La ragione di fondo dell’attuale conflitto che la Nato ha provocato contro la Russia sul territorio Ucraino non è frutto di una contesa territoriale, come il mainstream si ostina a raccontare, ma la mancata risposta alle richieste della Federazione Russa di concordare una politica comune di sicurezza.
Richiesta che non è nata così per caso da chi una mattina si è svegliato con lo schiribiribizzo di chiedere ai vicini di allontanarsi dai propri confini.
E’ nata dall’allargamento della Nato verso i confini Russi in barba agli impegni sottoscritti, all’insediamento di basi militari e missilistiche in Romania ed in Polonia, prima.
Da un conflitto ora, alimentato con risorse e mezzi occidentali.
Da una politica economica militare che sta rafforzando tutta la rete logistica che dalla metà europa che sta ad ovest porta alla metà europa che sta ad est, strade, ponti, porti, aeroporti e reti ferroviarie.
Tutte implementate e rinforzate per il passaggio di colonne di mezzi militari con i soldi sottratti alle spese sociali destinate alla popolazione.
Dalle sempre più frequenti esercitazioni militari dei paesi ue-nato a ridosso dei confini russi alle quali val la pena ricordare partecipano anche nostri militari, dalle ingerenze dell’occidente nelle politiche degli stati ai confini della Russia, dalla sempre maggior chiusura dei canali diplomatici, dall’ingresso nella Nato della Svezia e della Finlandia, dal lasciar libera voce alle insignificanti repubbliche baltiche che comunque pesano più del nostro belpaese.
Tutto questo ed altro fanno sì che dalla Russia le cose assumano un aspetto che molti di noi occidentali continuano a non vedere e si stia preparando per affrontare una fase ben peggiore dell’attuale e ben più lunga.
Non è un caso che voci vicino al Cremlino abbiano parlato in questi giorni dicendo che la Russia si debba preparare per affrontare un conflitto che potrebbe durare dieci o venti anni.
Ci va ancora bene che il Cremlino freni, nonostante le spinte interne siano in aumento.
Quindi, se il conflitto desiderato non potrà essere condotto con l’invasione di truppe e nemmeno con i droni, che potranno fare danni ma non occupare un territorio, come si farà?
Con i missili caricati con testate atomiche in quanto il primo colpo dovrà essere letale per impedire alla controparte la replica.
Solo che così non potrà essere, perché la sofisticata tecnologia moderna e la quantità di missili in circolazione farà sì che la contromisura scatti indipendentemente da un comando umano.
Siccome sono convinto che il primo colpo non partirà mai dalla Russia, consiglio a tutti noi che viviamo in occidente che quando vedremo sollevarsi i missili sopra la testa in direzione est, si inizi il conto alla rovescia perché il tempo che rimarrà non sarà sufficiente a prepararci nemmeno un caffè, visti i missili russi che hanno ampiamente dimostrato non essere intercettabili ovvero, per chi non l’avesse ancora capito, una volta partiti arriveranno a destinazione. Non c’è nulla che li possa fermare. Quelli Russi sono seimila, millecinquecento dei quali sempre pronti, giusto per avere un’idea di cosa stiamo parlando: poi ci sono quelli degli altri.
Questo scenario che ritengo non essere il peggiore, dovrebbe essere sufficiente per far desistere anche il pazzo più scatenato di fare scommesse dove in gioco è l’esistenza del pianeta.
Ma la realtà non è questa.
La realtà è che presi dai racconti falsi del mainstream e delle classi governati, il popolo, la gente, si sta trasformando piano piano in tifoseria che da una parte o dall’altra invocano entrambe l’uso della forza per risolvere una questione che nemmeno doveva esserci.
“Cosa aspetta la Russia a togliersi i guanti ed asfaltare l’Ucraina assestando colpi anche alle nostre capitali infestati da parassiti traditori dei popoli, distruggere i cagnolini baltici, eliminare zelensky, la von der layen e chi più ne ha più ne metta”, dicono da una parte.
“Dobbiamo distruggere la Russia a tutti i costi, non possiamo permettergli di vincere, dobbiamo fare una guerra preventiva entro il 2030, no meglio il 2029, anche il ’28 va bene, purché gli impediamo di invadere tutta l’europa, tutto il medio oriente, tutta l’africa, insomma, tutto il modo”, dicono gli altri.
Ecco che siamo tornati ai periodi precedenti le grandi guerre, dove i popoli le invocavano a gran voce finché i loro desiderata non sono stati soddisfatti con le conseguenze tragiche che molti sembra non vogliano ricordare.
La parola guerra è stata sdoganata, è entrata nel nostro quotidiano, la stiamo giustificando, la stiamo invocando.
E’ veramente quello che vogliamo?
Non è il caso di fermarsi prima?
Oggi, attaccare una Russia che non potrà godere dei suoi alleati più preziosi non è una buona notizia, non per l’occidente.
Da Mosca è tutto… per ora.
Con rispetto, Enio.