LA PARATA DELLA SCONFITTA
Il 9 maggio qui a Mosca, come in tutte le città della Federazione Russa si è commemorato il Giorno della Vittoria con la Parata in Piazza Rossa conclusasi poche ore fa.
Non è servito aspettare molto per leggere l’interpretazione della stampa occidentale su questo avvenimento di cui, per ignoranza o malafede, si continua a travisarne il significato.
Per capire cosa significhi per i Popoli Russi il 9 maggio, vi invito ad ascoltare l’intervista che il Fatto Quotidiano ha fatto di recente al giornalista russo Vladimir Soloviev, balzato alle cronache italiane per le sue parole indirizzate alla donna madre e cristiana che presiede il governo Italiano.
Meglio ancora lo ha saputo spiegare Nicolai Lilin sul suo canale Telegram oggi, 9 maggio.
Come milioni di altre persone ho seguito in diretta la Parata e quello che ho visto non è lo stesso descritto dagli organi d’informazione mainstream.
Ho visto altro.
Siamo nel 2005 e la Russia celebra i 60 anni della Vittoria sul nazismo e sul fascismo.
Il presidente Putin governa la Nazione da 5 anni e pur avendo sul tavolo problematiche estremamente complesse, alcune cose che hanno portato la Russia ad uscire dal periodo buio degli anni ’90 già prendevano corpo.
Una di queste, di vitale importanza e scarsamente considerata in occidente, era il ritorno ad una unità nazionale fondata sull’orgoglio, sull’appartenenza a quella che qui si chiama con affetto “Madre Terra”.
Quell’anno avviene qualcosa di straordinario.
Risolti in parte alcuni problemi interni, il presidente Putin con il Popolo che rappresenta apre al nostro mondo con l’intento di trovare quei punti in comune sui quali lavorare assieme sia all’Ue che con i vari Stati per costruire un’Europa che vada dalle sponde dell’Atlantico fino agli Urali ovvero i naturali confini geografici ovest est, a vantaggio di tutti, allora come lo sarebbe ora.
Rappresentava un Paese allora scarsamente industrializzato, in grande espansione morale ed economica, con tutte le risorse energetiche e materie prime che servivano invece a quella parte di Europa fortemente industrializzata, con una buona economia ma povera delle risorse di cui abbondava la Russia.
Non siamo ancora nel 2007, dove a Monaco tenne un discorso memorabile che rimarrà nei libri di Storia, ma quelle che saranno le problematiche centrali del suo discorso e sono alla base del conflitto odierno già avevano preso forma.
Per creare un clima di unità e distensione con i Popoli Europei, quell’anno alla Parata di Mosca, furono invitati a partecipare tutti i Paesi che presero parte alla Seconda Guerra Mondiale, la Grande Guerra Patriottica come la chiamano qui.
Invito per ritrovare uno spirito di riconciliazione che vada oltre al vinto ed al vincitore in quanto, come disse allora e ripeté molte volte prima dell’avvio dell’Operazione Militare Speciale, in guerra non ci sono vincitori ma solo perdenti e riteneva, giustamente, che si dovesse in tutti i modi cercare di evitarle.
Me li ricordo bene quei giorni, ero a Mosca da pochi mesi e se qualcuno aveva storto il naso nell’immaginare gli invasori calcare la Piazza Rossa, la grande maggioranza accolse con entusiasmo la proposta e, fatto per me sorprendente perché allora non conoscevo nulla dei Russi, i più entusiasti furono i veterani, coloro che quelle atrocità avevano vissuto sulla propria pelle e non vedevano l’ora di porre la parola fine all’assurdità di una guerra che aveva visto prendersi le vite di 27 milioni di loro compagni.
La proposta fu accolta bene anche dai leader dei vari Paesi che parteciparono alla Parata, accolti dal calore della gente e non umiliati come si potrebbe fare con lo sconfitto.
Ricordo gli abbracci commossi tra i veterani sopravvissuti dei vari fronti, una volta nemici ora affratellati da un comune dolore e dalla coscienza del poco tempo rimanente per ritrovare la pace interiore.
Giusto per rendere l’idea, alle celebrazioni parteciparono l'ex-re di Romania Mihai I, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, il cancelliere Tedesco Gerhard Schroeder, il Presidente Francese Jacques Chirac, il primo ministro Giapponese Junichiro Koizumi, il presidente Cinese Hu Jintao, il Presidente della Corea del Sud Roh Moo-Hyun, il primo ministro Indiano Manmohan Singh, il primo ministro dell'Italia Silvio Berlusconi, il presidente della Serbia e Montenegro Svetozar Мarovich, il vice-primo ministro del regno unito John Prescott, il Presidente della Lettonia Vike-Freiberga, i leader dei paesi della CSI, tra cui i presidenti di Armenia, Azerbaigian, Uzbekistan, Kazakistan, Ucraina, Tagikistan e il presidente del Kirghizistan, alti funzionari internazionali come il presidente della commissione delle Comunità Europee José Manuel Barroso, il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il direttore generale dell'UNESCO Koichiro Matsuura, gli ex presidenti della Polonia e Cipro, il generale Wojciech Jaruzelvsky e Glavkos Kliridis.
Rifiutarono l'invito il Presidente dell'Estonia Arnold Riuitel, il Presidente Lituano Valdas Adamkus ed il Presidente della Georgia Mikhail Saakashvili, persone e Paesi che ritroveremo più avanti nel corso della Storia.
Correva l’anno 2005.
Oggi, anno 2026, tutti hanno voluto vedere l’assenza dei mezzi militari, del pubblico, degli ospiti e chissà quali altre amenità.
Io ho visto l’assenza dell’Europa, delle sue Istituzioni, delle Organismi Mondiali, dell’Italia, della Germania e di tutti gli Stati Europei.
Ho visto l’assenza degli Stati Uniti e del Regno Unito ma quelli, si sa, fanno squadra a parte.
Come potevano esserci, se si stanno preparando per una nuova, inutile guerra.
Ecco, io ho visto la Parata della Sconfitta, la sconfitta dell’Occidente di cui faccio parte che non ha saputo e non ha voluto far tesoro delle precedenti disgrazie.
Da Mosca è tutto… per ora.
Enio Bettiol.