LA LEGGE ELETTORALE NELLA POSTDEMOCRAZIA PLUTOCRATICA
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ «Che barba, che noia!» Il tormentone della grande Sandra Mondaini si attaglia perfettamente all’opinione corrente sulle leggi elettorali.
🔸️ La sconfitta del governo per un solo voto (segreto) su un emendamento per reintrodurre parzialmente le preferenze nella nuova, astrusa legge elettorale, è stata accolta da urla di giubilo dell’opposizione, sempre in prima linea quando si tratta di restringere i diritti politici, e dal sogghigno di decine di franchi tiratori del centrodestra.
🔸️ Per un verso gli italiani hanno ragione: dagli anni Novanta del secolo scorso i sistemi elettorali sono cambiati troppe volte senza mai risolvere il dilemma, tutto interno al sistema, se conti più la rappresentanza o la governabilità.
🔸️ Poiché la nostra si definisce una democrazia rappresentativa, sembrerebbe ovvio il primato del principio secondo cui i cittadini hanno il diritto di scegliere i propri deputati. Dunque sì alle preferenze e soprattutto al sistema proporzionale.
🔸️ Invece no, poiché un altro tormentone, alimentato dai poteri davvero forti: finanza, economia e alte burocrazie transnazionali, impone la stabilità, ossia un sistema bloccato che non cambi al variare dei governi.
🔸️ Lo disse con sincerità Mario Draghi al tempo della sua avventura politica: è il pilota automatico delle scelte finanziarie, dei poteri non elettivi, dei fondi di investimento, delle oligarchie economiche, industriali e ora anche militari a determinare le scelte.
🔸️ Alternanza apparente senza alcuna alternativa. La gente lo ha capito, magari confusamente, e non segue le notizie sui sistemi elettorali; anzi, non va proprio a votare, convinta che poco cambierà e che la politica sia un problema, non una soluzione. Così i politici, camerieri e più spesso sguatteri dei poteri forti, se la cantano e se la suonano nell’indifferenza dei più.
🔸️ Le elezioni sono una farsa, in tempi di post-democrazia e di plutocrazia, in cui vince chi rappresenta gli interessi dei più ricchi. I sistemi elettorali non sono più strumenti di espressione della volontà popolare, ma macchine di divisione e distrazione.
🔸️ Il sociologo Colin Crouch ha coniato il termine “post-democrazia”: le istituzioni democratiche permangono formalmente (si tengono elezioni, i partiti competono, persiste una certa libertà di parola), ma il dibattito è ridotto a uno spettacolo di marketing gestito da specialisti delle pubbliche relazioni....
🔸️ .... Il sistema che verrà, se verrà, è già stato ribattezzato Stabilicum. Nomen omen, il nome è un presagio: basta rappresentatività, spazio solo alla stabilità, cioè all’immobilità.
🔸️ Con somma soddisfazione di chi comanda davvero, e non vive in Italia, dei suoi agenti mandatari nelle segreterie dei partiti e dello Stato profondo (burocratico, giudiziario, mediatico, diplomatico, industriale e finanziario).
🔸️ Le regole del gioco sono importantissime e, spesso, truccate. Perciò sbaglia, sia pure con ottime giustificazioni, l’immensa maggioranza di chi segue con fastidio le vicende dei sistemi elettorali. Vincono i cartelli e gli azzeccagarbugli. Perdiamo noi, la trascurata e trascurabile entità chiamata popolo italiano. Se ancora esiste e si sente tale....
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Roberto Pecchioli
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