LA GUERRA COME GABBIA DI FERRO
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ Fino a poco tempo fa pensavo che nessuno, in Europa, volesse realmente una guerra con la Russia.
🔹️ Pensavo che la guerra servisse soprattutto come minaccia: agitare il pericolo russo per giustificare il riarmo, aumentare le spese militari, preparare le popolazioni ai sacrifici e introdurre progressivamente un’economia di guerra.
🔹️ Oggi non ne sono più convinto. Non perché esista la prova di un piano europeo per scatenare una guerra contro Mosca. Sostenere una cosa del genere significherebbe sostituire l’analisi con la propaganda.
🔹️ Il problema è più serio: l’Europa sta costruendo strutture economiche, industriali e militari destinate a sostenere nel tempo un confronto sempre più duro con la Russia.
🔹️ Quando un continente comincia a organizzare la propria economia, la propria industria e persino la propria opinione pubblica intorno alla possibilità della guerra, diventa legittimo chiedersi se si stia preparando a evitarla o contribuendo a renderla possibile.
🔹️ Non è un’impressione. È scritto nei documenti ufficiali. Il piano ReArm Europe/Readiness 2030 prevede la possibilità di mobilitare circa 800 miliardi di euro per la difesa.
🔹️ La NATO ha stabilito che entro il 2035 gli alleati debbano destinare il 5% del PIL alla difesa e alle spese sulla sicurezza suddivise almeno il 3,5% per le esigenze fondamentali della difesa e fino all’1,5% per infrastrutture, resilienza, innovazione e industria militare.
🔹️ La cooperazione con l’Ucraina, inoltre, non riguarda più soltanto la consegna di armi. Francia e Ucraina hanno concordato la produzione su licenza in territorio ucraino di bombe AASM e missili SCALP.
🔹️ Francia e Italia hanno autorizzato la produzione in Ucraina dei missili Aster 30. Non siamo davanti a misure emergenziali dopo l’invasione russa del febbraio 2022. Stiamo costruendo un sistema industriale, finanziario e militare destinato a durare.
🔹️ È precisamente questo che dovrebbe aprire una discussione politica enorme: dove conduce questa strada? Il problema non è stabilire se l’Europa abbia il diritto di difendersi. Naturalmente lo ha.
🔹️ Il problema è capire quando la deterrenza comincia a trasformarsi in una spirale nella quale ogni nuovo passo rende necessario quello successivo. L’Europa aumenta la propria capacità militare perché considera la Russia una minaccia.
🔹️ Mosca interpreta il riarmo europeo come un’ulteriore minaccia; la risposta russa viene utilizzata per giustificare un nuovo aumento della capacità militare europea. Ognuno sostiene di reagire alle decisioni dell’altro e tutti finiscono progressivamente più vicini allo scontro.
🔹️ La vicenda dell’aeroporto di Lipsia/Halle mostra quanto sia delicato il terreno sul quale ci stiamo muovendo. Il governo tedesco ha attribuito alla Russia la responsabilità del tentato attacco con un drone carico di esplosivo; Mosca respinge l’accusa.
🔹️ Kaja Kallas (per default) ha dichiarato che l’episodio presenta le caratteristiche del terrorismo sponsorizzato da uno Stato. È possibile che gli apparati tedeschi dispongano di elementi solidi.
🔹️ Ma proprio perché accuse di questa natura possono contribuire a spingere un continente verso lo scontro con una potenza nucleare, non possiamo permetterci scorciatoie.
🔹️ Le prove devono essere solide, le responsabilità dimostrate e la distinzione tra fatti accertati, valutazioni dell’intelligence e comunicazione politica deve rimanere chiarissima.
🔹️ La storia recente dovrebbe averci insegnato qualcosa sulle conseguenze di una certezza politica (dimostratasi errata) come le inesistenti armi di distruzione di massa irachene dovrebbero essere ancora nella memoria di tutti.
🔹️ L’integrazione europea ha costruito una parte essenziale della propria legittimità sulle macerie di due guerre mondiali. La promessa europea era gigantesca e al tempo stesso semplicissima: mai più una grande guerra nel continente.
🔹️ La pace non era un dettaglio del progetto europeo. Ne era una delle ragioni fondamentali. Oggi rischiamo di assistere al rovesciamento di quella promessa. Il riarmo diventa politica industriale. La sicurezza ridisegna le priorità economiche.
🔹️ La preparazione alla guerra entra nel linguaggio quotidiano. La diplomazia arretra rispetto alla logica militare. Alle popolazioni viene spiegato che devono prepararsi a sacrifici sempre maggiori perché il nemico potrebbe arrivare.
🔹️ È a questo punto che dobbiamo avere il coraggio di porre una domanda scomoda: è la guerra a minacciare l’Europa oppure un’Europa politicamente sempre più fragile sta scoprendo di avere bisogno della minaccia della guerra per ritrovare la propria coesione?
🔹️ I cittadini europei hanno il diritto di sapere quale sia il punto di arrivo di questa strategia. Hanno il diritto di sapere quanto costerà, quali conseguenze sociali produrrà, quali rischi militari comporterà e quale spazio resterà alla diplomazia....
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Gerardo Lisco
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