LA GUERRA CHE RIDISTRIBUISCE LA POTENZA

LA GUERRA CHE RIDISTRIBUISCE LA POTENZA

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ Abbiamo compreso che le notizie che ci arrivano dal mondo sono strategicamente frammentate ma il disegno è unico.


🔹️ Un filo che collega le notizie solo apparentemente lontanissime, lo vediamo nella riduzione delle esercitazioni americane con la Corea del Sud, ma allo stesso tempo con il trasferimento di risorse militari verso il Medio Oriente.


🔹️ Poi ci sono le offensiva finanziarie senza precedenti minacciate da Washington contro l’Iran, bel frattempo in Libia c’è un’emergenza energetica che sta rischiando di bloccare la ripresa petrolifera, possiamo dire che quel sottile filo che unisce le notizie è la redistribuzione della potenza globale?


🔹️ Credo di sì perché la guerra con l’Iran non sta producendo soltanto un confronto militare, ma sta obbligando gli Stati Uniti a concentrare uomini, navi, capacità logistiche e strumenti finanziari su un quadrante che rischia di assorbire una parte crescente dell’attenzione strategica americana.


🔹️ La decisione di Trump di ridurre le esercitazioni congiunte con Seul arriva proprio mentre Washington rafforza la pressione su Teheran e mentre una parte delle capacità navali viene ridislocata verso il Medio Oriente.


🔹️ È un segnale che a Seul, Tokyo e Manila non può essere ignorato. Questo non vuol dire che gli Stati Uniti stiano abbandonando l’Indo-Pacifico, anzi, le alleanze restano operative e Washington continua a definirlo un teatro strategico prioritario.


🔹️ Ma la percezione degli alleati conta quanto la disposizione delle forze messe in campo. Quando una potenza modifica la distribuzione delle proprie capacità, gli altri attori iniziano immediatamente a interrogarsi su quanto sia stabile il sistema di deterrenza.


🔹️ Il secondo livello della guerra non può essere ignorato perché è quello finanziario. Washington sta cercando di trasformare il sistema finanziario globale in uno strumento di pressione contro Teheran.


🔹️ Il Tesoro americano ha già minacciato sanzioni secondarie contro gli acquirenti del petrolio iraniano, comprese le banche cinesi, portando il confronto direttamente dentro le relazioni economiche tra Stati Uniti e Cina.


🔹️ Se il petrolio iraniano viene colpito non soltanto sul piano fisico, attraverso il controllo delle rotte, ma anche sul piano finanziario, attraverso banche, assicurazioni, pagamenti e intermediari, la guerra cambia ancora una volta la sua natura.


🔹️ Non si combatte più soltanto per il controllo di un territorio o di uno stretto, non solo le rotte ma per il controllo delle condizioni che permettono al petrolio di arrivare sul mercato. Ed ora torna al centro della scena la Libia che rappresenta il paradosso perfetto di questa nuova fase.


🔹️ Un Paese ricco di energia ma estremamente fragile nelle proprie infrastrutture, sta subendo un gravissimo collasso della rete elettrica con blackout estesi e interruzioni anche del sistema del Grande Fiume Artificiale.


🔹️ Questo non è un semplice fiume, ma la più importante infrastruttura del paese, una gigantesca rete di condotte che trasporta l’acqua fossile delle falde profonde del Sahara verso le città e le aree agricole della costa.


🔹️ Quando la rete elettrica collassa, non si interrompe soltanto l’erogazione di energia ma possono fermarsi anche i sistemi di pompaggio e quindi l’approvvigionamento idrico di milioni di persone.


🔹️ La Libia mostra così il volto più concreto della nuova geopolitica, petrolio, gas, acqua e infrastrutture sono ormai parte della stessa equazione strategica, ma tutto questo accade a poche centinaia di chilometri dalle coste europee.


🔹️ Per l’Europa e soprattutto per l’Italia, stabilizzare queste infrastrutture significa quindi proteggere non soltanto una fonte di energia, ma un’intera piattaforma strategica mediterranea che dimostra come una crisi infrastrutturale possa trasformarsi in una crisi sociale e politica.


🔹️ La Libia è direttamente collegata al sistema energetico italiano attraverso il GreenStream, il gasdotto sottomarino che parte dalla zona di Mellitah, sulla costa occidentale libica, attraversa il Mediterraneo per circa 520 km e arriva a Gela, in Sicilia.


🔹️ Una connessione energetica diretta tra Nord Africa ed Europa, senza passare da Hormuz, dal Mar Rosso o dal Canale di Suez, che trasporta verso l’Italia il gas prodotto nei giacimenti libici. ENI e NOC stanno inoltre sviluppando nuovi progetti destinati ad aumentare la produzione di gas.


🔹️ Questa crisi globale dimostra che la sicurezza energetica non dipende più soltanto da quanto petrolio o gas possiede un Paese, ma dalla capacità di proteggere i corridoi dove viaggiano quelle risorse, le infrastrutture che le producono e il sistema finanziario che ne permette la commercializzazione.


🔹️ Il Mediterraneo non è più il margine meridionale dell’Europa, ma una delle principali piattaforme attraverso cui passeranno energia, sicurezza, commercio e influenza nel nuovo ordine internazionale.


🔹️ Adesso dobbiamo capire quali potenze avranno ancora la capacità di controllare le rotte, l’energia, il denaro e le infrastrutture che tengono insieme il mondo, ma attenzione che la partita passa molto vicino all’Italia....

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Elena Tempestini


Articolo integrale ⤵️

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