LA GUERRA AL POSTO DEL WELFARE

LA GUERRA AL POSTO DEL WELFARE

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ Ci sono immagini che riescono a descrivere una situazione meglio di mille articoli. Martedì, mentre migliaia di studenti e lavoratori scendevano in piazza in tutta la Francia, Macron era al largo della Bretagna per assistere al lancio di prova di un missile intercontinentale.


🔹️ Anche simbolicamente, a chi chiede più investimenti nella scuola, a chi protesta per la mancanza di insegnanti, a chi denuncia locali fatiscenti, il Presidente francese risponde indicando la guerra come priorità.


🔹️ Il movimento sceso in campo in Francia, e anche in Spagna, è straordinario. Senza scomodare il maggio ’68, possiamo dire che dà voce a quella parte della società che paga il prezzo della crisi. Per capire da dove nascono queste proteste occorre però tornare al secondo dopoguerra.


🔹️ Di fronte a un’Unione Sovietica che emergeva come la potenza che aveva sconfitto il nazismo e al grande prestigio di cui godeva il movimento comunista internazionale, la risposta dell’Occidente fu costruire un nuovo equilibrio sociale, fatto di crescita economica, diritti e welfare.


🔹️ Questo nuovo equilibrio non fu soltanto una scelta delle classi dirigenti occidentali, ma il risultato dei rapporti di forza dell’epoca e della capacità del movimento dei lavoratori di conquistare diritti e una parte maggiore della ricchezza prodotta.


🔹️ Era un sistema che garantiva un futuro migliore rispetto al passato. I figli sarebbero stati meglio dei padri e, pur mantenendo le differenze di classe e lo sfruttamento coloniale, si affermavano il diritto alla casa, alla sanità, alla scuola: insomma, alla possibilità di vivere una vita migliore.


🔹️ La crisi nella quale siamo immersi, che ha radici ben precedenti al febbraio 2022, ci consegna una situazione opposta. Venuto meno il pericolo comunista, il grande capitale ha consegnato milioni di persone alla precarietà, alla disoccupazione e ai bassi salari.


🔹️ Oggi possiamo dire l’esatto contrario di ciò che si diceva nel ’45: i nostri figli vivranno peggio di noi, saranno precari, sottopagati e magari dovranno emigrare all’estero.


🔹️ Macron, come gli altri leader europei, può fare promesse in campagna elettorale, ma non può arrestare questo declino, perché non vuole e non può mettere in discussione i rapporti di forza nella società.


🔹️ In Italia, negli ultimi trent’anni, una parte rilevante del PIL si è spostata da salari e stipendi verso rendite e profitti. Non è vero che mancano i soldi: la realtà è che sono passati di mano. C’è stata una grande operazione redistributiva dall’alto verso il basso; purtroppo, anche la sinistra è stata corresponsabile di questa trasformazione.


🔹️ La destra, che vuole presentarsi come vicina al popolo, non tarderà, come dimostra Meloni in Italia, a mostrare il suo vero volto. La Le Pen prevede 53,2 miliardi di minori entrate e 85,5 miliardi di tagli alla spesa, introducendo in Costituzione una «regola d’oro» che imponga ogni anno la riduzione del debito.


🔹️ Sono politiche di austerità che gli Stati europei hanno già conosciuto: politiche che, redistribuendo ulteriormente la ricchezza verso l’alto, non faranno altro che peggiorare i conti pubblici e le condizioni di vita delle persone.


🔹️ In Italia la situazione non è migliore. Il governo interviene sul costo dell’energia senza far pesare il proprio ruolo, ma chiedendo un aiuto alle grandi compagnie. L’ENI pone un tetto al prezzo alla pompa e Meloni esulta.


🔹️ Enrico Mattei raccontò quanto si fosse scontrato con i rappresentanti delle Sette Sorelle, spiegando che il suo compito non era creare monopoli per guadagnare di più, ma portare l’energia agli italiani al minor prezzo possibile. Altri tempi.


🔹️ Il cosiddetto campo largo è invece incartato sulle primarie: sono mesi che si parla soltanto del «se» e del «quando» farle. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata.


🔹️ Di fronte a una situazione di crisi come quella attuale, l’Italia dovrebbe innanzitutto curare i propri interessi, che sono quelli del popolo italiano e non di pochi privilegiati.


🔹️ Per rilanciare vere politiche sociali, oggi occorrerebbe come prima cosa smettere di dissanguarsi per Kiev, rinunciare a progetti folli come il riarmo e tornare ad acquistare gas dalla Russia.


🔹️ Sarebbe il primo passo, ma soltanto il primo, per ricostruire lo Stato sociale, aumentare le risorse per la sanità, la scuola e i trasporti e far crescere salari e stipendi. Altrimenti, chiunque vinca e governi il Paese, continuerà semplicemente ad amministrarne il declino. ⤵️


Marco Pondrelli


Tratto da Articolo integrale ⤵️

https://www.marx21.it/editoriali/la-guerra-al-posto-del-welfare-editoriale/

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