LA FINE DEL WELFARE
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ Due iniziative interessanti sono state prese nel mese di agosto, una sulla sanità, l’altra sulle pensioni. Ciascuna delle due, presa da sola, è un’azione di buon senso, e come tali sono state presentate sulla stampa.
🔸️ Se però lo sguardo si allarga, le due iniziative, in sé anche positive, diventano parti di un fenomeno più ampio.
🔸️ Andiamo per ordine. In agosto, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato che un consorzio formato da Unisalute, Intesa e Poste si è aggiudicato un bando da 320 milioni di euro in quattro anni.
🔸️ Obiettivo: assicurare dal 2026 al 2029 tutto il personale della scuola. È una polizza sanitaria, di fatto un pezzo aggiuntivo delle retribuzioni per insegnanti e altro personale impiegato nei diversi gradi di istruzione.
🔸️ Non è certo la prima assicurazione sanitaria integrativa di categoria. Ne prevedono una anche diversi contratti di lavoro nel settore privato.
🔸️ Visto dalla parte dei singoli cittadini interessati, è chiaro che una protezione in più, per quanto limitata, fa comodo: serve oggettivamente a dare una mano nel caso in cui si debbano realizzare interventi piccoli o grandi che il servizio sanitario pubblico non riesce più a coprire.
🔸️ Iniziative pubbliche come questa, certificano il passaggio da un servizio (ti copro sempre, che tu sia ricco o povero, con o senza una polizza, in attività o in pensione e senza lavoro) a un servizio sempre più legato a particolari condizioni di copertura assicurativa.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro.
🔸️ Se dunque sei occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, per esempio pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro. Se dunque occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, p.e. pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
🔸️ L’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) nel suo focus sulla Sanità, pubblicato nei mesi scorsi, ha chiaramente indicato questa tendenza parlando di un sistema ibrido:
🔸️ “Nel 2023 il pubblico copriva solo il 73,1% della spesa sanitaria complessiva, contro una media UE superiore all’80, mentre la spesa diretta delle famiglie raggiungeva il 23,6%, superando di quasi 9 punti percentuali la media europea”.
🔸️ Non solo: “In parallelo si registra una crescita delle forme di sanità integrativa, con un aumento degli iscritti ai fondi sanitari da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 nel 2023”.
🔸️ Questo fenomeno ha avuto inizio negli anni Novanta del secolo scorso, spinto dall’idea liberista che la spesa pubblica sia una palla al piede e che invece le risorse sia meglio impiegarle per abbassare le imposte ai primi della classe per far correre l’economia con un conseguente beneficio generale.
🔸️ La falsità di questa promessa la si può verificare oggi: in tutto il mondo, Italia compresa, i più ricchi pagano poco o nulla e chi lavora si accolla, tramite le tasse, larga parte del peso della spesa statale, ma non ci sono più servizi pubblici come quelli precedenti e le famiglie devono mettere mano al portafoglio, se possono farlo.
🔸️ La seconda iniziativa interessante riguarda la previdenza. In agosto, il governo ha lasciato trapelare l’idea di un nuovo strumento previdenziale: il fondo pensione dalla nascita.
🔸️ Oltre all’Ago, l’assicurazione generale obbligatoria e al secondo pilastro privato dei fondi integrativi privati, di categoria o aperti, si sta pensando a introdurre un terzo strumento, privato e generalizzato, che prevede contributi previdenziali fin dal momento della nascita.
🔸️ In una manciata di giorni, a fine mese, la ministra del Lavoro, Marina Calderone, si è detta assolutamente favorevole. Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, si è affrettato a dire che l’Inps sarebbe pronto a realizzare questa nuova creatura.
🔸️ La popolazione invecchia. Gli stipendi dei giovani non crescono a sufficienza. E il sistema di calcolo legato ai contributi di tutta la vita lavorativa non è generoso come quello riservato a coloro che sono andati in pensione con il vecchio sistema retributivo (la pensione in base agli stipendi, di solito più alti, degli ultimi anni).
🔸️ Due le conseguenze: da un lato, si pone un problema di finanza pubblica, perché l’afflusso di contributi pagati ogni mese dagli occupati dovrà confrontarsi con un alto costo delle numerose pensioni in essere.
🔸️ Dall’altro lato, le pensioni future saranno meno generose di quelle passate, tanto più che non sempre oggi l’occupazione è continuativa e al meglio della retribuzione....
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Roberto Seghetti
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