LA CHIESA E LA PANDEMIA
LIBERTÀ E DEMOCRAZIA⏹️ Non sono un esperto di epidemiologia, vaccini o cure a base di RNA messaggero. All'inizio, anch'io ho creduto che il vaccino fosse la soluzione.
🔹️Ho fatto due dosi, mi sono offerto per la sperimentazione. Ero un "soggetto fragile" e la propaganda martellante mi convinse che fosse indispensabile. Oggi convivo con nuovi malanni, sorti in concomitanza con quei "buchi vaccinali".
🔹️ Non è con l’astensione dal giudicarlo che si combatte il male, solamente l’analisi della realtà porta a mettersi nella posizione del giudice, ma se si vuole cercare di risolvere i problemi, invertire le tendenze, continuare a sperare, occorre cercare di capire e non astenersi dall’esprimere la propria opinione.
🔹️Correva il 27 marzo 2020, la pandemia attanagliava le genti, ottundeva le menti, serrava i cuori. Il mondo stava sperimentando l’isolamento, la solitudine, la cattività. La democrazia era sospesa ed il governo era affidato ad una sola persona che legiferava con i DPCM, così come previsto nemmeno in tempo di guerra. I diritti delle persone avevano smesso di esistere, l’autorità sanitaria aveva priorità rispetto a quella giudiziaria nel comminare gli arresti domiciliari.
🔹️ Quel giorno Papa Francesco celebrò in mondovisione una adorazione eucaristica dedicata alla preghiera per la fine della pandemia ed elargì una straordinaria benedizione Urbi et Orbi. La sensazione era quella di trovarsi di fronte al demonio, ed il Cristo fosse lo sconfitto di quel duello all’ultimo sangue.
🔹️ Occorreva dare un senso alla chiusura delle chiese, all’abbandono degli ospedali da parte dei cappellani, all’invito al distanziamento, per amore dicevano: per amore i nipotini devono stare lontano dai nonni, per amore gli anziani e le persone più fragili devono essere lasciate sole.
🔹️ Poi venne in mondovisione nel Messaggio di Natale e Benedizione Urbi et Orbi del 25 dicembre 2020. Bergoglio parlò della difficile situazione mondiale causata dalla pandemia e definì i vaccini contro il Covid-19 come una "luce di speranza" in un tempo di oscurità.
🔹️ In particolare, il Papa lanciò un appello affinché i vaccini fossero resi disponibili a tutti. I globalisti, progressisti e politically correct dissero che si trattava di parole dal forte contenuto etico e sociale, oltre che sanitario. Alla luce di ciò che sappiamo ora, potremo dire che si trattò di istigazione al suicidio?
🔹️Per secoli, di fronte a epidemie devastanti come la Peste Nera o l'Influenza Spagnola, la Chiesa è sempre stata in prima linea. Non solo nell’assistenza spirituale, ma anche nel soccorso materiale.
🔹️I frati, le suore, i sacerdoti non cercavano rifugio lontano dal contagio: aprivano conventi e ospedali nelle città appestate, pronti a morire pur di non abbandonare i malati e i bisognosi. La certezza della vita eterna dava loro il coraggio di affrontare la morte senza paura.
🔹️ Ma durante la pandemia di Covid-19, qualcosa si è spezzato. Come può la Chiesa predicare che la morte è stata vinta da Cristo eppoi piegarsi alla logica della paura di morire? Come può accettare di sparire proprio quando il mondo aveva più bisogno della sua presenza?
🔹️ Ma ci rendiamo conto che non venivano più celebrati i funerali? Che nel periodo più duro della pandemia era vietato andare a Messa? Io ho visto con i miei occhi la polizia entrare in chiesa per fermare un sacerdote "ribelle" che osava celebrare. Ho visto i fedeli fuggire per paura di essere multati, perché partecipare all’Eucaristia era diventato un crimine.
🔹️ E tutto questo avveniva con il placet della gerarchia ecclesiastica, silenziosa o addirittura compiacente verso norme che negavano l’essenza stessa della fede: la presenza, la comunità, il sacrificio.
🔹️ Ma non è stato solamente l'alto clero a perdere il riferimento alla Croce di Cristo, ma anche la gran parte dei sacerdoti si è allineata al clima generale di paura. E poi ci si chiede: a cosa è servito tutto questo? ...
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Stefano Torre
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