LA BENZINA GEOPOLITICA

LA BENZINA GEOPOLITICA

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

⏹️ C’è qualcosa di teneramente infantile nella propaganda di guerra quando pretende di diventare adulta. Il copione è quasi sempre lo stesso:


🔘 Accade qualcosa che produce disagio, si individua un nemico esterno, si collega il nemico a qualunque problema interno e, infine, si invita il cittadino a sentirsi minacciato.


🔘 Se poi il cittadino protesta perché la benzina costa troppo, tanto meglio: basta spiegargli che, in fondo, il problema non è il prezzo alla pompa, ma Vladimir Putin.


🔘 Questa settimana abbiamo assistito all’ennesima variazione sul tema. La Russia è tornata a essere evocata, direttamente o indirettamente, come una sorta di grande spettro geopolitico capace di spiegare tutto.


🔘 L’energia, i prezzi, la sicurezza, la guerra, le difficoltà economiche europee e, naturalmente, la necessità di continuare a mobilitare risorse pubbliche e private in nome di un’emergenza permanente.


🔘 È la propaganda di guerra nella sua versione più elementare: creare la percezione di un assedio e poi utilizzare quell’assedio come chiave interpretativa universale.


🔘 Il problema è che, quando si guarda alla realtà con un minimo di attenzione, il racconto comincia a perdere qualche pezzo. Il punto di partenza è apparentemente banale: il governo italiano sta ragionando su come intervenire sul costo dei carburanti.


🔘 Giorgia Meloni, dal palco di Bari, ha affermato che non è più sostenibile una misura generalizzata che finisca per sostenere anche chi non ne avrebbe bisogno. E ha utilizzato un esempio politicamente efficace: quello di chi arriva dalla Francia per fare benzina in Italia.


🔘 Mentre si discute di ISEE, fringe benefit, partite IVA, autotrasportatori e transfrontalieri, il dibattito pubblico europeo viene bombardato da un’altra narrazione: l’Europa sarebbe sotto attacco e ogni difficoltà economica dovrebbe essere letta dentro una gigantesca guerra contro la Russia.


🔘 Il risultato è un curioso cortocircuito. Da una parte il governo deve spiegare perché la benzina costa troppo. Dall’altra il sistema politico-mediatico deve spiegare perché la situazione geopolitica è così grave. E allora il prezzo del carburante non è più soltanto un problema economico. Diventa un pezzo della guerra.


🔘 Il cittadino non deve più chiedersi soltanto quanto pagherà un litro di diesel. Deve chiedersi se quel litro rappresenti un sacrificio necessario nella lotta contro il Cremlino.


🔘 È una trasformazione semantica straordinariamente efficace: il costo economico viene convertito in costo patriottico. E improvvisamente pagare di più non è più una conseguenza di una politica energetica complessa. È quasi un atto di resistenza.


🔘 La propaganda odierna non deve convincere tutti di una tesi. Deve impedire che le persone formulino troppe domande alternative. Se ogni problema viene ricondotto allo stesso grande nemico, il sistema comunicativo diventa estremamente comodo.


🔘 L’inflazione? Russia. Il gas? Russia. Il petrolio? Russia. La crisi industriale? Russia. La sicurezza europea? Russia. Le difficoltà della Germania? Russia. Il rallentamento della manifattura italiana? Russia. La necessità di aumentare la spesa militare? Russia. La necessità di modificare le politiche energetiche? Russia.


🔘 Che la Russia rappresenti una potenza militare e geopolitica rilevante è un fatto. Che la guerra in Ucraina abbia prodotto conseguenze enormi sui mercati energetici europei è un fatto.


🔘 Che esistano rischi di sicurezza per l’Europa è un fatto. Ma da questi fatti non deriva automaticamente una conclusione molto più ampia: che ogni difficoltà europea debba essere interpretata come una forma di aggressione russa.


🔘 La propaganda di guerra produce un altro effetto collaterale: normalizza l’eccezionalità. Quando una società viene sottoposta per anni a un linguaggio emergenziale, l’emergenza diventa la normalità. Si comincia con “dobbiamo affrontare una crisi”.


🔘 Si passa a “dobbiamo prepararci alla guerra”, “dobbiamo aumentare la spesa militare”. Poi “dobbiamo accettare costi economici”. Ed infine si arriva alla fase più interessante: chi contesta i costi viene presentato come qualcuno che non comprende la minaccia. Il meccanismo è perfetto....


🔘..... In conclusione “Va bene difendere l’Europa. Ma qualcuno può spiegarmi esattamente quanto mi costa, perché mi costa così tanto e soprattutto se quello che sto pagando sta davvero producendo la sicurezza che mi è stata promessa?” È una domanda semplice. Forse persino troppo semplice.


🔘 Ed è proprio per questo che la propaganda la teme. Perché quando il cittadino smette di reagire alla paura e comincia a chiedere il bilancio costi-benefici della paura, il giocattolo narrativo comincia a incepparsi.


🔘 E allora può persino accadere l’impensabile. Che la Russia smetta, almeno per qualche minuto, di essere responsabile anche del prezzo della benzina. E che la politica sia costretta a tornare a parlare di politica.... ⤵️


Lorenzo Maria Pacini  


Articolo integrale ⤵️

https://strategic-culture.su/news/2026/09/06/la-benzina-geopolitica/

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