JW Broadcasting (marzo 2025)

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Benvenuti su JW Broadcasting. Siamo contenti di avervi con noi. Nella prossima ora impareremo perché mettere la volontà di Geova al di sopra dei nostri interessi migliora la nostra vita e ci protegge. A tutti piace essere notati e apprezzati dagli altri. In alcune interviste vedremo che la vera gioia dipende dall’essere notati e apprezzati da Geova. Sei un giovane che sta scegliendo quale carriera intraprendere? Allora ti piacerà molto vedere come due giovani Testimoni hanno trovato un lavoro che gli permette di impegnarsi nel ministero. E vedremo come mariti e mogli possono fare squadra per far crescere l’amore e la pace nel matrimonio. Questa è l’edizione di marzo 2025 di JW Broadcasting. Il titolo scelto per il discorso di questo mese è “Continuate a cercare grandi cose per Geova”. È basato su un consiglio molto importante che Geova diede a un uomo di nome Baruc. Chi era Baruc? Cosa possiamo imparare dal suo esempio? E in che modo questo consiglio che ricevette da Dio può aiutarci oggi? Scopriamolo insieme. Baruc era un fedele servitore di Geova. Si parla di lui nel libro di Geremia intorno al 625 a.E.V. Iniziamo a conoscerlo meglio leggendo Geremia 45:1: Baruc era il segretario personale di Geremia. I due lavorarono insieme per circa 18 anni, anche dopo la distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V. Quella era di certo una forma di servizio molto speciale e in tempi particolarmente difficili. Ma per quale motivo Geremia aveva bisogno di un assistente? Per circa 23 anni Geremia aveva trasmesso un messaggio di giudizio e di speranza al popolo di Dio in Giuda. Nel 625 a.E.V. sembra che Geremia fosse stato bandito dall’area del tempio in cui doveva essere letto il messaggio di Geova. In quel periodo Geova chiese a Geremia di mettere per iscritto in un rotolo quegli avvertimenti divini. È qui che Baruc, scriba o segretario, entra in scena. Scrisse in un rotolo tutte le parole che Geova aveva detto per mezzo di Geremia fino a quel momento, 23 anni di messaggi divini! L’anno successivo, quando venne il momento di leggere il rotolo ad alta voce nel cortile del tempio, Geremia chiese a Baruc di leggere il messaggio. Ancora una volta, Baruc fece proprio così. Che cosa accadde poi? Quando i principi di Giuda seppero quello che era successo, vollero anche loro sentire il messaggio. Quindi Baruc lo rilesse ad alta voce. “Appena ne ebbero ascoltato tutte le parole”, dice il racconto, “si guardarono l’un l’altro pieni di terrore”. E dissero a Baruc: “Dobbiamo assolutamente riferire tutto questo al re!” Ma prima di farlo avvisarono Baruc: “Tu e Geremia dovete nascondervi; andate, e non fate sapere a nessuno dove siete”. Il malvagio re Ioiachim andò su tutte le furie, bruciò il rotolo e ordinò che Geremia e Baruc venissero arrestati. Proviamo a fermarci un attimo e a riflettere un po’. Da quello che abbiamo visto fino ad ora, che cosa possiamo imparare da Baruc? Innanzitutto era un uomo umile. Molti studiosi credono che provenisse da un’importante famiglia di scribi. Eppure, quando Geremia gli chiese di aiutarlo, Baruc “fece tutto quello che il profeta Geremia gli aveva comandato”. Come voi, fratelli e sorelle, Baruc era felice di sostenere l’opera di Geova e di fare tutto quello che gli veniva chiesto. Non permise alla posizione della sua famiglia o a desideri personali di distrarlo. Dal momento che era umile, mise la volontà di Geova al primo posto nella sua vita. Baruc dimostrò anche perseveranza. Mettere per iscritto 23 anni di messaggi divini richiese sicuramente molto tempo, non pensate? Baruc non aveva strumenti moderni come uno smartphone, un tablet o un computer. Dovette fare tutto quanto a mano. E provate a immaginare come si dovette sentire Baruc, che shock, quando il re bruciò quel rotolo. Quello era il messaggio di Geova, quello era il rotolo che Baruc aveva scritto di proprio pugno. Ore di lavoro andate in fumo! Geremia 36:32 dice: Come Baruc, anche noi abbiamo bisogno di perseverare per fare quello che Geova ci chiede quando incontriamo difficoltà. Pensate anche al coraggio che ebbe Baruc. Sicuramente sapeva di correre un pericolo collaborando con Geremia. In precedenza lo stesso re che bruciò quel rotolo aveva ucciso con la spada un altro profeta di Geova. Si trattava di Uria. Ma Baruc, con coraggio, usò le sue capacità e le conoscenze che aveva a corte per sostenere Geremia. C’è così tanto che possiamo imparare da quest’uomo che temeva Dio e che dimostrò umiltà, perseveranza e coraggio. Geova amava Baruc, e lo amiamo anche noi. Ma Baruc, proprio come noi, dovette affrontare pensieri e sentimenti negativi. Una sfida in particolare avrebbe potuto costargli molto. Quale fu? Continuiamo la nostra lettura in Geremia 45:2, 3. E vi prego di notare in che modo Geova si interessò di Baruc. Geremia 45:2, 3 dice: Perché Baruc si sentiva così? Forse era stanco del suo incarico? O magari delle circostanze in cui lo svolgeva? Continuiamo la nostra lettura con i versetti 4 e 5: Quali motivi vide Geova dietro ai sentimenti di Baruc? Il problema non era l’incarico di per sé e non erano nemmeno le sue circostanze. Al versetto 5, Geova disse: “Tu stai cercando grandi cose per te stesso”. Pensateci un attimo. Il problema stava nel concetto che Baruc aveva di cosa fosse grande o più importante. Per un po’ si era concentrato sul “cercare grandi cose per sé stesso”. Secondo voi, quali potevano essere queste “grandi cose”? Forse il desiderio di fama o prestigio? O magari pensava che sostenere il profeta di Dio stesse mettendo a rischio la sua posizione, la sua carriera. O forse queste “grandi cose” avevano a che fare con l’ottenere più denaro, cose materiali o più prestigio. Non lo sappiamo. Ma Baruc lo sapeva molto bene. E il consiglio di Geova fu chiaro: “Smetti di cercare queste cose”. Sembra che Baruc abbia preso i consigli di Geova molto a cuore. Chissà, magari gli saranno passati per la mente questi pensieri: “Geova conosce molto bene quello che penso e quello che provo. Davvero sto cercando grandi cose per me stesso? Forse sì. Geova ha sempre ragione. Mi sono concentrato su quello che volevo io e sono diventato così infelice. Ma Geova con gentilezza mi sta dicendo: “Baruc, sii realista. Sto per portare un giudizio, sto per distruggere tutto quello che sembra essere stabile”. Cose materiali, proprietà, denaro, una carriera importante, è tutto temporaneo. Cercare queste cose è pericoloso. Geova vuole che io sopravviva insieme ad altri alla calamità che sta per portare, ed è proprio quello che voglio anch’io. Devo ricominciare a cercare grandi cose per Geova!” Questa è solo una versione possibile di quello che Baruc potrebbe aver pensato. Ma poi cosa fece? Accettò e seguì il consiglio? Sì. Durante l’assedio babilonese di Gerusalemme, che avvenne circa 17 anni dopo, nella Bibbia troviamo di nuovo Baruc al fianco di Geremia. E anche se molti morirono durante la distruzione catastrofica di Gerusalemme, Baruc e Geremia sopravvissero. Aver accettato con umiltà il consiglio di Geova salvò la vita a Baruc. E non dimentichiamo che una reazione simile a un consiglio divino può salvare anche noi. Sono sicuro che più pensiamo a Baruc e più possiamo imparare dal suo esempio. Ma parliamo brevemente di una difficoltà in particolare che forse alcuni di noi stanno affrontando proprio ora e vediamo in che modo l’esempio di Baruc ci può aiutare. Ecco la difficoltà: provvedere materialmente a sé stessi e alla propria famiglia in modo equilibrato. Nel mondo d’oggi molte persone ‘cercano grandi cose per sé stesse’, dando molta importanza all’istruzione e al lavoro. Molti credono che la chiave per il successo e per la felicità loro e della loro famiglia sia fare soldi, avere più cose materiali, cercando di “trovare pace” in questo sistema di cose. Questo modo di pensare potrebbe influenzare anche noi. Se siete capifamiglia, pensate all’esempio di Chibisa, un fratello del Malawi che insieme a sua moglie e ai suoi sette figli era molto attivo spiritualmente. A un certo punto, però, questa famiglia iniziò ad avere problemi economici. Certi giorni non avevano nemmeno i soldi per comprare da mangiare. Era molto difficile. Come molti altri, Chibisa decise di andare in Sudafrica per trovare lavoro. Questa fu la sua decisione. Ma fu una decisione saggia? Ripensando a quel periodo, Chibisa disse: “Questa decisione ebbe conseguenze negative sulla mia spiritualità. Non conoscendo la lingua non riuscivo a predicare e non capivo molto alle adunanze. E dato che ero lontano da casa, non riuscivo ad assolvere le mie responsabilità di capofamiglia. Quindi anche la mia famiglia si indebolì spiritualmente. Sentivo tanto la loro mancanza, e anche io mancavo a loro. Avevo sbagliato a trasferirmi. Iniziai a sentirmi in colpa per la decisione che avevo preso”. Voi genitori dovete anche prendere decisioni importanti riguardo all’istruzione dei vostri figli. Naturalmente volete che ricevano una buona istruzione, ma dovete anche pensare attentamente ai possibili pericoli. In alcuni paesi i genitori mandano i figli a studiare in scuole che accolgono i ragazzi in campus e collegi. La Torre di Guardia del 15 marzo 1997 menzionava princìpi biblici su cui meditare e riportava commenti di alcuni che avevano vissuto questa esperienza. Un fratello di nome Clement disse che prima di entrare in collegio amava la verità, usciva in servizio, gli piaceva partecipare all’adorazione in famiglia e alle adunanze. “Tuttavia”, disse, “dopo essere entrato in collegio a 14 anni, lasciai completamente la verità. Nei cinque anni che rimasi in collegio non andai mai alle adunanze, A causa delle cattive compagnie cominciai a far uso di droga, fumare e bere”. Pensiamo a un altro aspetto. Voi ragazzi che state per diventare adulti dovete prendere molte decisioni che riguardano l’istruzione e il lavoro. Avete molte opzioni, ma quali di queste vi aiuteranno a tenere fede alla vostra dedicazione fatta a Geova? Una sorella ha detto questo: “Essendo una Testimone battezzata, avevo letto e sentito parlare dei pericoli dell’istruzione universitaria, ma decisi di ignorare quegli avvertimenti. Pensavo che quei consigli non si applicassero a me”. Questa sorella prese la sua decisione, ma quella fu una decisione saggia? Lei continua: “Lo studio richiedeva così tanto tempo e impegno che non riuscivo più a pregare Geova come facevo prima, ed ero così stanca che non riuscivo a provare gioia nel ministero e a prepararmi bene per le adunanze. A un certo punto, mi resi conto che ero talmente assorbita dallo studio che stavo rovinando la mia amicizia con Geova. Capii che dovevo lasciare l’università, e così feci”. Che cosa ci ricordano i commenti che abbiamo menzionato? Nel sistema di cose di Satana affronteremo difficoltà che ci daranno l’opportunità di dimostrare quanto siamo determinati a fare la volontà di Geova. Come Baruc, potremmo essere distratti dai nostri desideri. Se questo dovesse accadere, dobbiamo agire immediatamente per correggere il nostro punto di vista, come fece Baruc. Che bello che attraverso la Bibbia e l’istruzione spirituale che riceviamo dallo schiavo fedele, Geova ci aiuta a prendere le decisioni migliori per la nostra vita, come quelle che riguardano l’istruzione e il lavoro. In Salmo 32:8 Geova promette: Dimostreremo di essere saggi se cercheremo consigli facendo ricerche, parlando con cristiani maturi e poi mettendo in pratica quei consigli. È proprio quello che fece Chibisa. Dopo essersi trasferito in Sudafrica cominciò a sentirsi in colpa e si ricordò dell’esempio di Baruc. Ecco cosa disse Chibisa: “A quanto pare Baruc si era concentrato sulle cose materiali, come avevo fatto io. Ma dopo quel consiglio tornò sui suoi passi. Decisi di mettere Geova al primo posto, e non le cose materiali. Così iniziai a fare i cambiamenti per tornare a casa e aiutare la mia famiglia a riprendersi spiritualmente. Quando lasciai il Sudafrica e raggiunsi il confine con il Malawi ero felicissimo, mi batteva forte il cuore. Studiare la Bibbia mi ha aiutato tanto. Abbiamo ancora problemi economici. Ma so anche questo, che nel mondo di Satana non troverai mai un posto in cui non ci siano problemi. La mia famiglia sta facendo ottimi progressi spirituali. Questo mi rende molto felice perché sento che la mia amicizia con Geova è forte”. Come Baruc, Chibisa fu davvero umile e coraggioso. E sappiamo che anche voi avete queste qualità, cari fratelli e sorelle! Quando Geova, il nostro Padre amorevole, ci dà dei consigli al momento giusto come fece con il suo caro amico Baruc, accettiamoli di cuore. Facciamo tutto il necessario per far sì che noi e la nostra famiglia continuiamo “a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio”. E non dimentichiamo mai che mentre continuiamo a cercare grandi cose per Geova, lui continuerà a fare grandi cose per noi e la nostra famiglia! Proprio così, è la benedizione di Geova che ci rende davvero ricchi, “e a questa egli non aggiunge alcun dolore”. Vi siete mai sentiti invisibili mentre svolgevate un incarico teocratico o dimenticati quando l’incarico è finito? Se sì, vi piacerà vedere come un fratello di nome Avinash e la famiglia Cotterell hanno modificato il loro modo di pensare. Notate come hanno provato gioia cercando il riconoscimento da parte di Geova e non da parte degli altri. Lavoravo in un ufficio nel quartiere finanziario della città. Mi piaceva tutto del mio lavoro. Passare tra quegli enormi grattacieli, tra quelle aziende prestigiose. Se ripenso a quello che volevo dalla vita a quel tempo, avevo tutto. Spiritualmente non era il massimo, anzi, dovevi sempre farti notare e questo influì sulla mia personalità. Allora non me ne rendevo neanche conto. Ero pioniere e decisi di fare domanda per la Betel e fui invitato ad andare. Il mio incarico consisteva nel fare le pulizie. Nell’ambiente in cui sono cresciuto fare le pulizie è considerato umiliante, non è qualcosa che sceglieresti di fare. Nel mio precedente lavoro se eri bravo venivi notato e potevi ricevere una promozione, salire di livello. E questo valeva anche per me. Davo molta importanza a questi fattori esterni, a questi privilegi e a distinguermi dagli altri. Per me erano fondamentali questi riconoscimenti, sia al lavoro che in congregazione. Perciò ti senti un po’ spaesato quando non ottieni queste cose. Alla Betel c’erano fratelli che venivano notati più di me e questo mi dava un po’ fastidio. L’ambiente spirituale della Betel mi ha insegnato, mi sta insegnando, che il nostro valore non ha niente a che vedere con i privilegi che riceviamo. Quando ricerchiamo il riconoscimento degli altri è come se fossimo sempre alla ricerca di qualcosa, del prossimo complimento, della prossima lode. Sembra sempre di rincorrere la felicità. Invece cambiare mentalità e cercare il riconoscimento da parte di Geova mi ha dato più pace, mi ha fatto sentire più sereno. Mi ha davvero aiutato a capire che, a prescindere dalle circostanze in cui mi trovo, posso essere felice, posso provare gioia. Un bel cambiamento di prospettiva, già. Io e Sandy ci siamo sposati nel 2003. A quel tempo Sandy era pioniera e io ero contento di sostenerla. Poi abbiamo scoperto che aspettavamo un bambino. Eravamo felicissimi, ma riguardo al futuro avevo già un’idea. Dopo la nascita del bambino avrei continuato a servire come pioniera. Se non altro, il mio piano era quello. Ci dicevamo cose come: “Possiamo farcela. Nostro figlio servirà Geova e andrà alla Betel”. Insomma, le cose che uno spera. Quando la gravidanza era quasi al termine, Sandy mi telefonò. L’avevano portata d’urgenza in ospedale, dovettero farle un cesareo, e da lì tutto cambiò. Siamo così felici che nostro figlio ce l’abbia fatta, siamo grati che sia sopravvissuto. Poco dopo, purtroppo, abbiamo scoperto che aveva un grave danno cerebrale. Abbiamo dovuto imparare a usare una serie di attrezzature mediche, abbiamo dovuto imparare a fare punture, abbiamo dovuto imparare cose a cui non avevamo nemmeno mai pensato. Sinceramente mi sono chiesto spesso perché il nostro cammino verso il nuovo mondo dovesse essere più difficile di quello degli altri. Mi sentivo isolata e sola, perché sembrava che nessuno potesse capire quello che stavo passando, che cosa provavo. Nessuno di quelli che conoscevo era nella mia situazione. Ti ricordi, alle assemblee, per esempio, ci sedevamo sempre davanti. Così potevamo concentrarci. Sì, era per concentrarci meglio, e poi è arrivato Eden e stiamo in fondo, molto in fondo! Già. È stata davvero molto dura accettare che anche se c’erano cose che avrei voluto fare per Geova, adesso non avrei potuto farle perché mi trovavo in una situazione totalmente diversa. Eden adesso ha una sorella più piccola, Angel, e anche lei è stato un regalo di Geova. Anche se i nostri obiettivi sono cambiati e non riusciamo a fare tutto quello che facevamo prima, sappiamo che Geova apprezza tutto quello che facciamo. Ci siamo posti l’obiettivo di uscire in servizio insieme come famiglia almeno una volta al mese. Ci vuole molto tempo per preparare Eden. Tante cose da fare, tante medicine da prendere. E ci sono tante sfide che gli altri non vedono. Ma noi sappiamo che Geova vede le difficoltà che affrontiamo, quelle che affrontiamo ogni sera, le notti insonni. E lui ci aiuta ad affrontare ogni cosa e ad essere felici delle piccole cose che vanno bene. Non lo faccio tutti i giorni, ma cerco di scrivermi le cose di cui sono grata, le cose che mi ha dato Geova. E questo mi aiuta tanto non solo a non farmi distrarre, ma anche a esprimere di più la mia gratitudine a Geova in preghiera per quello che fa per me ora. Sappiamo che per Geova la nostra famiglia è preziosa. È davvero confortante sapere che Geova vede e apprezza quando lo serviamo con tutta l’anima, anche se può sembrare che gli altri non lo notino. Molti di noi devono lavorare per mantenersi, ma trovare un lavoro che ci permetta di servire Geova con tutta l’anima può essere difficile. Vediamo come i princìpi della Bibbia hanno guidato due giovani proclamatori nella scelta della loro carriera. La maggioranza dei miei familiari ha studiato all’università. Sono avvocati, ingegneri, commercialisti, quindi si aspettavano che anche io andassi all’università. Mi dicevano: “Nella nostra famiglia manca un medico, dovresti studiare medicina”. Quando avevo 16 anni ero all’ultimo anno delle superiori. Molti dei miei compagni volevano andare all’università e dicevano: “Io voglio andare a quell’università. E tu dove andrai?” Mi facevano pressione perché continuassi gli studi. I miei insegnanti mi dicevano di andare all’università, così avrei potuto guadagnare molti soldi. Io volevo fare l’insegnante, ma la mia famiglia mi faceva una grande pressione perché studiassi qualcosa che mi garantisse uno stipendio migliore. A volte mi sentivo schiacciato dalle pressioni. Perfino dopo che mi ero diplomato, un insegnante mi contattò per assicurarsi che mi stessi organizzando per andare all’università o, come disse lui, per “diventare qualcuno in questo mondo”. Ho iniziato a studiare psicologia all’università ed era un corso di 6 anni. Allo stesso tempo, nei weekend studiavo per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. E oltre a tutto questo lavoravo part time. Insomma, stavo cercando di fare tutto. Ho parlato con mia mamma di cosa avrei dovuto fare. Lei mi ha aiutato a pensare ai pericoli a cui mi sarei potuto esporre andando all’università e che avrebbero potuto danneggiarmi spiritualmente. Dopo un paio d’anni ho capito che non potevo andare avanti con quel ritmo, dovevo cambiare qualcosa. Ricordo un consiglio che mi ha dato un amico. Aveva studiato per diventare contabile, ma ora vendeva peperoncini. Scherzando mi ha detto: “E così ora conto i peperoncini. Potremmo dire che in fondo faccio quello per cui ho studiato”. Mi ha spiegato che molti fanno lavori che non hanno niente a che fare con il loro titolo universitario. Filippesi 1:10 mi è stato utile. Dice che dobbiamo ‘accertarci delle cose più importanti’. Sapevo che trovare un lavoro era importante, però era ancora più importante avere tempo per Geova. Mi è sempre piaciuta tanto la promessa di Geova in Matteo 6:33. Lui si assicurerà che avremo ciò di cui abbiamo bisogno se continuiamo “a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio”. Nella mia vita avevo già visto realizzarsi questa promessa, quindi sapevo che Geova si sarebbe sempre preso cura di me. Sapevo che se fossi andato all’università avrei perso del tempo prezioso durante la mia giovinezza, tempo che invece avrei potuto usare per Geova. A volte dobbiamo scegliere tra varie strade, oppure capiamo che dobbiamo cambiare direzione. In questi momenti dobbiamo farci aiutare dai princìpi biblici per fare la scelta giusta. Mio padre ha un negozio di barbiere e si è offerto di insegnarmi il lavoro. I miei genitori mi hanno fatto notare che le persone avranno sempre bisogno di tagliarsi i capelli. Certo, sapevo che non sarei diventato milionario facendo il barbiere, però il lavoro non mi sarebbe mai mancato. Ho deciso di lasciare l’università a metà del percorso di studi. Ho cercato un lavoro part time come insegnante. Ho pregato moltissimo Geova in quel periodo. Gli chiedevo di benedire la mia decisione. Sono il capo di me stesso. Lavoro sia al negozio che a domicilio. Ho la libertà di decidere che giorni lavorare e per quanto tempo. Geova ha risposto alle mie preghiere. Ho trovato un lavoro part time come insegnante in una scuola e così posso dedicarmi al servizio a tempo pieno con mio marito. Grazie al mio orario flessibile, ho l’opportunità di dare una mano nelle attività di costruzione dell’organizzazione. Ho visto chiaramente che concentrandomi sulle cose più importanti ho ricevuto la benedizione di Geova. Continuo a vedere come si sta adempiendo Matteo 6:33 nella mia vita. Geova mi ha sempre dato il necessario. Se stai facendo fatica a scegliere un lavoro adatto, parla con altri di come sono riusciti a scegliere un lavoro che gli ha permesso di servire Geova attivamente. E soprattutto, prega. Di’ a Geova come ti senti, parlagli dei tuoi bisogni, dei tuoi obiettivi e delle tue preferenze. Ricorda, nessuno desidera prendersi cura di te materialmente e spiritualmente più di Geova. Tra quelli che chiedono a Geova la sua guida e ne ricevono i benefici ci sono i missionari. In questo episodio di La nostra storia viva e dinamica vedremo come Geova usa missionari pronti a fare sacrifici per guidare l’opera di predicazione “fino alla più distante parte della terra”. “Mi sarete testimoni” “fino alla più distante parte della terra”. Quasi 2.000 anni fa Gesù pose le basi per l’opera missionaria. Da allora, in che modo altri hanno risposto all’invito a servire come missionari? Troveremo la risposta in questo episodio di La nostra storia viva e dinamica. Nel I secolo Paolo, Barnaba, Marco e altri fecero lunghi viaggi per portare la buona notizia alle persone e si rallegrarono nel vedere la loro risposta. I servitori di Geova continuano quest’opera anche oggi sempre con zelo, dedizione e gioia. Anche Charles Russell e Joseph Rutherford erano missionari. Entrambi viaggiarono in paesi lontani come Filippine, Francia, Grecia, Egitto, Israele e India. Il loro obiettivo era raggiungere quante più persone possibile con lo straordinario messaggio del Regno. Il loro ottimo esempio spinse altri a impegnarsi nel fare lo stesso. Nel 1922 il fratello William Brown, che predicava nelle Antille, scrisse al fratello Rutherford: “Ho dato testimonianza in buona parte delle isole delle Antille. Devo tornare di nuovo da loro?” Il fratello Rutherford rispose: “Vai nella Sierra Leone, nell’Africa occidentale”. Ed è proprio quello che fece. Il fratello Brown servì con la sua famiglia nell’Africa occidentale per 27 anni. Lui dava grande importanza alla Bibbia e per questo veniva chiamato “Brown della Bibbia”. Ripensando ai tanti decenni di fedele servizio, come si sentiva il fratello Brown? Disse: “Che gioia vedere uomini e donne divenire ubbidienti alla buona notizia del Regno di Dio!” “Essere ambasciatori di Geova è uno dei maggiori privilegi che possano essere offerti a una creatura umana!” Nel luglio del 1926, George Wright ed Edwin Skinner lasciarono Londra e si imbarcarono per Bombay, oggi conosciuta come Mumbai, in India. Lì questi fratelli aprirono una piccola filiale per organizzare l’opera di predicazione. Per diffondere il messaggio del Regno i due fratelli si divisero. Uno si avventurò verso l’interno del paese, l’altro rimase a occuparsi delle attività della filiale. Dal ’26 al ’38 venne data una grande testimonianza in tutto il paese. Furono aperte 24 congregazioni, si traducevano e si distribuivano pubblicazioni, si organizzavano adunanze e la buona notizia fu perfino diffusa via radio. Ma poi scoppiò la Seconda guerra mondiale. In più di 50 paesi l’opera dei Testimoni di Geova fu soggetta a restrizioni. Sembrava che in molti luoghi la porta dell’opera missionaria si stesse chiudendo. Da un punto di vista umano poteva sembrare saggio sospendere l’opera missionaria. Ma Geova vedeva oltre! Nel settembre del ’42, il fratello Knorr con grande fede propose la creazione di una nuova scuola per addestrare missionari, chiamata Watchtower Bible College of Gilead. La prima classe iniziò un giorno d’inverno del 1943 a nord di New York. E il tempismo fu perfetto. Quando la guerra finì, quella porta che sembrava chiusa si riaprì e i missionari si trovarono ad avere molto da fare in tutto il mondo. Nel corso degli anni la Scuola di Galaad ha avuto un enorme impatto sulla nostra crescita mondiale. Ad esempio, nel 1949 in Giappone c’erano meno di 10 proclamatori locali. Poco dopo, nel 1950, arrivarono cinque sorelle diplomate dell’11ª classe della Scuola di Galaad. Tra loro c’era Lois Dyer. Nei successivi 30 anni Lois viaggiò per tutto il Giappone e portò la buona notizia a tutti quelli che volevano conoscere meglio Dio. Lois vide il numero dei proclamatori crescere da 12 a più di 52.000 nel 1980. Fu una grande soddisfazione! Nel 2024 circa 214.000 proclamatori hanno predicato la buona notizia in Giappone. La Scuola di Galaad ha addestrato più di 9.500 proclamatori zelanti che sono stati mandati in più di 200 paesi e isole. Penso spesso a Galaad, all’effetto che ha adesso non solo sul campo e su quelli che vengono mandati come missionari, ma anche sui fratelli in generale. I missionari vanno in questi paesi, si adattano, ne diventano parte. Dopo un po’ di tempo, si sentono a casa, come se ci fossero nati. E tutti quelli che hanno una parte in questo, sia i missionari che i loro genitori che li hanno lasciati andare, non lo dimenticheranno mai. Penso che questa sia un’eredità che durerà per sempre. Oggi ci sono ancora più occasioni per diventare missionari. Ad esempio, molti diplomati della Scuola per evangelizzatori del Regno ricevono un incarico come missionari sul campo. Geova sta tenendo aperta la porta del servizio missionario. Ogni anno vengono organizzate centinaia di classi in tutto il mondo. Hai pensato di fare domanda? La grande avventura del servizio missionario continua ancora oggi, perché migliaia di fratelli e sorelle si rendono disponibili imitando Gesù Cristo, il più grande missionario. Vi aspettiamo al prossimo episodio di La nostra storia viva e dinamica. Vorreste imitare anche voi l’esempio dei missionari? Se sì, parlate con un anziano di questo vostro desiderio, iniziate a fare i pionieri e poi, se ne avete i requisiti, fate domanda per la Scuola per evangelizzatori del Regno. La predicazione non è l’unico modo in cui adoriamo Geova. Lo adoriamo anche con il nostro modo di vivere, ad esempio in famiglia. Se siete sposati, notate come voi e il vostro coniuge potete continuare a fare squadra così da avere un matrimonio felice. Ci sono sempre tante cose da fare. Tante cose ogni giorno. E così per una coppia può essere difficile fare le cose insieme. Marito e moglie potrebbero iniziare ad avere idee diverse su cosa fare e come farlo. Per essere davvero “una sola carne”, una coppia deve fare gioco di squadra. E ogni squadra deve avere un obiettivo. Il vostro obiettivo dovrebbe essere quello di avere non solo un matrimonio duraturo, ma un matrimonio in cui regni l’amore. Quando marito e moglie non fanno gioco di squadra, i disaccordi possono diventare vere e proprie competizioni. Potremmo fare un esempio. Quando marito e moglie discutono è come se stessero giocando a tennis l’uno contro l’altra. Solo uno può vincere. Provate invece a ragionare in modo diverso. Piuttosto che pensare “Cosa voglio io?” pensate “Cosa vogliamo noi?” Allora inizierete a pensare come squadra e così riuscirete ad affrontare il problema e a vincere insieme. Oltre a pensare come squadra, cosa potete fare a livello pratico? Chiedete a Geova di guidarvi e di benedire gli sforzi che fate per affrontare uniti una situazione. Quando pregate, dite a Geova quanto entrambi desiderate che il vostro matrimonio sia più felice. Comunicate apertamente. Parlate dei vostri punti di forza e dei vostri punti deboli e cercate di capire come potete sostenere meglio il vostro coniuge. Stabilite un piano d’azione e decidete cosa potete fare entrambi per rispettarlo. Se pensate “Cosa vogliamo noi?” invece di “Cosa voglio io?”; se pregate, se parlate di quello che ognuno di voi può fare e se stabilite un piano d’azione, potrete davvero avere un matrimonio felice e unito. Ora mettete in pausa il video e rispondete insieme a queste tre domande. Esprimete i vostri sentimenti con sincerità e parlate apertamente di come vi sentite. Possiamo essere sicuri che quando facciamo le cose come ci dice Geova otteniamo i migliori risultati possibili. Tutti noi vogliamo sempre sostenere la volontà di Geova, ma potrebbe capitarci invece di non sostenerla? In questa adorazione mattutina il fratello Splane spiega come potrebbe accadere. Questa mattina mi concentrerò sulle prime parole del versetto di oggi. Ebrei 4:12 dice: “La parola di Dio è viva e potente”. La parola di Dio è viva. È evidente che questo versetto si riferisce alla Parola scritta di Dio, la Bibbia. Ma la parola di Geova esisteva già, esisteva da prima che fosse inventata la scrittura. Quanto tempo prima? Non lo sappiamo. Esiste perlomeno da quando Gesù è stato creato. Prima dell’esistenza di Gesù, ovviamente, Geova non aveva nessuno con cui parlare ma poi, con la creazione di Gesù, Geova Dio e suo Figlio potevano comunicare. Sappiamo che la Parola di Dio è il messaggio con cui lui ha ‘espresso il suo proposito’. E questo significa che quando Geova dice che farà qualcosa è come se l’avesse già fatta, e niente e nessuno può interferire. Ma a volte, pur avendo le migliori intenzioni, potremmo in effetti interferire con una decisione o un progetto che Geova approva. Nella Bibbia troviamo un esempio. È un episodio che accadde nella vita di Esaù e Giacobbe. Chi si ritrovò a interferire quella volta? Un uomo fedele, Isacco. Dopo ben 20 anni di matrimonio, Isacco e Rebecca ebbero finalmente due figli, Esaù e Giacobbe. Sappiamo che Esaù era il primogenito. Come faceva notare La Torre di Guardia di questa settimana, ai tempi dei patriarchi, dopo la morte del padre era il primogenito a diventare il capofamiglia. Era lui che guidava la famiglia nell’adorazione. Era come se ricoprisse il ruolo di sacerdote. Ed ecco perché nella Bibbia troviamo scritto di sacerdoti presso il Monte Sinai, prima ancora che il sacerdozio levitico venisse istituito. Ma Geova aveva detto a Rebecca che Giacobbe avrebbe assunto il ruolo di primogenito. Non sappiamo se l’avesse detto anche a Isacco, ma di sicuro aveva detto a Rebecca che sarebbe stato Giacobbe ad assumere il ruolo di primogenito. Quindi Geova ‘si era espresso’. Geova aveva ‘espresso il suo proposito’. Giacobbe avrebbe prevalso su suo fratello Esaù e nessuno poteva opporsi. Tenendo a mente il proposito di Geova, Giacobbe era la scelta giusta, non è vero? Perché, qual era il proposito di Dio? Era formare una nazione di suoi adoratori, di persone che avrebbero adorato Geova. Ora, tra Esaù e Giacobbe, chi è più probabile che avrebbe guidato la sua famiglia e i suoi figli, i discendenti, nell’adorare Geova Dio? Ovviamente Giacobbe. Nei loro primi 15 anni di vita, probabilmente Esaù e Giacobbe avranno sentito Abraamo parlare della promessa che Dio gli aveva fatto tempo prima, ovvero che tutte le famiglie della terra sarebbero state benedette per mezzo dei suoi discendenti. E di sicuro Giacobbe comprese che sarebbe stato un enorme privilegio avere una parte nell’adempimento di quella promessa. Rebecca amava il figlio che Geova amava di più, Giacobbe. Isacco amava Esaù, anche dopo che Esaù aveva sposato due donne che non servivano Geova. Alcuni che sono nel servizio a tempo pieno hanno un fratello o una sorella che non sta andando bene spiritualmente, eppure rimane il preferito dei genitori. Pensate un po’, perfino genitori che sono nella verità non sempre preferiscono il figlio che Geova ama di più. Un giorno Isacco ebbe una conversazione con Esaù. È interessante, possiamo trovarla in Genesi capitolo 27. Leggeremo i versetti da 1 a 4. Ci sono un paio di insegnamenti che prenderemo in esame. Genesi capitolo 27, leggeremo i versetti da 1 a 4. Dice: “Isacco era invecchiato e la sua vista si era così indebolita che non ci vedeva più. Un giorno chiamò Esaù, suo figlio maggiore, e gli disse: ‘Figlio mio!’ Lui rispose: ‘Eccomi!’ Isacco proseguì: ‘Sono diventato vecchio. Non so quanto mi resta ancora da vivere. Prendi, ti prego, le tue armi, la tua faretra e il tuo arco, e va’ nei campi a cacciare della selvaggina per me. Poi prepara uno di quei piatti gustosi che piacciono a me e portamelo. Io lo mangerò e ti benedirò prima di morire’”. “Prima di morire”. Quindi Isacco era sul letto di morte, giusto? Sbagliato. Se facciamo i conti vediamo che visse altri 43 anni dopo aver mangiato quell’ultimo pasto. Ma possiamo capire perché gli sembrava di essere alla fine della sua vita, perché era cieco. Non poteva fare quello che faceva prima, quindi forse pensava che la sua vita fosse finita; e questo può succedere a chiunque di noi. Se viviamo con dei dolori cronici o se abbiamo una disabilità, potremmo pensare che la nostra vita non abbia più senso. Ecco il primo insegnamento. Qualunque siano i nostri limiti, non stanchiamoci di vivere. Cerchiamo di capire cosa possiamo fare e facciamo quello che possiamo fare. ‘I morti non possono lodare Geova’, ma chi è vivo può farlo. E anche se tutto quello che possiamo fare è mantenere l’integrità e lodare Geova, facciamolo. Non arrendiamoci mai. Ma torniamo a quello che abbiamo detto all’inizio, ovvero che se pur con le migliori intenzioni potremmo interferire nel proposito di Geova. Isacco infatti era deciso a benedire suo figlio Esaù e a fare di Giacobbe il suo servitore. Isacco stava interferendo, stava interferendo nel proposito di Geova. Sembra che più tardi Isacco abbia compreso il suo errore, perché quando Giacobbe stava per partire alla ricerca di una moglie, Isacco gli disse queste parole: ‘L’Iddio Onnipotente ti darà la benedizione di Abraamo’. Non è bellissimo? ‘L’Iddio Onnipotente ti darà la benedizione di Abraamo’. ci fa capire che tipo di uomo era Isacco. Era un uomo spirituale. Sì, amava Esaù più di Giacobbe. E sì, avrebbe voluto dare a Esaù la benedizione, ma quando capì chiaramente la volontà di Geova, Isacco si sottomise. L’apostolo Paolo scrisse: “Per fede Isacco diede a Giacobbe ed Esaù benedizioni”. Ecco un altro insegnamento. Potrebbe succedere che ci ritroviamo a interferire quando Geova decide di fare qualcosa o approva un progetto con cui forse non ci ritroviamo d’accordo? Sì, potrebbe succedere. Magari l’organizzazione suggerisce un nuovo metodo di predicazione e noi diciamo ai fratelli: “Non funzionerà mai qui. Forse in altri posti, ma non qua, per noi è diverso”. E che dire dei progetti di costruzione? “Ramapo? Che bisogno abbiamo di Ramapo? Sta arrivando Armaghedon ”. Alla fine degli anni ’40, quando si decise di espandere la sede mondiale al 124 di Columbia Heights, alcuni fratelli si dimostrarono scettici. Perché impiegare tempo e denaro se siamo così vicini alla fine? Nel 1953, nel corso dell’adunanza annuale della società, la Watch Tower Society, il fratello Knorr lesse una lettera di una sorella. Per capire il contesto, siamo nel 1953. E a quel tempo, me lo ricordo molto bene, alcuni pensavano che Armaghedon sarebbe arrivato 40 anni dopo il 1914. Facevamo un sacco di calcoli all’epoca. Quindi la sorella scrive al fratello Knorr e dice: “Perché state spendendo tutti questi soldi in progetti di costruzione quando Armaghedon potrebbe arrivare nel ’54?” Se avessimo ascoltato lei e altri come lei, dove saremmo oggi? Ancora al 124 di Columbia Heights. Parlando dei nostri progetti di costruzione, il fratello Knorr una volta disse una cosa molto profonda. È semplice, ma ha un significato profondo. Disse: “Noi continueremo a costruire. Lasciamo che sia Geova a fermarci qualora non fosse d’accordo”. Penso che sarebbe in grado. Che ne dite? A volte all’interno di un corpo degli anziani ci sono opinioni diverse su un progetto o un’iniziativa. Magari sulla costruzione di una nuova Sala del Regno. E ognuno può avere le sue preoccupazioni e le sue riserve. Non c’è niente di male a esprimerle, ma se un certo numero di uomini guidati dallo spirito sono entusiasti di un determinato progetto, è molto probabile che anche Geova sia dello stesso avviso. Quindi, non vogliamo intrometterci e non vogliamo sempre avere da obiettare su tutto. A volte succede che nel corso di un progetto di costruzione abbiamo dei problemi con i permessi, non riusciamo a ottenere subito i permessi necessari. Oppure succede che arriva un ispettore e ci crea un sacco di problemi. Non vorremmo essere come quelle persone che dicono: “Secondo me questo progetto non ha la benedizione di Geova, perché se avesse la benedizione di Geova tutto andrebbe liscio”. Andatelo a dire a Neemia e agli ebrei di quei giorni. Ebbero un problema dietro l’altro, eppure quello che stavano facendo aveva l’approvazione di Geova. ‘La parola di Dio è viva, è viva e potente’. Quando Geova ha un proposito, quello che dobbiamo fare è trovare un modo per sostenerlo. E se non c’è niente che possiamo fare, preghiamo al riguardo e poi non interferiamo in alcun modo. Quanto rafforza la nostra fede sapere che niente può impedire a Geova di realizzare il suo proposito e di darci tutti i doni buoni che ci ha promesso. Il video musicale di questo mese parla di qualcosa che stiamo aspettando con ansia, la vita nel Paradiso sulla terra. S’intitola Aspetterò. Volano gli anni, ed eccomi qui: capelli d’argento, un acciacco di più. Io però aspetterò. Riaffiora sempre il ricordo di chi ho tanto amato e riposa da un po’. Io però aspetterò. La vera vita vivrò, e perfetta sarà: il mondo che Geova ha promesso realtà diverrà e io qui l’aspetterò. Stringerò forte e non lascerò più chi finalmente si risveglierà. Geova Dio il Regno suo porterà, e intanto io aspetterò. Noi viviamo nei giorni più bui che mai; coraggio, perciò, Dio non tarderà! Pregherò e aspetterò. Darò al mio Dio il meglio di me, m’impegnerò a servirlo sempre più, e così aspetterò. La vera vita vivrò, e perfetta sarà: il mondo che Geova ha promesso realtà diverrà, e io qui l’aspetterò. Stringerò forte e non lascerò più chi finalmente si risveglierà. Geova Dio il Regno suo porterà, e intanto io aspetterò. E se chiuderò gli occhi miei aspettando il mio Dio, al sicuro sarò: Geova mi risveglierà. La vera vita vivrò, e perfetta sarà: il mondo che Geova ha promesso realtà diverrà, e io qui l’aspetterò. Stringerò forte e non lascerò più chi finalmente si risveglierà. Geova Dio il Regno suo porterà. Asciugherà il pianto mio, e più non aspetterò. Nel programma di questo mese abbiamo imparato dall’esempio di Baruc che mettere la volontà di Geova al di sopra dei nostri interessi rende migliore la nostra vita e ci protegge. Abbiamo anche imparato che proviamo gioia cercando il riconoscimento di Geova, come i giovani possono scegliere saggiamente la loro carriera e come i coniugi possono provare una pace maggiore facendo squadra. I saluti di questo mese arrivano dalla Liberia. Situata sulla costa dell’Africa occidentale, la Liberia offre magnifici panorami, spiagge sabbiose, dolci colline e foreste lussureggianti. L’inglese è la lingua ufficiale ma si parlano più di altre 20 lingue locali. La Liberia, il cui nome significa “Terra degli uomini liberi”, fu fondata nel 1821 come luogo sicuro per gli schiavi liberati provenienti dagli Stati Uniti. Oltre 60 anni dopo, la verità cominciò a diffondersi nel paese e con l’aiuto di missionari nel 1948 fu formata la prima congregazione. Dal 1989 al 2003 la Liberia è stata devastata da guerre civili che hanno colpito migliaia di persone, inclusi i nostri fratelli e le nostre sorelle. Nonostante le difficoltà, i fratelli hanno mantenuto uno spirito positivo. Un fratello che è dovuto fuggire tre volte da casa ha detto: “Queste sono le condizioni di cui parliamo quando predichiamo. Viviamo negli ultimi giorni”. Oggi in Liberia i Testimoni di Geova continuano ad avere eccellenti risultati. Per esempio, la congregazione East Ganta, composta da 103 proclamatori, ha avuto un numero straordinario di presenti alla Commemorazione del 2024, 964 persone. Per accogliere tutti i fratelli hanno dovuto riunirsi in cinque luoghi diversi. A Robertsport, le famiglie hanno grande rispetto per la Bibbia e spesso si riuniscono per ascoltare la buona notizia. La congregazione Robertsport manda i suoi affettuosi saluti ai fratelli in tutto il mondo. Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova, questo è JW Broadcasting.


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