JW Broadcasting (maggio 2025)

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Benvenuti! Nel programma di questo mese conosceremo un fratello che ha avuto un’infanzia caratterizzata da violenza e problemi, ma che ha trovato vero amore e pace tra i servitori di Geova. Vedremo come le coppie possono prendere buone decisioni e collaborare anche quando hanno idee diverse su una questione. E il nostro video musicale ci ricorderà quanto è importante fermarsi a riflettere su ogni istante prezioso che passiamo con le persone che amiamo. Benvenuti all’edizione di questo mese di JW Broadcasting. Sappiamo cosa accadrà in futuro. Le profezie della Bibbia indicano chiaramente che viviamo negli “ultimi giorni”. Comprendiamo quali eventi porteranno ad Armaghedon e all’arrivo del nuovo mondo di Dio. Eppure non sappiamo con certezza cosa ci accadrà a livello personale. Per esempio, potremmo chiederci: “Sarò colpito da un disastro naturale? E se così fosse, che tipo di disastro? Che genere di persecuzione dovrò affrontare? Finirò in prigione? E quando invecchierò, chi si prenderà cura di me?” Vi siete mai fatti domande come queste? Queste incertezze vi hanno fatto sentire in ansia o spaventati? Sentimenti simili potrebbero impedirci di pensare con lucidità. Ma possiamo scacciarli se pensiamo che siamo già preparati per qualsiasi cosa succeda. Per esempio, ricordate il videoracconto del congresso del 2023 “Affida a Geova il tuo cammino”? Ci ha mostrato in che modo seguire le indicazioni dell’organizzazione ha salvato delle vite durante periodi di disordini politici. Ma c’è qualcos’altro che possiamo fare per essere pronti per quello che ci aspetta? Certo che sì. Infatti, se ci pensiamo, ci stiamo preparando ogni giorno. Vediamo che cosa stiamo già facendo e perché non abbiamo nessun motivo di essere ansiosi o spaventati. L’apostolo Pietro scrisse le sue lettere durante tempi di prove e di instabilità. I fratelli e le sorelle del I secolo sapevano di vivere negli ultimi giorni del sistema di cose giudaico. In base all’avvertimento di Gesù si aspettavano di affrontare difficoltà, tuttavia non sapevano esattamente quando e come questi eventi avrebbero influito su di loro. Era impossibile per loro riuscire a prevedere ogni scenario. E Pietro, che stava invecchiando, forse si sarà chiesto chi un giorno si sarebbe preso cura di lui e di altri fratelli avanti negli anni. Potrebbe essersi reso conto che problemi di età e di salute creavano incertezze e timori in alcuni. Non credete che sia una situazione simile a quella di oggi? Cosa raccomandò di fare l’apostolo Pietro in vista di un futuro incerto? In 1 Pietro 1:13 disse: Pietro disse ai fratelli e alle sorelle di accumulare denaro o scorte? No, li incoraggiò a rafforzare la loro fede e a confidare in Geova. Per Geova non ci sono incertezze. Lui aveva promesso di proteggere i cristiani del I secolo e sicuramente l’avrebbe fatto. Al versetto 13, quali sono le tre cose che Pietro incoraggia i cristiani a fare? (1) ‘Preparate la vostra mente per l’attività’, (2) “siate pienamente assennati” e (3) “riponete la vostra speranza nell’immeritata bontà”. Soffermiamoci su questi punti e vediamo cosa ci aiuterà a essere pronti per quello che ci aspetta. Prima di tutto, Pietro ci dice di ‘preparare la nostra mente per l’attività’. ‘Preparare la nostra mente’ significa essere pronti per agire. Di che attività si tratta? Tra le varie forme di attività, notate cosa scrisse Pietro più avanti nella sua lettera in 1 Pietro 2:9: Nel I secolo i cristiani erano impegnati a parlare ad altri della buona notizia riguardo a Gesù Cristo. Oggi facciamo lo stesso. Siamo impegnati nel ministero, dichiariamo la buona notizia, proclamiamo che Gesù regna in cielo e parliamo a tutti della meravigliosa speranza che abbiamo. In che modo partecipare a questa attività può prepararci per le incertezze del futuro? Parlare ad altri della speranza che abbiamo per il futuro rafforza la nostra fede e le nostre convinzioni. Il ministero ci aiuta a restare concentrati e vediamo come la verità migliora la vita delle persone. Inoltre, quando predichiamo ci sentiamo ancora più grati di far parte della famiglia di Geova. Questa gratitudine vi spinge a essere impegnati nel ministero? Forse le vostre circostanze potrebbero permettervi di svolgere il servizio a tempo pieno. Se siamo impegnati nel ministero, dimostriamo a Geova che il suo Regno è la cosa più importante della nostra vita. E Geova promette di prendersi cura di chi mette il suo Regno al primo posto. Con Geova Dio saremo al sicuro, non abbiamo nessun motivo per essere ansiosi o spaventati. Quindi, essere impegnati nel ministero è la prima cosa da fare per essere pronti per quello che ci aspetta. Poi l’apostolo Pietro ci dice di essere “pienamente assennati”, il che significa essere equilibrati nel modo di pensare. Questo ci permette di fare valutazioni corrette, di giungere alle giuste conclusioni e di prendere buone decisioni. Ed è proprio quello che vogliamo. Come possiamo prendere buone decisioni, specialmente di fronte a eventi inaspettati nella nostra vita? Coltivare qualità cristiane ci aiuta a essere pienamente assennati. Per esempio, Pietro menziona una qualità importante in 2 Pietro 2:9 Quindi, che qualità può aiutarci a essere pienamente assennati e a prendere buone decisioni? La devozione a Dio. Questo significa essere leali a Geova e fare quello che ci chiede. Non è proprio quello che abbiamo promesso di fare quando ci siamo dedicati e battezzati? Sì, e da quel momento abbiamo preso molte decisioni in armonia con la sua guida, che spesso riceviamo attraverso la sua organizzazione. Alcuni cambiamenti sono stati semplici, altri difficili, magari non capivamo il motivo di certe istruzioni o non eravamo d’accordo. Vi ricordate di quando avete fatto un cambiamento difficile per Geova? E ricordate come seguire le sue istruzioni ha portato a buoni risultati? Il vostro amore per Geova e la vostra profonda devozione vi hanno aiutato a prendere decisioni sagge. Qual è il punto? Fare tutto quello che Geova ci chiede oggi non solo porta a buoni risultati adesso ma ci prepara anche per il futuro. Infatti renderà più semplice seguire la guida di Geova quando dovremo affrontare situazioni più difficili. È un ottimo modo per prepararci a quello che ci aspetta. Per esempio, forse ricordate la sorella Margaret Wyrick, che a causa di alcuni incendi, dovette scappare. L’organizzazione di Geova le aveva ricordato l’importanza di ubbidire alle autorità che danno indicazioni sul traffico in caso di emergenza. Anche se lei voleva prendere un’altra strada, seguì le indicazioni e si salvò. La sua devozione fu evidente. Questa qualità la preparò per quello che l’aspettava e alla fine le salvò la vita. Quindi, Pietro disse che dobbiamo essere “pienamente assennati”. In che modo? Coltivando qualità importanti, come ad esempio la devozione a Dio. Questo ci permette di prendere buone decisioni e di vedere come Geova si prende cura di noi. Qual è il terzo punto menzionato da Pietro in 1 Pietro 1:13? Disse di ‘riporre la nostra speranza nell’immeritata bontà’. Cosa stava cercando di dire qui Pietro? In che modo questi due elementi, la speranza e l’immeritata bontà, ci aiutano a essere pronti per il futuro? Primo, pensate in che modo la speranza ci aiuta a essere più stabili. La speranza viene paragonata a un’ancora che dà stabilità a una nave durante una tempesta. Quando proviamo ansia per delle difficoltà che dovremo affrontare in futuro, la persecuzione, un disastro o un problema di salute, ci sentiamo un po’ come se fossimo in una tempesta. Senza speranza, potremmo facilmente perdere l’equilibrio. Pietro qui ci incoraggia a vedere oltre le incertezze e a concentrarci su quello che è certo, solido e sicuro. La nostra speranza, immaginare le benedizioni future ci dà grande stabilità. Avete notato che in questo passo Pietro fa un collegamento tra la speranza e l’immeritata bontà? La speranza che abbiamo è un dono che viene da Geova e la risurrezione di Gesù è la base della nostra speranza. Più riflettiamo su questo, più aumenteranno la nostra speranza e la nostra gratitudine. Un atteggiamento di questo tipo influisce sulla nostra vita ogni giorno. In che modo? Per esempio, notate quale prospettiva dovremmo adottare. La troviamo in 1 Pietro 2:11: Le scelte che facciamo ogni giorno mostrano che non apparteniamo a questo mondo e che non cerchiamo la sua protezione. Siamo residenti del Regno di Dio. Pietro ci ricorda di essere diversi. Un modo in cui lo siamo è nel nostro atteggiamento nei confronti delle cose materiali. Un desiderio carnale che ha influenzato le persone intorno a noi è il materialismo. E molti sacrificherebbero tutto per le cose materiali. Per esempio, molti si preoccupano eccessivamente di avere abbastanza soldi per il futuro. Anche se è senz’altro saggio fare piani in anticipo, se ci preoccupassimo troppo dei bisogni materiali che potremmo avere un giorno, finiremmo per fare pressione sui nostri figli o altri familiari perché diventino ricchi o facciano carriera. Questo atteggiamento è molto comune in alcune culture e potrebbe influenzarci, se non stiamo attenti. Potremmo sentirci spinti a imitare altri. Questo potrebbe influire sulla nostra amicizia con Geova oppure su quello che i nostri familiari possono fare per lui. Nell’intervista che stiamo per vedere, notate come dei genitori che vivono in una cultura del genere hanno scelto di prepararsi per il futuro. Hong Kong è una città internazionale in cui i prezzi delle case sono molto alti. Lavoravo come insegnante. E come insegnante, dicevo ai miei studenti di studiare molto e di scegliere dei corsi universitari che li avrebbero aiutati a trovare dei lavori ben retribuiti, così da avere un futuro migliore e stabile. Prima di conoscere la verità desideravo che i nostri figli potessero avere un futuro migliore trovando un buon lavoro una volta diventati grandi. In quel modo sarebbero anche stati in grado di sostenerci economicamente. Dopo essere diventati testimoni di Geova, non volevamo che i nostri ragazzi trascurassero la scuola, ma volevamo anche che conoscessero bene la Bibbia. Perciò studiavamo la Bibbia con loro, li portavamo alle adunanze e li aiutavamo a predicare ad altri. Da quando i nostri figli erano piccoli ho insegnato loro che ogni cosa buona viene da Dio e che dovremmo essergli grati. Quindi, quando uno dei nostri figli mi ha detto che voleva fare il pioniere, ero felicissimo e gli ho detto che era un’ottima idea. Quando ho saputo che voleva fare il pioniere e lavorare part time, ho iniziato ad avere paura che in famiglia non avremmo avuto abbastanza soldi. Però non abbiamo mai avuto problemi. Ho visto la benedizione di Geova. I soldi che guadagnavamo erano più che sufficienti. Ho sentito che Geova si prendeva davvero cura di noi. Quando il nostro figlio maggiore ci ha detto che voleva interrompere gli studi per lavorare come operaio edile, mi sono sentita delusa. Pensavo che fosse un lavoro troppo pesante per mio figlio più adatto a chi andava male a scuola. Lui però ci ha spiegato che questo tipo di lavoro è utile ora e continuerà a esserlo anche nel nuovo mondo. Alla fine ho rispettato la sua decisione. Avevamo insegnato ai nostri figli a mettere Geova al primo posto. Quindi, quando mio figlio ha messo in pratica questo insegnamento, ho dovuto rispettare la sua decisione. Visto che tutti in famiglia volevamo servire come pionieri, dovevamo semplificare la nostra vita. Durante l’adorazione in famiglia abbiamo parlato di modi pratici per ridurre le spese, così che ognuno potesse fare la propria parte. Ho visto che non c’è mancato nulla e che come famiglia riuscivamo a collaborare per far fronte alle spese. I nostri figli ora sono grandi e tutti e tre servono Geova con gioia. Sono molto grato a Geova perché i nostri figli lo amano con tutto il cuore. Siamo tutti davvero molto felici! Ringrazio tanto Geova ogni volta che vedo il sorriso sul volto della mia famiglia. Ho provato in prima persona che Geova si prende sempre cura dei suoi servitori. Come è scritto in Matteo 6:33, se continuiamo “a cercare prima il Regno e la giustizia di Dio”, Geova si prenderà cura di noi. E se le nostre preghiere sono in armonia con la volontà di Dio e noi facciamo del nostro meglio, lui senza dubbio benedirà i nostri sforzi. Ci attende un futuro meraviglioso! Ho davvero tanta fede e tanta speranza. Essere diversi può rappresentare una sfida, ma ci ha incoraggiato vedere che questa coppia non ha ceduto alle pressioni e a quello che per cultura ci si aspettava da loro. Al contrario, hanno accettato le scelte fatte dai figli che volevano fare di più nel servizio a Geova e li hanno sostenuti. Rafforzare la nostra amicizia con Geova è il miglior modo di prepararci per quello che ci aspetta. E sia che Geova decida di usare i figli per prendersi cura dei genitori o che provveda aiuto in un altro modo, Geova manterrà comunque la sua promessa di prendersi cura di noi. Per essere ben preparati per il futuro, riponiamo la nostra speranza in Geova Dio. Abbiamo piena fiducia in lui. Durante questa trattazione, vi siete resi conto che state già facendo queste cose? Probabilmente sì. Quindi, non abbiamo nessun motivo di essere ansiosi o spaventati riguardo a prove future o altre incertezze. Affrontiamo il futuro con fiducia perché sappiamo di essere del tutto pronti per quello che ci aspetta. Siamo anche ben preparati per il ministero. Abbiamo gli strumenti e la formazione per predicare a persone di ogni tipo, anche a quelle che non sono religiose. Come possiamo predicare più efficacemente a questo tipo di persone? Lo scopriremo in questo episodio di “Il ferro affila il ferro”. Ciao! Mi chiamo Akihiro. E questo è “Il ferro affila il ferro”. Vi è mai capitato di iniziare una conversazione ma la persona vi ha interrotto e ha detto: “Mi dispiace, ma non sono religioso”? Come vi siete sentiti? Vi siete bloccati? Come congelati, senza sapere come portare avanti la conversazione? Beh, di sicuro a me è successo. In questo episodio di “Il ferro affila il ferro” vedremo insieme come possiamo arrivare al cuore di chi non è religioso mettendo in pratica tre suggerimenti. Ma, a cosa pensate quando una persona che incontrate vi dice “non sono religioso”? Forse potreste concludere che la persona non crede in Dio, ma in realtà anche se non appartiene a un’organizzazione religiosa, potrebbe comunque credere in Dio, oppure in qualcosa di superiore. Quindi, non vogliamo trarre conclusioni affrettate. La lezione 9 dell’opuscolo Ama le persone dice: “Se abbiamo empatia, non pensiamo solo a trasmettere il nostro messaggio, ma ci interessiamo delle persone”. Quindi lasciamo parlare la persona, concentriamoci su quello che dice e poi mostriamo empatia. Vediamo in che modo possiamo dare testimonianza a chi non è religioso seguendo tre suggerimenti: (1) essere positivi, (2) ascoltare cercando di capire, (3) mostrare informazioni adatte alla situazione della persona. Ora vediamo in pratica come possiamo seguire questi suggerimenti. Con tutte le cose terribili che succedono, molti pensano che la pace nel mondo sia soltanto un sogno. Lei cosa ne pensa? Guardi, se mi vuole parlare di religione le dico subito che non mi interessa. Secondo me ognuno è libero di credere in quello che vuole. Quello che è importante non è un mucchio di regole e di rituali, ma che crediamo in Dio con tutto il nostro cuore. Io penso questo. Mmh… sono d’accordo. Credere in Dio con tutto il cuore è molto importante. Se mi permette, vorrei farle una domanda. Per quale motivo non le interessa la religione? Una volta facevo parte di una religione. Ma a dire la verità, con tutta l’ipocrisia che ho visto, ho perso completamente la fiducia. Mi dispiace tanto che abbia avuto questa esperienza negativa. A dir la verità, posso capire il motivo per cui prova questi sentimenti. Ma mi dica, se la religione non può essere molto d’aiuto, a chi si rivolge per avere una guida affidabile in questi tempi difficili? Uhm. Avete visto come le nostre sorelle hanno messo in pratica i primi due suggerimenti? Il primo suggerimento. Sono riuscite a mantenere un atteggiamento positivo anche se la persona ha detto che non era interessata alla religione. Questo ha permesso alla persona di esprimersi. E seguendo il secondo suggerimento, le sorelle hanno ascoltato cercando di capire davvero. Hanno ascoltato mentre la persona si esprimeva. Fare questo ha permesso loro di capire come si sentiva e perché. E in questo modo hanno potuto continuare la conversazione. Invece, che cosa possiamo fare se incontriamo qualcuno nel ministero che ci dice di non credere in Dio? Vediamo cosa fa questa sorella. Che stagione meravigliosa, non trovi? Io in particolare amo la lavanda in fiore. È vero, piace tanto anche a me. I colori sono magnifici. Sono d’accordo. Sai, quando vedo i fiori io a volte penso: “Che regalo meraviglioso che ci ha fatto il nostro Creatore!” Tu ti sei mai chiesta se Dio esiste? Uhm, se Dio esiste? Mah, sarebbe bello se ci fosse, però faccio fatica a credere che esista. In molti la pensano così. Ma se mi permetti la domanda, ti sei mai chiesta come mai invece alcune persone credono che Dio esista? Uhm, in realtà sì, è una cosa a cui ho pensato, ma non ho mai trovato una risposta che mi abbia convinto davvero. Anche in questo caso, la nostra sorella ha mantenuto un atteggiamento positivo e non si è lasciata scoraggiare quando la donna le ha detto che non credeva in Dio. Al contrario, ha cercato di capire meglio quello che pensava la donna, facendole una domanda che fosse semplice e allo stesso tempo sincera: “Ti sei mai chiesta come mai alcune persone credono che Dio esista?” Avete visto come si è rilassata la donna quando si è resa conto che la sorella voleva davvero capire come la pensava? Infatti ha continuato la conversazione. Ora, se la persona è disposta a parlare e abbiamo l’opportunità di farlo, mettiamo in pratica il terzo suggerimento. Mostrare informazioni che siano adatte alla sua situazione. In quest’ultimo caso, quali pubblicazioni potremmo usare che possono essere adatte alla persona? Potremmo usare uno dei nostri opuscoli che parlano della creazione e dell’origine della vita. Oppure, se sono disponibili nella nostra lingua, uno dei video della serie Frutto di un progetto? Poi un’altra serie interessante è Punti di vista sull’origine della vita. Poniamoci l’obiettivo di conoscere meglio tutti gli strumenti che Geova ci mette a disposizione. Ogni anno persone che non erano interessate alla religione diventano testimoni di Geova. Abbiamo tanti motivi per mantenere un atteggiamento positivo quando parliamo con persone che non sono religiose. Ascoltiamo cercando di capire e quando è appropriato mostriamo informazioni che siano adatte alla situazione della persona. In questo modo faremo del nostro meglio per riuscire ad arrivare al cuore di chi non è religioso. Questi suggerimenti mi hanno aiutato molto nel ministero e sono sicuro che potranno essere utili anche a voi, visto che “il ferro affila il ferro”. Non sottovalutiamo mai l’effetto che può avere sulle persone il fatto che le ascoltiamo con empatia e ci interessiamo di loro. Anche quelli che non sembrano disposti ad ascoltare il nostro messaggio possono rimanere colpiti dalla Parola di Dio e dal nostro amore sincero. Questo è proprio quello che è successo a un ragazzo di nome Lucas Lakra. Ecco la sua storia. Ero un bullo. Rubavo le cose agli altri. Provavo molta, molta rabbia. Dentro di me provavo desiderio di vendetta, volevo solo vendetta. Sono cresciuto in un villaggio in India. La mia famiglia era molto povera. Entrambi i miei genitori avevano il vizio di bere. Spesso litigavano. Mio padre picchiava mia madre con un bastone e a volte picchiava anche noi. In quei momenti io, le mie sorelle e mio fratello scappavamo fuori e ci nascondevamo vicino ai bagni. E aspettavamo lì fino a che i nostri genitori non smettevano di urlare. Un giorno mio padre era a casa, completamente ubriaco. Io ero molto piccolo, avrò avuto sei anni, stavo giocando vicino casa. A un certo punto arrivò mio zio e si mise a urlare contro mio padre. Corsi a vedere cosa stava succedendo, ma non potei fare nulla quando, proprio davanti ai miei occhi, mio padre fu ucciso. In seguito mi portarono via da mia madre per lavorare come domestico. Venivo trattato malissimo. Mi prendevano a pugni e a calci. Una volta mi hanno addirittura quasi strangolato. Mi mancava molto mia madre, mi sentivo profondamente solo. Purtroppo mia madre era malata di cancro. Chiesi molte volte il permesso di andarla a trovare, ma non me lo diedero mai. Una volta scoppiai a piangere e dissi: “Voglio andare a casa”. Ma loro mi risposero: “Anche se andassi a casa adesso non servirebbe a niente. Tua madre è morta quattro giorni fa”. Piansi tantissimo. Non avevo potuto vedere mia madre nemmeno per l’ultima volta. Tutto questo mi aveva riempito di rabbia. Litigavo sempre, rubavo e trattavo male gli altri. A un certo punto, le persone per cui lavoravo mi costrinsero ad andarmene. Andai a vivere da una mia parente. Notai che ogni domenica sua figlia andava da qualche parte, ed ero molto curioso. Così le chiesi dove andasse e lei mi rispose: “Vado a delle riunioni dove si studia la Bibbia”. Mi disse anche che una coppia veniva ogni venerdì per studiare la Bibbia con lei. Mi invitò a unirmi a loro e decisi di assistere anch’io allo studio. Rimasi molto colpito dall’atteggiamento dei fratelli che studiavano con lei. Erano davvero gentili. Erano molto premurosi e mostravano molto amore, qualcosa che non avevo mai visto nelle chiese. Mi trovai di nuovo a correre, ma questa volta non per scappare. Correvo alla Sala del Regno per vedere la mia nuova famiglia. La Sala distava circa 10 chilometri, ma io non avevo abbastanza soldi e dovevo andarci a piedi. Ma valeva la pena di fare lo sforzo, perché in Sala percepivo veramente l’amore di Geova grazie ai fratelli e alle sorelle. Più imparavo riguardo a Geova, più iniziavo a capire che non sono orfano. Geova è con me, lui è mio Padre. Con il tempo sono riuscito a gettare tutti i miei pesi su Geova, mio Padre, e ho iniziato a provare pace interiore. Così mi sono dedicato a Geova e il 26 dicembre 1998 mi sono battezzato. Ora che mi ero battezzato volevo dare a Geova il meglio. Oggi io e mia moglie Julian siamo felici di servire Geova insieme a tempo pieno. Grazie a Geova, abbiamo provato la gioia di ricevere vari incarichi come coppia. Non posso cancellare il passato e non posso impedire che alcuni ricordi mi tornino in mente, ma Geova ha cambiato completamente la mia vita. Non provo più rabbia né desiderio di vendetta. Nessuno deve sentirsi orfano. Mettiamoci completamente nelle mani di Geova. Lui è nostro Padre, si prenderà cura di noi, ‘non ci lascerà mai’. La storia del fratello Lakra dimostra che conoscere la verità può davvero cambiare la vita. Perfino sentimenti come profonda rabbia e desiderio di vendetta possono lasciare il posto a vera pace interiore. Come Lucas, tutti noi siamo grati a Geova perché ci insegna ad affrontare le difficoltà che incontriamo nella vita, incluse le difficoltà familiari. Se siete sposati, vi siete mai ritrovati in una situazione in cui voi e il vostro coniuge non vedevate le cose allo stesso modo? Se sì, non siete i soli. E apprezzerete i suggerimenti di questo episodio della serie Per un matrimonio felice. Finalmente hai trovato qualcuno speciale. Siete davvero compatibili, non riesci quasi a crederci. Presto però ti rendi conto che essere “compatibili” non vuol dire essere “identici”. La Bibbia dice che i coniugi dovrebbero completarsi a vicenda, non competere tra di loro. Un complemento si aggiunge a una cosa per completarla. Questo significa che le differenze possono rendere il tuo matrimonio più forte. È normale che due persone imperfette non siano sempre d’accordo su tutto. Anche se si è molto compatibili, non si vedranno sempre le cose allo stesso modo. Ma si può evitare che uno scambio di idee degeneri in uno scontro. Se avete opinioni diverse su una questione, per esempio come gestire il denaro, cosa dovreste fare? Dovresti insistere perché si faccia a modo tuo? Oppure chiuderti nel mutismo? C’è un modo migliore per gestire le differenze prima di arrivare al punto di litigare. Un principio biblico dice: Anche se sei convinto della tua opinione, prendi davvero in considerazione il punto di vista del tuo coniuge. Ricorda, cerca il suo interesse, non il tuo. Affrontate un problema alla volta.  Potreste risolvere la maggioranza delle questioni e trovare un punto di incontro. Con il tempo imparerete ad aggredire il problema, non il coniuge. Questo è qualcosa su cui dovrete continuare a lavorare per tutta la vita, perché le circostanze cambiano mentre passano gli anni. Per esempio, cosa fare se la pensate diversamente su come prendervi cura dei genitori anziani? Iniziate dai punti in comune. Oltre all’aspetto economico, tenete conto di quanto la decisione che prenderete influirà sul vostro tempo, la vostra salute, il vostro rapporto e la vostra spiritualità. Riconosci i vantaggi del punto di vista del tuo coniuge. E anche se alcuni problemi non si possono risolvere con un compromesso, se uno di voi è disposto a rivedere il suo punto di vista e sostenere l’opinione dell’altro, questo rafforzerà il vostro rapporto. Potreste anche decidere di riparlare della questione in futuro, se le circostanze dovessero cambiare. Non sarete sempre d’accordo, ma potrete sempre fare squadra. Prendere in considerazione un punto di vista diverso allargherà i vostri orizzonti, darà più colore al vostro matrimonio e vi avvicinerà l’uno all’altra. Ecco tre domande che tu e il tuo coniuge potete farvi quando avete opinioni diverse su una questione. Se questo è un buon momento, potreste mettere in pausa il video e parlarvi con sincerità. Che consigli pratici per affrontare le difficoltà in un modo che renda il vostro matrimonio più forte e più felice! Che siamo sposati o single, a tutti noi capita di avere dei cari che stanno affrontando malattie gravi o problemi emotivi. Provate il profondo desiderio di dare loro aiuto e sostegno? In questa adorazione mattutina il fratello Harold Corkern sottolinea l’importanza di confortare gli altri. La scrittura del giorno di oggi ricorda quanto è importante confortare, termine che basilarmente rende l’idea di tranquillizzare, incoraggiare, rafforzare. Ci ricorda anche di “sostenere i deboli”. Il significato fondamentale dell’espressione “sostenere i deboli” è “tenere saldamente”, “non lasciare andare” la persona che ha bisogno di aiuto. Facendo questo sicuramente imitiamo Geova. In Salmo 34:18 leggiamo “Geova è vicino a quelli che hanno il cuore affranto”. Geova è vicino. “Salva quelli dallo spirito abbattuto”. Quindi Geova incoraggia chi è depresso. Come possiamo imitare Geova al meglio delle nostre capacità nel dare conforto e sostegno e nel fare tutto questo con pazienza? Una cosa che sicuramente può aiutare è il legame di amicizia tra chi presta aiuto e chi lo riceve. Se c’è amicizia, questo fa la differenza perché chi riceve aiuto si sentirà a suo agio. Potrebbe dover parlare di qualcosa di personale o che lo imbarazza, e far questo con un amico fidato rende il tutto molto più semplice. Inoltre, se chi presta aiuto è un buon amico, non sembrerà che stia facendo un interrogatorio o che voglia indagare su qualcosa, piuttosto trasparirà il suo sincero interesse. Un’altra cosa importante è cercare di comprendere il passato, il vissuto degli altri. Questo è quello che fanno gli amici. Così possiamo capire molto di una persona. Inoltre, cosa ci può aiutare a coltivare il desiderio di confortare e sostenere gli altri e di farlo con pazienza? Proprio il loro vissuto. Vediamo insieme alcuni esempi di vissuto e come ci possono motivare a dare conforto. Chiediamoci: “Il nostro amico è cresciuto in una famiglia disfunzionale? Uno dei suoi genitori era alcolizzato? Suo padre o sua madre lo hanno abbandonato quando era piccolo? Un familiare a cui era molto legato ha lasciato la verità e ora è un accanito oppositore?” La lista potrebbe continuare. Pensare a queste cose ci darà non solo il desiderio di essere di aiuto, ma anche la volontà e la capacità di farlo in modo davvero efficace. Una cosa che dobbiamo ricordare riguardo a tutte le situazioni per cui una persona potrebbe aver bisogno di aiuto la possiamo trovare in Romani 8:22. Vi invito a prendere con me questo versetto. Romani 8:22. Ci aiuterà a capire che, a prescindere da quali siano i problemi, c’è un fattore che li accomuna tutti. In Romani 8:22 Paolo parla degli effetti negativi derivati dal peccato di Adamo. E qui leggiamo: “Sappiamo infatti che fino ad ora tutta la creazione continua a gemere e soffrire”. Continua a gemere e soffrire. Questo gemere e soffrire come discendenti di Adamo può essere dovuto a problemi fisici come malattie cardiache, diabete, cancro e così via. Ma non si limita a questo, ai problemi fisici. Purtroppo, essendo discendenti di Adamo, affrontiamo anche problemi mentali ed emotivi.  Proprio come non guarderemmo dall’alto in basso né condanneremmo chi ha un problema fisico, non vorremmo mai farlo con qualcuno che sta affrontando un problema emotivo come la depressione o altri disturbi mentali. E cosa possiamo fare per aiutare questi amici, qualunque sia il loro problema? Possiamo usare le Scritture ed essere buoni pastori. Le sorelle possono aiutare altre sorelle. Ognuno può aiutare i suoi amici. E gli anziani ovviamente hanno la responsabilità di aiutare tutti. Ma c’è una cosa che vogliamo tenere a mente quando cerchiamo di aiutare altri. La troviamo in Proverbi 12:18. Prendiamo la Bibbia e leggiamo insieme Proverbi 12:18. Vogliamo dare aiuto, vogliamo confortare, ma non vogliamo ferire. Proverbi 12:18 dice: “Le parole sconsiderate sono come i colpi di una spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione”. Quindi il nostro desiderio è quello di dare conforto, sostegno, incoraggiamento e non quello di peggiorare le cose. Dobbiamo riflettere bene prima di parlare. Per capire meglio quanto dolore potremmo causare se non facciamo questo notate cosa ha detto una nostra sorella che per un periodo della sua vita ha sofferto di depressione. “È stata una lezione che non dimenticherò mai: mettermi nei panni degli altri. Prima credevo che l’unica cosa da fare fosse quella di farsi forza e andare avanti, perciò non ero mai stata molto sensibile alle sofferenze altrui. Ora capisco. Quando alcuni amici mi esortavano ad uscirne fuori non chiedevo di meglio, ma in quel momento non avevo alcun controllo sulla situazione. Quelle loro parole mi ferivano”. Triste, vero? Cercando di dare aiuto potremmo senza volerlo causare più dolore se usiamo parole sconsiderate. Come possiamo evitare le parole sconsiderate? Possiamo farci alcune domande basate su princìpi biblici: “Quello che ho intenzione di dire è vero, gentile, appropriato? Come mi sentirei se qualcuno lo dicesse a me? Sono parole rispettose? È la circostanza giusta per parlarne?” Pensare prima di parlare può fare molto per procurare guarigione invece di causare maggior dolore. Quando ci troviamo ad aiutare chi è depresso è necessario essere pazienti. Sarà capitato anche a voi. Un amico che è depresso vi parla dei suoi sentimenti con grande emozione e intensità. Voi lo ascoltate, gli date incoraggiamento, e poco tempo dopo lui vi ridice esattamente le stesse cose della volta precedente, come se non ne aveste mai parlato prima. Ci vuole pazienza per continuare a confortare e a dare sostegno. Mostrando pazienza imitiamo Geova. In Lamentazioni 3:22, 23 la Bibbia dice riguardo a lui: “È grazie all’amore leale di Geova che non siamo arrivati alla nostra fine perché le sue misericordie non terminano mai. Si rinnovano ogni mattina. La tua fedeltà è abbondante”. Geova ci dà il suo aiuto ogni giorno. E anche se non è facile, vogliamo sforzarci di essere pazienti, di confortare gli altri e di dare il nostro aiuto come farebbe lui. C’è altro che può essere di aiuto oltre ad ascoltare e a dare opportuni consigli scritturali? Le Scritture sono potenti, però a volte chi è depresso può aver bisogno di qualcos’altro. Perché lo diciamo? In Luca 5:31 Gesù disse: “Non sono quelli che stanno bene ad avere bisogno del medico, ma i malati”. È così. La depressione non è solo una forma di delusione momentanea o un sentimento temporaneo di tristezza e scoraggiamento. Potrebbe essere una patologia. Potrebbe anche essere ereditaria, magari per una predisposizione genetica. E le Scritture da sole, anche se molto preziose potrebbero non essere sufficienti. In alcuni casi la cosa saggia da fare è rivolgersi a un medico e forse a volte assumere dei farmaci. Se qualcuno si trova in questa situazione, cosa dovrebbe fare? È stato aiutato, ma ha bisogno di ulteriore aiuto. Quindi con umiltà e modestia deve riconoscere i suoi limiti e deve chiedere l’aiuto di cui ha bisogno, non solo spirituale ma medico. C’è una cosa importante da dire. Dato che viviamo negli ultimi giorni, tutti noi attraverseremo periodi in cui avremo bisogno di incoraggiamento. Potremmo dare incoraggiamento oggi e averne bisogno domani. Ecco perché l’apostolo Paolo in 1 Tessalonicesi 5:11 disse: “Perciò continuate a incoraggiarvi e a edificarvi a vicenda, come state già facendo”. Se faremo questo, ci aiuteremo a vicenda a perseverare in questi ultimi giorni e arrivare al momento in cui, come predetto da Isaia, nessuno dirà: “Sono malato”, che sia spiritualmente, mentalmente, emotivamente o fisicamente. Quindi, in armonia con la scrittura di oggi, continuiamo a fare quello che stiamo facendo, continuiamo “a confortare chi è depresso, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti”. Quant’è bello avere fratelli e sorelle spirituali che continuano a ‘incoraggiarsi e a edificarsi a vicenda’ in questi ultimi giorni! Il video musicale di questo mese, intitolato Usa bene ogni minuto, parla proprio di questo. Eh già, la vita adesso è così, come un fiore appassisce e via. E perciò in fondo il tempo che hai è un dono, e puoi scegliere a chi lo darai. Non puoi dare per scontato le cose che ora hai. Per non perderle curarle tu dovrai. Ama oggi, non domani, o lo rimpiangerai. Passa il tempo, e non ritorna indietro mai. Usa bene ogni minuto in vista dell’eternità. Quello che Dio ha fatto per noi mostra che ama i figli suoi. E perciò il tuo tempo gli darai, anche un solo attimo non sprecherai. Non puoi dare per scontato le cose che ora hai. Per non perderle curarle tu dovrai. Ama oggi, non domani, o lo rimpiangerai. Passa il tempo, e non ritorna indietro mai. Usa bene ogni minuto in vista dell’eternità. Presto nel Paradiso tu vivrai, ogni giorno ti godrai! E finché Geova non interverrà bene il tempo userai. Non puoi dare per scontato le cose che ora hai. Per non perderle curarle tu dovrai. Ama oggi, non domani o poi lo rimpiangerai. Passa il tempo, e non ritorna indietro mai. Quindi usa bene ogni minuto in vista dell’eternità. Questo mese abbiamo parlato delle molte cose che possiamo fare per prepararci spiritualmente e così essere pronti ad affrontare qualunque evento futuro. Possiamo predicare con zelo a persone di ogni tipo, sviluppare qualità che contribuiscono alla pace in famiglia e rafforzare la nostra fiducia in Geova riflettendo su tutte le cose buone che ci ha dato. Una di queste è la nostra famiglia mondiale di fratelli. Ogni mese possiamo conoscere un altro pezzo di questa famiglia grazie al video dei saluti finali. E questo mese arriveremo all’estremità occidentale dell’Europa, l’arcipelago delle Azzorre. Le Azzorre sono un gruppo di nove isole vulcaniche, situate a circa 1.600 chilometri a ovest del Portogallo. Qui vigneti e piantagioni si alternano con vette ricoperte da foreste smeraldo, laghi vulcanici e sorgenti termali. Da spaccature del terreno chiamate fumarole emergono vapori e gas vulcanici. Sull’isola di São Miguel, questo fratello prepara un piatto locale in una fumarola, facendolo cuocere fino a sette ore. Grazie al clima subtropicale, nelle Azzorre si producono in abbondanza ananas, arance, banane e tè. Ai nostri fratelli piace creare bellissimi oggetti di artigianato usando materiali locali, come le scaglie dei pesci. Inoltre, amano preparare piatti tipici come il bolo lêvedo, che vengono mangiati ad ogni pasto. I primi semi della verità furono piantati qui all’inizio del XX secolo, quando persone originarie delle Azzorre conobbero la verità negli Stati Uniti e ne parlarono con familiari e amici una volta tornati a casa. Nonostante decenni di opposizione fomentata dalla Chiesa, i fratelli hanno sempre trovato persone simili a pecore. Oggi nelle Azzorre ci sono più di 800 proclamatori e 15 congregazioni. I nostri fratelli conducono più di 500 studi biblici. I presenti alla Commemorazione sono stati più del doppio dei proclamatori. La buona notizia viene predicata in portoghese e lingua dei segni portoghese. Questa è la congregazione Santa Cruz das Flores. È composta da 17 proclamatori. Il loro territorio include le isole di Flores e Corvo. Dalle Azzorre, i fratelli e le sorelle della congregazione Santa Cruz das Flores vi mandano i loro affettuosi saluti. E anche noi salutiamo tutti voi con grande affetto. Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova, questo è JW Broadcasting.     


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