JW Broadcasting (febbraio 2025)

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Benvenuti su JW Broadcasting! Nel programma di questo mese parleremo della qualità dell’umiltà, una qualità molto attraente che migliora la nostra vita e rende felice Geova. Vedremo in che modo marito e moglie possono collaborare con umiltà per risolvere i disaccordi e ristabilire la pace nel loro matrimonio. Per voi è difficile capire come comportarvi in un mondo in cui le persone hanno opinioni sempre più diverse? Vedremo come un fratello e una sorella hanno imparato a imitare con umiltà la ragionevolezza di Geova. A volte vi sentite scoraggiati a causa dei vostri difetti? Il video musicale di questo mese ci invita a essere come morbida argilla nelle mani di Geova, che ci modella perché diventare più belli dal punto di vista spirituale. Questo è JW Broadcasting di febbraio 2025! Avete mai pensato a qual è il più grande esempio di umiltà? Se pensate che sia Geova, è la risposta giusta. Perché? Possiamo dirlo perché tutte le creature intelligenti sono inferiori a lui. Ma nonostante questo, Geova ha scelto di collaborare con loro e continua a farlo. Che cos’è l’umiltà? L’umiltà viene anche definita ‘modestia di mente’ ed è il contrario dell’orgoglio e dell’arroganza. Chi dimostra questa qualità si sforza di includere altre persone nella propria vita ed è felice di farlo. Mostrare umiltà ci fa bene. Infatti il tema di questo discorso è “Umiltà: una qualità che migliorerà per sempre la nostra vita”. L’immensa umiltà del nostro Dio Geova si manifestò quando collaborò con il suo unigenito Figlio e lo fece diventare l’artefice di tutta la creazione. Più avanti, quando gli angeli vennero creati, quelle potenti creature spirituali imitarono Geova, imitarono il suo grande esempio di umiltà. In quegli angeli fedeli non c’era traccia di orgoglio e arroganza, ed è proprio questo il motivo per cui per ere intere nei cieli regnò la pace. L’umiltà è necessaria, proprio come lo è l’olio per un motore, perché fa funzionare le cose come vuole Geova. Satana fu la prima creatura spirituale a diventare orgogliosa e arrogante. Smise così di imitare l’esempio di umiltà di Geova. A quel punto, anche altri si ribellarono e in cielo e in terra non ci fu più pace. Una cosa importante da capire è che il bisogno di essere umili non è derivato dal peccato, dalla ribellione o dall’imperfezione. L’umiltà esisteva già prima di tutti questi tratti negativi. Ed è anche di vitale importanza capire che mentre Geova non è inferiore a nessuno, di certo non si può dire la stessa cosa di noi. Geova sa che essere umili ci aiuta nella nostra condizione imperfetta. Per esempio ci aiuterà a imitare la sua personalità, a servirlo fedelmente e a sopravvivere alla fine di questo sistema di cose. Proprio così, Geova sa che l’umiltà migliorerà la nostra vita oggi e per tutta l’eternità. Questa qualità è molto preziosa agli occhi di Geova e lo capiamo ancora meglio quando leggiamo Salmo 45:3, 4. Si tratta di istruzioni profetiche riguardanti la grande guerra in cielo che Gesù avrebbe combattuto quale re: Questi versetti descrivono Gesù in qualità di re che cavalca per difendere la verità, l’umiltà e la giustizia. La più importante delle verità che difende è la santificazione del glorioso nome di Geova. Per difendere la giustizia sostiene le norme di Geova su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E per difendere l’umiltà dà l’esempio a tutte le creature intelligenti su come mostrare questa qualità. In cielo Gesù ha già difeso queste qualità fondamentali e presto farà la stessa cosa sulla terra, quando assolverà il suo incarico di salvare solo chi è umile e ubbidiente. Quindi se vogliamo sopravvivere, è essenziale che coltiviamo e mostriamo umiltà. Se volete sapere se siete veramente umili, chiedetevi: “Come mi vedono gli altri?” Se servite come anziani di congregazione, gli altri anziani si sentono a loro agio quando devono darvi consigli? Quand’è l’ultima volta che l’hanno fatto? Come avete reagito? E se servite come pionieri, vi sforzate di imparare da quelli che hanno meno esperienza di voi? I membri della vostra famiglia sentono che la loro opinione per voi è di grande valore? Perché domande simili sono importanti? Perché una persona che è veramente umile userà queste domande per farsi un onesto autoesame. E diciamo questo perché? Perché l’umiltà ha stretta relazione con l’onestà. La vera umiltà ci permette di vedere noi stessi come siamo veramente e di ammettere con onestà le nostre debolezze e i nostri errori. Al contrario, l’orgoglio e l’arroganza hanno stretta relazione con la disonestà. Una persona arrogante nasconde le sue debolezze e i suoi errori. Ma può farlo solo per poco tempo, perché come sappiamo “l’orgoglio viene prima del crollo”, come si legge in Proverbi 16:18. Consideriamo cinque modi in cui l’umiltà arricchisce la nostra vita. Primo, la Bibbia insegna chiaramente che le persone umili ricevono l’aiuto di Dio. Un esempio di questo è Davide. Davide divenne un re potente in Israele, eppure notate a chi attribuì la sua grandezza in Salmo 18:35: Dal momento che Geova è umile, si è abbassato per aiutare Davide permettendo a quest’uomo umile di diventare un re potente. Anche ai nostri giorni Geova è felice di aiutare i suoi servitori che manifestano umiltà. Avete mai avuto la sensazione che Geova ‘si chinasse’ per aiutarvi? Un secondo modo in cui l’umiltà ci aiuta è che ci protegge, proprio come un bel cappotto ci protegge dal freddo e dalla pioggia. Inoltre ci rende più attraenti sia agli occhi di Geova che degli altri. Notate l’immagine che usa Pietro in 1 Pietro 5:5b: I vestiti ci proteggono e ci danno dignità. Se non siamo abbastanza vestiti o se i nostri vestiti sono rovinati, gli altri lo noteranno. Allo stesso modo gli altri di solito notano se non siamo completamente rivestiti di umiltà. Al contrario, più mostriamo umiltà più piaceremo a Geova e agli altri. Proprio come il nostro vestito preferito, vogliamo indossare sempre l’umiltà, un vestito perfetto per ogni occasione. Un terzo modo in cui l’umiltà ci aiuta è che favorisce lo spirito di squadra. Quando mettiamo in pratica Filippesi 2:3 siamo in grado di collaborare con gli altri in modo produttivo. Questo versetto dice: Quando accettiamo il fatto che tutti sono superiori a noi sotto qualche aspetto, siamo più disposti ad accettare i loro suggerimenti. L’umiltà promuove la cooperazione, non la competizione. E le persone umili vedono gli altri come risorse e collaboratori, non come rivali. Pensiamo per esempio a un musicista. Da solo può riprodurre il suono di un singolo strumento, ma quando suona insieme all’orchestra l’esecuzione di un pezzo viene arricchita. Un musicista umile è felice di collaborare con il resto dell’orchestra, anche se forse nessuno noterà proprio lui. Non cerca di attirare tutta l’attenzione su di sé facendo il solista oppure suonando così forte da coprire tutti gli altri strumenti. Un’altra versione traduce “umiltà” in Filippesi 2:3 con l’espressione “non mettersi in mostra”. Questo significa rimanere nell’ombra, lavorare dietro le quinte ed evitare i riflettori, come un fotografo che fa foto ad altre persone e non a sé stesso. E nel fotografare queste persone cerca di mettere i soggetti sotto la luce migliore, e facendo questo riesce a far venir fuori la parte migliore di loro. Lo stesso principio si applica al nostro sacro servizio. In ogni aspetto della nostra adorazione ricordiamoci che siamo parte della squadra di Geova. Se collaboriamo tutti insieme umilmente, Geova sarà felice di usarci per compiere la sua volontà. La nostra umiltà renderà i fratelli più attraenti agli occhi di Geova e anche a quelli degli altri. Un quarto beneficio dell’umiltà è che la persona umile prova vera gioia quando vede altri fare progressi e ricevere privilegi. Giovanni Battista è un ottimo esempio al riguardo. Infatti riconobbe umilmente che il ministero di Gesù doveva “continuare a crescere”, mentre il suo doveva “continuare a diminuire”. Come si sentì Giovanni sapendo questo? Vedere tutto quello che Gesù stava facendo lo spinse a dire quello che è riportato in Giovanni 3:29: “Ora la mia gioia è completa”. Come Giovanni, l’umiltà permetterà a un nominato di dare istruzioni in alcune occasioni e di ricevere istruzioni in altre. Se avete il privilegio di servire come anziani di congregazione, pensate a come la vostra umiltà può aiutare l’intero corpo! Quinto modo in cui l’umiltà ci aiuta. Ci permette di perseverare durante l’opposizione. Una persona umile non pensa di essere troppo brava per essere trattata male. Riesce a sopportare situazioni spiacevoli e a non vendicarsi se Geova permette che affronti dei momenti difficili. Possiamo imparare dallo straordinario esempio di Gesù descritto in 1 Pietro 2:23. Qui si legge: Cosa permise a Gesù di perseverare? L’umiltà. Gesù non pensò: “Io sono il Figlio di Dio. Non è giusto che io soffra così!” Allo stesso modo, se manteniamo un atteggiamento umile, questo potrebbe servirci da protezione e forse spingerà chi ci osserva a venire in nostro aiuto quando altri si oppongono a noi. Abbiamo appena menzionato cinque benefici dell’essere umili, e ce ne sono molti altri. Ma che dire se a motivo della cultura o dell’ambiente in cui siamo cresciuti troviamo difficile coltivare questa qualità? Se ci sentiamo così, potremmo trovare incoraggiante l’esempio dell’ufficiale dell’esercito romano menzionato in Matteo capitolo 8. Un centurione romano aveva il comando su circa 100 soldati. È probabile che un centurione avesse commesso molti atti di violenza e sparso molto sangue. L’umiltà non è certo una qualità che ci si aspetta da un ufficiale di questo rango. Leggiamo il racconto in Matteo 8:5-8: Il fatto che l’ufficiale si rivolse a Gesù chiamandolo per due volte “Signore” è significativo perché in genere i romani disprezzavano gli ebrei. E al versetto 8 l’ufficiale usò anche le parole “non merito”, ovvero “non sono abbastanza importante perché tu venga a casa mia”. Anche se la Bibbia non dice il suo nome, quest’uomo dimostrò di essere un grandissimo esempio di umiltà. Notate cosa disse Gesù riguardo a lui in Matteo 8:10: Come ci incoraggia questo racconto? A prescindere dal nostro passato, proprio come l’ufficiale romano, tutti noi possiamo coltivare l’umiltà. E come possiamo farlo? Coltiviamo il sincero desiderio di essere umili nel profondo. Ricordiamo: per piacere a Dio dobbiamo essere umili. Pensiamoci spesso e ricordiamo anche che l’orgoglio e l’arroganza sono caratteristiche di Satana. Manteniamo il giusto punto di vista meditando su quanto siamo piccoli in confronto a Geova. E preghiamo Geova per chiedergli di aiutarci a mostrare umiltà come fa lui. Per avere un matrimonio felice ci vuole umiltà, soprattutto quando marito e moglie non vedono le cose allo stesso modo. Quando a causa di un disaccordo ci sentiamo feriti, è difficile per noi chiedere scusa? Vediamo cosa ci può aiutare nel nuovo episodio della serie Per un matrimonio felice. Un matrimonio forte può essere un’oasi di pace in un mondo difficile. Ma indipendentemente da quanto è forte il legame che unisce i coniugi, ogni matrimonio porta un uomo imperfetto e una donna imperfetta a vivere a stretto contatto. Anche in un matrimonio felice possono esserci dei contrasti che portano due persone che si amano a usare parole taglienti. A volte potrebbe capitare che non vi ricordiate nemmeno perché avete iniziato a discutere. Eppure la discussione peggiora sempre di più. Vi è mai successo? Vi siete scusati e avete cercato di sistemare le cose? Ricordate che altrimenti il semplice passare del tempo non sanerà la ferita. La pace tra di voi si può ottenere solo con delle scuse sincere. Prova a vedere le cose dal punto di vista del tuo coniuge. Tu come ti sentiresti di fronte a delle scuse sincere? Non lasciare che il tuo orgoglio si metta in mezzo. Ammetti di aver avuto una parte di responsabilità nella discussione anche se non pensi di avere torto. Chiedi scusa per aver ferito il tuo coniuge e siate entrambi pronti ad accettare le reciproche scuse sincere. Un rapporto in cui regna la pace vale molto di più dell’orgoglio o dell’avere sempre la meglio nelle discussioni. Comunque, avere un rapporto così richiede uno sforzo continuo. Può essere fin troppo facile concentrarsi sui difetti dell’altro. Perciò quando ti accorgi che stai per perdere la pazienza, ricorda quello che dice Giacomo 3:2: Indipendentemente da chi ha torto, prima ti scusi prima ristabilirai la pace e la felicità nella tua famiglia. Quando ti scusi in modo sincero e accetti le scuse dell’altro, stai mettendo il tuo matrimonio prima di te stesso e rafforzi l’amore che c’è tra te e il tuo coniuge. Visto che in ogni coppia prima o poi sorgono disaccordi, prendetevi ora il tempo per pensare insieme a come potrete risolverli in modo pacifico. Abbiamo visto che l’umiltà è collegata all’onestà. Se siamo onesti con noi stessi riguardo alle nostre debolezze e ai nostri difetti riusciremo a capire come si sente il nostro coniuge e sarà più facile scusarsi e accettare le scuse. Promuovere la pace fuori dalle mura domestiche può essere ancora più difficile in questo mondo profondamente diviso. Su molti temi le persone hanno opinioni estremamente diverse. Alcuni sostengono che dovremmo accettare qualsiasi idea o stile di vita senza fare eccezioni, altri invece odiano chi la pensa diversamente da loro. La Bibbia ci fa capire qual è il punto di vista di Geova riguardo a come dovremmo trattare gli altri. Nel video che segue vedremo in che modo capire questo ha rafforzato la fede di due ragazzi. Quando andavo a scuola, tra i miei compagni era diffusa l’idea che bisogna accettare lo stile di vita delle altre persone a prescindere da quale sia. Gli insegnanti ci incoraggiavano a sostenere quelli che avevano un orientamento sessuale diverso. Quando frequentavo l’ultimo anno delle superiori è arrivato un nuovo insegnante. Era diverso. Veniva dalla capitale e io vivevo in un paesino. Questo professore aveva lavorato molti anni all’università e non credeva in Dio. Sui social era molto comune leggere opinioni estreme riguardo a persone con stili di vita diversi. Vedevo spesso commenti aggressivi e pieni di odio nei confronti di queste persone. Il professore aveva una personalità un po’ particolare. Sembrava che si divertisse a mettere in imbarazzo gli studenti. In classe faceva domande difficili su argomenti controversi. A volte faceva anche commenti del tipo: “La gente di qui non è fatta per imparare”. Ovviamente gli studenti non la prendevano molto bene. Molti di loro non volevano più andare alle sue lezioni e se lo facevano si rifiutavano di parlare con lui. Mi ricordo che dicevano anche: “Non ci parlo con quell’ateo”. Ricordo che alcuni compagni di scuola mi dicevano: “Voi Testimoni di Geova odiate gli omosessuali”. Molti sembravano dare per scontato che anche noi avessimo delle opinioni estreme e che non volessimo avere niente a che fare con chi non è d’accordo con quello in cui crediamo. I miei genitori mi hanno sempre aiutato ad avere un punto di vista equilibrato. Quando ero piccola mi hanno aiutato a capire che, anche se non accettiamo certi comportamenti, non odiamo le persone per quello che fanno. Ho imparato molto dall’esempio di mia mamma. Lei lavorava in un salone di bellezza e vedevo che era sempre gentile verso i suoi colleghi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Ho pensato all’esempio di Gesù, a come predicava a tutti a prescindere da dove venissero o dalle loro opinioni. Gesù si prendeva il tempo per parlare con loro, indipendentemente da chi fossero o da cosa pensassero gli altri. Mi piace molto Matteo 5:45, dove si dice che Geova fa splendere il sole e fa piovere su tutte le persone. Questo dimostra il suo amore, perché dà a ogni persona quello di cui ha bisogno indipendentemente da chi sia. Pensando all’esempio di Gesù, mi è venuto in mente quello che disse in Matteo su come trattare gli altri: “Tutte le cose che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi dovete farle a loro”. Questo mi ha aiutato a riflettere su come dovevo trattare il mio professore. Ho cercato di trattarlo in modo diverso. Quindi se Geova, l’Iddio Onnipotente, è buono, è gentile con tutti, rispetta tutte le persone, perché io no? E questo include anche quelli che fanno cose con cui io non sono d’accordo. Geova ci ha insegnato qual è il modo migliore per mostrare amore, aiutare gli altri a conoscerlo. Un po’ di tempo fa lavoravo in un hotel dove c’era un cameriere gay. Alcuni colleghi lo trattavano male, ma io non mi comportavo come loro e lo trattavo come avrei trattato qualunque altra persona. Sono riuscito a parlare della Bibbia con il mio professore e a leggergli qualche versetto. È rimasto molto colpito da quello che la Bibbia dice su argomenti scientifici e ha detto che voleva saperne di più. Un giorno il cameriere venne da me e mi ringraziò perché non lo trattavo come gli altri. In più, anche altri camerieri mi chiesero perché mi comportassi così. Questo mi diede l’opportunità di spiegare che cerco di seguire i princìpi biblici nella mia vita, anche nel modo in cui tratto gli altri. L’atteggiamento del professore cambiò moltissimo durante l’anno. Mi disse che il mio comportamento l’aveva fatto riflettere, visto che io gli rivolgevo la parola quando nessun altro lo faceva. L’atmosfera in classe migliorò perché lui iniziò a essere più gentile con noi. Poco a poco, gli studenti tornarono a frequentare le sue lezioni e così per la fine dell’anno le ore con lui erano tra quelle che ci piacevano di più. Quando penso al modo in cui Geova tratta le persone e a come dà a tutti l’opportunità di conoscerlo, questo mi avvicina ancora di più a lui. Vivere secondo le norme della Bibbia non significa essere d’accordo con tutto quello in cui credono gli altri. Significa piuttosto trattare ogni persona con dignità e rispetto, a prescindere dalle decisioni che prende. Geova desidera che tutti abbiano l’opportunità di conoscerlo e negli anni la testimonianza pubblica ha permesso di raggiungere proprio questo obiettivo. Ma molti aspetti di questo modo di predicare sono cambiati nel tempo, scopriamo di più nel prossimo episodio di La nostra storia viva e dinamica. Noi Testimoni di Geova parliamo alle persone ovunque le troviamo. Oggi i nostri espositori mobili sono visibili in tutto il mondo. Ma come ha avuto inizio la testimonianza pubblica? Scopriamo come il popolo di Geova ha mostrato coraggio e spirito di iniziativa in questo episodio di La nostra storia viva e dinamica. Gesù ci ha dato un ottimo esempio per quanto riguarda la testimonianza pubblica. Insegnava ‘nelle strade principali’ e ‘mentre era in cammino’. L’apostolo Paolo e altri cristiani del I secolo seguirono il suo coraggioso esempio. Anche oggi il popolo di Geova continua a seguire quell’esempio. Alla fine dell’800 gli Studenti Biblici, come venivamo chiamati all’epoca, pubblicarono un opuscolo dal titolo La Bibbia contro l’Evoluzione. L’obiettivo era di distribuirne più di 300.000 copie, ma a quel tempo gli Studenti Biblici non erano molti. Come avrebbero fatto a distribuire tutte quelle pubblicazioni? Un articolo della Torre di Guardia del 15 aprile 1899 si intitolava “Si richiedono volontari”. Quei volontari dovevano distribuire l’opuscolo fuori dalle chiese a tutte le persone interessate. I membri del clero non erano affatto contenti, cercarono addirittura di far arrestare quei proclamatori che distribuivano pubblicazioni gratuite. Ma gli Studenti Biblici con coraggio non si arresero. In un solo anno distribuirono più di 900.000 copie di quell’opuscolo in tutto il Nordamerica e in Europa. La nostra opera di testimonianza pubblica era appena iniziata. Negli anni ’20 ebbe inizio una campagna di predicazione incentrata sull’opuscolo e la serie di discorsi “Milioni ora viventi non morranno mai!” Pensammo fuori dagli schemi provando diversi metodi per attirare l’attenzione del pubblico. E funzionò! Nel corso degli anni successivi abbiamo sperimentato sempre più metodi per raggiungere le persone. I proclamatori arrivarono, per così dire, a indossare la testimonianza pubblica portando dei cartelli a mo’ di uomini sandwich o borse che pubblicizzavano le nostre riviste. Organizzavano anche marce di informazione. Vi ci vedete a essere uno di loro? Il fratello Rutherford era un esperto della scrittura stenografica, e ogni volta che andavi a parlare con lui era sempre impegnato a scrivere. Prendeva appunti e li metteva in ordine. Quel giorno stava facendo proprio questo, strappò una pagina dal suo taccuino, me la diede e mi chiese: “Cosa ne pensi?” C’era scritto “La religione è un laccio e una truffa”. Io risposi: “Però! È un po’ forte, la gente ne resterà scossa”. Al che lui disse: “È proprio questo l’obiettivo!” E poi mi disse: “Non pensi sia una buona idea? Faremo una marcia di informazione fra due giorni. Il fratello Clay della stamperia può produrre dei cartelli con su scritto ‘La religione è un laccio e una truffa’, metterli su delle stanghe e prepararli così per la marcia”. E così… e così facemmo. Anche il fratello Knorr era a Londra in quel periodo. Io e lui marciammo in prima fila. La marcia era lunga 10 km e fu sostenuta da un migliaio di fratelli. Fu un vero e proprio spettacolo. Negli anni successivi marce di informazione simili vennero organizzate in tutto il mondo. Nel gennaio del 1940 fu annunciato sull’Informatore l’inizio dell’opera stradale con le riviste, con il particolare obiettivo di predicare nelle zone più affollate delle città. E così molti iniziarono a conoscere i Testimoni di Geova perché ci vedevano offrire riviste per le strade di tutto il mondo. Comunque, non tutti apprezzavano il nostro impegno. Ci furono occasioni in cui dei gruppi di persone aggredirono i fratelli e le sorelle. Ma quei Testimoni continuarono a predicare con coraggio, nonostante il costante rischio di essere aggrediti. La loro perseveranza e l’interesse sincero nei confronti degli altri portò alcuni a cambiare idea sui Testimoni di Geova. Forse conosciamo qualcuno che, dopo essersi fermato agli espositori vicino a un’università, a un centro commerciale o a un aeroporto, ha iniziato a studiare. Una tappa importante si è raggiunta all’inizio del XXI secolo, quando, con l’approvazione del Corpo Direttivo, in Francia si iniziarono a sperimentare diversi metodi di testimonianza pubblica, tra cui quella con gli espositori mobili, che erano molto diversi da quelli che usiamo oggi. Visti gli ottimi risultati nel corso degli anni, il Corpo Direttivo ha continuato ad apportare miglioramenti a quest’opera e ha avviato la testimonianza pubblica speciale nelle aree metropolitane. Grazie a tutto questo riusciamo a contattare persone che non avremmo trovato di casa in casa. Oggi la testimonianza pubblica è una parte fondamentale del nostro servizio. Gli espositori sono addirittura i protagonisti di una delle nostre canzoni. L’obiettivo delle migliaia di fratelli che partecipavano alle marce di informazione è lo stesso di un singolo proclamatore che predica per le strade, dimostrare il nostro amore per Geova e raggiungere il cuore delle persone. Al prossimo episodio di La nostra storia viva e dinamica. Vi immaginate di trovarvi in quella marcia lunga 10 chilometri insieme ad altri 1.000 Testimoni? Ci vogliono coraggio e umiltà per predicare il messaggio della buona notizia a così tante persone. Con la testimonianza pubblica abbiamo sparso ovunque il seme della verità. Ci può volere del tempo prima di vedere i buoni risultati delle scelte che facciamo per servire Geova e gli altri. È stato così anche per Michael e Linda DiGregorio. Ascoltiamo la loro storia. Ci piace molto passare del tempo con chi vuole fare di più per Geova. Essere disposti a servire gli altri reca tante benedizioni. Io e Linda ci siamo incontrati alla fine degli anni ’70 in Minnesota, dove servivamo come pionieri speciali. Poi io sono stato invitato a Galaad e da lì sono andato a servire alla Betel della Repubblica Dominicana. Quando ci siamo sposati Linda mi ha raggiunto lì. In quegli anni la Betel del posto era piuttosto piccola e l’unica stanza disponibile per noi era la biblioteca. Ci dissero: “Questa è la biblioteca, perciò le porte devono rimanere aperte fino alle nove di sera, tutte le sere”. Ovviamente non è stato facile. Però ci ha insegnato molto. Ad esempio l’importanza del senso dell’umorismo. Io sono un po’ timida, ma i dominicani sono divertenti, aperti e prendono le cose con leggerezza. Questo mi ha aiutato molto perché ho imparato a non prendere le cose troppo sul serio. Ho imparato anche che molte cose che consideriamo indispensabili in realtà non lo sono. Si può essere felici con poco. È stata una lezione importante. Dopo qualche anno l’opera nel paese stava progredendo e c’era una nuova filiale in costruzione. Lì addirittura sembrava che potessimo avere una stanza con la vista sull’oceano. Ma stava per cambiare tutto. Eccome se stava per cambiare! Nell’89 la caduta del muro di Berlino creò un effetto domino. Molte piccole nazioni dell’Europa orientale ottennero l’indipendenza, quindi anche molta più libertà religiosa. Una di quelle nazioni era l’Albania, dove viveva parte della famiglia di Mike. L’opera lì era stata vietata per molti anni. Pensavamo che se non era troppo pericoloso saremmo potuti andare in Albania per due o tre giorni e così visitare quei parenti. Poi ricevemmo una lettera del tutto inaspettata dal Corpo Direttivo. La lettera diceva: “Sappiamo che state per andare in Albania per due o tre giorni. Sareste disposti a rimanere per due o tre mesi e dare una mano nell’opera?” Non sapevamo cosa ci aspettava, ma eravamo disposti a provare. All’epoca il Corpo Direttivo non conosceva bene la situazione del paese. L’opera era ancora vietata, non c’era una filiale, non c’era una congregazione e non si sapeva quanti fossero i Testimoni. Non sapevano se avremmo trovato un alloggio, se avremmo trovato del cibo, perché il paese era in piena crisi economica. Ma nonostante le incognite eravamo elettrizzati. Ci dicevamo: “Dai, possiamo farcela. È solo per due o tre mesi. Proveremo a fare del nostro meglio”. Appena arrivati però ci siamo resi conto di come stavano le cose. I servizi di base erano collassati e si faticava a formare un nuovo governo. La situazione era difficile. Ma ogni incarico ci aveva preparato a quello successivo. Aver vissuto nella Repubblica Dominicana dove le risorse erano limitate ci aiutò a non preoccuparci troppo. E ci rese quella montagna più facile da scalare. Una delle prime cose da fare era rintracciare i Testimoni di cui si sapeva qualcosa. Ce n’erano proprio pochi. Allo stesso tempo dovevamo anche contattare le autorità e capire come far riconoscere legalmente la nostra opera. E poi a un certo punto abbiamo saputo che un fratello degli Stati Uniti che aveva origini albanesi sarebbe venuto a trovare i suoi familiari. Dopo il suo arrivo un giorno gli chiesi: “Domani ti andrebbe di venire con me dal ministro autorizzato a concedere il riconoscimento legale?” “Volentieri”, disse lui. Così andammo, ma quando arrivammo il ministro non c’era. C’era però la sua consulente legale. Lei si presentò, poi guardò il fratello e gli disse: “Da dove viene lei?” E lui le disse il nome del suo paese. E lei disse: “Anch’io vengo da lì”. Venne fuori che erano cugini. Lei ci guardò entrambi ed esclamò: “Non ci credo! Già da prima mi era piaciuto il vostro statuto e avevo deciso di aiutarvi, ma ora devo per forza darvi una mano. Per forza, perché siamo parenti”. Pochi giorni dopo ricevemmo una telefonata e poi ci consegnarono il documento. Finalmente i Testimoni di Geova dell’Albania avevano ottenuto il riconoscimento legale, dopo ben 50 anni. Da quel momento in poi abbiamo visto lo spirito di Geova agire in modi straordinari e del tutto inaspettati. C’erano tantissimi presenti alle adunanze, giovani e anziani assetati di verità. Alla fine di quei tre mesi il Corpo Direttivo ci domandò: “Vi piacerebbe rimanere, ora che l’opera è riconosciuta?” A quel punto volevamo così bene a tutti che non potevamo più pensare di andarcene. Erano la nostra famiglia. Fummo molto felici di restare. Alla fine siamo rimasti in Albania 30 anni. E devo dire che quegli anni sono proprio volati. Chi lo avrebbe mai detto? Doveva essere solo un viaggio di tre giorni. Quando lasci la tua zona di comfort, impari molte cose su di te e diventi anche più utile per Geova. E poi riesci ad aiutare meglio gli altri. È un’opportunità da non perdere. Non dovremmo mai rifiutare un incarico solo perché l’ignoto può farci paura. Quando ci mettiamo nelle mani di Geova, lui si prende la responsabilità di aiutarci. Perciò mettiamolo alla prova, lasciamo che ci aiuti. Lui sa dove mandarci al momento giusto. In fondo siamo come una matita nelle sue mani. Lasciamo che sia lui a scrivere. Michael e Linda hanno scelto di rimanere in Albania per decenni, anche nei momenti più difficili. E ora in Albania ci sono oltre 5.000 Testimoni che servono a Geova. Ora esaminiamo l’esempio di due uomini del passato. Avevano un nome simile, ma uno fu umile e l’altro un po’ meno. Ascoltiamo questa adorazione mattutina che tratterà il fratello Geoffrey Jackson del Corpo Direttivo. Quando riflettiamo su come rimanere umili, ci rendiamo conto che ci sono tanti esempi nella Bibbia che ci insegnano qualcosa, alcuni positivi e altri negativi. In questo discorso ci soffermeremo su un esempio negativo e uno positivo di due uomini che avevano un nome simile. Il primo uomo è Saul e il secondo è Saulo. Iniziamo questa trattazione parlando di Saul, l’uomo che diventò il primo re d’Israele. Per favore, prendete la vostra Bibbia e andiamo in 1 Samuele. Apriamola proprio all’inizio di questo libro. Vedete che prima dei capitoli c’è il sommario, che ci fa una breve panoramica di quello che stava succedendo in quel periodo. Scorrendo il sommario arriviamo al capitolo 10 e qui leggiamo la frase “Saul viene unto re”. Vi ricordate cos’era successo? In quel momento Saul era orgoglioso? Si presentava agli altri come il prescelto, ovvero colui che avrebbe condotto la nazione in una nuova era? No, ricordiamo come lo descrivono le Scritture: “nascosto fra i bagagli”. Quindi non desiderava una posizione di primo piano. Era riluttante ad accettare quella carica, ma Geova lo benedisse e fu unto come re. E se andiamo un po’ più avanti, nel capitolo 11 leggiamo la frase: “Saul sconfigge gli ammoniti”. In quei versetti si dice chiaramente che lo spirito di Geova era con lui. E la Bibbia menziona anche il fatto che con umiltà Saul non si vendicò di chi non l’aveva accettato come re. Ma scorrendo ancora arriviamo al capitolo 13. E cosa leggiamo qui? “Saul agisce con presunzione”. Quindi Saul aveva perso la sua umiltà e anche il favore di Geova. Quanto tempo era passato dalla sua unzione? Beh, se leggiamo il capitolo 13 al versetto 1 vediamo che era proprio all’inizio del suo regno. Forse erano passati giusto due o tre anni a quel punto. Che cosa ci insegna questo? Che Saul perse la sua umiltà molto velocemente dopo essere stato unto come re. Non solo questo ma che anche Geova gli permise di continuare a regnare, forse per più di 35 anni. Che riflessioni possiamo fare pensando all’esempio di Saul? Ecco un primo punto. Forse prima di essere nominati come anziani o per qualche altro privilegio di servizio potremmo avere esitato. Magari eravamo umili. Non volevamo quel particolare incarico. Forse non ci sentivamo qualificati. Non pensavamo di essere all’altezza. Ma ricordate cosa accadde al re Saul. Quanto velocemente dopo essere stato nominato come re perse la sua umiltà! Il secondo punto è questo. Il fatto che abbiamo ancora un certo incarico o una posizione di autorità non significa necessariamente che abbiamo ancora l’approvazione di Geova o che abbiamo conservato la nostra umiltà. Ecco perché è così importante che continuiamo a esaminare noi stessi per vedere se siamo ancora umili, se abbiamo ancora quell’umiltà che mostravamo all’inizio, magari molti anni fa. Il secondo esempio di cui vogliamo parlare è quello di Saulo, meglio conosciuto come l’apostolo Paolo. Com’era Saulo all’inizio? Era un uomo umile? Era come Saul prima di essere re? Si ‘nascondeva tra i bagagli’? No, anzi era un uomo in vista. Infatti in 1 Timoteo 1:13 l’apostolo Paolo descrive sé stesso in quei giorni come “un insolente”. E questa espressione può indicare qualcuno che parla in modo dispregiativo ad altre persone, che le umilia. E certamente questo era indice di grande arroganza e orgoglio. Eppure che cosa accadde a quest’uomo, a Saulo? Beh, fece dei cambiamenti. Divenne un cristiano e lo spirito di Geova lo aiutò a diventare una persona molto umile. Ma come facciamo a dire che l’apostolo Paolo era davvero molto umile? Ci sono diversi motivi per cui possiamo dirlo, ma vogliamo concentrarci su un aspetto in particolare. Voglio farvi una domanda su cui potete riflettere. Pensate che l’apostolo Paolo fosse un eccellente oratore? Che era bravo quando parlava con gli altri? La vostra risposta iniziale potrebbe essere no. Ma pensateci un attimo prima di dare una risposta definitiva. Quando leggiamo il libro degli Atti, che cosa troviamo? Beh, lì ci sono riportati molti dei discorsi che Paolo pronunciò. Ad Antiochia diede testimonianza in modo davvero efficace. E a Listra? Vi ricordate quando era lì insieme a Barnaba? Le persone pensavano che fosse il dio Ermes, perché era lui a prendere l’iniziativa nel parlare. E spesso facciamo riferimento ad Atti capitolo 17, dove Paolo in modo molto abile e in una situazione molto difficile fu in grado di predicare alle persone sfruttando un altare “a un Dio sconosciuto”. Citò addirittura alcuni dei poeti greci che quelle persone conoscevano bene. Quindi, questo ci fa capire che Paolo era davvero persuasivo quando parlava con le persone. Sui gradini del quartiere militare, quando una folla inferocita lo voleva mettere a morte, fece un discorso molto efficace. Per non parlare naturalmente di tutte le volte che si trovò davanti a dei governanti gentili dando loro una grande testimonianza. Quindi adesso che cosa pensiamo della capacità oratoria di Paolo? Probabilmente stiamo pensando: “Era un oratore davvero efficace, comunicava il messaggio con chiarezza ed era molto persuasivo”. Ma allora, perché all’inizio abbiamo esitato un po’ nel dire che Paolo era un oratore eccellente? Beh, forse a motivo di un versetto. Andiamolo a leggere in 2 Corinti 11:6. Qui l’apostolo Paolo, parlando ai fratelli a Corinto, dice: “Anche se non sono bravo nel parlare, certamente non sono impreparato quanto a conoscenza”. Paolo intendeva davvero dire che non era bravo nel parlare? No, stava rispondendo agli “apostoli sopraffini” che lo criticavano. Parlavano di lui in modo dispregiativo, dicevano che il suo modo di parlare era “insignificante”. Quando Paolo qui dice “anche se non sono bravo”, stava davvero dicendo di non essere bravo nel parlare? No, stava dando una risposta basandosi su quello che pensavano loro. Con questo in mente, potremmo farci una domanda. Dopo tutto quello che abbiamo considerato riguardo all’apostolo Paolo, perché i fratelli a Corinto avrebbero potuto avere quest’impressione? Apriamo la Bibbia in 1 Corinti e vediamo cosa possiamo imparare sull’umiltà di Paolo. Quindi, 1 Corinti capitolo 2, e leggeremo insieme i versetti da 1 a 5. Versetto 1: “Così, fratelli, quando sono venuto da voi ad annunciarvi il sacro segreto di Dio, non l’ho fatto con parole altisonanti o con sfoggio di sapienza”. Quindi Paolo scelse di non parlare con loro usando le varie tecniche oratorie tipiche dei dibattiti a cui i corinti erano abituati. Notate che cosa dice al versetto 2: “Infatti, quando ero con voi mi ero proposto di non sapere nient’altro se non Gesù Cristo, e lui messo al palo”. Quindi l’apostolo Paolo scelse consapevolmente di non usare parole altisonanti o sfoggiare la sua sapienza, cosa che ovviamente avrebbe potuto fare. Vediamo come continua il ragionamento nei versetti da 3 a 5: “Sono venuto da voi con debolezza, con timore e con gran trepidazione; e le mie parole e la mia predicazione non sono consistite in persuasivi discorsi di sapienza, ma in una dimostrazione di spirito e potenza, perché la vostra fede non si fondasse sulla sapienza degli uomini ma sulla potenza di Dio”. Cosa significano le parole di Paolo? Si accorse che i fratelli di Corinto avevano un problema. Attribuivano eccessivo valore alla sapienza umana e a chi si reputava importante. Questo era di sicuro un motivo per cui nella congregazione si erano create divisioni. Paolo cercò di aiutarli con quel problema dando enfasi allo spirito santo di Geova e alla potenza del messaggio, e non a quella cosiddetta sapienza che avrebbe senz’altro potuto sfoggiare. Non è questa una grande dimostrazione di umiltà? Paolo fu disposto a essere giudicato male. Lasciò che le persone dicessero che non era un buon oratore perché voleva che la gloria andasse solo a Geova Dio. In conclusione, che cosa impariamo? Abbiamo visto che una persona arrogante può diventare umile. Abbiamo anche capito che a volte potremmo decidere se siamo umili di non fare sfoggio della nostra sapienza o delle nostre capacità, ma al contrario di minimizzarle per far sì che la gloria vada solo a Geova. Abbiamo esaminato due esempi davvero interessanti! Non vorremmo mai imitare il re Saul, che smise di essere umile. Vogliamo invece imitare l’apostolo Paolo, che continuò a essere umile e che non volle mai mettersi in mostra, così da dare tutta la gloria solo a Geova. Una persona umile può diventare orgogliosa. Ma Paolo è la dimostrazione che anche una persona arrogante e orgogliosa può diventare umile. Con umiltà, ha lasciato che Geova lo modellasse. Il nuovo video musicale parla di come possiamo lasciare che le mani di Geova ci modellino con amore. Racconterà la storia di una persona che ha conosciuto la verità mentre era in prigione. O Geova, tu sai che, anche se c’è un cuore imperfetto dentro me, io vorrei fare ciò che tu vuoi. Ma a volte per me è difficile; per questo mi affido sempre a te, perché sai cosa è meglio per me. Sarò la tua argilla e tu sarai il mio Vasaio. Della mia personalità cambia quello che non va. Come vorrei il sorriso tuo! E modellami, perché voglio appartenere a te. Padre, io sono qui, nelle mani tue, nelle mani tue. Ogni giorno io voglio leggere la Bibbia per poter crescere; è così che tu mi raffini. Aiutami a pregarti e a non scoraggiarmi anche se a volte penserò ai miei errori. Sarò la tua argilla e tu sarai il mio Vasaio. Della mia personalità cambia quello che non va. Come vorrei il sorriso tuo! E modellami, perché voglio appartenere a te. Padre, io sono qui, nelle mani tue, nelle mani tue. Grazie a te crescerò, solo te seguirò. Geova, io sono qui, nelle mani tue, nelle mani tue. Se a volte ti sei sentito scoraggiato per i tuoi difetti o perché fai fatica a fare cambiamenti nella vita, puoi essere sicuro che Geova è pronto ad aiutare chi con umiltà gli chiede aiuto. Come abbiamo visto in questo programma, l’umiltà è una qualità molto attraente e che rende la vita più bella. Ci aiuta a risolvere con amore i disaccordi nel matrimonio, ci motiva a trattare gli altri come piace a Geova e ci rende più disposti a provare nuovi metodi di predicazione. I saluti di questo mese ci arrivano dal Myanmar, un tempo chiamato Birmania, nel sudest asiatico. La forma di questo paese potrebbe ricordare quella di un aquilone, la cui coda scende lungo la penisola malese. Soprannominato il “Paese d’oro” dai primi coloni, questo paese è ricco di risorse naturali. Dalle foreste del Myanmar si ricavano legnami pregiati come il teak e il palissandro. E fra gli altri tesori di questa terra ci sono argento, rame, zaffiri e rubini. Le persone qui sono conosciute per essere particolarmente gentili, premurose e ospitali. I principali gruppi etnici del Myanmar sono otto, ognuno con la propria lingua e la propria cultura. I nomi propri delle persone di solito sono formati da diverse parole che descrivono belle caratteristiche. Per esempio, Cho Sandar Myint significa “Dolce luna lassù”. Una delle prime cose che si notano quando si arriva in Myanmar è il thanaka, una crema giallastra che adorna i visi di donne e bambini. Questo cosmetico naturale si produce dalla corteccia dell’albero di thanaka, da cui prende anche il nome. Questa crema rinfrescante protegge la pelle dal cocente sole tropicale e viene usata da oltre 2.000 anni. Qui l’opera di predicazione iniziò nel 1914 con l’arrivo di due Studenti Biblici. Più tardi arrivarono anche dei missionari e nel 1939 erano già state formate tre congregazioni. In totale c’erano 28 Testimoni. Nel 1940 una pioniera contattò alcune persone di etnia Karen. Hnin May, chiamata anche Lily, e sua sorella Chu May, chiamata Daisy, studiarono la Bibbia con questa sorella. Lily fu la prima Karen a diventare testimone di Geova. Anche Daisy poi si battezzò e insieme intrapresero il servizio di pioniere con grande entusiasmo. Tra le migliaia di servitori di Geova in Myanmar oggi ci sono centinaia di persone che discendono dalla loro famiglia o che hanno studiato la Bibbia con loro. I Testimoni del Myanmar hanno continuato a perseverare nonostante la povertà, i disordini politici, la persecuzione religiosa e la guerra. I nostri fratelli predicano in più di 20 lingue e nel 2024 si è registrato un massimo storico di proclamatori. E i presenti alla Commemorazione sono stati quasi 12.000. La congregazione Hpado si trova in un piccolo villaggio della regione di Bago. Lì servono 86 proclamatori e quattro pionieri speciali. I nostri fratelli e sorelle della congregazione Hpado e dell’ufficio di traduzione decentrato di Hlaing ci mandano i loro affettuosi saluti. Dalla sede mondiale dei Testimoni di Geova, questo è JW Broadcasting!


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