Io lo sono di più
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L’apostolo Paolo non era un uomo che tendeva a vantarsi, ma in un’occasione si sentì spinto a farlo, almeno un po’. La troviamo nel libro di 2 Corinti al capitolo 11. Prendiamo insieme 2 Corinti capitolo 11, leggiamo il versetto 23. Qui si legge: “Sono ministri di Cristo? Rispondo come un pazzo: [notate cosa dice] io lo sono di più”. Di cosa si stava vantando l’apostolo Paolo? Di essere un ministro di Cristo. E cosa aveva da vantarsi nello specifico riguardo all’essere ministro di Cristo? In questo versetto l’apostolo Paolo disse: “Io lo sono di più”. Possiamo apprezzare come la nostra traduzione mantenga l’intensità del testo greco e renda questa frase in questo modo: “Io lo sono di più”. Ecco il vanto di Paolo. Ma perché poté dire che lo era di più? Su che cosa si concentrava? Lui disse: “Di più nelle fatiche”. E poi dai versetti 23 a 27 fa quasi un riassunto di tutto quello che gli successe, che dovette passare, mentre compiva l’opera come ministro di Cristo. E come ministri di Cristo tutti dobbiamo concentrarci sull’opera che compiamo. In che modo fare questo vi aiuterà a compiere bene il vostro incarico? Vediamo un esempio dalla Bibbia. Lo troviamo nel libro di Luca al capitolo 8. Luca 8:1-3. Qui si legge: “Qualche tempo dopo Gesù viaggiava di città in città e di villaggio in villaggio predicando e annunciando la buona notizia del Regno di Dio. Con lui c’erano i Dodici e alcune donne che erano state liberate da spiriti malvagi e guarite da malattie: Maria detta Maddalena, da cui erano usciti sette demòni, Giovanna moglie di Cuza (amministratore di Erode), Susanna e molte altre. Queste donne li servivano con i loro beni”. Qui ci sono Gesù, i Dodici e alcune donne, donne che si davano da fare per servire gli altri. Ma in che senso? Preparavano da mangiare, lavavano i piatti e rammendavano i vestiti? Forse sì, ma non è detto che facessero solamente questo. Queste donne servivano gli altri aiutandoli ad assolvere il loro incarico, mentre loro stesse assolvevano il proprio incarico come seguaci di Cristo. Che cosa sappiamo del passato di queste donne? Luca ne menziona 3 e dice che “erano state liberate da spiriti malvagi e guarite da malattie”. C’è Maria, “da cui erano usciti sette demòni”, “Giovanna moglie di Cuza (amministratore di Erode) [e] Susanna”. Pensiamo al loro passato. C’è Maria, che era stata liberata da 7 demòni. Chissà come questo avrà influito sulla sua personalità. E di Giovanna invece che cosa sappiamo? Giovanna era la moglie di Cuza, amministratore di Erode. In altre parole, Giovanna viveva nel palazzo di Erode, era un’aristocratica. E poi si parla di Susanna. Di Susanna non si dice molto, a parte il fatto che forse era una delle donne che era stata curata da una malattia. Chissà che tipo di persona era e come riuscivano a collaborare queste donne così diverse tra loro. L’esempio di queste donne può aiutarci a svolgere bene il nostro incarico. Infatti, se ci pensate, quando leggiamo questi racconti nei Vangeli non le troviamo mai a bisticciare, a discutere riguardo a posizioni, ruoli o incarichi, al contrario di altri in quel gruppo. Perché? Perché queste donne si concentravano sul loro ministero, sull’opera che dovevano svolgere, servivano gli altri e si aiutavano a vicenda. E questo è davvero un ottimo esempio per voi e anche per me. Ricordate che in Isaia 11:6 è profetizzato: “Il lupo starà con l’agnello”, ‘il leone con il vitello’. Quindi non incontrerete tutti agnelli. Nei vostri incarichi troverete fratelli con caratteristiche diverse dalle vostre e dovrete collaborare con questi fratelli, proprio come fecero quelle donne. Quindi che cosa farete? Non dimenticate che proprio alcune di quelle qualità che li rendono così diversi da voi saranno esattamente quello di cui avrete bisogno per riuscire a portare a termine il vostro incarico. Quindi non incontrerete tutti agnelli, ma sono comunque tutti fratelli e sorelle. Se a Geova sta bene che all’interno della sua famiglia spirituale ci siano persone dalle caratteristiche diverse, deve star bene anche a noi. Avere amici diversi da noi arricchisce la nostra vita. Qui Luca si stava riferendo ad avvenimenti che ebbero luogo intorno alla Pasqua del 31 E.V. Pensate a queste donne. Queste stesse donne erano insieme a Gesù sul Golgota. Queste donne poi andarono alla sua tomba e probabilmente erano con gli apostoli dopo la sua risurrezione. Sono tutti particolari che indicano che queste cristiane perseverarono in circostanze difficili. Restarono vicine a Gesù. Che cosa le aiutò? Torniamo al versetto 2. Qui si dice che queste donne “erano state liberate da spiriti malvagi e guarite da malattie”. Avevano sicuramente una profonda gratitudine per quello che Gesù aveva fatto per loro. Di certo glorificarono Dio per quello che Gesù fece per loro. Ma la loro gratitudine le motivò, le spinse anche a perseverare, a perseverare e a vivere una vita di rinunce e di sacrifici per servire altri. Quindi siate sempre grati a Geova, perché questo vi aiuterà a perseverare. Forse in futuro qualcuno che amate si ammalerà o morirà. Meditate su tutto quello che Geova ha fatto per voi. Meditate anche sulle piccole cose, quelle che fa ogni giorno, quei piccoli regali che vi fanno stare bene, forse anche solo la pace che provate nel vostro cuore e nella vostra mente. La gratitudine è importante, è una qualità che vi aiuterà a perseverare nel vostro incarico. Un’altra cosa che impariamo da queste donne è che non si lasciarono facilmente scoraggiare da chi era intorno a loro. Prima abbiamo parlato degli altri discepoli. Quando loro abbandonarono Gesù, le donne rimasero vicino a lui. Sul Golgota gli apostoli non c’erano, o almeno non tutti. Ma le donne non lo abbandonarono, rimasero lì. La forte fede permise a queste donne di perseverare. Fratelli, sorelle, non lasciatevi scoraggiare facilmente dagli altri. Possiamo immaginare che per quelle donne stare coi discepoli era come stare in famiglia. E a volte oggi nelle famiglie qualcuno sceglie di abbandonare Geova, anche se siamo vicini alla fine. È importante avere una fede forte. Come quelle donne, non lasciatevi scoraggiare, restate vicino a Geova. Luca deve essere rimasto colpito da queste cristiane. Infatti dei 4 evangelisti lui è l’unico che le ha menzionate tutte e 3 per nome. E se ci pensate, Luca è stato un compagno di viaggio di Paolo. Partirono insieme da Troas all’incirca nel 50 E.V. e viaggiarono per anni. Chissà se nelle loro conversazioni avranno parlato di queste donne. E magari avranno anche parlato di quanto è importante concentrarsi sul servire gli altri e non lasciarsi distrarre dalle altre cose. È possibile che abbiano parlato dell’importanza di mantenere l’unità, collaborando con chi ha una personalità diversa, e di come la profonda gratitudine può aiutarci a perseverare. Non lo sappiamo, ma una cosa la sappiamo: quando Paolo era in prigione a Roma e scrisse la sua lettera agli ebrei, ai fratelli che erano in Giudea e a Gerusalemme, Luca era con lui. E vi ricordate cosa scrisse Paolo in Ebrei 6:10? “Dio non è ingiusto da dimenticare la vostra opera e l’amore che avete dimostrato per il suo nome servendo i santi”. Geova non aveva dimenticato quelle donne. E Geova non dimenticherà neanche voi. Mettete in pratica quello che avete imparato. E così alla domanda: “Sono ministri di Cristo?”, anche voi come l’apostolo Paolo sarete in grado di rispondere con le parole: “Io lo sono di più”.